Le minacce di Trump all’Iran sono un Déjà Vu

Finian Cunningham, SCF 22 maggio 2019

L’erratico presidente nordamericano è passato dal desiderio di pace con l’Iran a, pochi giorni dopo, a velate minacce di annientamento nucleare della Repubblica islamica. Donald Trump è salito sul pulpito del suo twitter avvertendo della “fine ufficiale dell’Iran”. La configurazione del potere militare nel Golfo Persico, l’accentuarsi delle tensioni tra Stati Uniti e Iran, e la sconvolgente retorica aggressiva creano una situazione esplosiva. A volte, i protagonisti dicono di non volere la guerra. Ma proprio come il pendio scivoloso verso la Prima Guerra Mondiale (1914-18), l’esplosione di ostilità può assumere una propria logica. Paradossalmente, la scorsa settimana il presidente Trump e il suo diplomatico Mike Pompeo assicuravano che gli Stati Uniti “non cercano in fondo una guerra coll’Iran”, ma non erano affatto rassicuranti. Né, va detto, lo sono le assicurazioni della leadership iraniana di non volere la guerra cogli Stati Uniti. Il Ministro degli Esteri iraniano Mohammed Javad Zarif aveva detto che non c’è “alcuna propensione alla guerra”. Forse, ma non è garantito che non ci sia, soprattutto perché le circostanze sono così precarie. Alla vigilia della Prima guerra mondiale, i capi europei erano altrettanto fermamente convinti che la guerra potesse essere evitata. Pensavano che la loro razionalità e modernità li avrebbero risparmiati dalla catastrofe. Tuttavia, gli europei si gettarono rapidamente in una conflagrazione con una reazione a catena incontrollata. Ciò che oggi è particolarmente grave è la natura erratica ed incendiaria della retorica di Trump. Alla fine della scorsa settimana diceva ai media che “sperava” che non ci sarebbe stata guerra coll’Iran. Anzi, persino alluse alla possibilità di futuri colloqui diplomatici con Teheran. Poi, durante il fine settimana, Trump cambiava come sempre twittando che se l’Iran avesse minacciato gli Stati Uniti “sarebbe la fine ufficiale dell’Iran”. “Se l’Iran vuole combattere, sarà la fine ufficiale dell’Iran. Non minaccerete mai più gli Stati Uniti!”, twittava il comandante in capo degli Stati Uniti. Non è chiaro cosa lo spingesse. Forse le notizie di attacchi missilistici contro l’ambasciata nordamericana a Baghdad, dalle milizie irachene appoggiate dall’Iran. O forse qualcuno aveva bruciato il suo hamburger. Non c’è dubbio che Trump invocava l’uso di armi nucleari contro l’Iran se dovesse scoppiare una guerra. Cos’altro dedurre dalle parole “la fine ufficiale dell’Iran”?
Anche il senatore repubblicano Tom Cotton falco guerrafondaio sull’Iran, sembrava appoggiare gli attacchi nucleari in caso di conflitto, dicendo a Fox News che gli Stati Uniti potrebbero sconfiggere l’Iran con soli due attacchi, definendoli in modo criptico “primo ed ultimo attacco”. Ciò lascia ancora pochi dubbi sul fatto che l’annientamento nucleare è considerato dei politici di Washington nella prosecuzione di una guerra contro l’Iran. Tale pensiero è, ovviamente, spregevole. La contemplazione della distruzione genocida di un’altra nazione dimostra la barbarie e l’iniquità dei governanti nordamericani. Ma non dovremmo essere sorpresi da tale depravazione. Dopo tutto, gli statunitensi sono gli unici che mai usarono armi atomiche quando lanciarono due bombe su Hiroshima e Nagasaki nell’agosto del 1945, uccidendo oltre 200.000 civili. Washington ha sempre riservato il “diritto” infernale di usare la forza nucleare preventivamente per “difendere i suoi interessi vitali”. Nei decenni della Guerra Fredda, gli strateghi statunitensi avevano elaborato piani per attacchi nucleari preventivi su Unione Sovietica e Cina, sapendo perfettamente che milioni di innocenti sarebbero stati cancellati. Trump aveva in precedenza avvertito la Corea democratica di distruzione nucleare, vantando “una furia come mai prima il mondo” e fece una simile minaccia di annientamento alla Corea democratica mentre si rivolgeva all’assemblea generale delle Nazioni Unite nel settembre 2017. La criminalità arrogante non conosce limiti. Immaginate, prima che le Nazioni Unite violassero in modo flagrante la propria carta fondativa, mettendo fuori legge l’aggressione, Trump sembrava davvero assaporare il genocidio. (Da allora continuava ad abbracciare il leader nordcoreano Kim Jong-un con la diplomazia, ma il potere psicotico nordamericano potrebbe volgersi all’aggressione barbara in qualsiasi momento, se i discorsi non si adeguassero ai suoi dettami). L’ultima faccenda retorica di Trump contro l’Iran è provocatoria. Parlare di spazzare via un’intera nazione non è altro che dichiarare guerra. È solo un tweet che scatena una conflagrazione. È folle e criminale. Perché twitter non ha bloccato l’account di Trump?
Tornando all’analogia con la Prima Guerra Mondiale, quell’orrendo evento, che provocò 20 milioni di morti e l’omicidio su scala industriale, fu in gran parte contrastato dal pubblico all’epoca. I capi politici, militari e imperiali andarono in guerra nonostante le assicurazioni non ci sarebbe stata. Era come se le nazioni fossero capita nel conflitto. Tuttavia, non era del tutto inedito. Ciò che rendeva inevitabile la violenza era la configurazione delle forze militari e le tensioni internazionali che portavano da diversi anni a una polveriera. Una scintilla, l’assassinio dell’Arciduca Francesco Ferdinando a Sarajevo il 28 giugno 1914, portò alla reazione a catena disastrosa. Ecco perché le promesse di questo presidente nordamericano di non volere la guerra sono piuttosto sconcertanti. Il compiacimento è allarmante. L’amministrazione Trump ha fatto tutto il possibile per porre una miccia esplosiva nel Golfo Persico. Dal cestinare l’accordo nucleare del 2015 coll’Iran, al rafforzamento del terrorismo economico attraverso sanzioni illegali, dall’invio di squadre navali con portaerei e di bombardieri B-52, a suggerire l’annientamento nucleare. Washington è la sola colpevole della situazione esplosiva. Per Trump e altri politici nordamericani parlare di “non voler la guerra” è ridicolo o è una doppiezza.
I razzi sparato sull’ambasciata nordamericana a Baghdad, o i droni yemeniti che attaccavano le infrastrutture petrolifere saudite, o il sospetto sabotaggio di petroliere nel Golfo Persico. Le scintille scoccano sulla polveriera. La ripetizione della storia non è inevitabile. Ma Washington ha sicuramente fatto del suo diabolico meglio per ripeterla, un secolo dopo la Prima guerra mondiale.

Traduzione di Alessandro Lattanzio

Precedente Nessuno, neanche Trump, può contenere l'ascesa della Cina Successivo La Corea democratica ha i suoi missili Iskander