Perché l’Asse della Resistenza non risponde alle incursioni israeliane in Siria?

al-Manar 5 giugno 2019

Le incursioni d’Israele contro la Siria sono inutili anche se Tel Aviv insiste nel bersagliare le basi della Resistenza e dell’Iran. Ma le risposte di Siria o Asse della Resistenza non sono tutte ugualmente sorprendenti. Anche se alcune tardano ad aversi. Il caporedattore del quotidiano libanese al-Binn Nasir Qandil spiega perché.
“Sebbene Israele continui a minacciare obiettivi di Hezbollah e postazioni dell’Iran, a volte arrivando al punto di agire, sa che queste operazioni, che sono come dei colpi di spada nell’acqua, non possono ridurre di una virgola le capacità difensive delle forze iraniane e della resistenza”, scriveva il 5 giugno per il giornale. La prova secondo lui è la formidabile resilienza mostrata dalla Resistenza anti-israeliana che metteva Israele nel panico e tra preoccupazioni permanenti, secondo l’articolo. Qandil notava, tuttavia, che gli attacchi israeliani non ricevono sempre la stessa risposta.
“Talvolta graffianti e fragorosi, a volte respinte in un secondo momento. Ma questa inerzia, questo silenzio, preoccupa gli israeliani più di ogni altra cosa, perché quando rimandiamo la risposta, l’ombra delle future sorprese, e una possibile guerra, continua a librarsi minacciose sulle kippa che popolano i territori occupati”, aggiungeva. E l’autore continuava: “Ad esempio, tutti gli scontri armati scatenati sulle Alutre del Golan occupate nel 2018, o quelle del 2015 sulle fattorie di Shaba, potrebbero potenzialmente provocare gravi rappresaglie rappresentando gravi minacce agli interessi di Israele e Stati Uniti. Ma la Resistenza ha finora preferito lasciare questi attacchi senza risposta. Tutti ricordano l’abbattimento di un aereo israeliano nel 2018. Le prime immagini dell’F-16 israeliano abbattuto dalla contraerea siriana circolavano ampiamente sul web. Assicurando che un gran numero di attacchi israeliani contro la Siria rimasero senza risposta, il giornalista libanese presenta due ragioni principali di ciò:
“Primo, i siriani sapevano che tale campagna militare israeliana mirava a provocare Damasco.
In secondo luogo, tali attacchi si verificarono in un momento politico molto delicato. La minima risposta militare dall’Asse della Resistenza avrebbe probabilmente scatenato guerre ancora più complicate e pericolose, e Siria, Iran ed Hezbollah lo sapevano bene”. E l’autore concludeva: “Israele vede un ampio blocco davanti a sé da Libano, Siria, Gaza e Iraq a Iran eYemen. Sa bene che una volta scatenata la guerra nel Golfo Persico, sarà preso di mira da Siria,Gaza e Libano. Da qui le sue minacce vacue, il suo bluff e soprattutto le sue spacconate. La situazione è abbastanza diversa per Hezbollah, che ha la capacità di condurre con successo qualsiasi operazione sul campo”.
Il 2-3 giugno l’entità sionista effettuava degli attacchi nella provincia di Qunaytra, vicino al Golan che occupa, Damasco e l’aeroporto militare T4. Nel secondo caso, l’esercito israeliano avrebbe usato un drone entrato dallo spazio aereo libanese. Una fonte siriana citata da PressTv affermava che la contraerea siriana abbatteva due missili in volo, ma un terzo sfortunatamente colpiva un deposito militare causando danni. Secondo l’agenzia iraniana Mizan, l’aeroporto T4, considerato porta d’accesso alle province di Homs e Dayr al-Zur e ripetutamente preso di mira dagli israeliani, ospitò più volte consiglieri militari iraniani.

Traduzione di Alessandro Lattanzio

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