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D-Day e lo spettro del fronte orientale

RM Anish, Internationalist 360°, 8 giugno 2019

Le recenti celebrazioni del D-Day incarnano il processo di cancellazione del Fronte Orientale dall’immaginario globale della Seconda Guerra Mondiale.
Il 5 giugno, il resoconto ufficiale della famiglia reale inglese fece un piccolo errore bizzarro. Nella corsa verso le celebrazioni del 75° anniversario dello sbarco del D-Day, la regina Elisabetta fu presentata ai capi del mondo occidentale riuniti nel Portsmouth del Regno Unito. Tra i presenti c’era la cancelliera tedesca Angela Merkel. Il manico di Twitter pubblicò un video della monarca che incontrava vari capi di Stato, tra cui la Merkel con la didascalia: “La regina è stata presentata ai capi dal Primo Ministro, tutti rappresentanti delle nazioni alleate che presero parte al D-Day”. Considerando che la Germania era il paese con cui le forze alleate combatterono in Normandia, il tweet provocò reazioni confuse. Tweet e video furono successivamente cancellati, e una serie di immagini della monarca che stringeva la mano coi veterani e alcuni dei capi delle ex-potenze alleate, ad eccezione della Merkel, furono invece pubblicate. Tra le reazioni che il tweet evocò non c’erano ricordi così gentili sulla cospicua assenza della Russia durante la cerimonia. Il Presidente Vladimir Putin nonfu invitato all’evento. Nonostante il fatto che il precedente Stato russo, l’Unione Sovietica, svolse la parte più importante nella sconfitta della Germania nazista nella Seconda guerra mondiale. Anche al culmine della Guerra Fredda, l’Unione Sovietica non veniva esclusa dalle commemorazioni e la Russia continuò a partecipare alle commemorazioni del D-Day fino a poco tempo prima.
D’altra parte, negli anni, abbiamo assistito a sforzi metti per ridurre al minimo il ruolo del Fronte Orientale nella guerra contro la Germania nazista. Dalle celebrazioni ufficiali come il D-Day alla cultura popolare, la Seconda guerra mondiale ha spesso cercato di essere rappresentata come battaglia per la libertà condotta dall’occidente contro i nazisti. Una parte fondamentale di ciò fu la rappresentazione degli sbarchi in Normandia come punto di svolta nella guerra, il termine D-Day parla da sé. La Storia però ha un’altra storia da raccontare. Gli sbarchi in Normandia e l’apertura del fronte occidentale furono un momento chiave nel teatro occidentale della guerra, ma era qualcosa che i sovietici richiesero dal 1942. I tedeschi invasero l’Unione Sovietica il 22 giugno 1941 e mentre i sovietici subirono l’iniziali battute d’arresto, nel tempo e con innumerevoli sacrifici, ricacciarono i tedeschi. Le potenze occidentali inviarono rifornimenti ai sovietici con una serie di operazioni molto rischiose, ma la forza titanica richiesta per paralizzare la macchina da guerra tedesca era dei sovietici. L’Unione Sovietica perse oltre il 13% della sua popolazione nazionale totale, con un bilancio delle vittime stimato tra 20 e 23 milioni. In numero assoluto, subì la più grande distruzione della storia in tempo di guerra. I sovietici furono anche presi di mira in modo particolare come nazione dalle forze naziste. Il piano nazista del Lebensbraum, previsto da Hitler, fu la massiccia colonizzazione e reinsediamento di terre tra Germania ed Urali, coi tedeschi che soppiantarono le popolazioni native slave. La strategia di guerra dei nazisti coinvolse anche il “commissario” che sanciva la fucilazione a vista di tutti i funzionari e prigionieri politici sovietici, portando a morti sproporzionatamente più alte tra i prigionieri di guerra sovietici per mano dei nazisti. Questo per abbattere l’unità politica e tattica delle forze alleate dell’Europa orientale detenuta dalle forze sovietiche. Ciò fu anche causa della principale battaglia ideologica tra fascismo e socialismo, soprattutto perché la maggior parte dei fronti della resistenza antifascisti in Europa erano guidati dai comunisti col supporto tattico e militare dei sovietici. Di conseguenza, i tassi di mortalità sovietica tra i prigionieri di guerra erano del 45% rispetto al 3-5% degli altri.
Un momento chiave nel fronte orientale fu la sconfitta delle forze tedesche nella battaglia di Stalingrado dopo una battaglia di cinque mesi che uccise circa 2 milioni di persone. Altre battaglie come quella di Kursk nel 1943 e la rottura dell’assedio di Leningrado di 842 giorni nel gennaio 1944 si dimostrarono momenti decisivi. Circa il 70% dei militari tedeschi morti combatté solo i sovietici, esaurendo la superiorità militare che i tedeschi avevano nei Paesi occidentali. Tuttavia, molte di queste verità cruente sono dimenticate oggi, poiché la commemorazione della Seconda Guerra Mondiale è sempre più legata ad arbitrio, interessi ed ideologia statunitense. Per inciso, il 6 giugno la Russia annunciò che avrebbe chiesto alle Nazioni Unite di dichiarare la vittoria nella Seconda Guerra Mondiale come “patrimonio dell’umanità”, mentre rendeva i monumenti a coloro che combatterono i nazisti parte del memoriale globale. È tempo di uscire dalla narrativa egemonica dell’occidente e riconoscere i sacrifici degli uomini e delle donne dell’Unione Sovietica che combatterono valorosamente per liberare il mondo dal fascismo.

Traduzione di Alessandro Lattanzio

Una risposta a “D-Day e lo spettro del fronte orientale”

  1. gli anglosassionisti si son resi conto:
    1) che la guerra è un affare
    2) che è più conveniente e meno doloroso far combattere gli altri al proprio posto
    3) che la storia la scrivono “alcuni”vincitori
    4) che i crimini di guerra sono commessi da “alcuni”nemici e mai dai vincitori
    5) gli specialisti di guerra nemici possono essere democraticizzati e usati per
    ” democraticizzare” altri nemici
    6) che la propaganda ,con i giusti investimenti sui media,fa vincere anche le guerre perse e riscrive la storia nella mente delle masse.

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