Caracas, città delle trincee delle milizie bolivariane

Addestramento militare per i leader dei movimenti sociali in Venezuela
Marco Teruggi, Internationalist 360°, 2 giugno 2019

L’obiettivo del governo è avere centomila miliziani entro ottobre, con 22 centri di formazione in 117 centri territoriali della capitale. Caracas prende la forma delle trincee. In dieci giorni, milletrecento uomini e donne ricevevano istruzioni per la sua difesa. L’obiettivo è raggiungere centomila in ottobre, con centri di formazione nelle ventidue parrocchie per racchiudere i centodiciassette centri territoriali della capitale: in modo che la città sia un pantano per le azioni golpiste. Il primo centro di addestramento si trova a sud della città, a Macarao. Qui la destra bruciò il quartier generale dell’organizzazione comunale il 30 aprile, mentre le telecamere si concentravano su Juan Guaidó, Leopoldo López e la manciata di soldati durante l’azione fallita. I leader dei movimenti sociali, organizzazioni di base del Chavismo e persone di tutte le età partecipano a questa giornata di addestramento, dove per la prima volta prendevano un fucile o apprendevano tecniche di ricognizione. Nessuno li obbligava: sono persone umili, di quartieri organizzati nei loro sforzi quotidiani lottando per il gas, i soldi o i trasporti. Vi sono diverse componenti nell’addestrmento, come imparare a mappare il quartiere, come mobilitarsi con le armi, tecniche mediche e di evacuazione, autodifesa ed esercizi fisici. Gli istruttori sono membri della Milizia Bolivariana, il corpo costituito da oltre due milioni e mezzo di uomini e donne, spina dorsale della dottrina della difesa integrale della nazione. La leadership del Partito Socialista Unito del Venezuela (PSUV) è in prima linea nella guida politica dell’addestramento. “Caracas è una città di pace, di vita, e noi la difenderemo con l’organizzazione del nostro popolo, l’unione civile-militare e con preparazione ed intelligence che sviluppiamo con questo addestramento integrale” , spiega la sindaca della Municipalità di Caracas Erika Farías, della direzione del PSUV e del Fronte Francisco de Miranda.
Il lavoro di addestramento comprende diversi gruppi: PSUV, partiti alleati, movimenti sociali e comunali e componenti dell’Assemblea nazionale costituente. Ha tre obiettivi principali. In primo luogo, l’organizzazione della difesa pianificando ed attuando un piano in modo unificato tra i diversi attori, in modo da formare un nucleo in ogni territorio. In secondo luogo, le stesse esercitazioni. In terzo luogo, la produzione, in cui l’obiettivo è che ciascuna delle ventidue parrocchie avrà un centro di addestramento e produzione alimentare. “Tutti i venezuelani hanno corresponsabilità nella difesa della Patria, è scritto nell’articolo 326 della Costituzione. Non è solo una questione di armamento, creeremo una catena logistica molto importante, per ogni combattente che si addestra qui ci devono essere otto-nove persone dietro, l’addestramento deve continuare ed in ogni territorio ci devono essere tutte le componenti necessarie per la difesa integrale”, spiega il Colonnello Boris Iván Berroterán de Jesús, comandante dell’area di difesa integrale 414 di Caricuao.
L’addestramento ha lo scopo di rispondere a due principali ipotesi di conflitto. Il primo è già noto, riguarda le azioni che la destra compì nel 2013, 2014, 2017 e all’inizio di quest’anno: attacchi a locali PSUV, comuni, centri sanitari e per bambini, leader chavisti, azioni notturne provocatorie e tentativi di provocare il caos nelle aree popolari. La destra infiltrò e arruolò gruppi armati per diversi anni sfidando i territori popolari dispiegandoli al momento dell’aggressione. La seconda ipotesi risponde a uno scenario denunciato dal governo: la possibilità che la destra possa ricorrere alla strategia delle forze mercenarie composte da diversi attori, come paramilitari, bande criminali, mercenari. In uno scenario del genere, i territori di Caracas con le affollate colline con labirinti, scale e piattaforme, potrebbero essere spazi di scontro irregolare. La popolazione organizzata deve essere pronta a riconoscere tali movimenti e sapere come rispondere. Il piano di addestramento a Caracas avanza simultaneamente all’impegno centrale per risolvere il conflitto presentato dal Chavismo a gennaio: dialogare per raggiungere un accordo. Questi tentativi furono condotti segretamente per mesi prima di essere resi pubblici due settimane fa, dopo il riavvicinamento nella capitale norvegese Oslo. Il Chavismo si è mostrato unito nella ricerca del dialogo e affermando che insisterà nel raggiungere un accordo. L’opposizione, d’altro canto, era divisa sulla questione: mentre un settore partecipa al tentativo di dialogo, come i rappresentanti di Guaidó, diretto dagli Stati Uniti, e il partito Un Nuevo Tiempo, un altro settore insiste che non ci sia da parlare o negoziare. Il secondo gruppo sostiene l’argomento secondo cui l’unica strada percorribile è attraverso l’azione militare internazionale. A tal fine, lavorano apertamente, ad esempio, sul rientro fittizio, attraverso l’Assemblea nazionale, del Venezuela nel trattato interamericano di assistenza reciproca. Il governo degli Stati Uniti, da parte sua, mantiene la posizione pubblica secondo cui qualsiasi soluzione richiede la caduta di Nicolás Maduro, e attraverso il suo vicepresidente Mike Pence ribadiva il sostegno a Guaidó. La domanda presente dall’inizio dell’autoproclamazione di Guaidó è: quanto sono disposti a spingersi gli Stati Uniti?
Mentre vi sono tali dibattiti pubblici, cosa si prepara a porte chiuse? La destra, in accordo col piano e il sostegno finanziario degli Stati Uniti, compiva violenze nei giorni dell’autoproclamazione di Guaidó e tentava l’ingresso forzato dalla Colombia il 23 febbraio, e scatenava attacchi al sistema elettrico e tentando un’azione politico-militare nelle prime ore del 30 aprile. E se non fossero ancora disposti a concordare un processo a Oslo che non implichi l’uscita di Maduro? Il Chavismo lavora a tutti gli scenari possibili. L’epicentro del potere che si cerca di minare col colpo di Stato è Caracas, che si prepara, di conseguenza, nelle trincee della città.

Traduzione di Alessandro Lattanzio

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