I media occidentali glorificano i terroristi

Moon of Alabama 9 giugno 2019

I media occidentali pubblicano attualmente glorificanti necrologi per un “ribelle” siriano noto per il settarismo estremo ed essere membro di un gruppo affiliato ad al-Qaida. Associated Press, BBC, Guardian ed analisti scrivono tutti di Abdul Basit al-Sarut morto per le ferite ricevute due giorni prima, quando il suo gruppo attaccò le forze governative siriane.
AP: Abdulbasit al-Sarut, 27 anni, è diventato famoso come portiere della sua città natale Homs e vinto titoli internazionali in rappresentanza del suo Paese. Quando nel 2011 scoppiarono le proteste pacifiche contro il Signor al-Assad, al-Sarout guidò le manifestazioni e divenne noto come il “cantante della rivoluzione” per le sue ballate. Quando la Siria scivolò nella guerra civile, al-Sarut prese le armi. Guidò un’unità di combattenti contro le forze governative e sopravvisse all’assedio governativo di Homs.
The Guardian: Un calciatore siriano diventato figura simbolica nella ribellione contro il Presidente Bashar al-Assad, è morto per le ferite riportate in battaglia con le forze governative.
Hasan Hasan, “analista” spesso citato a Washington DC: “Hassan Hassan @hxhassan – 16:11 – 8 giu 2019
Alcuni individui celebrati come eroi ti fanno dubitare di tutte le storie di eroi nei libri di storia. Altri, come Abdulbasit Sarut, non ispirano ma, nonostante i suoi difetti, rendono queste storie plausibili. È una vera leggenda e la sua storia è ben documentata. Possa la sua anima riposare in pace”.
BBC: “Correva voce che Sarut avesse giurato fedeltà al cosiddetto Stato islamico. L’ha negato, ma ammise di aver preso in considerazione l’idea quando lo SIIL sembrava l’unica forza abbastanza forte da combattere il governo, un segno di come la causa ribelle si sia disintegrata”.
AP: “Era una figura popolare, che guidava la ribellione, un capo”, dice Jamil al-Salah, capo del gruppo ribelle Jaysh al-Iza, nel quale al-Sarout era un capo. “Il suo martirio ci darà la spinta per continuare sulla via che aveva scelto e alla quale aveva dato l’anima e il sangue come sacrificio”.
Quanto sopra può porre ai lettori alcune domande.
D: Quali “ballate” cantava il “cantante della rivoluzione”?
Un video di marzo 2012 mostra al-Sarut sul palco una dimostrazione nella parte di Homs che lui e altri “ribelli” occupavano.

Abdul Baset al-Sarout canta slogan che poi la folla ripeteva:
“Siamo tutti jihadisti.
Homs ha deciso.
Stermineremo gli alawiti.
E gli sciiti devono andarsene”.

D: Cosa ha reso al-Sarut una “figura simbolica”?
Sarout è apparso come personaggio principale in un documentario propagandistico pro-jihadista che i media mainstream esaltavano: “Girato per due anni, dal 2011 al 2013, questo ne fece un documentario esilarante e devastante con alcuni attori chiave della resistenza al regime di Bashir al-Assad. Il più importante è Abdulbasit al-Saout, un tempo portiere della nazionale giovanile di calcio siriana, personaggio carismatico che cantava per le strade nel 2011 finendo per diventare un consumato capo degli islamisti”.

D: Quali erano i “difetti” della presunta “vera leggenda” al-Sarut?
Mentre al-Sarout non si preoccupava degli attentati suicidi e invocava la strage degli altri credenti, il suo stile di vita a base di droga non era abbastanza puro per lo Stato islamico. Da un’intervista del 2014 al “personaggio carismatico”, poco prima che l’Esercito arabo siriano cacciasse al-Sarut e il suo gruppo da Homs: “La nostra responsabilità verso Stato islamico e Jabhat al-Nusra si basa sull’amore perché sappiamo che questi due gruppi non sono politicizzati e hanno gli stessi obiettivi nostri e lavorano per Dio preoccupandosi dell’Islam e dei musulmani. Sfortunatamente ci considerano apostati e tossicodipendenti. Ma a Dio piacendo lavoreremo con loro quando partiremo da qui. E non siamo cristiani o sciiti che temono suicidi ed autobombe. Consideriamo queste cose come un nostro punto di forza e, a Dio piacendo, lo saranno proprio da questo. Questo messaggio è per Stato Islamico e i nostri fratelli di Jabhat al-Nusra, che quando usciremo (da Homs) saremo tutti uniti a combattere i cristiani, senza lotte intestine tra noi. Vogliamo riprendere le terre prese dal regime, che vi è entrato dandole a sciiti e apostati”.

