La Russia sfida gli Stati Uniti in America Latina e nei Caraibi

Felix Caballero Escalante, Internationalist 360°, 20 maggio 2019

La polarizzazione nell’arena internazionale rivelano diversi punti di attrito nel mondo, permettendoci di osservare lo scontro di interessi tra potenze tradizionali e Stati che acendono capacità e portata di azione nella sfera internazionale.

La storia degli Stati Uniti “eccezionali”
Gli Stati Uniti sono promotori dell’unipolarità la cui concezione si basa principalmente sul fattore provvidenziale, sempre presente sin dalla sua costituzione come Stato. Dal diciassettesimo secolo, quando le colonie inglesi si stabilirono nel Nord America, l’idea sposata da John Winthrop nella colonia del Massachusetts nel 1630, citando la famosa frase “La città sulla collina”, riferendosi al carattere eccezionale dei nuovi coloni che si pensava fossero destinati dalla provvidenza ad “essere d’esempio per il mondo” [1], modellò dottrine come la Monroe Doctrine (1823) elaborata da John Quincy Adams, e il Manifest Destiny nel quadro dell’espansione del Stati Uniti verso sud (negli anni ’40 dello stesso secolo); e si nota che l’intera matrice dottrinale si basa sull’idea che i principi della nazione nordamericana sono universali per decreto divino. [2] Tali idee sono interamente presenti nell’élite dirigente statunitense e venivano menzionate da funzionari nell’attuale amministrazione governativa, come il segretario di Stato Mike Pompeo, ammettendo che gli Stati Uniti sono un “Paese eccezionale e unico” [3], o dal consigliere della sicurezza John Bolton, che ripetutamente rivendicava la Dottrina Monroe come parte dell’attuale politica estera e di sicurezza [4]. Tale ideologia dell’eccezionale si materializzò nel panamericanismo che, all’epoca, fu concettualizzato dal segretario di Stato James G. Blaine, nel XIX secolo, e consisteva nella riedizione della Zollverein (Unione doganale) formulata dal cancelliere tedesco Otto Van Bismarck, con cui integrò l’impero tedesco nel 1871, attraverso un sistema in cui i flussi economici e commerciali della regione fossero centralizzati dagli Stati Uniti. Con questo obiettivo si tenne la Prima Conferenza Panamericana e fu approvata la creazione dell’Ufficio Commerciale delle Repubbliche americane, adottata il 14 aprile 1890, con sede a Washington, che da quel momento divenne l’epicentro delle politiche dell’America Latina e dei Caraibi, fino ad oggi, dove la sede dell’Organizzazione degli Stati americani (OAS) opera dal 1948 e da dove le politiche di dominio furono promosse negli ultimi 129 anni, prima sotto la dottrina dello shock diretta dalle dittature militari, come in Cile (1973-1990), Argentina (1976-1983), ecc., e poi coi cosiddetti accordi di libero scambio (FTA) originatisi nel sistema interamericano nell’ambito del primo Vertice delle Americhe tenutosi a Miami nel 1994, ora espresso nella conformazione del blocco dell’Alleanza del Pacifico (2012) e negli aspetti ideologici da Gruppo Lima (2017) e ProSur (2018). Così, con la creazione dell’Organizzazione degli Stati americani (OAS) nel 1948, gli Stati Uniti poterono imporsi come rettori della politica regionale latinoamericana.

