L’accerchiamento del Venezuela: una follia di Trump

Wayne Madsen, SCF 8 maggio 2019

Basandosi sul consiglio del falco belluino neoconservatore John Bolton, del pomposo segretario di Stato Mike Pompeo e dello scandaloso dell’Iran-Contra Elliott Abrams, Donald Trump intraprese il contenimento del Venezuela. Trump è impegnato in una folle missione supportando i capi fascisti dei vicini del Venezuela per fare pressioni sul Presidente Nicolas Maduro per dare il potere a una manica i burattini di Wall Street che vogliono sovvertire le politiche socialiste bolivariane di Maduro e del defunto predecessore Hugo Chavez. L’amministrazione Trump ha reso la Colombia, dove il presidente Ivan Duque governa coll’aiuto dei signori del cartello della droga e delle unità paramilitari collegate alla CIA. Abrams, “inviato speciale” di Trump per il Venezuela, fallì miseramente negli anni ’80 nel tentativo di abbattere il governo sandinista del Nicaragua. Invece del Presidente Daniel Ortega, Abrams e le sue coorti fecero quasi cadere l’amministrazione Reagan quando fu scoperto che la CIA usava illegalmente i proventi delle vendite di armi all’Iran per finanziare i contras anti-sandinisti. Trump e il suo team di incompetenti rafforzano il sostegno a Maduro in Venezuela e nell’emisfero occidentale. Trump annunciava che Philip Goldberg, ex-ambasciatore degli Stati Uniti in Bolivia, occuperà lo stesso posto a Bogotà, in Colombia. Nel 2008, Goldberg fu espulso dalla Bolivia per aver tentato di rovesciare il governo progressista del Presidente Evo Morales. In precedenza, Goldberg aveva lavorato a Bogotà come coordinatore del Plan Colombia, lo screditato programma del dipartimento di Stato che era, in realtà, un’operazione di trasferimento di armi ed intelligence degli Stati Uniti ai paramilitari colombiani per commettere violazioni dei diritti umani contro la popolazione indigena della Colombia, lavoratori agricoli e afro-caraibici lungo la costa settentrionale. Il modus operandi di Goldberg in America Latina è ben noto. Il governo boliviano disse che Goldberg aveva cospirato coll’opposizione fomentando disordini nelle province della Bolivia. Goldberg permise che l’ambasciata degli Stati Uniti a La Paz e agli US Peace Corps e studiosi Fulbright di essere impiegato nello spionaggio. Goldberg era anche abile nel coordinare attacchi terroristici su componenti chiave infrastrutturali. L’11 settembre 2008, notate la data, un gasdotto dalla Bolivia a San Paolo, in Brasile, fu fatto saltare in aria dalle forze appoggiate dagli Stati Uniti. Goldberg aveva anche coordinato azioni anti-Morales dei governatori di destra di Santa Cruz, Pando, Beni e Tarija. I gruppi di opposizione finanziati dagli Stati Uniti occuparono edifici governativi nei quattro Stati. Aspettatevi Goldberg, in coordinamento col governo di Duque e il governo del neofascista Jair Bolsonaro in Brasile svolgere simili azioni contro il Venezuela.
Mentre il colpo di Stato di Trump incespicava tanto quanto quello di George W. Bush contro Chavez, le forze anti-Maduro iniziarono ad accusarsi a vicenda. Alejandro Ordonez, ambasciatore colombiano dell’Organizzazione degli Stati Americani e zelota cattolico di estrema destra, affermava che i rifugiati venezuelani uscivano dal Venezuela per “diffondere il socialismo” nell’ambito di un “programma globale” del governo di Maduro. Il risultato fu che il direttore di Human Rights Watch definiva Ordonez “delirante”. Il ministro degli Esteri colombiano Carlos Holmes Trujillo fu costretto a”rettificare” la dichiarazione di Ordonez, senza offrire una ritrattazione. Il dito puntato in Colombia fu raggiunti a quello tra le forze di opposizione sostenute dalla CIA in Venezuela. Dal Brasile, Bolsonaro dichiarò che il suo governo avrebbe usato i “limiti di Itamaraty” per cacciare Maduro al potere. Itamaraty è il soprannome del ministero degli Esteri brasiliano. Bolsonaro accusava Maduro di essere controllato da generali venezuelani, cubani e russi. Bolsonaro ripeteva la propaganda insulsa dei circoli neoconservatori dell’amministrazione Trump secondo cui il movimento sciita libanese Hezbollah, aveva una presenza importante in Venezuela. Il tentativo di golpe contro Maduro passerà alla storia come uno dei fiaschi più risibili di tutti i tempi. Bolton, Abrams, Pompeo e il vicepresidente Mike Pence credevano che pagando un paio di guardie nazionali