L’avventura di Washington si schianta in Norvegia

Mision Verdad 18 maggio 2019

Il governo norvegese ha confermato l’incontro coi rappresentanti dell’opposizione e del governo di Nicolás Maduro per aprire un dialogo tra i due attori politici. Nella dichiarazione rilasciata, sottolineano che gli incontri sono in “fase esplorativa” e che la Norvegia sostiene la ricerca di una soluzione pacifica della situazione nel Paese. Nei giorni precedenti, media come Reuters riferivano che l’incontro si sarebbe tenuto il 15 maggio, dove le parte si erano incontrate separatamente coi rappresentanti della Norvegia. Da parte loro, fonti anonime consultate dalla Rete radiotelevisiva norvegese (NRK) dichiaravano che tali incontri svoltisi a Oslo, iniziati a Cuba, Paese che in parallelo svolge colloqui con Canada e gruppo di Lima sul Venezuela. Il primo a rivelare di partecipare a questa iniziativa internazionale per raggiungere un’uscita dalle avventure golpiste di Washington iniziate all’inizio dell’anno, fu Juan Guaidó. Guaidó riconosceva di aver affidato ai rappresentanti del suo fittizio governo la creazione di un tavolo di dialogo col governo venezuelano, nel tentativo di attenuare l’insoddisfazione dei gruppi estremisti anti-chavisti che si oppongono a qualsiasi soluzione diplomatica, sottolineava che non c’era alcun negoziato e che l’unico obiettivo di queste conversazioni era “l’uscita di Maduro”. Unione europea e Cina salutavano l’incontro. Secondo Leiv Marsteintredet, professore di Politica comparata all’Università di Bergen, c’era anche l’approvazione del presidente Donald Trump. L’esperto aggiungeva che la Norvegia ha il vantaggio di “andare bene per tutti”. Il Presidente Nicolás Maduro salutava l’iniziativa in cui, a fianco del Chavismo, partecipavano il Ministro della Comunicazione Jorge Rodríguez e il governatore dello Stato di Miranda Héctor Rodríguez.

Unione Europea, CARICOM e Cina: attori che aderiscono ai canali diplomatici
L’annuncio del dialogo nella capitale norvegese fu sincronizzato con le mediazioni coinvolgendo fattori internazionali per creare uno spazio per il dialogo sul conflitto venezuelano. La via diplomatica s’impose all’idea di un attacco militare, opzione che un settore dell’istituzione della sicurezza nazionale diretta dal belluino John Bolton vuole sia l’unico modo per abbattere il Chavismo. Un giorno dopo i colloqui privati in Norvegia, il governo Maduro riceveva l’International Contact Group (GIC) presso Palazzo Miraflores. Durante la riunione furono discussi gli effetti dei tre anni di sanzioni economiche imposte dall’amministrazione Trump. Il GIC, composto da Paesi della Comunità dei Caraibi (CARICOM), Unione Europea, Bolivia, Messico, Ecuador e Uruguay, è nella capitale venezuelana dal 13 maggio, portando avanti una missione politica “per presentare e discutere le opzioni per una soluzione pacifica e democratica della crisi”, come affermava il documento finale dell’ultimo incontro tenutosi a San José, in Costa Rica. Lo stesso giorno dell’incontro col GIC, il governo venezuelano riceveva la visita dal direttore per l’America Latina e i Caraibi della Cancelleria della Repubblica Popolare Cinese, Zhao Bentang. Maduro aveva colloqui col delegato cinese sulla cooperazione bilaterale tra i due Paesi e riconosceva il sostegno che la popolazione venezuelana percepiva nel quadro del reciproco rispetto, per risolvere la situazione economica aggravata dalle sanzioni unilaterali degli Stati Uniti. Va ricordato che il governo di Xi Jinping sostiene il Presidente Nicolás Maduro nelle istanze multilaterali in cui veniva trattata la situazione venezuelana, come le riunioni del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite. Non passavano che i primi giorni di maggio, che Juan Guaidó allentava il suo discorso per aderire alla risorsa diplomatica del negoziato cogli attori che lo guidano, incluso il gigante asiatico.

