Modi aderisce all’Eurasiatismo

MK Bhadrakumar, Indian Punchline 17 giugno 2019

La Dichiarazione di Bishkek, emessa dopo il vertice (14-15 giugno) dell’Organizzazione per la Cooperazione di Shanghai, dedica una frase che elogia l’Iniziativa Cintura e Strada della Cina: “Repubblica del Kazakistan, Repubblica del Kirghizistan, Repubblica islamica del Pakistan, Federazione Russa, Repubblica del Tagikistan e Repubblica dell’Uzbekistan riaffermano il sostegno all’iniziativa Cintura e Strada della Cina e lodano i risultati del Secondo Forum per la cooperazione internazionale sulla cintura e la strada (svoltosi il 26 aprile)”. L’India si teneva in disparte. Qualche sorpresa? Affatto. In pieno giorno, l’India urlò e gridò che il BRI non andava bene, che portava alla “trappola del debito”. La condanna del BRI dall’India fu così gretta al confine con la grossolanità dell’era pre-Wuhan, coll’allora Segretario degli Esteri Sr. Jaishankar che persino chiamò il Presidente Xi Jinping per nome in una conferenza internazionale a Nuova Delhi consigliandogli come muoversi per eseguire il suo progetto nazionale. Ma i tempi sono cambiati. Né l’India ha bloccato la dichiarazione di Bishkek, né altri Paesi cercavano di spingere il progetto cinese nella gola indiana. Nemmeno dovevano accettare di essere d’accordo. Il fatto è che la condanna dell’India della BRI si attenuava nel tempo gradualmente divenendo silenzio assordante nell’ultimo anno circa. Il Primo Ministro Narendra Modi non prestò attenzione al BRI nel discorso al vertice SCO.
Modi preferiva invece lavorare sullo “Spirito Wuhan” trasmettendo a Xi Jinping nell'”estremamente proficuo” incontro a Bishkek del 13 giugno che dall’aprile dell’anno scorso, la comunicazione strategica tra i due Paesi era “migliorata” si tutti i livelli e in tale contesto poter risolvere alcune questioni a lungo pendenti come la designazione di Masood Azhar a terrorista globale. Curiosamente, quando i media indiani insistono sul fatto che sono gli onnipresenti nordamericani a declinare la designazione di Azhar prendendosela con Pechino, Modi dà credito alla comunicazione strategica tra India e Cina! I venti del cambiamento sono palpabili. Per citare il Segretario agli Esteri Vijay Gokhale, “Così vediamo l’incontro Modi-Xi a Bishkek come inizio di un processo dopo la formazione del governo in India, occupandoci ora delle relazioni India-Cina nel contesto più ampio del 21° secolo e del nostro ruolo nella regione Asia-Pacifico a questo riguardo”.
Il vertice SCO ha aperto gli occhi. Modi aveva due “bilaterali” eccezionali con Xi Jinping e il presidente Vladimir Putin, sottolineando che le relazioni dell’India con questi due Paesi erano in ascesa. Modi e Xi si incontreranno tre volte nei prossimi mesi dell’anno, oltre, naturalmente, al previsto vertice informale di Xi con Modi in autunno (a Varanasi?). Allo stesso modo, Modi accettava l’invito di Putin quale ospite principale dell’Eastern Economic Forum di Vladivostok all’inizio di settembre e i due leader s’incontreranno a Osaka al vertice del G20 e al vertice dei BRICS. In effetti, Putin dovrebbe anche visitare l’India quest’anno per il summit annuale e ci sono anche alcuni discorsi su un altro summit “informale”. Senza dubbio, il quadro poco notato del vertice SCO è che i vertici tra Russia, India e Cina accettavano un incontro trilaterale anche nel formato RIC, insieme ai vertici bilaterali. E la sede sarà Osaka, a margine del vertice del G20 (cui parteciperà il presidente Trump ed è prevista una galassia di capi occidentali). Se la diplomazia internazionale si abbandona al simbolismo, questo sarebbe uno dei più toccanti della politica mondiale negli ultimi tempi. Il RIC è sempre stato il drappo rosso per gli Stati Uniti, sin da quando il grande stratega e statista del Cremlino Evgenij Maksimovich Primakov propose per la prima volta l’idea allettante nel 1999. Il simbolismo profondo non può sfuggire a Trump coll’India che collabora con i due “potenze revisioniste” planetarie (Russia e Cina) che, secondo gli Stati Uniti, avanzano verso la presa della scena mondiale.
