Delusione di Pompeo per la divisione dell’anti-Chavismo

Mision Verdad 7 giugno 2019

Una registrazione trapelata dal Washington Post con l’ex-capo della CIA ed attuale segretario di Stato nordamericano Mike Pompeo, suscitava scalpore a causa sul suo contenuto controverso.

Cosa aveva detto Mike Pompeo?
Questo è ciò che fu espresso in una riunione a porte chiuse coi capi ebraici di New York dove il capo diplomatico aveva detto che i politici anti-Chavisti sono imprudenti e che gli sforzi degli Stati Uniti per mantenerli insieme erano più difficili di quanto pubblicamente noto. “Il nostro dilemma, tenere unita l’opposizione, si è rivelato tremendamente difficile”, aveva detto Pompeo aggiungendo che “nel momento in cui Maduro lascia, alzeranno le mani e [diranno]: ‘Prendetemi, sono il prossimo presidente del Venezuela. Ci sarebbero più di quaranta persone che credono di essere il legittimo erede di Maduro”. Anche se ha anche espresso fiducia che il Presidente Maduro sarà costretto a ritirarsi, probabilmente a causa dell’intensificazione dell’assedio economico e della guerra psicologica che il suo governo applica sulla popolazione venezuelana, Pompeo aveva detto che non poteva dire il momento. Tuttavia, parlò della difficoltà di unire l’anti-chavismo, considerato dalle agenzie di intelligence fin dall’inizio dell’amministrazione Trump. Tale guerra di interessi era, a suo parere, fondamentale nel fallimento del colpo di Stato organizzato dalla Casa Bianca contro le istituzioni dello Stato venezuelano, perché “tutti cospiravano per se stessi”. Il funzionario dichiarava che “la caduta di Maduro è importante e necessaria, ma del tutto insufficiente”, alludendo alla difficoltà che ciò significherebbe per il governo anti-chavista governare il Venezuela nel caso in cui raggiungano gli obiettivi golpisti che cercano continuamente. Ed anche criticava all’anti-chavista Juan Guaidó, che da gennaio si definiva presidente della Repubblica, definendone la leadership “scarsa”.

Diagnosi degli esperti: “Non riescono nemmeno a retwittare”
Geoff Ramsey, dell’ufficio di Washington per l’America Latina, ritiene che le dichiarazioni siano “sorprendentemente impreparate ma assolutamente veritiere”. La nota del Washington Post include altre opinioni come quella di Shannon O’Neil del Council on Foreign Relations, che confermava quanto detto da Pompeo, concludendo che i principali agenti anti-chavisti “non sanno nemmeno retwittare”. Un portavoce, descritto dai media statunitensi come rappresentante di Guaidó, dava la colpa della continua sconfitta degli anti-Chavisti al Presidente Maduro perché “imprigiona alcuni membri dell’Assemblea nazionale mentre rimuove l’immunità parlamentare degli altri”. Ed anche affermava che Guaidó, attivista e deputato di Volontà popolare, “radunava un movimento democratico spurio”.

Cosa c’è e cosa è necessario
Nelle dichiarazioni di Pompeo c’è un’ulteriore conferma che i capi antichavisti sono tra lgli imprenditori transnazionali gestiti dai dirigenti della Casa Bianca. Inoltre, nel discorso della lotta per l’unità degli agenti che cercano di rovesciare Maduro, si notava l’assenza di comprensione dell’amministrazione Trump dell’anti-Chavism locale, al punto che equiparava la lotta contro la permanenza del Chavismo al governo con la lotta contro complotti ed interessi dell’antichavismo. Apparentemente Pompeo parla di due cose invece di una. La critica del funzionario si qualifica come rimprovero pubblico cercando una sistemazione tra i capi delle diverse fazioni dello spettro dell’opposizione in Venezuela, questo perché il maggiore successo di Washington fu l’escalation delle sanzioni economiche contro il Venezuela, denotando l’esaurimento della Casa Bianca. Va detto che quando Pompeo fece appello all’unione dell’opposizione, compiva errori strategici, non solo aver dato tutto il sostegno a un movimento politico impossibile da unire, ma avendo investito, in parallelo, l’intero onere del golpe nelle sanzioni che cercano di spacciare la storia dello “Stato fallito” contro il Venezuela, ma che si ritorce contro l’immagine degli Stati Uniti. Inoltre, la dichiarazione di Pompeo offuscava la solita linea dell’amministrazione Trump: promozione di un antichavismo unito attorno a Guaidó. Riconoscendo come “tenue” la leadership del deputato decaduto, Pompeo limita i danni e prende le distanze dall’agente più supportato dai circoli di potere degli Stati Uniti da gennaio. Gli Stati Uniti riconoscono la sconfitta nel tentativo di abbattere il Chavismp, colla sconfitta dell’anti-chavismo. I danni vanno pagati da Guaidó. D’altra parte, è probabile che il Washington Post usi tale registrazione come elemento di disturbo delle false notizie emesse dallo stesso Trump via twitter, affermando che “la Russia ci ha informato che ha rimosso gran parte della sua gente dal Venezuela”. Ciò fu smentito dal Cremlino affermando che la cooperazione col Venezuela continua. Il 6 giugno, l’inviato speciale degli Stati Uniti per il Venezuela, Elliot Abrams, aveva detto che Mosca “non ha abbandonato” il regime di Nicolás Maduro e che la presenza russa nel Paese sudamericano non è cambiata in sostanza dal fallito folpe di aprile diretto da Juan Guaidó e Leopoldo López. In coincidenza con Pompeo, Abrams aveva detto che il ruolo della Russia non era così vitale per la sopravvivenza di Maduro come la presenza militare cubana, ma era comunque importante. Guaidó non convinse l’esercito venezuelano a cambiare casacca, e Abrams e Mike Pompeo lo sapevano bene. Alla domanda sui commenti di Pompeo, Abrams disse: “Ho affrontato molte opposizioni democratiche e sono tutti compiacenti, e la ragione per cui si oppongono è perché sono democratici, secondo la mia esperienza, il grado di democrazia di un movimento o partito quando è all’opposizione predice il grado di democrazia quando prende il potere”. Ci sono molte prove su quanto sia antidemocratica l’opposizione venezuelana, molte altre su ciò che Abrams e Pompeo pensano sia democrazia.

Traduzione di Alessandro Lattanzio

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