Trump, l’estorsore

Wayne Madsen, SCF 15 maggio 2019

Donald Trump crede di essere un affarista. Le sue politiche estere ed economiche, tuttavia, sono più simili a quelle di un estorsore mafioso. A un minuto dalla mezzanotte del 10 maggio, Trump aumentava i daiz dal 10 al 25% su 200 miliardi di dollari di importazioni cinesi ed anche minacciò un dazio del 25% sul resto dei 325 miliardi di importazioni dalla Cina. Trump, che sfida la mera aritmetica quanto la lingua inglese, falsamente twittò che i dazi cinesi sarebbero stati pagate direttamente al Tesoro degli Stati Uniti. Tale affermazione era tragicomicamente sbagliata. Qualsiasi aumento dei dazi statunitensi sulle merci straniere fu addebitato all’importatore, che trasferisce i costi maggiorati sul consumatore nordamericano. Trump, al fine di alimentare la sua guerra commerciale con la Cina, decise di prendere i consumatori statunitensi come ostaggi aumentando i costi delle merci. Le ritorsioni cinesi sui prodotti statunitensi danneggiano gli agricoltori nordamericani già economicamente colpiti dai precedenti dazi di Trump a Unione Europea, Canada, Messico e Cina. La promessa di Trump di aiuti finanziari ai produttori nordamericani di soia, carne di manzo e maiale, mais e pollame era solo retorica spensierata di un presidente sventurato che non si preoccupa della sicurezza economica dei lavoratori, degli agricoltori o degli importatori nordamericani. La stessa settimana in cui Trump piazzava sanzioni punitive ai consumatori in Cina, annunciava dazi del 17,5% sui pomodori messicani. Ciò equivale ad un aumento del 40-85 percento del prezzo per i pomodori al supermercato. La “tassa sul pomodoro” di Trump derivava dall’annullamento dell’accordo di sospensione sui pomodori tra Stati Uniti e Messico, che aveva 22 anni e alleggeriva i dazi alle importazioni di pomodori dal Messico. La Fresh Produce Association of the Americas dichiarava che il prezzo dei pomodori, che scarseggiano, salirà alle stelle presso i consumatori nordamericani. I dazi di Trump sulle importazioni agricole erano destinata a colpire le aree urbane nordamericane, dove Trump è impopolare. A differenza delle aree rurali, città e metropoli non godono di convenienti rapporti agricoli diretti per i prodotti freschi.
Trump tiene in ostaggio la frontiera sud degli Stati Uniti con ripetute minacce di chiudere ogni punto di entrata, atto che costerà agli Stati Uniti 2 miliardi di dollari al giorno di commercio perduto. Trump aveva anche minacciato d’inviare truppe statunitensi sul confine ed oltre tra Stati Uniti e Messico. Col sostegno della squadra neoconservatrice del consigliere per la sicurezza nazionale John Bolton, del consigliere speciale Stephen Miller e dell’inviato speciale per gli affari del Venezuela Elliott Abrams, i rapporti di Trump col presidente progressista messicano Andrés Manuel López Obrador (AMLO) si raffreddavano su confine, commercio, Cuba e Venezuela. AMLO irritava la cabala neocon di Trump quando invitò due obiettivi dei golpe dei neocon, il Presidente Nicolas Maduro e il Presidente Miguel Díaz-Canel, alla sua nomina del 1° dicembre 2018 a Città del Messico. Ancora più irritante per i neocon di Trump fu la presenza di altri due obiettivi dell’amministrazione Trump: il Presidente Daniel Ortega e l’ex-comandante delle Forze armate rivoluzionarie colombiane Rodrigo Londoño, noto anche come “Timochenko”. Proteste organizzate con l’aiuto ovvio della stazione della Central Intelligence Agency a Città del Messico, costrinsero Ortega e Londoño a cancellare la partecipazione all’investitura.
Trump mise anche il suo cappello da estorsore sulle sanzioni a Paesi presi di mira, come Iran, Venezuela, Nicaragua, Cuba, Russia, Cina, Siria e Corea democratica. Il mondo è sempre più stufo di Trump che fa il bullo al punto da logorare l’ordine internazionale. Le sanzioni secondarie di Trump nei confronti di nazioni che intrattengono relazioni commerciali coll’Iran hanno come obiettivo Turchia, Grecia, Italia, India, Pakistan, Corea del Sud, Cina, Giappone, Thailandia e altri Paesi. Trump aveva anche minacciando le compagnie che continuavano a fare affari con Iran e Cuba. Nel caso di Cuba, l’amministrazione Trump rispolverava le disposizioni del Titolo III e IV del vecchio Helms-Burton Act, ideato da due membri del Congresso di estrema destra, il senatore