venezuelane per disertare presso la coppia dell’opposizione Juan Guaidó e Leopoldo Lopez avrebbe scatenato un’ondata massiccia spazzando via Maduro. I disertori della Guardia Nazionale allettarono alcuni teppisti, liberati da una prigione, per lanciare granate lacrimogene contro veicoli blindati della polizia su un’autostrada di Caracas davanti le telecamere. CNN, Fox News, MS-NBC, BBC, Deutsche Welle e Canadian Broadcasting Corporation caddero nell’operazione di guerra dell’informazione dell’amministrazione Trump, chiamando 300 uomini, comprendenti detenuti, per lanciare lacrimogeni vuoti, “colpo di Stato”. I 300 irregolari, alcuni in motocicletta, cercavano di violare la recinzione della base militare di Carlota, nella regione orientale di Altamira, Caracas. Era vicino la base che Guaidó e sostenitori allestirono il loro quartier generale golpista e chiesero alla gente di venire a sostenerli. Trump twittò il suo sostegno al golpe che non ci fu, così come minacce a Cuba: “Se truppe e milizie cubane non cessano immediatamente le operazioni militari e di altro genere causando morte e distruzione alla Costituzione del Venezuela, un pieno embargo completo, insieme a sanzioni maggiori, sarà posto sull’isola di Cuba… Speriamo che tutti i soldati cubani tornino prontamente e pacificamente nella loro isola!” La minaccia di Trump si rivelò sdentata come tutti gli altri sussiegosi ultimatum.
Bolton fu deriso dopo che le “defezioni” degli alti funzionari del governo di Maduro non si verificarono. Bolton scelse il Ministro della Difesa Vladimir Padrino Lopez, il capo della Corte Suprema venezuelana Maikel Moreno e il Comandante della Guardia Presidenziale Rafael Hernandez Dala come sostenitori del colpo di Stato. Bolton apparve più stupido del solito dopo che i tre ufficiali annunciarono pubblicamente lealtà nei confronti di Maduro. Contrariamente alle false informazioni fornite da Washington, l’esercito venezuelano non sostenne il tentativo di golpe. TeleSur trasmise la confutazione della pretesa dell’opposizione che il Maggiore-Generale Ornelas Ferreira, Capo di Stato Maggiore delle FANB [Forze Armate Bolivariane del Venezuela] si fosse unito ai cospiratori. Un giornalista di TeleSur dichiarò: “Ho appena parlato col Maggiore-Generale Ornelas che ha affermato che si tratta di disinformazione”. Il Generale disse: “Sono nel quartier generale militare coll’Ammiraglio in Capo [Remigio]. È totalmente falso. Siamo col Comandante in Capo Nicolás Maduro e restiamo fedeli al nostro Paese”. L’ambasciatore venezuelano alle Nazioni Unite Samuel Moncada disse che il colpo di Stato fu un “tentativo fallito di rovesciare, con la violenza, il nostro governo”. Moncada rivelò che gli Stati Uniti si erano preparati al colpo di Stato trasformando la missione diplomatica statunitense a Caracas in un virtuale “ambasciata di guerra”. Solo poche ore prima del golpe, il fondatore della società mercenaria Blackwater Erik Prince, che ora gestisce la compagnia mercenaria Reflex Responses (R2), si offrì d’inviare i suoi mercenari latinoamericani, molti con orribili crimini contro i diritti umani, da Abu Dhabi in Venezuela per aiutare l’opposizione sostenuta dalla CIA a rovesciare Maduro. I “rinforzi” di Prince non apparvero mai.
Mentre il colpo di Stato falliva ad Altamira, migliaia di sostenitori di Maduro scesero nelle strade intorno al palazzo presidenziale Miraflores, nel centro di Caracas. Alcuna ripresa televisiva di ciò fu fatta da CNN, MS-NBC, Fox oBBC. Lopez e famiglia furono costretti a chiedere asilo, prima nell’ambasciata cilena e poi spagnola. Un paio di dozzine di disertori ebbero asilo nell’ambasciata brasiliana. Più tardi, alcuni membri della Guardia Nazionale affermarono di essere stati ingannati dal loro comandante unendosi a Guaidó presso la base La Carlota. Per Bolton, Abrams e la CIA che scelsero il primo maggio, la festa internazionale della solidarietà socialista e sindacale, per lanciare il colpo di Stato contro il governo socialista bolivariano del Venezuela fu davvero una follia. Dopo il fallimento del golpe. Trump twittò che “tutte le opzioni” erano sul tavolo fino a costringere Maduro a dimettersi. Ironia della sorte, a Washington c’erano più appelli a che Trump e il suo ministro della giustizia si dimettessero, piuttosto che a Maduro.

Traduzione di Alessandro Lattanzio

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