Da dove provenivano le “voci” secondo cui Sarut aveva giurato fedeltà allo SIIL?
Nel dicembre 2014, dopo essere stato cacciato da Homs, Abdulnasit Sarut dichiarò che aderiva allo Stato islamico: “Joshua Landis @joshua_landis – 17:56 utc – 26 dic 2014
La Star del film “Return to Homs”, Abdulbasit Sarut, annuncia di aderire allo SIIL…”
La traduzione di Aksalser di Landis, collegava: “Sarut aveva pubblicato un videoclip che negava la notizia del suo martirio e confermava che si preparava a un nuovo passo, che sembrava l’intenzione di aderire allo “SIIL”.”

Cos’è lo Jaysh al-zza da cui al-Sarut voleva passare allo Stato islamico?
Respinto dallo Stato islamico al-Sarut rimase nel Jaysh al-Iza guidato dal Jamil al-Salah. Il gruppo ricevette denaro, armi anticarro e altro materiale dagli Stati Uniti con l’operazione segreta del presidente Obama Sicomoro . Allora come adesso i “ribelli moderati” del Jaysh al-Iza sono una facciata dell’esercito libero siriano per inviare rifornimenti stranieri ad al-Qaida.
Reuters riferiva nel 2015: “Gli attacchi aerei russi nel nord-ovest della Siria, che Mosca dichiarava colpire lo Stato Islamico, colpivano un gruppo ribelle sostenuto dagli oppositori occidentali del Presidente Bashar al-Assad, ferendone otto, ha detto il capo del gruppo… “La campagna settentrionale di Hama non ha alcuna presenza dello SIIL ed è sotto il controllo dell’esercito siriano libero”, aveva detto a Reuters Jamil al-Salah, disertore siriano nel 2012, che aveva detto che al suo gruppo ricevette missili anti-carro avanzati da potenze straniere contrarie ad Assad. Jamil al-Saaeh, capo di Abdulbast al-Sarut, che sosteneva che “la campagna settentrionale di Hama” era “sotto il controllo dell’esercito siriano libero”, poi apparve in un altro video dove i suoi uomini indossano fasce con bandiere di al-Qaida. “Within Syria @WithinSyriaBlog – 10:09 utc – 4 giu 2019
Il nuovo video rilasciato dai sostenitori di Jaysh al-Iza ne mostra il capo Jamil al-Salah visitare i suoi uomini, di cui uno indossa un gruppo di al-Qaida. Jaysh al-Iza è sempre stato una facciata di al-Nusra. Eppure ebbe il sostegno di Stati Uniti e Turchia”.
Che i media mainstream “occidentali” e i loro analisti settari continuino a glorificare al-Sarut, nonostante tutto ciò che è noto di lui e del suo gruppo, è un chiaro segnale che la guerra che l’occidente combatte coi suoi agenti jihadisti contro la Siria è lungi dal finire.

Traduzione di Alessandro Lattanzio

Precedente A chi servono gli USA? L'India dà la priorità alla Russia Successivo La geopolitica dei porti Gwadar e Chabahar

Un commento su “I media occidentali glorificano i terroristi

  1. beh ha ottenuto il martirio che invocava per gli altri.
    fra una ventina d’anni ,a files declassificati ,scopriremo che era un agente dei servizi britannici.
    avanti così,Assad!davai Putin!
    facciamone di tutti delle trame da fiction con caschi bianchi,bandiere nere,berretti verdi
    e mutande arcobaleno ma piene….
    se ci lascia le penne anche qualche consigliori anglUSionista, tanto meglio.

I commenti sono chiusi.