Russia e Siria si preparano ad attaccare Idlib

Moon of Alabama 6 maggio 2019

Negli ultimi mesi la situazione militare nella Siria occidentale era più o meno stabile. Questo sta per cambiare. Mentre questa mappa è da agosto 2018 è ancora per lo più accurata. La provincia d’Idlib e le parti a nord di Hama occupati dalle forze “ribelli” guidate dall’Hayat Tahrir al-Sham (HTS), gruppo terrorista di al-Qaida.
Un accordo del settembre 2018 tra Russia e Turchia stabiliva che la Turchia avrebbe controllato i “ribelli” ad Idlib. Una zona smilitarizzata di 20 chilometri doveva essere stabilita lungo la linea di demarcazione. Tutte le armi pesanti dovevano essere rimosse dalla zona. Le autostrade M4 e M5 dovevano essere aperte al traffico. Niente di tutto ciò è successo. La Turchia istituiva un posto di osservazione lungo la linea di demarcazione, ma non ebbe alcun effetto. Invece l’HTS assimilava sempre più gruppi dell’esercito libero siriano supportati dalla Turchia. L’organizzazione acquisiva nuove armi e attrezzature intensificando l’addestramento. Negli ultimi mesi sono diventati più attivi. Mortai e razzi sparavano su Aleppo. Commando attraversavano la linea di demarcazione, attaccando posti di guardia dell’Esercito arabo siriano causando varie vittime. Droni partivano da Idlib contro la base russa di Humaymim. Raffiche di razzi venivano lanciate contro la base. Il governo siriano chiese a lungo di attaccare finalmente Idlib, ma la Russia lo trattenne. C’era il rischio che la Turchia usasse l’attacco su Idlib per volgersi agli Stati Uniti. Tale rischio è ora assai minore dato che gli Stati Uniti sono più ostili verso il loro alleato della NATO. Due settimane fa, dopo che HTS aveva sparato gli ultimi razzi su Humaymim, gli aviogetti russi iniziarono a bombardarne le posizioni nel governatorato d’Idlib con centinaia di attacchi. Inoltre, l’intelligence russa riferiva che l’HTS si preparava a lanciare un grande attacco contro Hama a sud. La Russia inviava altri caccia e bombardieri a potenziare le proprie forze. Anche l’Aeronautica arabo siriana e l’artiglieria intervennero. Fu presto evidente che questi attacchi non erano solo razioni, ma preparativi per una campagna più ampia.
La Turchia riconosceva di non può più fare nulla per impedire un attacco su Idlib. In una mossa estrema cercava di soddisfare almeno uno dei vecchi obiettivi: occupare Tal Rifat e la base aerea di Minaq a nord di Aleppo, nell’area curda. Ma i difensori erano preparati. Quando i “ribelli” filo-turchi sotto il comando di ufficiali turchi attaccarono le posizioni si ritirarono. I turchi avanzarono ed improvvisamente si trovarono in un campo minato e sotto il tiro dell’artiglieria. Furono intrappolati. Dopo che molti rimasero uccisi e feriti, le forze turche dovettero ritirarsi e l’Esercito arabo siriano e le unità curde poterono riprendere le vecchie posizioni. In parallelo, l’artiglieria siriana bombardò uno degli avamposti turchi nel governatorato di Idlib. Quattro soldati turchi furono feriti ed evacuati. Oggi l’Esercito arabo siriano lanciò un attacco a sud della sacca catturando diverse posizioni “ribelli”. Vi erano segnali che un altro attacco inizierebbe presto ad ovest di Aleppo per rimuovere qualsiasi minaccia alla città. È probabile che un altro attacco si abbia sul lato occidentale della sacca per respingere i terroristi lontano da Humaymim. Questi attacchi non sono (ancora) la grande campagna per liberare il governatorato di Idlib. Sembra probabile che questo avverrà in modo frazionato, una alla volta seguito da una pausa. Uno degli obiettivi intermedi è riacquistare il pieno controllo delle autostrade M5 e M4 nel governatorato di Idilb. Ciò consentirà il traffico diretto tra Lataqiam Hama ed Aleppo potendo far riavviare un’economia devastata.
Gli Stati Uniti faranno di tutto per fermare le operazioni siriane. Ora sembra improbabile: “Idlib è essenzialmente la più grande collezione di affiliati di al-Qaida al mondo in questo momento”, affermava Michael Mulroy, vicesegretario alla Difesa del Medio Oriente, nei commenti presso il Centro per una nuova sicurezza americana a Washington. “Abbiamo intuizioni molto limitate su ciò che accade”, aggiungeva. Il fatto che questo sia (di nuovo) riconosciuto pubblicamente, probabilmente significa che ora alla Siria è permesso far piazza pulite de caos. Nel 2017-2018, quando la Siria era pronta a riprendersi Idlib, gli Stati Uniti minacciarono di fermare qualsiasi attacco. Al tempo ancora si prendevano cura dell’alleata Turchia, che sarebbe stata sommersa da ondate di profughi se i terroristi dell’HTS e famiglie dovevano ritirarsi da Idlib. Gli Stati Uniti non si preoccupano più della Turchia. Sarà probabilmente gradita qualsiasi nuova difficoltà all’aspirante sultano Erdogan.
Il santuario del terrorismo d’Idlib è solo uno dei tanti problemi che la Siria deve ancora affrontare. Il peggio è attualmente la carenza di benzina mentre le sanzioni statunitensi bloccano le consegne di petrolio iraniane alla Siria. Le petroliere iraniane dirette in Siria sono bloccate sul canale di Suez. Richiedere benzina dalla Russia avrebbe un prezzo politico che la Siria sembra non disposta a pagare. I giacimenti petroliferi siriani, che potrebbero produrre abbastanza per mantenere attivo il Paese, sono sotto il controllo degli ascari degli statunitensi. Gli Stati Uniti vietano di vendere quel petrolio al governo siriano.

Traduzione di Alessandro Lattanzio

Precedente Gli Stati Uniti spingono l'Iran a violare l'accordo sul nucleare Successivo Come Monsanto e Bayer guidano la politica USA sul Venezuela