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Marcia del Reggimento Immortale, 2019: riflessioni di un partecipante

Gilbert Doctorow, 12 maggio 2019

Quest’anno la Marcia del Reggimento Immortale della diaspora russa a New York, Washington DC, Parigi, Atene e una miriade di altre città nel mondo significa che moltissime persone hanno letto del fenomeno cui Reuters o telegiornali ha avuto una breve copertura. Quest’anno era la mia quarta marcia a San Pietroburgo, da dove proviene la famiglia di mia moglie, dove suo padre prestò servizio nella Marina prima di finire in quella che i russi chiamano La Grande Guerra Patriottica, come chiamano la Seconda guerra mondiale. Lei considera suo dovere filiale portarne il ritratto e io sono il coniuge accompagnatore. Ho già scritto molto sulla marcia in passato e rimando il lettore al mio primo ingresso, nel 2016. Perciò, in questo saggio ridurrò le generalità al minimo e concentrerò le impressioni personali su ciò che era diverso e degno di nota quest’anno. La politica s’intromette inevitabilmente, ma quello sarà nella conclusione.

Cosa c’era di diverso questa volta?
In primo luogo, a San Pietroburgo, il numero dei manifestanti raggiunse un nuovo livello. I rapporti ufficiali parlavano di oltre un milione. L’ultimo record fu di circa 750000. Non ho motivo di dubitare dell’accuratezza delle cifre ufficiali, perché quest’anno la processione dalla Staronevskij Prospekt a Piazza del Palazzo andò avanti per almeno un terzo in più rispetto allo scorso anno, come ho visto orologio alla mano. Questo numero significa che un abitante su quattro di San Pietroburgo vi prese parte. Nel frattempo, il numero di manifestanti a Mosca, città con più del doppio della popolazione, fu indicato in 700000. Si dice che il numero di manifestanti in tutta la Russia sia stato di 10 milioni. Come possiamo spiegare la relativa inversione dei numeri tra le due capitali? Il tempo potrebbe essere stato un fattore. C’erano pioggia e forti venti durante la marcia di Mosca. A San Pietroburgo il cielo era senza nuvole e la temperatura di piacevoli 15 gradi. Tuttavia, in pratica, il bel tempo potrebbe facilmente spiegare una bassa affluenza dato che uno su due abitanti della città russa è proprietario di una casa di campagna (dacie) dove è il momento giusto per piantare semi nell’orto e invitare la famiglia per un barbecue seguito da una sauna. Ciò potrebbe essere ancora più probabile dato che quest’anno, secondo la direttiva ufficiale, i russi furono incoraggiati a spostare parte delle vacanze dalle prime due settimane di gennaio al periodo compreso tra il 1° e 10 maggio. In effetti, le mie solite fonti d’intelligence, i tassisti, mi hanno detto che quest’anno molti clienti e il traffico incontrato andavano dalla campagna alla città l’8. quando le persone tornavano dalle dacie per poter partecipare in marcia. L’alto numero di manifestanti di San Pietroburgo è particolarmente notevole, visto cosa ci dice il fenomeno del reggimento immortale. Bisogna ricordare che la capitale del nord è probabilmente meno favorevole al Cremlino tra le città russe. Pertanto, un’elevata affluenza suggerisce che la marcia è davvero un movimento di base piuttosto che un trucco politico manipolato dall’alto. Senza dubbio un fattore che contribuisce a distinguere San Pietroburgo è che, a parte Stalingrado (l’odierna Volgograd), ha sofferto di più nella Seconda guerra mondiale, perdendo una parte molto consistente della popolazione civile nell’assedio. Ad oggi, ai “blokadniki” viene data la stessa preferenza ufficiale su alloggi e pensioni, quando il governo lo attribuisce ai veterani. Un’altra differenza rispetto agli anni passati era l’evidente presenza di gruppi etnici e di nazionalità non russi tra i manifestanti. Mentre le prime marce a cui presi parte erano bianche come gigli, stavolta c’erano rapporti ufficiali di un contingente kirghizo dall’Asia centrale che sfilava in abiti nativi. Non li ho visti, ma nella massa intorno a me ho avvistato un gruppo di una dozzina o più di manifestanti provenienti dal Tatarstan musulmano. Gli uomini indossavano cappelli di seta ricamati tradizionali. Tutto ciò indica la maggiore inclusività dell’evento del reggimento immortale, e per ciò avendo una varietà tollerante di nazionalismo sotto il suo ombrello. Anche vicino a me, ho visto un compagno con kippa ebraica. Altrimenti, l’articolo di moda di quest’anno era il copricapo dei soldati della Seconda guerra mondiale, indossato da uomini e donne. Tuttavia, non c’era nulla che si avvicinava all’uniformità nell’abbigliamento dei manifestanti. Un ragazzino indossava con orgoglio la sua corona da Burger King. Alcune donne erano vestite elegantemente. La maggior parte delle persone portava quello che si poteva altrimenti vedere nei giorni feriali della metropolitana o fuori alla dacia: vestiti dall’aspetto leggero e poco costoso delle masse. Questo era vero sia per chi teneva in alto fotografie di padri e nonni medagliati col grado di ufficiale, sia per chi reggeva la foto dei parenti semplici arruolati.
