Breve storia della CIA in Venezuela

Mision Verdad 23 maggio 2019

Vi sono abbondanti prove che rivelano l’infiltrazione della CIA negli affari interni dell’America Latina, sotto forma di colpi di Stato e promozione di guerre civili. Le sue operazioni in Venezuela sono cambiate col tempo. Dall’essere negli anni ’60 su base non dichiarata pianificando le attività segrete nel continente, ad essere attualmente il centro geopolitico che definisce prevalenza o meno degli Stati Uniti come potenza egemonica nella regione dell’America Latina.

Miraflores nel mirino: centro operativo per agenti stranieri
Nel quadro della guerra fredda e della lotta al comunismo, le operazioni segrete di questa organizzazione si concentrarono sull’isolamento del governo cubano e sul limitare qualsiasi tentativo di avanzata progressista in altri Paesi minacciandone il controllo emisferico. Così debuttarono col colpo di Stato al Presidente Jacobo Arbenz del Guatemala. Tom Polgar, capo del dipartimento d’intelligence estero della divisione latinoamericana dal 1965 al 1967, riferisce che “una volta insediato un governo amico al potere, il capo della base della CIA aveva cinque modi per mantenere l’influenza degli Stati Uniti sui capi stranieri”. Offrendo servizi d’intelligence stranieri (con resoconti settimanali truccati su quello che accadeva nel mondo), consegnando denaro a funzionari collocati in posizioni chiave nelle istituzioni pubbliche e penetrando i movimenti politici di sinistra e guerriglieri per effettuare operazioni anti-insurrezionali, parte di quei canali furono implementati coll’obiettivo che il governo beneficiario adottasse misure appropriate per neutralizzare qualsiasi gruppo nel Paese che rappresentasse una minaccia dal punto di vista degli Stati Uniti. L’obiettivo principale delle missioni segrete era consentire un ambiente stabile di “democrazia rappresentativa”, con l’alternanza di capi che apertamente collaboravano cogli interessi degli Stati Uniti nella regione. Non solo per le considerevoli risorse energetiche, ma anche per il ruolo diplomatico che il Paese svolse ritrattando i processi che si avvicinavano al modello sovietico. Da Rómulo Betancourt a Rafael Caldera, gli allota governanti in Venezuela diedero prerogative strategiche all’agenzia in cambio di finanziamenti. Infatti, la Dottrina Betancourt, applicata dallo stesso fondatore d’Acción Democrática per promuovere l’espulsione di Cuba dall’OAS, giustifica i legami che aveva con la dinastia Rokefeller e con gente come Allen Dulles, primo direttore della CIA, e promotore diplomatico al momento della risoluzione nell’OSA che dichiarava il comunismo incompatibile coi principi dell’organizzazione. Successivamente, durante il primo governo di Carlos Andrés Pérez, il Venezuela ebbe di nuovo un ruolo attivo nelle missioni della CIA nel continente sudamericano. L'”Operazione Condor” che cercava di rovesciare i governi di sinistra del cono meridionale, usò cittadini venezuelani come agenti di supporto. Le azioni d’intelligence degli Stati Uniti crebbero col rovesciamento di Marcos Pérez Jiménez e l’instaurazione della democrazia puntofijista. Come dice Bolgar, gli anni ’60, ’70 e ’80 furono teatro di collaborazioni tra CIA ed agenzia d’intelligence venezuelana DIGEPOL (precedentemente DISIP, oggi SEBIN) che portò a reclutamento e formazione del personale da parte dell’esercito nordamericano. Una figura esemplare della formazione di tale sinistro braccio repressivo dei governi socialdemocratici fu Henry Lopez Sisco, commissario DIGEPOL, che negli anni ’60 entrò nella base militare di Fort Bragg (North Carolina) per addestrasi nel Centro delle Guerre psicologiche, che in seguito gli fu utile per perpetrare i massacri di Cantaura e Amparo. Allo stesso modo, l’agenzia di intelligence locale fu utilizzata come rifugio delle reclute che ebbero compiti legati al contenimento del comunismo nella regione, Luis Posada Carriles, latitante cubano esecutore di un’operazione terroristica su un aereo passeggeri della Cubana de Aviación che causò la morte di 73 persone nel 1976. Posada Carriles divenne un alto funzionario della DISIPA del Venezuela. La semplice conclusione dell’operazione segreta in Venezuela nell’ultima metà del secolo scorso, è che l’alleanza di un “governo amico” con la politica estera degli Stati Uniti permise alle interferenze della CIA di espandersi comodamente in tutte gli strati della politica nazionale.

