Quando i musulmani sovietici dichiararono il jihad contro la Germania

Libertégérie, 23 aprile 2019

Contrariamente alla credenza popolare, il jihad non è una guerra religiosa (almeno non solo religiosa). La guerra è solo una manifestazione del jihad (cioè, lo zelo del credente sulla via per Allah). E i chierici islamici possono dichiararlo per compiti non religiosi. Così, durante la Grande Guerra Patriottica, visto che lo scopo dello Stato sovietico era mantenere morale e lealtà verso i comunisti con un atteggiamento moderato nei confronti della religione, i mufti sovietici dichiararono il jihad contro la Germania. All’inizio fu il mufti di Tashkent, poi le corrispondenti fatwa (cioè decisioni) furono rilasciate da altri leader musulmani, chiedendo a tutti i musulmani in Unione Sovietica di iniziare la guerra santa contro i nazisti. Nella primavera 1942 fu udita un appello particolarmente forte. Il 15 maggio 1942, quando la Wehrmacht attaccò il Caucaso, il Mufti Gabdrakhman Rasulev (Presidente dell’Amministrazione Spirituale dei Musulmani dell’Europea e della Siberia dell’URSS) disse: “Non c’è un solo credente il cui figlio, fratello o padre non combatterebbe i tedeschi oggi…”; “… noi, i musulmani dell’Unione Sovietica, ricordiamo le parole del grande profeta Muhammad (che Allah lo benedica e lo accolga): (…) L’amore per la éatria e la sua protezione sono una condizione della fede”. L’incontro dei mufti a Ufa nel giorno di questa dichiarazione decise di chiedere nuovamente a tutti i credenti in Allah di difendere l’Unione Sovietica dagli invasori fascisti tedeschi: in battaglia e nelle retrovie, i musulmani contribuirono alla vittoria comune.
La guerra aveva una connotazione religiosa, il carattere di “santità”. Nel discorso dell’incontro dei mufti si disse: “In questa patriottica guerra santa contro la Germania fascista e i suoi scagnozzi, dopo aver dimostrato giustizia, mostrate lealtà alla Patria di fronte al mondo intero, pregate nelle moschee e case di preghiera per la vittoria dell’Armata Rossa”. Altri membri del clero diffusero queste parole nelle comunità musulmane dell’Unione Sovietica. I musulmani, così come i rappresentanti di altre religioni, si arruolarono volontari e lavoravano nelle retrovie. Sotto la guida dei mufti, furono raccolte donazioni per carri armati, equipaggiamenti, abbigliamento e cibo per il fronte. Durante la guerra furono create 19 Divisioni nazionali dell’Armata Rossa, 20 Divisioni di cavalleria e 15 Brigate di fucilieri nazionali. Alcune di queste per i loro exploit divennero della Guardia. I musulmani combatterono integrati nelle regolari formazioni militari. Circa 180000 turkmeni, 200000 tagichi, 300000 kirghisi, 600000 azeri e centinaia di migliaia di tartari parteciparono al jihad. I musulmani aiutarono anche in altri modi. Solo nel 1943, per esigenze militari, i seguaci dell’Islam in Unione Sovietica raccolsero oltre 2,5 miliardi di rubli. Le donne musulmane diedero i loro ultimi gioielli e risparmi per vincere. Con questo denaro furono costruite diverse colonne di carri armati e fu acquisita una grande quantità di equipaggiamento militare per l’Armata Rossa. Fondi furono raccolti nelle moschee. In risposta, Stalin permise ai musulmani di creare diversi dipartimenti ecclesiastici nel Paese, di riprendere il lavoro della Madrasa di Bukhara e nelle moschee precedentemente chiuse, e d’iniziare a costruirne di nuove. A tale riguardo, la politica di Stalin ricordava quella condotta in connessione col cristianesimo ortodosso durante la guerra. E funzionò, perché le rivendicazioni del regime sovietico nelle regioni musulmane erano precisamente legate alla politica repressiva dei comunisti.
I musulmani meritano un posto onorevole tra i vincitori. La loro fede li aiutò a combattere. Divennero piloti e marinai, carristi e fanti, artiglieri e genieri e parteciparono alla guerra da Mosca a Berlino. Più di un migliaio di loro ebbe il titolo di Eroe dell’Unione Sovietica: c’erano tatari, kazaki, uzbeki, daghestani, azeri, bashkiri e altri rappresentanti di grandi e piccoli popoli dell’URSS. Oltre all’aiuto economico e diretto sul fronte, le regioni musulmane del Paese (Kazakistan, Tatarstan, Bashkortostan, Tagikistan, Uzbekistan, ecc.) ricevettero milioni di sfollati dall’ovest del Paese minacciati dall’avanzata della Wehrmacht. I musulmani accoltero le famiglie e allevarono orfani russi, ucraini e bielorussi. Il “Jihad” fu questo. Il ricercatore sulla storia dei musulmani nella Grande Guerra Patriottica, V. A. Akhmadullin, nel libro “L’attività patriottica degli uffici religiosi musulmani durante la Grande Guerra Patriottica (1941-1945)” conclude che il patriottismo dei musulmani raggiunse un livello inedito, assente nella Russia zarista. L’URSS era diventata la loro vera Patria. Seguendo il principio di “Hubbul vatan minal iman” (“L’amore per la Patria è parte della fede”), i musulmani contribuirono notevolmente alla vittoria comune dell’Unione Sovietica sulla Germania, e saldarono una forte amicizia tra i popoli dell’URSS durante la guerra fino al collasso dell’Unione Sovietica.

Traduzione di Alessandro Lattanzio

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Un commento su “Quando i musulmani sovietici dichiararono il jihad contro la Germania

  1. Saverio Gpallav il said:

    mentre va ricordato l’immane sacrificio di uomini nella guerra dell’Urss contro la Germania non si può neppure tacere che molti musulmani, specie dei balcani, combatterono con i nazisti..A riprova che la seconda guerra mondiale non ebbe alcuna connotazione religiosa ma fu una guerra ideologica oltre che geopolitica. Per motivi geopolitici infatti una democrazia (la Finlandia ) combatté a fianco dei nazisti, e dittature parafasciste come la Spagna rimasero neutrali – salvo inviare volontari in Russia – o addirittura concessero basi agli alleati (Portogallo) contrubuendo alla vittoria contro l’Asse

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