Per età, quest’anno i manifestanti non differivano molto dagli anni passati. Forse più incontri con giovani coppie di quanti ne avessi mai visti prima, anche se i maggiori erano gruppi familiari che riunivano tre generazioni. E a giudicare da quello che ho visto dalle vetrine dei ristoranti dopo che avevamo lasciato la marcia, un buon numero di queste famiglie concluse la marcia pranzando insieme. Altri ancora fecero sicuramente quello che facemmo raggiungendo amici e parenti attorno a un tavolo per banchetti. a casa. In passato, furono stati organizzati spettacoli dal vivo da piccole bancarelle posizionate ad ogni isolato in cui i cantanti intonavano le canzoni preferite della Seconda Guerra Mondiale. Questa volta la musica era quasi solo marce “serrate” a tutto volume dagli altoparlanti in strada, che fanno parte del sistema di protezione civile. Questo fu un ritorno ai tempi sovietici. Tuttavia, c’erano anche alcuni musicisti dilettanti giunti ad intrattenerci spontaneamente:. penso a un gruppo di sei, guidati da due fisarmonicisti, che suonavano nel mezzo della nostra colonna in marcia. Un altro ritorno al passato degli anni sovietici fu la presenza dei ritratti di Josif Stalin portati da alcuni manifestanti. Non ne avevo visto alcuno in passato. Ma sarebbe rischioso trarre conclusioni, proprio come sarebbe rischioso trarre conclusioni dal discorso di Vladimir Putin in un’intervista televisiva il giorno dopo, secondo cui tutti quelli che combatterono nella Seconda Guerra Mondiale furono giustamente considerati eroi dai figli e nipoti, perché con le grida di “Per la Patria! Per Stalin!” Uscirono dalle trincee affrontando i cannoni infuocai del nemico. Questa è la realtà storica che non può essere ignorata. Un’altra cosa che mi è sembrata diversa quest’anno si ebbe durante la trasmissione televisiva delle celebrazioni formali a Mosca. in mattinata. In mezzo alla consueta copertura della parata militare, c’era il video della Tomba del Milite Ignoto nelle mura del Cremlino, quando il Presidente Vladimir Putin vi depose una ghirlanda. A due passi dal presidente c’era un corpulento agente di sicurezza con in mano una ventiquattrore. Ovviamente dal suo contegno, la valigetta aveva il pulsante nucleare. Ciò si accorda bene con la copertura degli ultimi missili strategici russi che attraversavamo la Piazza Rossa nella parata del mattino. Dato come vengono gestite queste cose, ritengo che sia un messaggio non troppo sottile per Washington.
