Come i pionieri sovietici combatterono nella Grande Guerra Patriottica

Nikolaj Starikov, Libertégérie, 25 febbraio 2019

75 anni fa, Valentin Kotik, il più giovane eroe nella storia dell’Unione Sovietica, morì in un incidente in combattimento, a 14 anni. Per tre anni partecipò più volte alle operazioni del movimento partigiano. Gli storici sottolineano che Kotik fu uno dei molti adolescenti sovietici che volontariamente si recarono al fronte e che il ruolo dei giovani difensori del Paese durante la Seconda guerra mondiale va ancora attentamente studiato. Secondo gli esperti, centinaia di migliaia di ragazzi parteciparono partecipare alle battaglie contro i nazisti.
Valentin Kotik nacque l’11 febbraio 1930 nel villaggio di Khmelevka, nella regione di Kamenetz-Podolsk (ora regione di Khmelnitskij in Ucraina). La famiglia si stabilì a Shepetovka, occupata dalle truppe fasciste tedesche il 5 luglio 1941. “Nonostante all’inizio della guerra, Vale avesse solo 11 anni, iniziò rapidamente ad aiutare i partigiani. Insieme ai compagni, il ragazzo raccolse armi e munizioni che inviava segretamente al distaccamento sul campo di battaglia o derubava gli invasori”, afferma il Dottor Surzhik, del dipartimento scientifico del Museo della Vittoria, durante l’intervista con RT. Secondo lui, Valja Kotik fece caricature dei nazisti e che mise segretamente per le strade di Shepetovka. Nel 1942, il ragazzo fu accettato come esploratore nell’organizzazione clandestina di Shepetovska, prima di far parte di un distaccamento di partigiani al comando di Ivan Muzalev. Nel 1942, Valja Kotik prese parte ad un’imboscata contro il comando della gendarmeria locale. L’operazione riuscì. Valja e i suoi compagni lanciarono granate contro i nazisti. Il tenente colonnello Franz König, capo della gendarmeria, e sette della scorta furono eliminati. Nel 1943, il giovane scoprì il cablo per le comunicazioni del governo tedesco, che portava le direttive di Hitler. Grazie al dirottamento dei partigiani, i nazisti rimasero senza comunicazioni. Il 29 ottobre 1943, mentre pattugliava, Valja Kotik notò che i tedeschi avevano cominciato a schierare le operazioni contro i partigiani. Aprì il fuoco sui nazisti e suonò l’allarme, salvando il distaccamento. Inoltre, partecipò alla distruzione di diversi magazzini tedeschi e sabotaggi ferroviari. I compiti quotidiani del giovane ufficiale dell’intelligence partigiana comprendevano la raccolta di informazioni sulla posizione dei nazisti e a cosa servivano. Poco dopo il quattordicesimo compleanno, Valja Kotik prese parte alla battaglia per Izjaslav. Il 16 febbraio, il giovane partigiano fu gravemente ferito e morì il giorno successivo all’ospedale. Fu prima sepolto nel villaggio Horovets, poi, su richiesta della madre, le spoglie furono sepolte a Shepetovka, vicino la scuola n. 4, dove Valja studiava. “Valja Kotik fu insignito dell’Ordine della Guerra patriottica e di Lenin, nonché della medaglia da partigiano della guerra patriottica. Il 27 giugno 1958, ricevette postumo il titolo di Eroe dell’Unione Sovietica”, afferma Surzhik. Fu l’eroe più giovane della storia dell’Unione Sovietica.

