Il Nicaragua all’ombra del fascismo occidentale

Stephen Sefton, Internationalist 360°, 20 maggio 2019

Agli esami alla Sorbona, la filosofa Simone Weil ottenne un punteggio migliore di Simone de Beauvoir o Jean Paul Sartre. Comprendeva bene le varietà del fascismo occidentale e dell’imperialismo. Va quindi prestata attenzione alla sua osservazione secondo cui gli europei furono scioccati dai crimini nazisti perché i nazisti gli fecero ciò che gli europei facevano ai popoli delle loro colonie. L’osservazione di Weil non era certo una novità per la maggioranza del mondo, ma ora lo si ripete ai popoli di Nord America e Europa. L’attuale politica estera di Stati Uniti ed UE incarna il fascismo riunendone il potere delle imprese e la politica dello Stato. La sfarzosa versione contemporanea dà priorità alla finanza aziendale e ai media monopolistici come mezzo per ottenere ciò che vogliono le élite di USA e UE, evitando la distruzione massiccia della guerra, con esiti globali incerti contro antagonisti ostili e determinati. Questo è il senso delle sanzioni contemporanee e della guerra psicologica contro Russia, Cina, Corea democratica, Siria e, in America Latina, contro Cuba, Venezuela e Nicaragua. In America Latina e nei Caraibi, questa realtà è evidente data la natura degli ascari di USA e UE, che sostengono regimi repressivi della criminalità organizzata in Colombia, Brasile e Argentina, e le controparti delle opposizioni politiche in Bolivia, Cuba, Nicaragua e Venezuela. Un corollario di tale sostegno è l’incapacità di tali blocchi politici subalterni di dire la verità o d’onorare gli accordi, esattamente come i loro mandanti di Nord America e d Europa. Gli esempi abbondano di ciò. All’inizio del 2018 l’opposizione venezuelana era sul punto di firmare un accordo col governo del Presidente Nicolas Maduro, ma si ritirò all’ultimo minuto per ordine del segretario di Stato nordamericano Rex Tillerson. Allo stesso modo, le autorità statunitensi abbandonarono unilateralmente il processo allentando le tensioni con Cuba dopo anni di negoziati e proprio di recente intensificando le sanzioni ed attivando misure precedentemente inutilizzate della famigerata legge Helms-Burton.
In Colombia, l’ultima violazione dell’accordo di pace, sempre più indebolito, era l’arresto di Jesus Santrich su false accuse di su stupefacenti, dopo la liberazione su disposizioni giudiziarie chiave dell’accordo, la Giurisdizione speciale per la pace. Tale abuso dell’accordo segue oltre 120 omicidi di combattenti delle FARC smobilitati da parte dell’esercito colombiano e suoi alleati paramilitari narcoterroristi. Una simile malafede grossolana caratterizza l’abuso giudiziario della destra in Argentina, Brasile ed Ecuador e le manovre disperate e infruttuose dell’opposizione in Bolivia contro la candidatura presidenziale di Evo Morales. Questo è il contesto regionale dei negoziati politici in Nicaragua tra il governo sandinista del Presidente Daniel Ortega e l’opposizione comprata e pagata dagli Stati Uniti. In contrasto coll’opposizione politica in Venezuela, in Nicaragua i colloqui non sono nemmeno con politici eletti. I rappresentanti dell’opposizione controllati dagli Stati Uniti hanno deliberatamente escluso i partiti politici di destra elettoralmente in bancarotta dai colloqui. I negoziatori dell’opposizione sono quasi senza eccezione individui di organizzazioni dipendenti in un modo o nell’altro dal sostegno finanziario degli Stati Uniti. Il governo del Nicaragua accettava i colloqui con tali figuri non rappresentative dell’opposizione in un processo mediato dal nunzio papale e da un delegato dell’Organizzazione degli Stati americani. Le discussioni proseguirono formalmente a marzo con alcuni progressi su questioni come il rilascio condizionato di prigionieri condannati per crimini durante il fallito tentato colpo di Stato, il ritorno dei sostenitori dell’opposizione fuggiti dal Paese lo scorso anno, riforme elettorali e rafforzamento delle garanzie costituzionali esistenti. Tutte importanti concessioni da parte del governo.
Da parte sua, l’opposizione si rifiuta d’impegnarsi a rinunciare a future violenze o un appello congiunto col governo per la fine delle sanzioni che danneggiano l’economia del Nicaragua. Né sembrano disposti a concordare un meccanismo che garantisca l’attuazione di qualsiasi accordo definitivo da poter raggiungere. In effetti, sembrano pensare che la minaccia di continuare le sanzioni statunitensi e persino l’intervento, li esoneri dal fare concessioni significative.
Mentre i colloqui si consumano, la buona fede del governo contrasta sempre più fortemente con la malafede dell’opposizione, sia presso la maggioranza del popolo del Nicaragua che i delegati della mediazione. Come cortina fumogena della sua perfidia, l’opposizione periodicamente inscena distrazioni teatrali mediatiche o violenze calcolata. L’ultimo esempio fu una serie di attacchi dei detenuti dell’opposizione nel penitenziario dove sono detenuti. Ma le autorità nicaraguensi prevenivano la propaganda di tali attacchi invitando la Croce Rossa a monitorare le condizioni dei detenuti, misura che minava le falsità dell’opposizione.
Due cose rimangono assolutamente chiare in questa fase dei tentativi falliti di Stati Uniti ed UE di rovesciare il governo sandinista del Nicaragua. In primo luogo, chi sostiene l’opposizione in Nicaragua è complice degli sforzi dei governi occidentali, profondamente antidemocratici e anti-umanitari, al cambio di regime contro un governo progressista di successo. In secondo luogo, come le controparti fasciste in Venezuela e Colombia, l’opposizione del Nicaragua è composta da traditori intenti a servire e obbedire agli interessi di aziende straniere. Non hanno nulla da offrire in risposta all’impeccabile piano nazionale di sviluppo umano del governo Sandinista del Presidente Ortega. Tutto suggerisce che i delegati dell’opposizione sono decisi a trovare una scusa per abbandonare i colloqui o rinnegare qualsiasi accordo finale. I negoziatori del governo del Presidente Ortega hanno già fatto e attuato importanti concessioni, ma si attengono alla richiesta che l’opposizione chieda la fine delle sanzioni. Infine, potrebbe essere raggiunto un accordo, ma i mandanti da Stati Uniti e dell’UE dell’opposizione in Nicaragua non gli permetteranno mai di onorarlo. In effetti, potrebbe non essere del tutto vero che l’opposizione non abbia piani per il Paese: vuole governare un inferno neoliberista come l’Honduras o Haiti.

Traduzione di Alessandro Lattanzio

Precedente Venezuela: Amnesty International al servizio dell'impero Successivo La Russia sfida gli Stati Uniti in America Latina e nei Caraibi