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Stati Uniti autolesionisti nell’escalation della guerra commerciale

Zhao Minghao, Global Times, 30/5/ 2019

In seguito alle crescenti pressioni dell’amministrazione Trump sulle questioni economiche e commerciali, la Cina rimane resiliente mentre l’orgoglio cinese cresce. Mentre gli Stati Uniti recentemente acuivano i dazi parlando di “guerra fredda tecnologica”, la prospettiva di un accordo tra Cina e Stati Uniti appare più cupa. È innegabile che la finestra per la risoluzione delle controversie commerciali tra Cina e Stati Uniti si riduca. Alla fine del mese prossimo, i capi di Stato di Cina e Stati Uniti parteciperanno al summit del G20 ad Osaka, in Giappone. Se i negoziati commerciali tra Cina e Stati Uniti non potranno tornare sulla giusta strada prima del vertice, l’economia dei due Paesi e del resto del mondo subirà forti pressioni. Anche se Trump si è sempre vantato dei benefici che i dazi portano agli Stati Uniti, la loro economia, in particolare dei cittadini, ne viene danneggiata. Secondo un rapporto della CNBC, il presidente della Federal Reserve di Boston, Eric Rosengren, dichiarava che il conflitto tra le maggiori economie del mondo rappresenta un “importante rischio al ribasso”. Il popolo nordamericano pagherà di più l’aggravarsi della disputa commerciale di Trump con la Cina, su cui avvertiva i dettaglianti statunitensi come Wal-Mart e Macy’s. Un recente studio della FED di New York mostra che gli ultimi dazi imposti dagli Stati Uniti sulle merci provenienti dalla Cina costerà alla famiglia media nordamericana 831 dollari all’anno. Istituzioni agricole come l’US Soybean Export Association si erano chiaramente opposte alla guerra dei dazi dell’amministrazione Trump. Per cementare la base elettorale di Trump, la Casa Bianca propose aiuti agli agricoltori statunitensi per 16 miliardi, molto più del guadagno del governo nordamericano dai dazi alla Cina. Il primo pagamento sarà emesso a luglio o agosto, ma i sussidi restanti non saranno rilasciati fino alla fine dell’autunno ed inizio del prossimo anno. Anche così, tale sussidio non elimina la peggiore preoccupazione dei coltivatori di soia statunitensi, perdendo per sempre il mercato cinese. Porterà anche nuovi problemi. Gli alti sussidi incoraggeranno gli agricoltori a coltivare più soia, creando eccesso di offerta. Ciò che è ancora più preoccupante è la “guerra fredda tecnologica” lanciata dall’amministrazione Trump, rivolta a molte aziende cinesi come Huawei. Trump chiaramente ha più familiarità col settore immobiliare e le acciaierie che l’industria high-tech della Silicon Valley. La frattura dannosa della catena di fornitura globale tecnologica porterà una serie di svantaggi negli Stati Uniti. Mentre Huawei subisce pressioni inaudite, anche i prezzi delle azioni di società statunitensi come i produttori di chip ne soffrivano. Secondo Bloomberg, in una richiesta al dipartimento del Commercio degli Stati Uniti, Microsoft avvertiva che le restrizioni proposte rischiano di isolare gli Stati Uniti dalle collaborazioni nella ricerca internazionale sullo sviluppo di molte tecnologie, e che li danneggia, un nuovo regime “potrebbe vanificare gli interessi degli Stati Uniti. ”
Robert D. Atkinson, presidente della Information Technology and Innovation Foundation (ITIF), affermava che “limitare le esportazioni tecnologiche statunitensi a società cinesi è una strategia rischiosa”. “Inoltre, la limitazione delle esportazioni della tecnologia statunitense riduce la produzione e l’occupazione negli Stati Uniti, danneggiando la competitività degli Stati Uniti e accelerando l’indipendenza tecnologica cinese”, affermava. Più ironicamente, l’escalation della guerra commerciale con la Cina dell’amministrazione Trump non ridurrà il deficit commerciale nordamericano né farà tornare a casa le compagnie statunitensi. Il deficit passa dalla Cina ad altri Paesi. Ad esempio, le esportazioni del Vietnam verso gli Stati Uniti aumentano vertiginosamente. Nel primo trimestre del 2019, il surplus commerciale del Vietnam cogli Stati Uniti aumentava del 45,5% su base annua, a 13,5 miliardi di dollari. Il passaggio nella catena industriale non è così semplice come immaginano Trump e i suoi consiglieri belluini. Un recente sondaggio della Camera di commercio nordamericana mostrava che i dazi non incoraggiano le società statunitensi a portare i posti di lavoro a casa, e più del 40% delle aziende statunitensi in Cina pensano ancora a trasferirsi nel Sud-Est asiatico e in Messico. Per non parlare di vittoria, l’amministrazione Trump non riceve benefici dalla guerra commerciale. Al contrario, gli Stati Uniti potrebbero perdere l’opportunità di risolvere i problemi congiuntamente e coscienziosamente con la Cina. Inoltre, la completa interruzione dei negoziati economici e commerciali tra Cina e Stati Uniti porterà a nuove tensioni in materia di diplomazia e sicurezza. Su scala globale, l’amministrazione Trump si creava abbastanza nemici e i suoi errori in Medio Oriente e America Latina hanno causavano crisi intrattabili. Nulla di ciò farà vincere le elezioni del 2020 a Trump. Indubbiamente, complicare le relazioni Cina-USA non renderà mai più grandi gli Stati Uniti.

L’autore è ricercatore presso il Charhar Institute e dell’Istituto di studi finanziari di Chongyang presso la Renmin University in Cina.

Traduzione di Alessandro Lattanzio