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Stati Uniti-Iran: realtà invertita, guerra reale

Tony Cartalucci, LDR, 3 giugno 2019

Nella marcia verso un’altra guerra, gli Stati Uniti accusano l’Iran di usare la forza militare per affermarsi come “egemone regionale”. Accusa l’Iran di essere il più grande sponsor statale del terrorismo nel mondo. Accusa l’Iran di aiutare i ribelli nello Yemen, il governo in Siria e Hezbollah in Libano. Ma ciò che gli Stati Uniti evitano sull’Iran è altrettanto importante delle accusa all’Iran.

Solite bugie
Uno, il Medio Oriente ha già un egemone regionale: gli Stati Uniti. Persino le più accese accuse all’Iran sul terrorismo sponsorizzato dallo Stato sono pallide rispetto ad al-Qaida e l’auto-proclamato Stato Islamico (SIIL) il cui terrorismo abbraccia il globo, inclusi eserciti permanenti che operano in Libia, Siria, Yemen e Afghanistan, molti dei quali l’Iran stesso specificamente combatte. Gli Stati Uniti sostengono anche organizzazioni terroristiche nell’Iran, tra cui i Mojahedin-e Khalq (MEK), che gode del sostegno del Consigliere per la sicurezza nazionale John Bolton, facendo pressioni per loro conto per anni, quando erano definiti organizzazione terroristica dal dipartimento di Stato degli USA stesso. Pertanto, l’Iran è coinvolto con Yemen, Siria e Libano proprio per evitare le intenzioni apertamente dichiarate dagli Stati Uniti d’includerlo nella loro già ampia egemonia sul Medio Oriente. Durante il blitzkrieg rallentato di Washington in Nord Africa, Medio Oriente e Asia centrale, decenni di bugie continuarono ad istigare scuse, pretesti e minacce fasulle per giustificare le guerre infinite degli USA e la marcia di Washington verso il prossimo obiettivo: l’Iran.

L’Iran resiste all’egemonia regionale
L’invasione nordamericana dell’Afghanistan ai confini orientali dell’Iran nel 2001, poi l’invasione statunitense dell’Iraq ai confini occidentali dell’Iran nel 2003, circondavano la nazione con forze militari statunitensi. Le invasioni, seguite da occupazioni estese, furono solo due degli esempi più estremi dell’accerchiamento militare aggressivo di Washington dell’Iran. Le guerre per procura statunitensi contro Libia, Siria e Yemen cercarono di eliminare i blocchi politici e militari alleati a Teheran. Assieme a deliberate paralizzanti sanzioni economiche e una campagna di sovversione politica ammessa e concertata contro l’Iran, gli Stati Uniti quasi dichiaravano guerra all’Iran. L’Iran è nella “lista dei successi” del cambio di regime degli Stati Uniti, soprannominata “Asse del Male” dal presidente degli Stati Uniti George Bush che presiedette le invasioni di Afghanistan ed Iraq. Sulla lista, accanto all’Iran, c’era la Libia, ora Stato fallito diviso e distrutto dall’intervento militare statunitense del 2011, così come la Siria che ancora affronta i terroristi appoggiati dagli Stati Uniti e la loro occupazione militare sul proprio territorio. L’Iran era circondato dagli apertamente ostili Stati Uniti ed alleati da quasi vent’anni. Ciò che gli Stati Uniti definiscono “aggressione iraniana” sono solo i passi razionali che qualsiasi governo circondato da forze ostili prenderebbe per difendere se stesso, il proprio territorio e il proprio popolo. Il Medio Oriente è già soggetto a un egemone regionale, gli Stati Uniti, presieduto da un governo a migliaia di chilometri di distanza. E se gli Stati Uniti fossero abbastanza coraggiosi da presumere il dominio su un’intera regione così lontana, non dovrebbe sorprendere che scaricherebbe anche la responsabilità delle conseguenze dirompenti della sua egemonia sulle nazioni che ancora resistono nella regione.

