Liquidare le menzogne di Hollywood sul Giorno della Vittoria

Alfredo Hurtado, Mision Verdad 9 maggio 2019

Il 9 maggio segna il 74° anniversario della vittoria sul nazismo durante la Seconda guerra mondiale. Questa guerra nell’Unione Sovietica fu chiamata Grande Guerra Patriottica. Alle 0:43 (ora di Mosca), il feldmaresciallo Wilhelm Keitel firmò la resa incondizionata a Berlino, alla presenza del memorabile Maresciallo dell’Armata Rossa Zhukov. Si stima che oltre 50 milioni di persone siano morte, divenendo una delle pagine più oscure della nostra storia contemporanea. Dopo la caduta dell’URSS, l’apparato di propaganda di Hollywood, inclusi gli storici occidentali, fu incaricato di tentare di riscrivere la storia. Il pubblico occidentale fu portato a credere che la Seconda Guerra Mondiale fu decisa tra soldati nordamericani e tedeschi, qualcosa di abbastanza lontano dalla realtà. Si sono persino basati su eventi reali per cercare di distorcerla, il migliore esempio è l’analisi del patto Molotov-Ribbentrop, un trattato di non aggressione firmato tra Terzo Reich ed Unione Sovietica il 23 agosto 1939, una settimana prima dell’inizio della Seconda guerra mondiale. Si voleva dimostrare che Stalin aveva stretto un’alleanza col nazismo, voltando le spalle a Gran Bretagna e Francia, e ancor peggio, quel giorno è noto come “Giornata europea della commemorazione delle vittime dello stalinismo e del nazismo” dal 2009. Nello stesso anno l’Organizzazione per la sicurezza e la cooperazione europea (OSCE) adottò una risoluzione che equiparava la partecipazione dell’URSS e della Germania nazista all’inizio della Seconda guerra mondiale. La verità è che prima, il 30 settembre 1938, il primo ministro inglese Chamberlain e il francese Daladier s’incontrarono a Monaco con Hitler e Mussolini per smembrare la Cecoslovacchia, un Paese che rappresentava un ostacolo al dominio tedesca sull’Europa, così come per isolare l’URSS. Francesi ed inglesi agirono in modo codardo, anche considerando che fosse meglio essere d’accordo con Hitler che ascoltare le proposte di Stalin per formare un fronte di difesa comune. Nella Camera dei Comuni, Chamberlain disse che Hitler era “un uomo d’onore” che avrebbe mantenuto la pace dopo aver ottenuto i Sudeti. In seguito Stalin prese in considerazione la possibilità di rispondere con un patto di non aggressione con la Germania nazista, che tutti sapevano essere questione di tempo prima che venisse violato.
La Seconda guerra mondiale iniziò con l’inarrestabile assalto dell’esercito tedesco alla Polonia nel settembre 1939. Nell’estate 1940, la Germania sembrava invincibile, ma il 30 aprile 1945 Hitler si suicidò a Berlino quando l’Armata Rossa era alle porte di detta città. Il corso della guerra non fu cambiato dagli sbarchi in Normandia (1944) né dalla Battaglia di Stalingrado (1942-1943), fu molto prima, nel 1941, vicino Mosca (Battaglia di Mosca), che fu la svolta e ferita mortale allo sforzo bellico della Germania nazista. La guerra contro l’Unione Sovietica fu quella che Hitler aveva voluto fin dall’inizio, come chiarì nelle pagine di Mein Kampf, scritto a metà degli anni ’20. L’11 agosto 1939 Hitler aveva detto a Carl J. Burckhardt, funzionario della Società delle Nazioni, che “tutto ciò che aveva preparato era contro la Russia” e che “se in occidente fossero stati troppo stupidi e ciechi per capirlo, sarebbe stato costretto a scendere a compromessi con i russi per sconfiggere l’occidente e poi girarsi con tutto la sua potenza verso l’Unione Sovietica”; e così fu. Hitler aveva chiaro che vincere la guerra era essenziale per conquistare l’immensa quantità di risorse naturali dell’URSS, specialmente il petrolio, vitale per mantenere in movimento la sua macchina da guerra. Va notato che la riserva di petrolio della Germania al momento proveniva principalmente da società degli Stati Uniti. Hitler era ammirato e rispettato dall’oligarchia nordamericana. Henry Ford ricevette la massima distinzione che la Germania nazista poteva dare a un cittadino straniero.
