Chi ci guadagna dal “sabotaggio” delle navi nel Golfo

Finian Cunningham, SCF 15 maggio 2019

Dopo gli avvertimenti drammatici e chiaramente sceneggiati sull'”aggressione iraniana” dai belluini funzionari statunitensi, segue quindi, abbastanza convenientemente, un presunto sabotaggio nella regione del Golfo Persico che implica l’Iran. Nel frattempo, il segretario di Stato nordamericano Mike Pompeo con faccia seria dice che il suo Paese non vuole la guerra con l’Iran. I suoi commenti distorcono la credulità dato che le forze nordamericane improvvisamente intensificavano la presenza nel Golfo Persico per “rispondere” a presunte infrazioni iraniane. Tipicamente, i media occidentali “riportano” (o meglio, “fanno eco”) al presunto sabotaggio come se fosse un fatto, basandosi su informazioni di funzionari sauditi e degli Emirati, fonti interessate a creare un pretesto di guerra contro l’Iran. Viste le grottesche menzogne ?del regime saudita nell’ultimo anno sull’omicidio del giornalista Jamal Khashoggi e le barbare esecuzioni in massa di dissidenti politici, è nauseante come i media occidentali possano essere così creduloni citando le affermazioni saudite come affidabili, sull’ultimo presunto incidente. “Due petroliere saudite sono state sabotate al largo delle coste degli Emirati Arabi Uniti, rappresentando una potenziale minaccia alle forniture petrolifere mondiali”, riferisce il Guardian, attribuendo la fonte di tali informazioni al “governo saudita”. Ciò che il Guardian ometteva era la parola chiave “presunta” prima di “sabotaggio”. Si noti come l’impressione data sia di una fatto reale dagli intenti malevoli. La maggior parte degli altri media occidentali adottava medesima fiducia sulle affermazioni di Arabia Saudita e Emirati. Significativamente, tuttavia, i funzionari sauditi e degli Emirati non davano dettagli sul “danno significativo” presumibilmente causato a quattro petroliere. Ciò che appare è che le quattro navi furono state in qualche modo danneggiate al largo del porto degli Emirati Arabi Uniti di Fujarah nelle prime ore del 12 maggio. La posizione è nel Golfo di Oman, fuori dal Golfo Persico, a circa 140 chilometri a sud dallo stretto di Hormuz. Quest’ultimo è lo stretto passaggio dal Golfo di Oman al Golfo Persico, attraverso cui passa ogni giorno il 30 per cento del traffico di petrolio mondiale.
La scorsa settimana, l’Iran minacciò di bloccare le acque territoriali nello Stretto di Hormuz “se” gli Stati Uniti avessero effettuato un attacco militare. Ciò avrebbe gettato l’economia globale nel caos della prevedibile crisi dei mercati petroliferi. Sicuramente scatenerebbe anche una guerra totale tra Stati Uniti e Iran, coi regimi clienti regionali dei nordamericani, come Arabia Saudita e Israele, che si agitano per permettere gli attacchi contro Teheran. Finora, non ci sono state accuse ufficiali contro l’Iran sull’ultimo incidente. Ma le implicazioni sono aspramente distorte per inquadrare la Repubblica Islamica. Il ministro dell’Energia saudita Qalid al-Falih, che i media occidentali citavano acriticamente, affermava che una delle navi che sarebbero state attaccate, caricava greggio dal porto saudita di Ras Tanura, per il mercato statunitense. Il funzionario saudita non forniva dettagli sostanziali sul presunto sabotaggio, ma sottolineava che mirava “a minare la libertà di navigazione”, chiedendo un’azione internazionale per “proteggere la sicurezza delle petroliere”. Formulazione che il “poliziotto” globale auto-nominatosi degli USA (o meglio “teppista”) invoca sa sempre per coprire le sue missioni imperialiste ovunque sul pianeta.
Quando gli Stati Uniti avvertirono la scorsa settimana che inviavano un’armata navale nel Golfo Persico insieme a bombardieri nucleari B-52, si arrogavano il diritto di colpire “l’Iran o i suoi delegati” per qualsiasi presunto attacco ad “interessi nordamericani”. La formulazione di Washington è così vaga e soggettiva che si presta a qualsiasi provocazione. Una petroliera che prendeva greggio in Arabia Saudita per il mercato statunitense? Questo certamente potrebbe qualificarsi come aggressione iraniana contro gli interessi vitali nordamericani. La settimana prima, Washington avvertiva che “l’Iran o i suoi delegati” erano intenti a “colpire il traffico marittimo commerciale”. Alcuni giorni dopo, come se fosse il momento giusto, il presunto sabotaggio di quattro navi si adattava alla proposta teatrale. L’Iran, da parte sua, affermava che non inizierà una guerra cogli Stati Uniti; che agirà solo per difendersi da qualsiasi offensiva nordamericana. Il Ministero degli Esteri a Teheran definiva “assai allarmanti” le accuse di sabotaggio e chiese maggiore chiarezza alle autorità saudite e degli Emirati su quanto accaduto esattamente. Possiamo essere sicuri che nessuno ne uscirà pulito su ciò, dato il loro record di calunnie.
La domanda che chiarisce è, ovviamente, chi trae vantaggio dall’ultima svolta nelle tensioni? Sicuramente, soddisfa i desideri nordamericani, sauditi e israeliani di intensificare l’aggressione nei confronti dell’Iran. Un’altra domanda importante è la posizione del presunto sabotaggio. Se l’Iran volesse effettuare un’operazione del genere, sarebbe molto più fattibile presso le proprie acque territoriali nello Stretto di Hormuz. Seriamente: quanto è possibile che diversi commando iraniani colpissero quattro petroliere a circa 140 km di distanza? In acque estere sorvegliate dalla Quinta Flotta statunitense del Golfo Persico. Sospettosamente, come già notato, non ci sono informazioni verificabili sul presunto sabotaggio. Tutto quello che si ha sono le dichiarazioni di funzionari sauditi e degli Emirati, gli stessi che sostengono che i giornalisti spariscono nel nulla mentre sono nei consolati, o che bambini nello Yemen vengono massacrati da attacchi aerei per “errore”, o che pacifiche manifestanti della minoranza sciita oppressa dai sauditi siano “terroriste” che vanno giustiziate decapitandole con una spada. E, vergognosamente, i media occidentali seguono docilmente e ingenuamente tale sciarada risibile. Sequenze, tempi, fonti, agenda e motivi del più che doveroso servilismo dei media occidentali. Si scommette su un’operazione sotto falsa bandiera per accusare l’Iran. Se non risulta un pretesto per l’attacco che almeno Washington e i clienti sauditi ed israeliani cercano, si assicurano che i lacchè europei seguano il tentativo di acuire la guerra economica all’Iran sul disastroso accordo nucleare. Un trattato internazionale, tra l’altro, silurato, in modo verificabile, dal sabotaggio politico nordamericano.
Ciò che accade davvero è un’altra sfacciata sovversione della realtà. Paragonare con le contemporanee menzogne degli Stati Uniti verso Venezuela, Siria, Cuba, Russia, Cina, Corea democratica e così via. L’aggressione criminale nordamericana è, incredibilmente, ancora tenuta sua dalla licenza morale di mentire sui mass media che hanno il coraggio di chiamare la propria sfacciata propaganda di guerra “notiziario”. In effetti, il mondo viene ingannato su una potenzialmente catastrofica guerra dal regime nordamericano congenitamente criminale.

Traduzione di Alessandro Lattanzio

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