L’Iran combatte il più grande sponsor di Stato del terrorismo
In una recente intervista a The Epoch Times, il deputato statunitense Van Taylor del Texas definiva l’Iran “il più grande sponsor di Stato del terrore nel mondo”. Citava il sostegno iraniano a gruppi come Hamas e Hezbollah come esempi. Si tratta di un’affermazione ripetuta da tutta la dirigenza degli Stati Uniti. Tuttavia. non è vero ed omette la menzione del terrorismo sponsorizzato dallo Stato che l’eclisserebbe, anche se ci fosse. Gruppi come Hamas effettivamente combatterono contro Damasco e i suoi alleati iraniani nel recente conflitto in Siria, mettendo in discussione le affermazioni della “sponsorizzazione dallo Stato iraniano” di Hamas. Hezbollah d’altra parte ha stretti legami coll’Iran. Ma anche dedicava grandi risorse e risorse umane non a creare terrorismo in Medio Oriente, ma combattendolo, in particolare contro SIIL e al-Qaeda in Siria e Iraq. Furono Iran ed Hezbollah che aiutarono le forze siriane sul campo mentre la Russia forniva supporto aereo ricacciando SIIL e al-Qaida dal 2015 in poi. SIIL e al-Qaida ironicamente persistono in Siria solo in aree protette dalle forze USA-NATO, come Idlib, detenuta da al-Qaida, in cui gli Stati Uniti ripetutamente avvertivano Damasco ed alleati a non liberare con la minaccia di ritorsioni militari. Mentre le accuse USA all’Iran sulla “sponsorizzazione statale del terrore” rimangono vaghe, le stesse agenzie d’intelligence statunitensi ammisero il ruolo di Stati Uniti ed alleati nella creazione delle organizzazioni terroristiche come lo SIIL. L’US Intelligence Agency (DIA), per esempio, già nel 2012 notò la cospirazione occidentale e del Golfo Persico per creare ciò che chiamava all’epoca “principato” [Stato] “salafita” [islamico] precisamente nella Siria orientale dove lo SIIL s’insediò. Il documento della DIA spiegava: “Se la situazione si sgretola, c’è la possibilità di stabilire un principato salafita dichiarato o non dichiarato nella Siria orientale (Hasaqa e Dayr al-Zur), e questo è esattamente ciò che vogliono le potenze che sostengono l’opposizione per isolare il regime siriano, considerato la profondità strategica dell’espansione sciita (Iraq e Iran)”. Per chiarire chi fossero queste potenze a sostegno, la nota della DIA affermava: “Occidente, Paesi del Golfo e Turchia sostengono l’opposizione; mentre Russia, Cina e Iran sostengono il regime”. Stati Uniti e loro alleati spedirono armi e rifornimenti agli altri affiliati di al-Qaida in Siria. Insieme ad Arabia Saudita e Qatar, gli Stati Uniti fornirono migliaia di tonnellate di armi ai terroristi in Siria, ammettendo anche che il ramo siriano di al-Qaida, Jabhat al-Nusra, è il miglior fronte armato e meglio equipaggiato dei dei terroristi nel conflitto. I tentativi di rivendicare “ribelli moderati” passati ad al-Nusra insieme alle loro armi statunitensi, per spiegare la preminenza dell’organizzazione terroristica non dicono chi desse ad al-Nusra più armi e denaro attirando così tanti disertori. Anche gli Stati Uniti furono colti usare al-Qaida nello Yemen per condurvi la guerra per procura. L’Associated Press in un articolo intitolato “Investigazione AP: alleati degli Stati Uniti i ribelli di al-Qaida in Yemen”, riferiva: “Ancora e ancora negli ultimi due anni, una coalizione militare guidata dall’Arabia Saudita e sostenuta dagli Stati Uniti affermava di aver avuto vittorie decisive scacciando i terroristi di al-Qaida dalle loro roccaforti nello Yemen e ridotta la capacità di attaccare l’occidente”. Ecco cosa non rivelarono i vincitori: molte loro conquiste avvennero senza sparare un colpo. Questo perché la coalizione fece accordi segreti coi combattenti di al-Qaida, pagando alcuni per lasciare le città chiave e permettendo agli altri di ritirarsi con armi, equipaggiamento e mazzette di denaro rubato, secondo un’indagine della Associated Press. Altre centinaia furono reclutato dalla coalizione stessa”.
Da allora gli Stati Uniti furono sorpresi a trasferire sistemi d’arma ad al-Qaida nello Yemen. La CNN nell’articolo “Venduto ad un alleato, perso al nemico” ammetteva: “L’ Arabia Saudita e i suoi partner della coalizione hanno trasferito armi di fabbricazione statunitense a terroristi collegati ad al-Qaida, militanti salafiti estremisti ed altre fazioni in guerra nello Yemen, in violazione degli accordi cogli Stati Uniti, secondo un’inchiesta della CNN”. È chiaro. dalle ammissioni del governo e dei media statunitensi, che gli Stati Uniti sono il “più grande sponsor statale di terrore”, armando al-Qaeda in tutta la regione, quindi chiamando le forze nazionali “terroristi”, come gli iraniani, per essersi schierati contro di essa. Poi c’è la MEK, organizzazione terroristica sostenuta dagli Stati Uniti precedentemente elencata come tale dal dipartimento di Stato nordamericano, ed ora apertamente ospitata a Washington e sostenuta dall’attuale Consigliere per la sicurezza nazionale John Bolton, che non a caso è anche la principale voce a favore della guerra contro l’Iran. La MEK fu elencata organizzazione terroristica per una ragione. Commise per decenni brutali attacchi terroristici, assassinii e spionaggio contro il governo iraniano e il suo popolo, e prese di mira gli statunitensi tra cui il tentato rapimento dell’ambasciatore statunitense Douglas MacArthur II, il tentato omicidio del generale di brigata dell’USAF Harold Price , l’assassinio del tenente-colonnello Louis Lee Hawkins, gli omicidi del colonnello Paul Shaffer e del tenente-colonnello Jack Turner, agguato e uccisione dei dipendenti della Rockwell International William Cottrell, Donald Smith e Robert Krongard. L’ammissione sulla morte dei dipendenti della Rockwell International si trova in un rapporto dell’ex-funzionario del sipartimento di Stato e del dipartimento della Difesa degli Stati Uniti Lincoln Bloomfield Jr. a nome della società di lobbyng Akin Gump nel tentativo di respingere le preoccupazioni sul passato violento del MEK, mentre lo si collega all’attuale campagna terroristica. Una narrativa simile fu prevedibilmente adottata dai media occidentali. Finora i terroristi del MEK commisero attentati in Iran uccidendo oppositori politici, attaccando obiettivi civili e portando avanti il piano di USA-Israele di assassinare scienziati iraniani. La MEK è descritta dal membro del Consiglio per le Relazioni Estere Ray Takeyh come “organizzazione simile a una setta” con “tendenze totalitarie”. Mentre Takeyh non spiega cosa intendesse per “settarismo” e “totalitario”, un’intervista a Radio Free Europe/Radio Liberty del dipartimento di Stato USA, riferiva che un evaso da Camp Ashraf della MEK affermava che l’organizzazione terroristica vieta matrimonio, radio, Internet e detiene molti membri contro la loro volontà minacciandoli di morte se mai venissero catturati mentre cercano di fuggire. La MEK fu rimossa dal dipartimento di Stato nordamericano come organizzazione terroristica straniera dopo ampi sforzi di lobbying, non perché le prove indicavano che non appartenesse più alla lista. Fu tolta appositamente per consentire agli Stati Uniti di sostenere apertamente gli sforzi della MEK per rovesciare il governo iraniano anche coll’uso della violenza continua.
Se al-Qaida e MEK sono gli “alleati” che gli Stati Uniti arruolavano per affrontare “l’aggressione iraniana” in Medio Oriente, in che modo l’Iran, piuttosto che Washington, sarebbe la vera minaccia a pace e stabilità regionale o addirittura globale?