L’arrivo di Chávez porta le ONG in Venezuela
La fine del potere del borghese creolo coll’ascesa di Chavez fu una perdita strategica in un grande spazio operativo su cui contavano gli uffici della Central Intelligence Agency. Da lì, l’ambasciata nordamericana a Caracas divenne il centro delle operazioni mentre le modalità d’infiltrazione furono affinate, lasciando il posto a ONG e media nel tentativo di rendere tale violazione camuffata da atti civili “non rilevabile”. La rete profonda tracciata dalla CIA nella politica interna acquisendo profili compatibili con le esigenze operative dell’agenzia, fu opportunamente dispiegata negli eventi che destabilizzarono il governo di Hugo Chávez. A parte il fatto che l’ambasciata USA sotto Charles S. Shapiro partecipò al colpo di Stato del 2002, la CIA, attraverso le figure legali che promuovevano la democrazia occidentale, era responsabile del finanziamento di oltre 300 organizzazioni non statali che avevano il compito d’imporre il cambio di regime nel Paese. È il caso della NED (Fondo nazionale per la democrazia) e dell’USAID (Agenzia degli Stati Uniti per lo sviluppo internazionale), strutture indipendenti che occultano i finanziamenti all’opposizione venezuelana raggruppata in partiti, organizzazioni e media. L’USAID diede almeno 15 milioni di dollari alle organizzazioni della “società civile” venezuelana. Il NED assegnò in media di 2 milioni di dollari all’anno, seguendo i rapporti pubblicati fino al 2012. Il denaro fu assegnato a ONG come Súmate, governata da María Corina Machado, responsabile della raccolta delle firme per richiedere un referendum di richiamo vinto dal Chavismo nel 2004. Raggiunse qualche anno dopo i capi dei partiti antichavisti Prima Giustizia e Volontà Popolare. Parte del denaro formò degli universitari come potenziali agenti insurrezionali nel raid da soft-power del 2007, coll’immagine della “ribellione studentesca” come copertura civica. Il Centro per l’azione e le strategie applicate non violente (CANVAS) finanziato dal NED, consigliav tali gruppi di opposizione dissidenti tra cui Juan Guaidó, lontano dal sapere che il personaggio che interpreterà qualche tempo dopo a favore dei suoi mandanti. D’altra parte, i media aziendali, reclutati dall’intelligence nordamericana (si ricordi l’Operazione Mockingburd) ai vertici, si animarono col tentativo di golpe del 2002, divenendo rigorosi nella montare continue campagne di propaganda contro il governo accusandolo di essere un regime dittatoriale, collegandolo a casi di traffico di droga e terrorismo, aumentando il dossier con cui la destabilizzazione fu giustificata negli ultimi anni. In questo modo, durante i primi anni del Chavismo, lo schema operativo della CIA fu rovesciato da rovesciare il governo a presunte “promozione della democrazia” e “protezione dei diritti umani”, promuovendo l’anti-chavismo con nuove organizzazioni politiche “indipendenti”.