Probabilmente, il 9 maggio è la festa più importante del calendario della Russia. Alcuni lo valutano più del proprio compleanno. Ma ci volle l’invenzione della Marcia del Reggimento Immortale per dare una dimensione familiare alle attività commemorative del gruppo. Nei quarantasei anni successivi alla fine della Seconda Guerra Mondiale, quando i russi vivevano sotto il regime comunista dell’Unione Sovietica, la gente non parlava liberamente delle proprie storie familiari, incluso ciò che fecero durante la guerra. Ciò era vero anche negli ultimi cinque anni, quando la Glasnost di Mikhail Gorbachev aprì i media alla pubblicazione di gran parte di tutto ciò che era sigillato fino ad allora. La grande paura tramandata dal periodo del terrore di Stalin impose prudenza e segretezza a livello familiare. Ciò che la Marcia del Reggimento Immortale scatenava è l’onestà tra le persone sul passato familiare, ora è condiviso con amici, vicini e parenti. La marcia ebbe un effetto catartico sulla nazione. Qualche giorno prima del 9 maggio, l’esperto ed ex-agente della CIA Paul Goble pubblicava un saggio in cui si chiedeva, condiscendente, perché la Russia facesse tanta storia sulla Seconda Guerra Mondiale ogni anno quando la maggior parte dei Paesi non lo fa, quando il resto il mondo ricorda i veterani di tutte le guerre in un solo giorno. Sì, in Russia, il 9 maggio è festa nazionale, familiare e personale. Perché? A causa del numero dei mortii. La Russia perse 27 milioni di cittadini nella Seconda guerra mondiale. Difficilmente una famiglia nel Paese fu risparmiata dal dolore. Inoltre, in Russia oggi c’è genuino orgoglio nel sapere, poco condivisa in occidente, che il maggiore contributo alla sconfitta della Germania fascista nella Seconda guerra mondiale fu dato dalla Russia (Unione Sovietica). Si tratta di un calcolo puramente oggettivo basato sul numero di soldati tedeschi uccisi sul fronte orientale, e non occidentale. In questo contesto, lo sbarco alleato in Normandia, ciò che la maggior parte dei nordamericani conosce meglio della guerra, era un’appendice di quella che fu fondamentalmente una lotta vitale tra Germania di Hitler e Unione Sovietica di Stalin. La stessa logica spiega perché nell’Europa occidentale vi sia attenzione particolare anche oggi al giorno dell’Armistizio, l’11 novembre, per commemorare la fine della Grande Guerra. La Prima guerra mondiale costò all’Europa occidentale un’intera generazione di giovani ed ebbe un enorme impatto sulla popolazione civile che durò fino alla Seconda guerra mondiale. Tuttavia, quando gente come Goble si domanda della venerazione della Russia dei propri caduti nella Seconda guerra mondiale, mostrano ignoranza ed insensibilità alla mentalità russa.
La Marcia del Reggimento Immortale attinge a un’altra serie di tradizioni russe che precedettero le sue guerre: il rispetto per i morti. Forse il Paese slavo con la maggiore riverenza per i defunti è la Polonia, dove fino ad oggi i membri della famiglia vanno nei cimiteri per visitare tombe e lasciare fiori diverse volte l’anno e quasi senza mancare il giorno di Ognissanti, il 1 novembre. In Russia, le visite ai cimiteri sono più rare, ma i cimiteri hanno grande somiglianza con ciò che si trova in Polonia: quasi tutte le lapidi portano un’immagine dei defunti, una fotografia, spesso presa in gioventù, posta su un piatto smaltato. Il Reggimento Immortale, è un mare di fotografie di parenti morti veterani della guerra o che prestarono servizio sul fronte interno, o che visse e morì nell’assedio di Leningrado, e può essere inteso come cimitero in marcia. In larga misura, questa è una riaffermazione della credenza popolare cristiana nella risurrezione. Faccio riferimento al sentimento sincero di mia moglie russa che mentre portavamo il ritratto di suo padre nella marcia fece un’ultima apparizione lungo l’arteria principale della città, la Prospettiva Nevskij. Non è per niente che nei cimiteri russi, chi può permetterselo, installo una panchina di pietra accanto alla tomba in modo che possano, insieme a familiari e amici, sedersi e magari sorbire un bicchierino di vodka e comunicare coi defunti. Tutto ciò mi riporta alla politica. Negli Stati Uniti, gli “esperti russi” come Goble sono legioni e gridano di non odiare Putin. Non visitano la Russia, spesso non hanno una buona padronanza della lingua e arrivano a tali dichiarazioni con astrazioni su come dovrebbero essere le cose. Mancano interamente di comprensione. Anche quando scrivono le proprie convinzioni personali e non quello che i loro sponsor vogliono che scrivano, sono fuori dal mondo. E sono una ragione in più per cui la nostra politica verso la Russia sia fuorviante e improduttiva se non controproducente.

Traduzione di Alessandro Lattanzio