Giovani eroi
Oltre a Valja Kotik, molti ragazzi sovietici hanno compirono imprese combattendo l’occupazione nazista. Così, il ricognitore della guerriglia in Bielorussia Marat Kazei, trovatosi solo, insieme ai compagni più anziani sabotò treni militari. Nel gennaio 1943 fu ferito, attaccando con altri partigiani, e fu messo a riposo. Nel 1944, di ritorno da una missione col capo del distaccamento da ricognizione, il partigiano 14enne incontrò i nazisti. Il comandante morì sul colpo, Marat sparò fino all’ultimo proiettile, poi si fece esplodere con una granata contro i nazisti che cercavano di catturarlo. Il titolo di Eroe dell’Unione Sovietica gli fu dato postumo nel 1965.
Ljonya Golikov combatté nel 67.mo distaccamento della 4.ta Brigata partigiana di Leningrado. Era anche un pioniere. Partecipò a 27 operazioni di combattimento, demolizione di ponti, imboscate contro le colonne hitleriane ed anche la liquidazione del general-maggiore Richard Wirtz. Fu decorato eroe dell’Unione Sovietica alla fine del 1942, ma non ebbe il tempo di ottenere la stella d’oro. Il 24 gennaio 1943, Lev Golikov, all’età di 16 anni, fu ucciso in azione mentre si trovava in un distaccamento da ricognizione. Divenne postumo eroe dell’Unione Sovietica, il 2 aprile 1944.
Nel 1941, Sasha Chekalin, di 16 anni, si arruolò volontariamente per unirsi a una squadra di cacciacarri e divenne quindi pioniere del distaccamento partigiani “Peredovoj” che operavano nell’area di Tula. Oltre alle attività d’intelligence, prese parte a imboscate e minò le comunicazioni, era un operatore radio. A novembre, Chekalin si ammalò e il comandante gli ordinò di farsi curare dalla professoressa Muzalejskaja, che aiutava i partigiani. Al villaggio, Sasha venne a sapere che i nazisti lo cercavano e l’insegnante fu arrestata. Andò a casa sua, qui apprese che l’aveva consegnato ai nazisti. Durante la cattura, Chekalin contrattaccò lanciando una granata contro i tedeschi, che non esplose. I nazisti torturarono crudelmente il partigiano per diversi giorni, ma non tradì nessuno. Il 6 novembre, agenti dei servizi segreti tedeschi impiccarono il ragazzo. Il 4 febbraio 1942, Sasha Chekalin ebbe il titolo di Eroe dell’Unione Sovietica. I traditori, che furono arrestati dopo la liberazione della regione di Tula, furono condannati a morte da un tribunale.
Nel dicembre 1943, l’agente dell’intelligence del distaccamento partigiano “Giovani Vendicatori”, la 17enne Zina Portnova, fu catturata dai nazisti. La ragazza fu sottoposta a torture disumane. Durante gli interrogatori, cogliendo un’opportunità, Zina afferrò una pistola dal tavolo e sparò all’ufficiale della Gestapo, eliminandolo. Secondo la testimonianza di altri prigionieri, Zina, all’improvviso si gettò sotto le ruote di un’auto, ma essendo nel cortile, il tentato suicidio fallì e la ragazza continuò ad essere torturata. Tuttavia, i nazisti non ottennero nulla. Il 10 gennaio 1944 l’uccisero. Nel 1958, Portnova fu insignita postuma del titolo di Eroe dell’Unione Sovietica.

Miti e verità
“Sfortunatamente, il tema della partecipazione dei ragazzi alla Grande Guerra Patriottica è poco studiata. Conosciamo le imprese individuali, ma non possiamo nemmeno dire con certezza quanti ragazzi combatterono al fronte e dietro le linee nemiche”, affermava lo storico Aleksandr Kolpakidi, secondo cui le informazioni sulla partecipazione dei giovani cittadini sovietici alle battaglie contro i nazisti sono frammentarie. Circa 3500 soldati in prima linea erano considerati “figli del reggimento”. Circa 74500 adolescenti combatterono nei distaccamenti partigiani nella SSR bielorussa. I dati non sono ancora stati sistematizzati. Kolpakidi stima che il numero totale di minori che parteciparono alla Grande Guerra Patriottica, compresi i “figli dei reggimenti”, partigiani e combattenti clandestini, abbia probabilmente raggiunto le centinaia di migliaia. “Era una storia sia eroica che tragica. I ragazzi difesero volontariamente la madrepatria, molti morirono. Oggi sarebbe giusto condurre uno studio sul loro destino e contributo alla vittoria. È chiaro che questo è un lavoro titanico. Ma è necessario onorare la memoria degli eroi e trasmettere la verità al popolo”, dice Kolpakidi, secondo cui, il fatto che si sappia poco e che si parli poco dei giovani eroi dà origine a miti che screditano la storia del nostro Paese. “Prendi almeno il famoso film “Bastardi”. È una storia vergognosa. Dopotutto, infatti, la scuola di sabotaggio infantile descrittavi esisteva presso i tedeschi, sebbene non producesse i risultati desiderati la maggior parte degli adolescenti sovietici si dimostrò patriottica. Sui nostri agenti dei servizi segreti, nessuno li costrinse a fare nulla. Aderirono esclusivamente ad organizzazioni clandestine e gruppi di guerriglia”, osservava l’esperto. Secondo lo storico militare Jurij Knutov, una situazione unica so ebbe durante la Grande Guerra Patriottica: i pionieri-eroi furono d’esempio per gli adulti e li ispirarono. “Va notato che Valj Kotik proveniva dall’Ucraina occidentale. Ed è il vero eroe dell’Ucraina, a differenza di Bandera, Shukhevich e altri traditori come loro. Sfortunatamente, oggi in Ucraina cercano di ignorare Valja Kotik ed altri eroi, facendo tutto il possibile per farne dimenticare le imprese”, affermava Knutov. Secondo lo storico, è proprio l’esempio dei ragazzi che compirono le prodezze durante gli anni della Grande Guerra Patriottica che oggi va presentato alle generazioni più giovani. “Dobbiamo ricordare e parlare del loro eroismo per impedire al nostro popolo di perdere la memoria storica”, concludeva Knutov.

Traduzione di Alessandro Lattanzio

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