La CIA con Nicolás perde le forme
La rivoluzione colorata del 2017 condotta dall’alleanza di opposizione raggruppata nel MUD, fu il momento in cui i fattori irregolari e paramilitari incubati dai gruppi civili coll’aiuto della CIA vennero alla luce con forza. Tuttavia, il disastro politico di tale operazione pose fine al modo in cui operava l’agenzia. Negli ultimi anni, il finanziamento dei gruppi irregolari ebbe sempre più risultati mentre le azioni tipo “Primavera araba” si esaurivano. Inoltre, la storia mediatiche secondo cui il Paese soffre una “crisi umanitaria” aprì la strada all’inquinamento dell’opinione pubblica coll’idea che fosse necessario un intervento straniero. Mentre sul fronte multilaterale, gli Stati Uniti ebbero difficoltà a imporre un consenso ai Paesi latinoamericani ad ignorare il rispetto dell’autodeterminazione del Venezuela e sostenere l’intervento militare; in questo modo sul fronte irregolare, i servizi d’intelligence venezuelani sventarono diversi attentati dei mercenario. L’ultimo riguarda la cattura dell’ex-ufficiale Oswaldo Valentín García Palomo, che pianificò un colpo di Stato a febbraio, un approccio diverso rispetto all’ultima operazione dell’agente straniero Joshua Holt, trovato a Ciudad Caribia durante un’operazione delle forze di sicurezza venezuelane, che svelarono vergognosamente l’agenda segreta degli Stati Uniti. Garcia Palomo, ex-colonnello della Guardia Nazionale Bolivariana, confessò che nelle attività del colpe abortito (operazione Constitución del 2018 e il tentativo del febbraio 2019) aveva il sostegno di CIA e governi di Colombia, Brasile e Cile. Disse anche che l’agenzia statunitense lo contattò attraverso il generale in pensione Antonio Rivero, attivista del partito Volontà Popolare ed agente della CIA, secondo il Ministro della Comunicazione Jorge Rodríguez. Il disertore menzionò anche Julio Borges, che dal 2015 cospirò a favore di omicidio e golpe contro il governo di Nicolás Maduro. Il primo smantellamento di tale rete, che si preparava al colpo di Stato da un anno, permise di conoscerne l’ampia portata, poiché i contatti di Garcia Palomo includevano ex-ufficiali come Juan Carlos Caguaripano, autore dell’occupazione di Fort Paramacay nel 2017, e la cellula terroristica di Óscar Pérez. Inoltre, il resto della forza finì nella fallita Operazione Libertà che Guaidó invocò il mese scorso. La mancanza di supporto all’appello ad ignorare lo Stato e le azioni d’intelligence svolte dalle agenzie di sicurezza fecero del 30 A un giorno doloroso e inglorioso per gli Stati Uniti. Il Presidente Nicolás Maduro affermò, dopo il fallito colpo di Stato del 30A, che il generale Cristopher Figuera fu reclutato dalla CIA per compiere il tentato golpe dopo la liberazione di Leopoldo López.
Sul fronte economico delle aggressioni contro il Venezuela, non dobbiamo dimenticare di menzionare le informazioni fornite dall’ex-direttore della CIA e ora il segretario di Stato americano, Mike Pompeo, che rivelò all’inizio del 2018 che l’agenzia era responsabile di alcune delle sanzioni emesse contro lo Stato venezuelano. Il presidente Donald Trump era interessato ai rapporti che parlavano del Venezuela, soprattutto per sapere “in che modo il governo di Maduro fosse legato alle Forze Armate Nazionali Bolivariane”, così come questioni finanziarie come “chi aveva i soldi, i creditori, i tempi di pagamento”. Così, Pompeo ammise che seconda o terza batteria di sanzioni erano il risultato delle raccomandazioni della CIA. Un’altra misura di soffocamento che integra il blocco finanziario è deliberatamente riconosciuta dal braccio dell’intelligence statunitense. In tale senso, i nuovi e intensificati attacchi irregolari contro il Paese negli ultimi due anni del governo Maduro, dal tentativo di assassinarlo al fallito colpo di Stato del 30 aprile, rivelano due diversi aspetti della storia delle aggressioni interventiste di Washington. Progressivamente, l’agenzia d’intelligence nordamericana ha escluso lla leadership locale mettendo i suoi funzionari della Casa Bianca ad imporre casualmente sanzioni economiche ed azioni di forza irregolare, trasferendo le responsabilità operative nei Paesi del Gruppo di Lima, specialmente la Colombia. Nel frattempo scelsero di risparmiare tempo per coprire le proprie azioni, inevitabilmente mettendo l’avversario in vantaggio, potendone prevedere le prossime mosse.

Traduzione di Alessandro Lattanzio

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