Al-Baghdadi: gli Stati Uniti non potrebbero desiderare migliore alleato

Tony Cartalucci, LDR, 11 maggio 2019

Nel 2013 la guerra per procura a guida USA alla Siria si bloccava. Un attacco chimico inscenato e minacce di diretto intervento militare statunitense furono sventati dagli sforzi russi per risolvere diplomaticamente l’impasse attraverso denuncia e smaltimento dell’arsenale di armi chimiche della Siria. Coi terroristi sostenuti dagli Stati Uniti che già in piena estensione dell’occupazione sul campo e che ora affrontano una sconfitta imminente ma inevitabile, gli Stati Uniti sembravano fuori tempo e senza opzioni. Poi improvvisamente, come un segnale, Abu Baqr al-Baghdadi, presunto capo del cosiddetto “Stato Islamico in Iraq e Levante” (SIIL) fu resuscitato dopo che gli Stati Uniti dichiararono che era morto da anni, dando agli Stati Uniti il perfetto pretesto per intervenire militarmente in Siria comunque. Un articolo della BBC del luglio 2014 intitolato “Il capo dello SIIL Abu Baqr al-Baghdadi appare nel primo video”, affermava: “Abu Bqkr al-Baghdadi, il capo del gruppo islamista SIIL, invitava i musulmani a obbedirgli, nel suo primo sermone su video. Baghdadi fu nominato califfo dal gruppo jihadista, che conquistava vaste aree in Iraq e Siria”. L’improvvisa ondata di violenze scatenata dallo SIIL in Iraq e Siria fu su una scala tale che solo il patrocinio di Stati può spiegare.

Creare il nemico perfetto
Infatti, l’Agenzia d’intelligence della difesa nordamericana (DIA) già nel 2012 aveva persino notato la cospirazione condotta governi occidentali e del da Golfo persico per creare quello che all’epoca era chiamato “principato” [Stato] “salafita” [islamico] precisamente nella Siria orientale dove lo SIIL alla fine si basò. Il documento della DIA spiegava: “Se la situazione si sgretola, c’è la possibilità di stabilire un principato salafita dichiarato o no nella Siria orientale (Hasaqa e Dayr al-Zur), e questo è esattamente ciò che vogliono le potenze che sostengono l’opposizione, al fine di isolare il regime siriano, considerato profondità strategica dell’espansione sciita (Iraq e Iran)”. Per chiarire chi fossero tali potenze, la nota della DIA affermava: “Occidente, Paesi del Golfo e la Turchia sostengono l’opposizione; mentre Russia, Cina e Iran sostengono il regime”. L’obiettivo era isolare ulteriormente il governo siriano coll’obiettivo finale di Washington di rovesciare Damasco. Quando il crescente numero di estremisti fallì in ciò, gli Stati Uniti usarono la presenza dello SIIL come pretesto per una versione riveduta dell’intervento militare diretto che la Russia aveva ostacolato un anno prima. Per un anno gli Stati Uniti combatterono lo SIIL e contemporaneamente occuparono i giacimenti petroliferi della Siria costruendo un esercito di terroristi che speravano di usare per spingere lo SIIL nel territorio del governo siriano, per combatterlo. Nel 2015, la Russia iniziò l’intervento militare, colpendo immediatamente le linee di rifornimento dello SIIL che portavano alla Turchia membri della NATO, cosa che gli Stati Uniti non hanno mai fatto, isolando il gruppo terroristico nel territorio siriano prima che le forze di terra russe insieme alle forze di terra siriane, iraniane ed Hezbollah lo circondassero e eliminassero insieme ad al-Nusra e ad altri gruppi estremisti ad ovest dell’Eufrate. Nella parte occupata dagli statunitensi dell’Eufrate, lo SIIL persiste fino quest’anno e, a volte, fu persino protetto dalle forze siriane e russe nella zona di esclusione dichiarata dagli Stati Uniti. Ora è chiaro che gli sforzi degli Stati Uniti per rovesciare il governo siriano sono falliti. È anche chiaro che il pretesto di Washington per occupare illegalmente il territorio siriano non è più sostenibile dal punto di vista politico. Proprio menetre la presenza nordamericana in Siria è sempre più imbarazzante e insostenibile, al-Baghdadi di nuovo emergeva, giusto in tempo, per garantire una vittoria degli Stati Uniti nella Siria orientale, ma anche per ricordare al pubblico che lo SIIL è ancora una minaccia che richiederà la continua presenza degli USA nella regione.
La risposta degli Stati Uniti alla riapparizione di al-Baghdadi è anche un omaggio. Un articolo dell’AFP/New York Times intitolato “Lo SIIL pubblica la prima videoregistrazione di Baghdadi in cinque anni, gli Stati Uniti giurano di rintracciare i capi sopravvissuti del gruppo militante”, riferiva: “Gli Stati Uniti hanno promesso di rintracciare e sconfiggere i sopravvissuti capi dello Stato islamico in Iraq e Siria (SIIL) dopo che l’elusivo capo supremo Abu Baqr al-Baghdadi sembrava parlare in una videocassetta appena uscita”. La coalizione guidata dagli Stati Uniti contro il gruppo combatterà in tutto il mondo per “assicurare la duratura sconfitta di questi terroristi e che tutti i capi rimasti ricevano la giustizia che meritano”, aveva detto un portavoce del dipartimento di Stato. L’egemonia degli Stati Uniti richiede che l’esercito nordamericano mantenga la presenza in tutto il mondo, a sua volta richiedendo un pretesto perpetuo. Proprio come gli Stati Uniti hanno deliberatamente creato lo SIIL come pretesto per occupare illegalmente il territorio siriano, vi rimarranno indefinitamente, continuando ad usare la comoda espansione dello SIIL nel mondo per giustificare una presenza militare globale continua.

Washington non potrebbe creare un nemico più conveniente
Per gli studenti di storia sarebbe difficile trovare esempi simili di capi militari o politici come al-Baghdadi che apertamente, anche con impazienza, ammettevano la sconfitta e garantivano a un presunto avversario una massiccia vittoria politica. Così conveniente e artificiale è l’ultima ricomparsa di al-Baghdadi e tutte le sue presunte attività del passato con molti nel mondo che mettono in dubbio la veridicità del video e dello stesso al-Baghdadi. Considerando che la stessa Agenzia di Intelligence della Difesa degli USA quasi ammise che gli Stati Uniti crearono deliberatamente lo SIIL, non ci vuole molta immaginazione per concludere di aver creato anche al-Baghdadi. La capacità di combattimento dell’o SIIL proviene dai suoi sostenitori statali, Arabia Saudita e Qatar, come ammesso dagli stessi politici statunitensi, secondo l’Independent. Riyadh, Doha e, chi sostiene entrambi i regimi a Washington, sono i veri “capi” dello SIIL che armano, finanziano e dirigono l’organizzazione terroristica con al-Baghdadi mero prestanome che appare quando serve a politica estera e propaganda occidentali. Se gli Stati Uniti potessero creare un criminale utile coerentemente agli interessi di Washington in Siria e nel resto del mondo, avrebbero difficoltà a crearne un più ideale di Abu Baqr al-Baghdadi.

Tony Cartalucci, ricercatore e autore geopolitico di Bangkok.

Traduzione di Alessandro Lattanzio

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