Quando la Francia cadde e la Germania nazista si assicurò le retrovie, “l’operazione Barbarossa” iniziò il 22 giugno 1941. L’attacco ad est fu l’obiettivo principale. Hitler e il suo alto comando militare pensavano che l’esercito sovietico avesse sofferto danni irreparabili a causa delle purghe di Stalin negli anni ’30, spinti principalmente dal controspionaggio tedesco. Molti ufficiali sovietici caduti in disgrazia erano in qualche modo mentori dei generali tedeschi nell’uso delle moderne tattiche di guerra usando fanteria meccanizzata, carri armati e la guerra-lampo. Hitler pensò che in sei settimane al massimo, i vasti territori sovietici sarebbero stati ai suoi piedi, ottenendo la più grande delle vittorie, qualcosa che Napoleone non poteva pensare. Tre milioni di soldati tedeschi e circa settecentomila loro alleati attraversarono il confine con l’Unione Sovietica; la sua forza era composta da 600000 veicoli, 3648 carri armati, oltre 2700 aeromobili e poco più di 7000 pezzi di artiglieria. All’inizio i sovietici non potevano contenere l’avanzata, subendo immense perdite territoriali e nell’Armata Rossa, aprendo la strada al cuore dell’URSS: Mosca. Nonostante tutto, affrontavano la più potente macchina militare sulla Terra, opponendo una tenace resistenza in molte occasioni. Il generale tedesco, Franz Halder, il principale promotore dell ‘”Operazione Barbarossa”, riconobbe che la resistenza sovietica era molto più intensa di quella che i tedeschi avevano affrontato nell’Europa occidentale. In seguito i tedeschi iniziarono a passare alla difensiva su più fronti, subendo uno dei principali svantaggi della “Guerra-lampo” in fase di stagnazione: vie di rifornimento molto lunghe e vulnerabili. L’Armata Rossa era molto meglio equipaggiata del previsto, rappresentando un clamoroso fallimento delle agenzie d’intelligence tedesche. Avevano sottovalutato la determinazione dei sovietici e la speranza che le truppe potessero raggiungere il Volga e i giacimenti petroliferi del Caucaso svanì. Alla fine di agosto, quando l’operazione Barbarossa avrebbe dovuto finire, un memorandum dell’Alto Comando della Wehrmacht riconobbe che non sarebbe stato possibile vincere la guerra nel 1941.
In ottobre i tedeschi riuscirono a prendere Kiev (Ucraina) e pianificarono l’Operazione Tajfun per il colpo finale all’Unione Sovietica, cioè la conquista di Mosca. L’Armata Rossa iniziò a ricevere rinforzi dall’Estremo Oriente e ad avere la superiorità aerea nell’area. L’industria dell’URSS, sottovalutata dai tedeschi, era dedicata quasi interamente agli sforzi della guerra. Le lunghissime vie di rifornimento tedesche furono assediate dai partigiani, portando di conseguenza a mancanza di cibo, medicine e attrezzature militari. I tedeschi a metà novembre 1941 riuscirono a trovarsi a 30 chilometri da Mosca, ma le truppe e i loro ufficiali erano certi che fosse impossibile prendere la città: erano esausti, alimentati male, senza rinforzi e con mezzi militari limitati. E il 3 dicembre, diverse unità avevano abbandonato l’offensiva. Il 5 dicembre l’Armata Rossa lanciò un massiccio attacco che respinse i tedeschi a decine di chilometri da Mosca, con enormi perdite umane e materiali. L’8 dicembre, Hitler ordinò al suo esercito di abbandonare l’offensiva e ritirarsi in posizioni difensive. L’Operazione Barbarossa aveva fallito e i tedeschi non avrebbero più il monopolio dell’offensiva.
Il corso della Seconda Guerra Mondiale cambiò il 5 dicembre 1941. I generali e gli industriali tedeschi già suggerirono l’impossibilità della vittoria e una soluzione del conflitto attraverso i canali diplomatici. La Germania nazista fu condannata, ma la guerra sarebbe stata comunque prolungata. Hitler raccolse tutte le forze disponibili mobilitandole per un’offensiva (“Operazione blu”) verso i giacimenti petroliferi del Caucaso (attraverso Stalingrado). Lo stesso Hitler ammise che “se non avesse messo le mani sul petrolio di Majkop e Groznyj, avrebbe dovuto porre fine alla guerra”. La Wehrmacht non riuscì a compensare le enormi perdite subite nel 1941. Tra il 22 giugno 1941 e il 31 gennaio 1942, i tedeschi persero 6000 aerei e oltre 3200 carri armati e blindati; e 918000 uomini morti, feriti o dispersi in azione, il 28,7% della forza dell’esercito da 3,2 milioni di uomini.
