La Cina riavvia gli acquisti di petrolio iraniano, ignorando le sanzioni di Trump

Bourse and Bazaar 17 maggio 2019

Lo stesso giorno in cui il Ministro degli Esteri iraniano Javad Zarif si recava a Pechino per colloqui su “questioni regionali e internazionali”, la petroliera cinese PACIFIC BRAVO salpava verso est, dopo aver caricato circa 2 milioni di barili di petrolio iraniano dai terminal di Soroosh e Kharg nel Golfo Persico, negli ultimi giorni, secondo le analisi di TankerTrackers.com. PACIF BRAVO attualmente indica come destinazione l’Indonesia, ma la petroliera fu recentemente acquistata dalla Bank of Kunlun, istituto finanziario di proprietà della compagnia petrolifera statale cinese CNPC. TankerTrackers.com ritiene che la Cina sia la destinazione finale del petrolio a bordo. PACIF BRAVO è la prima petroliera a caricare greggio iraniano dopo che l’amministrazione Trump revocava le esenzioni per gli acquisti da parte di otto clienti del petrolio iraniano. La revoca delle esenzioni, che scioccava il mercato petrolifero globale, fu una grande escalation della campagna di “massima pressione” di Trump sull’Iran. L’acquisto di petrolio iraniano in assenza di deroghe espone le società coinvolte nella transazione, tra cui armatore, raffineria e banca, a possibili designazioni dal dipartimento del Tesoro statunitense, minacciando i legami che queste società potrebbero avere cogli Stati Uniti sistema. Bank of Kunlun fu a lungo l’istituzione finanziaria al centro del commercio bilaterale Cina-Iran, ruolo per cui fu sanzionata dall’amministrazione Obama. Nonostante sia già stata designata, Bank of Kunlun cessò le attività legate all’Iran all’inizio di maggio, quando le esenzioni furono revocate. Le rotta della PACIFIC BRAVO indicano un cambio di politica.
Il commercio tra Cina e Iran è rallentato drasticamente dalla reimposizione delle sanzioni secondarie statunitensi a novembre, suggerendo che il governo cinese avesse scelto di subordinare le relazioni economiche coll’Iran alla questione molto più importante dei negoziati commerciali cogli Stati Uniti. Ma da allora i negoziati fallirono. Questa settimana il presidente Trump annunciava l’intenzione d’imporre dazi per ulteriori 300 miliardi di dollari alle importazioni cinesi oltre a misure punitive contro il gigante cinese delle telecomunicazioni Huawei, preso di mira per le presunte violazioni delle sanzioni iraniane. Tali annunci alimentavano l’irritazione in Cina, che prometteva di contrattaccare. La scorsa settimana, il portavoce del Ministero degli Esteri Geng Shuang disse ai giornalisti che la Cina “si oppone risolutamente” alle sanzioni unilaterali sull’Iran. Ma finora ci furono poche prove che il governo cinese incoraggiasse le compagnie ad ignorare od eludere le sanzioni statunitensi nell’interesse degli scambi con l’Iran. Mentre le multinazionali cinesi rimarranno probabilmente caute nel negoziare coll’Iran a causa dei rischi posti alle imprese sempre più globali, l’apparente decisione della Cina di utilizzare le imprese statali per acquistare petrolio iraniano è una sfida diretta e significativa alle sanzioni statunitensi. All’inizio della settimana, il consigliere commerciale di Trump Peter Navarro individuò le attività sanzionabili della Cina nell’industria dei metalli iraniana sul Financial Times. Con tali messaggi, l’amministrazione Trump rese impossibile alla Cina mantenere seprare la guerra commerciale cogli Stati Uniti dai disaccordi sulle sanzioni iraniane. Per l’Iran, la decisione della Cina di continuare ad acquistare petrolio potrebbe rivelarsi un’ancora vitale, mentre lotta per resistere alla campagna di sanzioni della “massima pressione” dell’amministrazione Trump. Il fallimento di Europa, Cina e Russia, restanti parte dell’accordo nucleare iraniano, portava l’Iran ad annunciare che avrebbe iniziato a ridurre la conformità con parti del Piano d’azione globale congiunto (JCPOA) entro 60 giorni.
L’annuncio dell’Iran preoccupava fortemente i funzionari europei che sollecitavano il continuo rispetto degli impegni nucleari del JCPOA. In privato, i funzionari europei riconoscono che la decisione dell’amministrazione Trump di revocare le esenzioni dal petrolio era una grave escalation a cui l’Iran era costretto rispondere. Notando che le pressioni economiche alimentano l’opposizione politica al JCPOA a Teheran, i funzionari europei sollecitavano le controparti cinesi e russe a fare di più per sostenere i legami economici bilaterali coll’Iran. La spedizione della PACIFIC BRAVO potrebbe essere solo il primo passo.

Traduzione di Alessandro Lattanzio

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