Il vertice SCO a Bishkek diventa il momento decisivo della politica estera indiana. Modi lambisce l’eurasiatismo. Il suo disincanto per la “partnership in definizione” cogli Stati Uniti può solo in parte farglielo capire. Il nocciolo della questione è che Modi allontana la diplomazia indiana dall’ossessione per la geopolitica rendendola appendice delle politiche nazionali. Sia Xi che Putin lo capiscono. L’articolo di Xinhua sull’incontro di Xi con Modi gioca sulla geoeconomia. Allo stesso modo, uno dei punti salienti della riunione Putin-Modi era l’invito russo all’India a partecipare alla cooperazione sull’Artico. Ora, anche la Cina è un Paese chiave per la Russia nel creare una “Polar Silk Road” nel Mar Artico. Pechino annunciava che la Cina persegue investimenti sulla Rotta Artica per incoraggiare la navigazione commerciale attraverso la rotta del Mare del Nord della Russia nell’ambito dell’Iniziativa Fascia e Via. Si tratta in effetti di una massiccia impresa che coinvolge programmi di investimento del valore di trilioni di dollari, collegando Asia ed Europa via mare per promuovere maggiori scambi tra i continenti. Il Wall Street Journal riferiva che “la Cina entra nel trasporto artico attraverso una joint venture tra la più grande compagnia del Paese, Cosco Shipping Holdings Co. e la controparte russa PAO Sovcomflot per trasportare gas naturale dalla Siberia ai mercati occidentali e asiatici”. L’articolo aggiungeva: “La nuova impresa spedirà il gas naturale liquefatto dal gigantesco progetto GNL di Jamalm nel nord della Siberia, a varie destinazioni in Europa del Nord, Giappone, Corea del Sud e Cina. L’iniziativa avvierà una flotta di una dozzina di petroliere rompighiaccio, e la China Shipping LNG Investment Co. di Cosco gestirà altre nove petroliere”. Il Segretario degli Esteri Gokhale rivelava al briefing coi media a Bishkek che Modi decideva che l’India s’impegnerà con la Russia nella regione artica su petrolio e gas e che “abbiamo già iniziato questo impegno. Una delegazione del Ministero del Petrolio e del Gas naturale ha già discusso il mese scorso con la parte russa e questo è qualcosa che i leader ritenevano opportuno portare avanti”. Il Viceprimo Ministro russo e Rappresentante speciale del Presidente Putin per la regione artica, Jurij Trutnev arrivava in India il 18 giugno per parlarne. Il dialogo economico strategico indiano-russo, che da parte indiana è guidato dal Vicepresidente del NITI Aayog, si svolgerà a luglio. Basti dire che il quadro generale che emerge da tutto ciò è che Modi collega i punti e crea una sinergia tra comunicazione strategica dell’India con Cina e Russia. È una strategia audace ma ha infinite possibilità. Considerando quanto segue. L’intesa cinese-russa si trasforma rapidamente in semi-alleanza. D’altra parte, le relazioni dell’India con la Russia non solo si sono riprese dall’incuria dell’era UPA, ma diventano una vera partnership strategica in sintonia col XXI secolo, grazie alla stretta amicizia tra Modi e Putin. In poche parole, la Russia si trova nella posizione unica nel rafforzare i segnali dell’incipiente Spirito di Wuhan che matura nella solida comprensione strategica tra India e Cina quali potenze emergenti con molti interessi comuni.
Il fatto che Modi e Xi avessero fiducia accelerando i negoziati per un accordo di frontiera sottolinea solo che il triangolo Russia-India-Cina è diventato molto dinamico. In verità, il vertice del RIC a Osaka sosterrà il concerto delle tre potenze asiatiche. A dire il vero, all’occidente non piacerà ciò che succede.

Traduzione di Alessandro Lattanzio

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