Le manovre degli USA per dividere le FANB

Mision Verdad 10 maggio 2019

L’annuncio del vicepresidente USA Mike Pence sulla revoca delle sanzioni contro l’ex-direttore del servizio d’intelligence nazionale bolivariano (SEBIN) Manuel Ricardo Cristopher Figuera complice del fallito colpo di Stato del 30 aprile, è un punto di partenza per tracciare le vere motivazioni di tali misure punitive. Il dipartimento del Tesoro sosteneva tale annuncio pubblicando un comunicato stampa che sottolineava che le sanzioni “non hanno bisogno di essere permanenti e hanno lo scopo di provocare un cambiamento positivo nel comportamento”, riferendosi all’appello alla diserzione cui partecipava il generale, il cui intervento nel colpo di Stato portava alla fuga del capo anti-chávista Leopoldo López, presente alla stazione di servizio di Altamira per guidare l’appello per deporre il governo di Nicolás Maduro, accanto al decaduto deputato Juan Guaidó e con armi e munizioni. L’ex-capo del SEBIN veniva espulso e degradato insieme ad altri 55 soldati implicati in tali eventi.

Sanzioni contro funzionari e motivi superficiali
La cronologia dell’assedio del Venezuela da parte dell’amministrazione Trump (e Obama) contiene, oltre al blocco finanziario, sanzioni contro personalità pubbliche del Chavismo con posizioni di alta responsabilità nella nazione. Il pacchetto di divieti è solitamente costituito dal congelamento di beni che i soggetti sanzionati “possono” avrebbero negli Stati Uniti, dall’esclusione di qualsiasi transazione con istituzioni o persone statunitensi e rifiuto di entrare nel Paese. Finora, le ragioni che il governo nordamericano ha avanzato per giustificare tali misure hanno a che fare con la presunta violazione dei diritti umani della società civile, l’appropriazione indebita di beni venezuelani e misure autoritarie. Quindi, le sanzioni diverrebbero una sorta di protezione degli interessi della popolazione contro un governo “repressivo e corrotto”. Queste sono alcune sanzioni personali che gonfiano la lista del dipartimento del Tesoro:
Nel marzo 2015, dopo il cosiddetto Decreto Obama che indicò il Venezuela come “una minaccia insolita e straordinaria”, l’allora presidente degli Stati Uniti procedette all’emissione di un ordine che sanzionava sette funzionari, tra cui l’allora direttore di SEBIN, Gustavo González López (di nuovo in carica); il Comandante della REDI della regione centrale delle FANB; e il presidente della Corporación Venezolana de Guayana.
In un documento pubblicato dalla Casa Bianca si dice che i motivi dell’ordine erano “erosione delle garanzie dei diritti umani, persecuzione degli oppositori politici, restrizione della libertà di stampa e (…) arresto dei manifestanti antigovernativi, nonché significativa corruzione pubblica di alti funzionari del governo venezuelano”.
Nel maggio 2017, il dipartimento del Tesoro, attraverso l’Office of Foreign Assets Control (OFAC), sanzionò il presidente della Corte Suprema di giustizia Maikel Moreno, insieme ad altri sette membri. La misura avvenne coll’agenda golpista che l’Assemblea nazionale decaduta (guidata da Julio Borges) promuoveva in quel momento. Steven Mnuchin, segretario del Tesoro, sostenne che la misura era contro la Camera costituzionale perché i suoi aderenti “interferivano nell’autorità della legislatura”.
Il 25 settembre 2018, le sanzioni furono estese ai funzionari venezuelani, aggiungendo al Primo Combattente Cilia Flores; il Mnistro della Difesa Vladimir Padrino López; la Vicepresidente della Repubblica Delcy Rodríguez; e il Ministro della Comunicazione Jorge Rodríguez, per “essere coinvolti in corruzione e traffico di droga”. Figuera fu aggiunto a gennaio insieme ad Iván Hernández Dala, Comandante della Direzione Generale del Controspionaggio Militare (DGCIM), e a Manuel Quevedo, Presidente della Compagnia petrolifera statale Petróleos de Venezuela (PDVSA). Sulla sanzione contro Manuel Figuera e altre figure degli apparati di sicurezza e d’intelligence del governo venezuelano, Mnuchin sosteneva che avevano “sistematicamente violato i diritti umani e represso la democrazia, anche con tortura ed uso brutale della forza”.

Coercizione e ricatto: componenti di una manovra per dividere
All’inizio di febbraio John Bolton affermò che gli Stati Uniti considererebbero “il ritiro delle sanzioni contro qualsiasi vertice militare venezuelana che supporti la democrazia e riconosca il governo costituzionale del presidente Juan Guaidó”. La defezione di Figuera, e il suo contributo al tentativo golpista di Guaidó, fu l’occasione per gli Stati Uniti di dimostrare di poter mantenere la parola data, eliminando le sanzioni emesse mesi prima contro l’esercito. È anche chiaro che i motivi delle sanzioni non furono mai preoccupazioni per la violazione dei diritti umani e della corruzione, ma piuttosto strumenti per influenzare figure chiave del governo per comportare fratture istituzionali. Tuttavia, Figuera fu una vittoria di Pirro rispetto la solidità dell’alto comando militare davanti al tentativo golpista e ai ricattati della Casa Bianca, che seguirono i giorni successivi. Il recente scenario golpista fa subito capire come d’ora in poi le sanzioni saranno utilizzate come estorsione. Così funzionari e militari venezuelani venivano invitati a lasciare la lista delle sanzioni solo se sono a favore del governo fittizio che Washington protegge. Questo è il modo con cui s’intende coltivare il fronte dei disertori per tentare di rovesciare Nicolás Maduro.

Traduzione di Alessandro Lattanzio

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