Nell’Unione Sovietica, la Germania avrebbe perso non meno di 10 milioni dei 13,5 milioni di morti, feriti o prigionieri durante la guerra. E l’Armata Rossa fu responsabile del 90% dei i soldati tedeschi morti durante la Seconda guerra mondiale. Come previsto, l’offensiva si bloccò, inevitabilmente, nel settembre 1942, esponendo le lunghissime linee di rifornimento all’attacco dell’Armata Rossa, cosa che accadde, circondandola a Stalingrado e provocando una pesante sconfitta. Poi si svolse la battaglia di Kursk (dal 5 luglio al 23 agosto 1943), di cui non c’è registro nella storia militare che ne eguagli l’immensa quantità di perdite. Due milioni di soldati, 6000 carri armati e 4000 aerei parteciparono a questo scontro a 852 chilometri a sud di Mosca. Fu anche la più grande battaglia di carri armati dell’umanità e difficilmente ce ne sarà una simile. Le vittime sovietiche ammontarono a un quarto di milione; i nazisti persero 500.000 soldati. Fu il colpo finale per le forze tedesche iniziando il ritiro dai territori sovietici. Nel settembre 1944 il Primo ministro della Gran Bretagna, Winston Churchill, in un messaggio a Stalin, scrisse: “Approfitto dell’occasione per ripetere alla Camera dei Comuni ciò che ho già detto prima, che è proprio l’Armata Rossa che ha sventrato la macchina da guerra tedesca… ”
Lo storico Gennadij Bordjugov illustrò perfettamente le dimensioni della vittoria sovietica sul nazismo: “Se prendiamo la dimensione territoriale, è chiaro che il fronte sovietico-tedesco o quello orientale fu quello dalla maggiore estensione rispetto ai fronti nordafricano, italiano e occidentale (circa 4000 chilometri nel 1941 e oltre 6000 nel 1942). L’ Armata Rossa sconfisse sul fronte orientale 674 divisioni (508 della Wehrmacht e 166 alleate). L’esercito anglo-statunitense in Nord Africa affrontò dal 1941 al 1943 tra 9 e 20 divisioni; in Italia dal 1943 al 1945 tra 7 e 26 divisioni e nell’Europa occidentale, dopo l’apertura del fronte occidentale nel 1944, tra 56 e 75 divisioni”. Sul fronte orientale, le perdite della Wehrmacht negli scontri con l’Armata Rossa raggiunsero il 73% del totale e le perdite delle forze tedesche in soldati furono quattro volte superiori rispetto ai fronti dell’Europa occidentale e del Mediterraneo. Le truppe dell’Armata Rossa tra il 1941 e il 1945 sconfissero o catturarono 607 divisioni nemiche mentre allo stesso tempo le forze anglo-statunitensi circa 176. Sul fronte orientale la Wehrmacht perse il 70% di tutti gli aerei durante la guerra, il 75% dei carri armati e il 74% dell’artiglieria.
La Seconda guerra mondiale causò più di 50 milioni di morti, più della metà delle perdite umane in Europa erano dell’Unione Sovietica. In totale oltre 27 milioni di persone, con una parte importante di civili e non combattenti. Le perdite degli alleati nella coalizione contro Hitler in Gran Bretagna furono 375000 e 369400 feriti e 1076000 degli Stati Uniti, di cui 405000 caduti su tutti i fronti terrestri e navali. L’Unione Sovietica pagò un alto prezzo nella guerra di liberazione dall’occupazione degli altri Stati di Europa ed Asia. Più di un milione di soldati sovietici morì sui campi di battaglia di Europa centrale e orientale, Balcani, Cina e Corea. Né nell’Unione Sovietica che nell’attuale Russia leader e cittadini si vantarono del loro sacrificio e della loro vittoria, piuttosto mostrarono umiltà ed onorarono la memoria dei caduti in difesa della Patria. Mai un popolo aveva combattuto con tale ferocia trovando la forza interiore necessaria per vincere. La Seconda guerra mondiale fu un conflitto interno del capitalismo e la battaglia di Mosca fu la ferita mortale alla macchina della morte di Hitler.

Traduzione di Alessandro Lattanzio

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2 commenti su “Liquidare le menzogne di Hollywood sul Giorno della Vittoria

  1. Vorrei puntualizzare un fatto decisivo che qui non viene mensionato, la battaglia di Voronezh :
    Prima vera grande sconfitta delle truppe dell’Asse – in Italia conosciuta come la battaglia del Don – con un particolare la battaglia di Nikolaevka -.
    Infatti questa con questa battaglia (dicembre 42 gennaio 43) partì la controffensiva “sovietica” che costrinse l’Asse al ritiro verso l’Ucraina ed impedì i rifornimenti via terra a Stalingrado.
    Per i russi questo fu il punto di svolta della guerra.

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