In quali condizioni le parti raggiungono il dialogo?
Gli antecedenti immediati del 2016 e 2018 mostrano che le occasioni in cui il governo e l’opposizione si erano seduti per negoziare, lo fecero su una posizione svantaggiata, dopo aver attuato piani di destabilizzazione e attacchi non convenzionali contro il Paese. Questo caso non sembra un’eccezione. Guaidó, che solleva la bandiera delle interferenze straniere e degli interessi corporativi transnazionali, non riusciva (in questi quasi quattro mesi di presunto governo) ad aver un vero spazio di potere nella politica nazionale. Il piano golpista aveva come punta di diamante la frattura dei militari venezuelani. Il successo di “Operazione Libertà” dipendeva interamente dalla frattura tra gruppi del comando militare che non avvenne e che quindi culminò in un clamoroso fallimento. D’altra parte, l’operazione fallita espose i cospiratori. A tal proposito, i deputati dell’Assemblea nazionale furono accusati di spergiuro verso la Corte suprema di giustizia e ora sono latitanti. Ciò esaurisce l’unico spazio istituzionale che il gruppo Guaidó controllava precariamente. Visto così, le sole mosse efficaci per infliggere gravi danni al Paese furono sanzioni economiche, sabotaggio del sistema elettrico nazionale e blocco a medicinali e cibo. Tuttavia, l’obiettivo di peggiorare le condizioni sociali per minare il sostegno al Chavismo, promuovere proteste violente e altre manovre destabilizzanti, non ebbero alcun risultato. L’elenco dei fallimenti ha seriamente disturbato l’intenzione di Washington di cambiare il corso politico del Venezuela. Ciò la spinse a tentare un possibile scontro militare con la partecipazione diretta di proprie truppe, che in linea di principio generava il rifiuto del blocco latinoamericano e delle potenze emergenti Russia e Cina. Nel frattempo, l’alto comando politico dubitava dell’efficacia del dispiegamento militare. Lo stesso presidente Trump dichiarò dopo le conversazioni telefoniche con Vladimir Putin che non aveva intenzione d’intervenire in Venezuela. Queste mosse irregolari sulla guerra, annullavano la minaccia come mezzo di pressione per imporre un tavolo negoziale. Da parte loro, i rappresentanti del governo venezuelano si presentavano al tavolo del dialogo con FANB e dati politici avendo superato l’ultimo colpo di Stato in poche ore e senza ricorso alla forza. Il governo si dedicava ad esplorare tutte le iniziative di dialogo avanzate da diversi attori e interessi politici. Il semplice fatto che l’alternativa di Oslo venga portata avanti, lo lascia in posizione di forza, considerando che la Norvegia è uno dei governi che non ha appoggiato Guaidó e che non ha posto precondizioni ai colloqui. Si sviluppava anche con la partecipazione di Cuba, alleata diplomatica del Venezuela. Il Presidente Nicolás Maduro rimane in carica essendo sostenuto internamente dal Chavismo ed internazionalmente dalle nazioni come Russia e Cina col sostegno generale del blocco dei paesi emergenti. L’incontro del cancelliere venezuelano coll’omologo Sergej Lavrov per contrastare i piani d’invasione conferma la natura strategica del futuro del Venezuela sul quadro geopolitico.
L’obiettivo dell’approccio diplomatico coi rappresentanti locali degli interessi del potere nordamericano è chiaro: dissuadere dall’attacco militare prolungato, in primo luogo, ma anche chiedere la fine delle sanzioni finanziarie come strumento di aggressione contro il Paese. Solo il disarmo della guerra irregolare diretta dal nemico e le azioni internazionali attuate dallo Stato venezuelano denunciando l’unilateralismo degli Stati Uniti portano al dialogo politico come risorsa per esaurire il governo parallelo logoro che “presiede” Guaidó. Se questo percorso continua, la trama golpista è condannata a sparire presto.

Traduzione di Alessandro Lattanzio

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