Influenza della Russia in America Latina e nei Caraibi
Tuttavia, tale sistema di dominio statunitense su America Latina e Caraibi subì un divario che si allargava all’inizio del XXI secolo coll’avvio del cosiddetto Ciclo progressivo (1999-2012) in cui i governi di sinistra diversificarono le alleanze cercando migliori condizioni negli accordi intergovernativi, rispetto a quelle firmate della prima generazione di riforme, secondo il consenso di Washington. Le alleanze internazionali extra-regionali si ebbero in questo ambito, non solo con la Cina, che attualmente si riunisce i principali partner commerciali di diversi Paesi della regione, ma anche con la Russia, la cui influenza in America Latina era più discreto ma non meno efficace in termini geopolitici. L’America Latina rappresentava l’1,2% delle esportazioni totali della Russia nel 2017, un leggero aumento rispetto al 2000 (0,81%), in termini di importazioni totali, si osserva anche un lieve aumento, passando dal 2000 dal 2,1%, al 2017 col 2,8 % [5] con Argentina, Messico e Brasile principali partner commerciali. Nella sfera militare, la Russia è il secondo maggiore esportatore di armi al mondo ed è riuscita ad entrare nel mercato dei Paesi la cui tecnologia militare era tradizionalmente basata su quella di origine statunitense, israeliana ed europea. A tale riguardo, dal 2006 il Venezuela è il principale acquirente di armi russe nella regione e gode della stretta cooperazione tecnico-militare nel trasferimento e addestramento delle tecnologie [6]. Argentina, Brasile, Colombia, Ecuador, Messico, Nicaragua, Uruguay e Venezuela furono quindi acquirenti di armamenti, mezzi e tecnologia russi e negli ultimi anni la cifra dell’indice di valore (TIV) dell’Istituto degli studi internazionali di pace di Stoccolma (SIPRI) mostra un considerevole aumento del valore totale degli acquisti dai Paesi dell’America Latina [7]. Il Venezuela non è solo il caso più eclatante dell’influenza della Russia sulla regione, anche nell’ultimo incontro tra Lavrov e Pompeo dove mostrarono posizioni totalmente opposte [8], ma è anche considerato da alcuni studiosi russi come “la porta verso l’America Latina”[9] del gigante eurasiatico, così da questo punto di vista si possono comprendere le ripetute preoccupazioni degli alti funzionari dell’amministrazione Trump sull’intervento russo nel Paese. Nel campo dell’energia, le due più grandi aziende della Federazione Russa in questo ambito, Rosneft e Gazprom, s’inserivano nel mercato latino-americano, ad esempio vi sono stretti rapporti tra Gazprom e Bolivia nei progetti sui giacimenti di gas Ipati e Akio [10]. Allo stesso modo, il colosso petrolifero Rosneft era strettamente coinvolto nel programma Orinoco Oil Belt di Hugo Chavez, coll’80% delle azioni russe in almeno tre progetti dell’area. Allo stesso modo, nel contesto dello scontro politico in Venezuela, il fatto che la compagnia petrolifera venezuelana cedesse il 49,9% delle quote di CITGO a Rosneft nel 2016, filiale su territorio statunitense attualmente sotto il blocco del governo degli Stati Uniti, diventa specialmente importante. Va anche ricordato il progetto d’ installazione di un Centro di navigazione del sistema russo GLONASS a Cuba [11], indicando la concorrenza diretta al sistema GPS nordamericano e il riavvicinamento tra Russia e Nicaragua in economica e cooperazione nelle situazioni di crisi [12 ]. Questi fattori pongono la Russia al centro del lebensraum nordamericano.