Realtà invertita, vera marcia alla guerra
È su questi piedi di argilla che gli Stati Uniti costruiscono la loro causa contro l’Iran, con la catastrofe delle varie guerre di aggressione di Washington nella regione ancora in fiamme sullo sfondo. L’Iran non ha la forza economica e militare per rappresentare una vera minaccia per il mondo, anche se lo volesse. Rappresenta solo una minaccia per nazioni lontane che la circondano cercando il conflitto coll’Iran, e il dominio su una regione in cui l’Iran è geograficamente situato. Al contrario, gli Stati Uniti possiedono ancora la prime economia e forze militari sulla Terra e hanno una comprovata esperienza di accusate ingiustificate a nazioni come provocazioni per iniziare guerre di aggressione devastanti contro. Gli Stati Uniti, anche se non ricorrono alla guerra, danneggiano economicamente non solo all’Iran ma le nazioni di tutto il mondo che, senza alcuna coincidenza, non percepiscono Teheran come minaccia e hanno considerevoli scambi coll’Iran. L’aggressione USA all’Iran ed alleati, anche se la guerra totale non scoppiasse, distruggono chiaramente la regione, dalla Siria allo Yemen, mirando persino gli alleati degli Stati Uniti con guerre lunghe e costose e riportando l’intera regione indietro di decenni per sviluppo economico e sociale. Se domani scoppiasse la pace in Medio Oriente, nazioni come Stati Uniti ed alleate della NATO avrebbero poco a che fare con lo sviluppo della regione. Questo ruolo andrebbe invece alla Cina, che già promuove la stabilità come condizione per estendere la costruzione di infrastrutture globali in Medio Oriente. Anche nella vendita di armi alle nazioni del Medio Oriente, Russia e Cina hanno sistemi competitivi che gli alleati degli Stati Uniti prendono in considerazione. Quindi il caos è l’unico ambiente in cui il primato degli Stati Uniti nella regione può continuare a prosperare, giustificando basi militari e miliardi di dollari per costruirle, occuparle, rifornirle ed espanderle, giustificando gli interventi militari, diretti e per procura, facendo pressione sui governi ad aderire o difendervisi, e giustificando immense vendite di armi ad alleati come Arabia Saudita ed Emirati Arabi Uniti per continuare tali interventi. È un’industria miliardaria e solo Washington è abbastanza sfacciata da promuovere apertamente e continuamente. Non c’è menzogna troppo grande o vergognosa per mantenere redditizia l’ultima grande esportazione nordamericana, il caos.

Tony Cartalucci, ricercatore e autore geopolitico di Bangkok.

Traduzione di Alessandro Lattanzio