La più grande sconfitta della CIA da decenni

Valentin Vasilescu, Reseau International 8 maggio 2019

Coll’acquisizione da parte del Venezuela di aerei Su-30, sistemi antiaerei S-300, carri armati T-72 batterie costiere Bastion russi, il quartier generale del Pentagono (USSOUTCOM) responsabile dell’America Centrale e del Sud creava mezzi di spionaggio tecnologico (TECHINT-technical intelligence) per valutare, analizzare e interpretare le informazioni sul materiale da combattimento dell’esercito venezuelano. Questi sono la MASINT (Measurement and signature intelligence) che riceve a distanza, vibrazioni, pressione, calore prodotti dai sistemi di combattimento. Esistono anche altri mezzi (ELINT) per le emissioni elettroniche dai sistemi radar e radionavigazione che equipaggiano i sistemi missilistici, gli aerei e le navi militari del Venezuela. Ma la maggior parte dei metodi di spionaggio venivano usati per intercettare le reti di comunicazione (COMINT).
La National Electronic Intelligence Agency (NSA) ha una rete chiamata ECHELON, progettata per intercettare e registrare le comunicazioni via telefono, fax, radio e il traffico dati attraverso i satelliti-spia statunitensi. USSOUTHCOM poté valutare, attraverso la COMINT, stato d’animo, lealtà od insoddisfazione dei comandanti dell’esercito e i vertici delle autorità politiche centrali e locali. La versione ufficiale di Russia e Cina, difficilmente credibile, è che non hanno inviato esperti in spionaggio e controspionaggio in Venezuela. A differenza di questa versione, da gennaio, quando gli Stati Uniti presentarono l’autoproclamato presidente Juan Guaido, la leadership del controspionaggio venezuelano sembra essere stata presa da un super James Bond. Una delle scoperte del Pentagono è l’interruzione della raccolta dati dalla NSA con la COMINT. Tuttavia, il Venezuela non dispone di una tecnologia così avanzata da bloccare la ricezione dei satelliti NSA. Di fronte a questa situazione, l’iniziativa in Venezuela fu rilevata dalla CIA, specializzata in HUMINT (Human Intelligence). Cioè, spiando con agenti statunitensi infiltrati, che a loro volta hanno reti di informatori locali. Ma poco dopo, il piccolo servizio del controspionaggio venezuelano (SEBIN: Servicio Boliviariano de Intellicia Nacional) riuscì a umiliare la CIA. È solo ora che gli statunitensi sanno che tutti i gruppi di opposizione a Caracas sono infiltrati dal controspionaggio SEBIN.
Grazie agli agenti del SEBIN in incognito, nella stampa finanziata dagli Stati Uniti ci fu un’operazione con selezione e pubblicazione delle notizie più spettacolari ma inaffidabili sugli sviluppi politici in Venezuela. Ci furono così diverse “fughe” alla CIA come, ad esempio, l’intenzione di alcuni generali della prima task force venezuelana di tradire Maduro e rilasciare gli oppositori politici arrestati. Al fine di avere la fiducia degli agenti della CIA, il SEBIN perfino organizzò incontri cospiratori con generali venezuelani, sotto il pieno controllo del SEBIN e del controspionaggio militare. La “diserzione” del generale Manuel Figuera, capo della SEBIN, l’uscita di Leopoldo Lopez dagli arresti domiciliari, e la fornitura, a Juan Guaido, di un plotone di soldati del SEBIN, per attaccare la guarnigione La Carlota a Caracas con più di 1000 soldati, faceva parte dell’operazione di intossicazione della CIA. Per convincere Washington del successo del colpo di Stato. La Casa Bianca infine dava il via all’azione del 30 aprile diventata il peggiore fallimento della CIA negli ultimi decenni. Il Venezuela dimostrava che combattere con patriottismo e professionalità, anche per un Paese sudamericano sottoposto a embargo, può sventare i piani della CIA.

Traduzione di Alessandro Lattanzio

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