La concezione della Russia dell’ordine mondiale
Il coordinamento della politica energetica tra Russia e Paesi dell’America Latina, nel quadro dell’alleanza dei Paesi OPEC e non OPEC, e la partecipazione attiva di questi paesi al Forum dei Paesi esportatori del gas, dove Venezuela, Trinidad e Tobago, Panama e La Bolivia sono membri, mette a disagio la politica statunitense nei confronti dell’America Latina, nota come Connecting Americas 2022, che cerca di privatizzare le compagnie energetiche statali nella regione. [13] Così America Latina e Caraibi affrontano non solo la lotta regionale cogli Stati Uniti tra sovranità e subordinazione, ma anche una lotta geopolitica per distribuire le zone di influenza delle potenze mondiali, il cui specchio, nel caso della Russia, è l’Europa orientale, spazio vitale di quel Paese ed oggetto dell’espansione della NATO. La concezione della politica estera russa, secondo un documento aggiornato nel 2016, menziona al punto 98 che “rafforzerà i legami coll’America Latina con tutti i mezzi possibili” [14], allo stesso la dottrina della sicurezza russa (2015) [15] si concentra sul rafforzamento del sistema multilaterale per poter costruire un mondo pluricentrico, primo passo necessario per il multipolarismo. Il documento ribadisce l’importanza di garantire sovranità ed autodeterminazione per se stessi e per gli altri Paesi, in modo che gli interessi unilaterali di Stati Uniti e NATO non vengano imposti in questo modo. Allo stesso modo, al punto 13, nota che parallelamente alla gestazione del nuovo ordine mondiale, la politica interventista di Stati Uniti e NATO aumenta l’instabilità regionale, attualmente evidente nel caso dell’America Latina che subisce un processo di balcanizzazione, o come alcuni autori chiamano, Suramexit [16]. La Russia percepisce l’ingerenza negli affari interni come minaccia e contraria ai principi di autodeterminazione e sovranità (pt.15), e cita anche i pericoli insiti nell’espansione della NATO e nella costruzione delle sue installazioni militari ai suoi confini, meccanismi di cui scopo è minare la politica dei blocchi regionali della Federazione. A differenza della strategia di sicurezza degli Stati Uniti, la Russia stabilisce chiaramente le seguenti linee generali in politica estera: sicurezza collettiva, rispetto di popoli culture, tradizioni e interessi, diritto internazionale e commercio equo basato su relazioni equilibrate vincenti (pt.28). Ciò può essere visto in pratica nelle condizioni stabilite su pagamento del debito, flessibilità necessaria per ristrutturarlo e anche creazione di unioni doganali come l’Unione economica eurasiatica in cui Paesi come Russia, Kazakistan, Bielorussia e Armenia riuniscono i loro vantaggi comparativi in un mercato regionale, mettendo un freno parziale alla globalizzazione che sottopone i mercati nazionali a monopoli stranieri. In questo modo, la Russia assume di nuovo il ruolo che aveva come stabilizzatore nell’ordine internazionale nell’era sovietica, non raggiungendo ancora lo stesso livello ma gradualmente ascendendo, prendendo posizioni che ostacolano la politica di dominio degli Stati Uniti come ad esempio in Siria, Ucraina, Venezuela e Iran. A prescindere dagli stretti legami storici del dominio statunitense su America Latina e Caraibi, la Russia riusciva a penetrare la sfere d’influenza scontrandosi direttamente cogli interessi di Washington e, sebbene la sua influenza non sia espansiva come quella della Cina, il gigante eurasiatico consolida un alleanza strategica con Paesi situati nel “cortile” degli Stati Uniti, come Cuba, Nicaragua, Venezuela. Questo può cambiare radicalmente l’intera politica dei Caraibi [17], qualcosa d’inconcepibile per la Casa Bianca, come aveva già dimostrato nel 1962 con la “crisi missilistica”. Si assiste al declino degli Stati Uniti come potenza unipolare? Gli Stati Uniti prenderanno un corso irrazionale in politica portando il mondo verso un piano autodistruttivo? O a causa della globalizzazione del sistema combinato col declino dell’occidente, si arriverebbe ad altri scenari? Vedremo.

Note:
1. Americanyawp
2. Paidós. Buenos Aires, 2004.
3. Youtube
4. Washington Post
5. Atlas
6. Reuters
7. Arms Trade
8. 5TV
9. 9. Розенталь Д.М. (2018) Венесуэльский узел в в латиноамериканской политике Москвы, “атинская Америка” Н ° 10, Москва, p.50.
10. Vesti Finance
11. Sputnik
12. Hispan TV
13. Celag
14. MID
15. Consultant
16. Rebelion
17. Celag

Traduzione di Alessandro Lattanzio

Precedente Il Nicaragua all'ombra del fascismo occidentale Successivo “Tutti i siriani combattono il terrorismo con la loro fermezza”