Jesse Helms e il rappresentante Dan Burton. L’invocazione del titolo III e IV consente ai cubani, per lo più residenti nel sud della Florida, di citare in giudizio società straniere per l’utilizzo di beni a Cuba nazionalizzati dal governo di Fidel Castro dopo la rivoluzione cubana. Le società canadesi e spagnole, in particolare, furono prese di mira della cricca di Bolton alla Casa Bianca. Trump aveva anche avviato sanzioni contro i Paesi che aderivano all’INSTEX SAS dell’Unione Europea (strumento per il sostegno degli scambi commerciali), speciale veicolo per consentire scambi tra società europee ed Iran, nato dopo che Trump ritirava gli Stati Uniti dal Joint Comprehensive Plan Of Action (JCPOA), l’accordo nucleare con l’Iran. Il tentativo di Trump di estorcere all’UE e ad altre nazioni l’applicazione di un regime sanzionatorio totale sull’Iran, in violazione del JCPOA, portava l’UE a ripristinare il regolamento sul blocco del 1996, che consente a compagnie ed enti dell’UE di recuperare dai danni derivanti dalle sanzioni statunitensi perseguendo “Le persone che li causano”. Il regolamento di blocco annulla anche nell’UE qualsiasi sentenza di tribunale straniero che coinvolga sanzioni statunitensi. Per i compari di Trump come Wilbur Ross e il segretario al Tesoro Steve Mnuchin, due “persone” che causavano le sanzioni statunitensi, l’idea di poter essere citati in giudizio con la possibilità che le loro attività estere possano essere sequestrate con una sentenza contro di loro, inviava il messaggio alla Casa Bianca di Trump che i due avrebbero difficoltà.
In ogni caso, Trump e la sua cabala applicano sanzioni contro altre nazioni perché i vari negoziati sono falliti. Il sequestro da parte degli Stati Uniti del cargo nordcoreano “Wise Honest”, della compagnia Korea Songi per aver violato le sanzioni vendendo carbone all’estero, affossava completamente i negoziati nordamericani sulla produzione di armi nucleari. La Wise Honest salpò dall’Indonesia alle Samoa americane, territorio statunitense che, come Porto Rico, Isole Vergini americane, Guam e Marianne settentrionali, è vittima della fine totale dell’assistenza finanziaria e del disprezzo di Trump per le colonie nordamericane popolate da non bianchi che avevano sofferto gli effetti catastrofici dei super-uragani , tifoni e cicloni legati ai cambiamenti climatici.
La vittima più sfortunata delle politiche estorsive di Trump è il popolo palestinese. Trump cedeva la responsabilità della politica mediorientale a tre strenui sostenitori dell’estrema destra e del governo espansionista del primo ministro israeliano Binyamin Netanyahu. Il “consigliere speciale” e genero di Trump Jared Kushner, l’inviato speciale per il Medio Oriente ed ex-avvocato dell’organizzazione Trump Jason Greenblatt, e l’ex-avvocato fallimentare di Trump ed ambasciatore in Israele David Friedman s’imposero a Trump lo spostamento dell’ambasciata degli Stati Uniti da Tel Aviv a Gerusalemme, riconoscendo Gerusalemme “capitale eterna” d’Israele, riconoscendo la sovranità di Israele sulle alture del Golan della Siria, e rigettando la soluzione dei “due Stati” a favore di una “confederazione” palestinese-giordana con gran parte della Cisgiordania annessa da Israele. Un fenomeno degno di nota dell’era di Trump è il sostegno alla sua politica estera da certi ambiti quartieri della “sinistra progressista”. Intanto individui e gruppi progressisti sono più preoccupati delle politiche che Hillary Clinton avrebbe promulgato se fosse stata presidentessa, di ciò che Trump ora fa a palestinesi; nativi americani; e profughi mesoamericani maltrattati dei regimi di destra in America centrale. Nel loro zelo nel soffermarsi su un corso alternativo della storia, tali cosiddetti progressisti si sono sbarazzati di palestinesi, nativi americani, portoricani e altri. I palestinesi non sono gli unici che subiscono l’estorsione di Trump. Le nazioni tribali native americane sono aggredite dal dipartimento degli Interni di Trump, deciso a violare i trattati tra tribù e governo federale. Le politiche di Trump su petrolio e gasdotti, confine meridionale ed assistenza sanitaria hanno messo in grave pericolo i diritti dei nativi americani.

Traduzione di Alessandro Lattanzio

Precedente Karl Marx su Garibaldi: due note Successivo Il mondo multipolare dovrà svilupparsi senza l'occidente