Dongfeng-5: il primo missile balistico intercontinentale della Cina

Military Watch, 10 giugno 2019

Mentre l’Esercito di Liberazione Popolare della Cina (PLA) ha acquisì le prime armi nucleari nel 1964, passarono altri diciassette anni prima che potesse ottenere la possibilità di colpire gli Stati Uniti con il primo missile balistico intercontinentale (ICBM) Dongfeng 5 (DF -5). Prima dell’avvento del missile, le testate nucleari del PLA furono dispiegate sui missili DF-3A a più corta gittata entrati in servizio nel 1971 e capaci di colpire obiettivi a 5000 km di distanza fornendo copertura sull’Asia nord-orientale e gran parte dell’Unione Sovietica. Varianti a raggio intermedio dei bombardieri H-6, derivato del Tu-16 sovietico con un raggio di combattimento di 3000 km, potevano trasportare testate nucleari. Non avendo acquisito tecnologie ICBM o progetti di bombardiere intercontinentali dall’Unione Sovietica prima della spaccatura sino-sovietica, la Cina si trovò in svantaggio considerevole rispetto agli Stati Uniti, che mantenne la capacità di attacchi nucleari in tutto il mondo e la Cina continentale coi suoi ICBM e bombardieri intercontinentali, e armi nucleari a corto raggio dispiegate sul teatro del Pacifico da Taiwan e Corea del Sud a Okinawa e Guam. Il valore della DF-5 quindi non poteva essere sopravvalutato, fornendo al PLA una capacità che in precedenza aveva solo l’Unione Sovietica, portando all’evoluzione di una forma di Distruzione Mutuamente Garantita (MAD) cogli Stati Uniti.
Il Dongfeng-5 ha una gittata stimata di 15000 km, cinque volte quella del DF-3, e fu ampiamente aggiornato dall’entrata in servizio sviluppando le più sofisticate versioni DF-5B e DF-5C. Inizialmente il missile era ‘limitato come deterrente per via del propellente liquido, il che significava che non poteva essere immagazzinato completamente rifornito e richiedeva un’ora per rifornirsi di carburante e prepararsi al lancio. Secondo quanto riferito, ciò fu compensato dallo spiegamento di missili in tunnel pesantemente fortificati costruiti nelle montagne del Paese, limitandone la vulnerabilità a un primo attacco nemico. Furono costruiti anche silos falsi per estendere ulteriormente le risorse nemiche nel caso in cui tentassero un primo attacco. A differenza di Russia e Corea democratica, che schierarono ICBM su lanciatori mobili, consentendo d’essere riforniti in strutture sotterranee o fortificate e di rimanere mobili su strada migliorando la capacità di sopravvivenza, il DF-5 si pensa sia schierato esclusivamente su impianti fissi. Il DF-5 fu ammodernato sin dall’introduzione per schierare un veicolo di rientro a testate multiple a puntamento indipendente, precedentemente schierato da ICBM nordamericani e sovietici, consentendo al missile di lanciare testate su più bersagli con un solo lacio. Questo aumenta in modo significativo i danni che un singolo missile può infliggere, rendendo anche gli attacchi nucleari molto più difficili da intercettare all’avversario. Si pensa che il DF-5B possa dispiegare otto testate termonucleari e che le tecnologie più avanzate adottate in risposta allo sviluppo degli Stati Uniti di sistemi di difesa antimissile balistici per garantire che la forza deterrente relativamente piccola del Paese rimanga effettiva. Altri miglioramenti del design includono una maggiore gittata, migliori sistemi di puntamento per una migliore precisione e aumento del peso al lancio. Il design fu ulteriormente migliorato con lo sviluppo del DF-5C, che trasporterebbe più testate del predecessore.
L’Esercito di liberazione popolare cinese del 2019 manca ancora di un bombardiere intercontinentale, e la sua flotta di sottomarina lanciamissili balistici lascia molto a desiderare rispetto alle controparti russa e nordamericana, con assenza di acque profonde vicino alle coste cinesi che ne limitano l’efficacia. Il PLA ha ampiamente compensato questo problema sviluppando quello che è forse il ICBM più potente al mondo per sostituire il DF-5, il DF-41, che ha capacità ipersoniche ed alta manovrabilità utilizzando un avanzato propellente solido composito che la maggior parte degli analoghi russi deve ancora usare. Lo sviluppo parallelo di missili balistici aerolanciati per le varianti più recenti e più avanzate dell’H-6, che consentirebbero di colpire a distanze intercontinentali nonostante il raggio da combattimento limitato dell’aereo. Un altro aliante ipersonico, lo Sky Star 2, sarebbe in stadi avanzati di sviluppo. Il DF-5 rimarrà nell’arsenale cinese almeno fino agli inizi degli anni ’30, e la continua modernizzazione garantirà che il sistema rimanga valido. Se le crescenti tensioni Cina-USA preannunciano l’espansione nell’arsenale ICBM cinese, e se di conseguenza il DF-41 sarà più prodotto del DF-5 resta da vedere. Il valore del DF-5 per la posizione della Cina nell’Asia orientale, introducendo l’aspetto chiave della reciproca vulnerabilità cogli Stati Uniti e fornendo al Paese il prestigio della deterrenza nucleare da superpotenza, non può essere sopravvalutato. L’adozione del missile segnò la svolta nel programma di armamenti nucleari del PLA da capacità regionale ad una intercontinentale, che alla luce del crollo sovietico e del deterioramento dei legami col Blocco occidentale nel decennio successivo, fu uno sviluppo tempestivo.

Traduzione di Alessandro Lattanzio

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