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La Corea democratica ha i suoi missili Iskander

Konstantin Asmolov New Eastern Outlook 22.05.2019

Non appena riferimmo del test avvenuto in Corea democratica il 4 maggio, la Corea democratica lanciò altri missili a corto raggio (di tipo sconosciuto) il 9 maggio 2019. Uno di essi volò per 420 chilometri, mentre gli altri per 270 chilometri. I missili raggiunsero la quota di 50 km e poi caddero sul Mar del Giappone/Mare Orientale. Il giorno dopo, i media della Corea democratica riferirono che i lanci missilistici facevano parte di esercitazioni militari. Come la volta precedente, Kim Jong-un presenziava all’esercitazione. La regione di Kusong, nella provincia di Pyongan settentrionale, dove furono organizzate le esercitazioni, è abbastanza nota. Nel febbraio 2017, questo luogo vide il lancio del missile balistico a medio raggio Pukkuksong-2. E a maggio e luglio 2017, i missili Hwasong-12 e Hwasong-14 furono lanciati da questa regione. Gli esperti ritengono che i nordcoreani abbiano testato i missili a corto raggio (di tipo terra-terra), equivalenti ai missili Iskander della Russia. Il 4 maggio furono lanciati a distanza minore (rispetto alla norma) e il 9 maggio furono testati alla portata effettiva per valutarne la stabilità. Poiché le caratteristiche dei missili della RPDC furono paragonate a quelle degli Iskander della Russia, gli esperti sudcoreani ritengono che i primi abbiano una portata massima di 500 km. In altre parole, possono raggiungere tutte la RoK, ad esempio, la portata del missile lanciato il 4 maggio di 270 km significa che può colpire Seoul, mentre quella di 420 km indica che può colpire una considerevole base militare, il complesso di Gyeryongdae nella provincia di Chungcheongnam-do, nel sud del Paese. Inoltre, la quota di 50 km a cui il missile volava, è superiore ai 40 km di quella dei sistemi missilistici terra-aria della Corea del Sud i Patriot. In altre parole, sarà difficile intercettare e distruggere le armi menzionate. I sistemi THAAD (Terminal High Altitude Area Defence) sono progettati per colpire i missili balistici, ma gli Iskander seguono rotte non balistiche. Raggiungono la quota massima molto rapidamente, quindi seguono una traiettoria appiattita finché non colpiscono il bersaglio. In altre parole, al momento la RoK non ha mezzi per garantirsi che tali armi siano sempre intercettate e distrutte.
A parte i missili, anche i lanciamissili mobili suscitavano interesse. Il 4 maggio furono lanciati dai lanciatori ruotati, mentre il 9 maggio furono usati equivalenti cingolati. Questi ultimi sono perfettamente adatti alle operazioni in condizioni difficili, ad esempio in terreni montuosi. Questo mette decisamente al loro posto gli strateghi sudcoreani (e non solo), che puntavano sui sistemi ABM (antimissili balistici) per intercettare i missili lanciati dagli avversari. Forse, la crescente frenesia su questi “Kimskanders” potrebbe classificarli come dettata da questi ultimi sviluppi. Secondo la risoluzione 1874 del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite, alla Corea democratica è proibito sparare qualsiasi tipo di missili balistici e le violazioni di questo divieto potrebbero avere un impatto negativo sul dialogo col Nord. Se dichiarazioni ufficiali affermano che la RPDC ha condotto test missilistici (anche se i missili utilizzati erano a corto raggio), possono essere motivo per un’escalation nella penisola coreana. Secondo il parere dei militari della RoK, le fotografie pubblicate dai media nordcoreani indicano che furono lanciate versioni modernizzate di missili russi, ma altri esperti ritengono che non ci siano abbastanza informazioni per trarre conclusioni. Il servizio d’intelligence sudcoreano ammette che i missili potrebbero essere un nuovo tipo di armi, ma non hanno ancora completato l’analisi dei dati. Nei commenti sul lancio dei missili del 9 maggio, Donald Trump evidenziava che Washington segue la situazione nella Corea democratica e confermava che erano stati testati missili a corto raggio. Il presidente nordamericano ancora una volta ricordato al pubblico che la Corea democratica offre numerose opportunità economiche che il suo leader non desidera siano sprecate. Il capo degli Stati Uniti espresse opinioni simili sulle precedenti esercitazioni militari condotte il 4 maggio.
