L’Europa non ha libertà se non scegliere il “Gas della libertà”

Tony Cartalucci, LDR, 7 giugno 2019

Il dipartimento dell’Energia degli Stati Uniti (DOE) ha recentemente ribattezzato “gas della libertà” le esportazioni di gas naturale liquefatto (LNG) dagli Stati Uniti. Ma la libertà per chi? Per l’Europa che ha già una fonte economica ed affidabile di gas naturale, ma è costretta a passare al gas statunitense più costoso sotto la minaccia delle sanzioni? Certamente no. O la libertà per la Russia di fornire all’Europa gran parte del gas naturale competendo apertamente e in modo equo cogli Stati Uniti? Sicuramente no. O è la libertà dalla competizione per gli Stati Uniti? Certamente Si. È spesso un marchio contraddittorio che preannuncia vari capitoli dell’ingiustizia degli Stati Uniti interna (sotto il draconiano “Atto patriottico” per esempio) e all’estero, come durante l’invasione e l’occupazione illegale dell’Iraq condotte sotto il falso nome “Operazione Iraqi Freedom”.

Non è The Onion
Così screditate sono le campagne statunitensi battezzate in nome della “libertà”, che pochi credevano a malapena che gli Stati Uniti, in realtà, chiamassero seriamente le loro esportazioni di gas naturale “gas della libertà”. Tuttavia, non è un titolo strappato dal giornale satirico “The Onion”, ma piuttosto dal DoE statunitense stesso. In un articolo dal sito ufficiale del DOE intitolato “Dipartimento dell’Energia autorizza ulteriori attività di GNL dal Freeport LNG”, affermava che: “Aumentare la capacità di esportazione dal progetto LNG di Freeport è fondamentale per diffondere il gas della libertà in tutto il mondo offrendo agli alleati degli USA una fonte di energia pulita diversa e conveniente. Inoltre, più esportazioni di GNL USA verso il mondo significano più posti di lavoro negli Stati Uniti e più crescita economica interna e aria più pulita qui e in tutto il mondo”, aveva detto il sottosegretario all’Energia Mark W. Menezes, che evidenziava l’approvazione al Ministeriale Energia Pulita di Vancouver, Canada. “Non c’è dubbio che l’annuncio di oggi promuova l’impegno di questa Amministrazione nel promuovere la sicurezza energetica e la diversità in tutto il mondo”. A parte il quasi comico riferimento al “gas della libertà”, c’è qualcos’altro che rivela le affermazioni del DoE di “dare agli alleati dell’America una fonte diversa ed economica di energia pulita”. Questo è un riferimento diretto all’Europa e alle attuali importazioni di gas russo, fornito dai gasdotti verso l’Europa, che sarà sempre più economico del gas naturale liquefatto degli Stati Uniti trasportato via mare in Europa. Cioè, a meno che gli Stati Uniti, attraverso la minaccia di sanzioni non solo contro la Russia, ma contro i propri alleati in Europa, possono aumentare tali costi oltre il prezzo delle esportazioni statunitensi. Articoli come il “Senato degli Stati Uniti minaccia le sanzioni sul gasdotto russo” di Foreign Policy, spiegano chiaramente fino a che punto gli Stati Uniti fanno proprio questo. L’articolo afferma: “Nell’ultimo aumento delle tensioni transatlantiche, le navi europee coinvolte nella costruzione del gasdotto dalla Russia alla Germania potrebbero essere soggette a sanzioni statunitensi con un nuovo disegno di legge bipartisan che sarà introdotto al Senato degli Stati Uniti”. FP affermava inoltre: “L’amministrazione Trump ha rimproverato la Germania per aver portato avanti il progetto, una delle tante questioni recenti che hanno messo a dura prova le relazioni transatlantiche assieme a Iran, cambiamenti climatici e commercio. Lo scorso luglio, il presidente degli Stati Uniti Donald Trump accusava Berlino di essere “prigioniera” della Russia a causa della sua dipendenza da Mosca per l’energia, un’accusa che i funzionari tedeschi avevano bruscamente respinto”. Pertanto, la Germania non solo viene “rimproverata” per aver preso le proprie decisioni in merito alla politica economica ed estera tedesca, ma viene minacciata di sanzioni per non aver rispettato i dettami statunitensi. Col LNG gli Stati Uniti cercano di costringere nazioni come la Germania ad acquistare contro la loro volontà “il gas della libertà”, un insulto intenzionale aggiunto al danno economico che Washington cerca d’infliggere.

“Freedom Gas” una cortina fumogena della dittatura
Alla fine dell’anno scorso, la Camera dei rappresentanti degli Stati Uniti approvava la risoluzione 1035 “Esprimendo opposizione al completamento di Nord Stream II“. Passando tale risoluzione, gli Stati Uniti presumevano di dettare all’Europa con chi poteva e no fare affari. E mentre la risoluzione non era vincolante, alludeva a sanzioni già avviate. Era chiaro che il linguaggio della risoluzione sulla “sicurezza energetica europea attraverso la diversificazione delle forniture” significava semplicemente che Washington avrebbe cercato di costringere l’Europa ad acquistare gas USA invece che russo. L’idea stessa di Washington di approvare risoluzioni incentrate sulla “sicurezza energetica europea” è in primo luogo un assalto totale frontale a sovranità e “libertà” europee. Ora che le intenzioni della risoluzione diventano politica, come le sanzioni alle società europee, diventano anche attacco economico all’Europa. Peggio ancora è il fatto che per rendere competitive le esportazioni di gas degli Stati Uniti, essi devono ricorrere a più delle semplici sanzioni. Devono anche impegnarsi in molteplici conflitti che ostacolino l’esportazione del gas russo, come in Ucraina dove da 5 anni veniva scatenato un conflitto armato, minacciando i gasdotti che trasportano gas russo verso l’Europa. Gli Stati Uniti descrivono la Russia come minaccia a sicurezza e stabilità europee, nonostante l’Europa stessa abbia sviluppato volontariamente e congiuntamente l’infrastruttura per trasportare il gas russo in Europa beneficiando congiuntamente di queste importazioni. Gli Stati Uniti si ritrovano quindi ad adottare trucchi infantili come “gas della libertà” quale cortina fumogena del fatto che Washington, e non Mosca. rappresenta la peggiore minaccia a sicurezza, stabilità e persino prosperità europee. I metodi di Washington nel prendere di mira gli idrocarburi russi o la tecnologia delle telecomunicazioni cinese rivelano gli Stati Uniti alleati e partner inaffidabili e privi di mezzi per competere in un mercato globale libero ed equo. Le loro coercizioni sulla concorrenza, se riuscite, lasceranno il mondo con alternative scadenti imposti con prezzi da estorsione. Il mondo affronta una scelta tra “gas della libertà” e libertà effettiva di decidere cosa acquistare e da chi: una delle libertà più basilari di tutti e libertà che Washington cerca di negare al mondo.

Tony Cartalucci, ricercatore e auttore geopolitico di Bangkok.

Traduzione di Alessandro Lattanzio

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