Pompeo smantella il piano di Guaidò

Mision Verdad 9 giugno 2019

Varie sono le reazioni dei capi anti-Chavez alle dichiarazioni del capo della diplomazia nordamericana Mike Pompeo, trapelata dal Washington Post pochi giorni prima. Ciò che appare la supervisione delle comunicazioni sarebbe in realtà un’operazione di distacco dell’autocratico gruppo dirigente che comanda alla Casa Bianca, come in altre occasioni, cambiando la propria agenda e scartando i propri agenti decaduti. Lo smantellamento delle piattaforme anti-Chavez in Venezuela da parte delle amministrazioni statunitensi ebbe momenti diversi, già avvenuti col coordinatore democratico all’inizio di questo secolo e più recentemente colla Tavola Democratica Unita (MUD). Sono venute alla luce le tensioni interne delle diverse espressioni dell’anti-chavismo, che oltre a confermare le parole di Pompeo, danno a tutti l’opportunità di attaccare o difendere il gruppo operativo di turno: Volontà popolare.

Sconfitta dichiarata?
Il rappresentante speciale dell’amministrazione Trump per il Venezuela, Elliott Abrams, raccomandava al Chavismo di tornare in Parlamento e di concordare coll’opposizione una transizione che portasse alle elezioni, una dichiarazione che indica un cambio del discorso e la rinuncia all’acutizzarsi improvviso della crisi politica. Le “tutte le opzioni” sembrano scartate perché le minacce hanno un altro tono, mentre cercano d’intensificare le sanzioni, generare malcontento e aprire uno scenario elettorale per indurre un risultato come quello legislativo del 2015. Così Abrams ammetteva che il colpo di Stato per rovesciare il governo nazionale è fallito e non possono vedere un futuro immediato senza il Chavismo come parte della cultura politica del Paese, e che lo Stato profondo che ha davvero le redini degli Stati Uniti vede eccessivo l’intervento militare. La presa del potere assaltando con sconvolgimenti sociali tende ad estinguersi, mentre l’antichavismo riconosce già che il dialogo di Oslo, in Norvegia, ne vincola le azioni. Coll’interesse di nascondere le fratture, lo scienziato politico antichavista Luis Salamanca aveva detto che il governo degli Stati Uniti opta per una strategia contro il governo costituzionale del Venezuela da diversi fronti, con tutte le opzioni sul tavolo, così come il “presidente ad interim”, che non ha escluso la via del dialogo in Norvegia. “La strategia di Guaidó va di pari passo con quella degli Stati Uniti, non vedo alcuna contraddizione, deve lottare su tutti i fronti e questo è ciò che Guaidó fa sul fronte elettorale, internazionale, negoziale e militare”, disse senza nominare il fronte economico.

Opinioni divergenti come l’anti-chavismo
Uno dei personaggi che espresse parere fu l’ex-candidato presidenziale Henri Falcón, che concordava colle dichiarazioni di Pompeo sulla classe politica anti-Chavez venezuelana. “Pompeo ha detto la verità, ha confermato ciò che abbiamo criticato dell’opposizione”, scrisse Falcon nei suoi social network. Il capo del partito Avanzada Progresista aggiunse: “Chiediamo di riflettere sul mandato di Pompeo, e di vederlo come critica costruttiva per propiziare, d’ora in poi, una profonda revisione dell’attuale strategia dell’opposizione, che non riusciva ad uscire da questo cattivo governo”. Da parte sua, Andrés Velásquez, altro ex-candidato presidenziale di sinistra e capo di Causa R, sosteneva le dichiarazioni del segretario di Stato nordamericano affermando : “Quello che dice Pompeo non è nuovo. Insomma, oltre all’opposizione dobbiamo anche annoverare quelli che aspirano nel PSUV, nel Chavismo, nel partito militare, e chi vuole coabitare, evangelizzare e relazionarsi”. Contrariamente a tali affermazioni, Salamanca e i deputati Williams Dávila di Acción Democrática, e Luis Lippa di Primero Justicia, dissero che, nonostante i disaccordi interni, i capi anti-Chavez appoggiavano Guaidó e che c’era convergenza tra i partiti politici su un obiettivo comune: la cacciata del Presidente Maduro. A tal proposito, Salamanca dichiarava che il MUD è morto, anche se nessuno l’ufficializzava, ed affermava che con le sue dichiarazioni Pompeo “non cerca d’indebolire l’opposizione venezuelana, ma di mandargli un messaggio in modo che capisca le differenze”, aggiungendo che Guaidó ha una “convergenza sulla strategia che propose per fermare l’usurpazione e andare ad elezioni democratiche”. Ed aveva anche detto che “l’unica forza che unisce l’opposizione è elettorale, non militare, non ha capacità di mettere di far danni; Maduro ha chiuso la via elettorale democratico perché sa che perderò e questa è l’unica forte opposizione”, senza specificare sull’appello alle elezioni legislative che Maduro presentava nelle settimane precedenti. Lippa, nel frattempo, dichiarava che non tornerà all’antipolitica che in passato portò “il regime di Chavez” a prendere il potere mentre Dávila indicava che “l’importante è rafforzare l’unità, i partiti e Guaidó, che è il capo che abbiamo”.

Guaidó limita i danni: “Questa è la democrazia”
D’altra parte, e in risposta a Pompeo, Guaidó riconobbe che l’anti-Chavism rimane unito “nel desiderio” di cacciare Nicolás Maduro. “Siamo uniti da desiderio e necessità di liberarci di Maduro”, affermava in un’intervista a Bloomberg. “Se 40 persone vogliono competere per la presidenza, sono benvenute, questa è la democrazia”, insistendo sulla permanenza delle sanzioni economiche imposte dagli Stati Uniti dopo aver considerato che qualsiasi insurrezione avrebbe solo “normalizzato” la crisi. Tali misure costituivano un’estorsione alla popolazione venezuelana, anche se presumibilmente solo i funzionari di alto rango del Chavismo influivano negativamente sull’economia in generale e sulla vita del popolo. All’improvviso il discorso elettorale ridiventava un discorso anti-Chavez mentre scomparivano estraneità e negazione dei colloqui ad Oslo. Il segnale sembra essere cambiato nel centro dello Stato profondo transnazionale che governa negli Stati Uniti, cioè l’American Enterprise Institute (AEI), da dove provengono personaggi dell’amministrazione Trump, come il consigliere per la sicurezza nazionale e uno dei principali attori nella politica aggressiva contro il Venezuela, John Bolton, il criminale di guerra Elliott Abrams, presente regolarmente ai vertici dell’AEI ed invitato nei suoi forum e podcast; il vicepresidente Mike Pence e il segretario di stato Mike Pompeo, invitati a un incontro “segreto” dell’AEI all’inizio di marzo. Sembra che l’antichavismo si diriga verso l’opzione elettorale con la punta di diamante dell’economia nazionale, il piano di Guaidó naufragato, e Pompeo cambiare l’agenda per ridurre il numero di agenti diretti dalla Casa Bianca.

Traduzione di Alessandro Lattanzio

Precedente Lava Jato: dietro le quinte dell'operazione che ha distrutto il Brasile Successivo La Germania fu sconfitta sul fronte orientale, non in Normandia