Durante l’apparizione in un programma speciale, chiamato Ask the President, trasmesso il 9 maggio dalla rete televisiva KBS, il presidente della Corea del Sud Moon Jae-in dichiarava che la Corea democratica avrebbe usato i lanci missilistici per esprimere disappunto sull’esito del Vertice Corea-Stati Uniti ad Hanoi. Con le sue azioni, Pyongyang avrebbe tentato di esercitare pressioni su Washington per spingerla a riavviare il dialogo. Se i nordcoreani continuano ad usare tattiche simili, sarà impossibile risolvere le questioni in sospeso attraverso il dialogo e le consultazioni. Moon Jae-in aggiunse che se Pyongyang avesse delle riserve, avrebbe dovuto discuterle ai negoziati. Apparentemente, la sua posizione si rivelò ancora più radicale di quella di Donald Trump. In risposta a una domanda sul tipo di missile, il presidente della Corea del Sud disse che secondo gli esperti militari, Pyongyang aveva lanciato missili a corto raggio. Tuttavia, se venissero alla luce informazioni che erano armati, questi lanci sarebbero considerati una chiara violazione della risoluzione del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite. Questa era una strana affermazione, in quanto dovrebbe ricordare le definizioni pertinenti. Nel frattempo, i servizi di intelligence della Corea del Sud hanno notato che i recenti lanci missilistici facevano parte di esercitazioni militari (di natura difensiva) e che la decisione di attuarli sarebbe stata motivata dalle esercitazioni militari congiunte condotte da Corea del Sud e Stati Uniti e dall’annuncio su un piano per equipaggiare l’esercito la RoK di armi avanzate.
I rappresentanti della RPDC concordano indirettamente con la valutazione dell’agenzia, poiché ricordavano al pubblico che la Corea del Sud aveva condotto esercitazioni militari congiunte, chiamate 19-1 Dong Maeng, cogli Stati Uniti e un’esercitazione delle forze armate della ROK a marzo-aprile. Tuttavia, per ragioni sconosciute, nessuno parlava di tali provocazioni militari. L’agenzia Reuters citava fonti del Pentagono secondo cui il dipartimento della Difesa degli Stati Uniti non escludeva che la RPDC abbia lanciato missili balistici il 9 maggio. Tuttavia, il sito ufficiale del dipartimento non dava informazioni di questo tipo. In ogni caso, due missili lanciati in 5 giorni indicano quanto segue:
– La RPDC ha dimostrato con successo che, nonostante la moratoria sui lanci di ICBM (missili balistici intercontinentali), il suo complesso industriale militare continua a svilupparsi. Ciò è anche indicativo della misura in cui poteva la pressione delle sanzioni.
– Dal punto di vista del “cambio delle regole”, la RPDC ora ha una nuova carta vincente, costringendo gli avversari a rivalutare vari piani adottati per combatterla. Certo, è possibile sviluppare contromisure, ma ciò richiederà tempo ed impegno, e nel frattempo le posizioni chiave della RoK restano vulnerabili agli attacchi in un conflitto tra Nord e Sud Corea. Tuttavia, è impossibile non ammettere che, proprio come le esercitazioni militari congiunte tra RoK e USA, questi lanci aumentino effettivamente le tensioni nella regione, ma non in larga misura.
Ufficialmente, i test militari non indicavano la fine del dialogo, ma si deve ancora aspettare e vedere se saranno fatti tentativi di etichettare i missili “armi balistiche”, per poi accusare la Corea democratica di violare la moratoria.

Konstantin Asmolov, PhD in Storia, ricercatore presso il Center for Korean Studies dell’Istituto di studi sull’Estremo Oriente dell’Accademia Russa delle Scienze, in esclusiva per la rivista online “New Eastern Outlook“.

Traduzione di Alessandro Lattanzio