Gli Stati Uniti spingono l’Iran a violare l’accordo sul nucleare

Moon of Alabama, 6 maggio 2019

363 giorni fa gli Stati Uniti abbandonavano il Joint Comprehensive Plan of Action (JCPOA), l””accordo nucleare” con l’Iran, reintroducendo le sanzioni sul commercio con l’Iran. Quando gli Stati Uniti reintrodussero le sanzioni contro l’Iran, attuarono “ondate” di sanzioni su alcuni clienti del petrolio iraniano. Due settimane fa gli estremisti dell’amministrazione Trump vincevano e le esenzioni furono eliminate. Alcuni clienti iraniani, Iraq, Turchia e Cina, continueranno a comprare petrolio iraniano e dovranno affrontare sanzioni statunitensi. Lo scopo dichiarato della “campagna di massima pressione” dell’amministrazione Trump è azzerare tutti gli scambi coll’Iran e metterlo in ginocchio. L’8 maggio, un anno dopo che gli Stati Uniti violavano l’accordo, annunceranno ulteriori sanzioni contro il Paese: “Il Wall Street Journal riferiva che nuove sanzioni avrebbero avuto come obiettivo le vendite petrolchimiche. Mi fu detto che l’amministrazione probabilmente imporrà presto tali sanzioni, ma le nuove sanzioni previste per questa settimana riguarderanno un settore diverso dell’economia iraniana”. L’unica risposta europea ai nuovi annunci era una dichiarazione fasulla. L’UE dovrebbe lottare per l’accordo JCPOA com’è nel suo interesse. Ma invece rallentando il meccanismo INSTEX mal progettato che consentirebbe di evitare la sanzioni all’Iran.
L’Iran userà l’anniversario della violazione nordamericano dell’accordo per annunciare che non si atterrà più ad alcune restrizioni del JCPOA. Gli Stati Uniti non solo sanzionano il commercio iraniano promesso coll’accordo JCPOA, ma anche cercano di eliminare tutti gli altri benefici dell’accordo. L’amministrazione Trump vuole costringere l’Iran a violare l’accordo per poi usarlo come scusa per ulteriori azioni contro il Paese.
Gli Stati Uniti hanno fornito deroghe per diversi scambi nucleari che facevano parte dell’accordo di JCPOA. Alcune furono eliminate, altre sottoposti a restrizioni temporali. All’Iran è concesso arricchire l’uranio coll’accordo, ma non è permesso tenere grandi quantità di uranio arricchito pronto. L’uranio arricchito è prezioso e l’Iran ha trovato un cliente che l’acquistava. L’Iran produce anche acqua pesante, necessaria per raffreddare alcuni tipi di reattori ed esportarla. In precedenza queste operazioni ebbero deroghe. L’amministrazione Trump non le rinnovò e l’esportazione di tali prodotti finirà. L’Iran dovrà interrompere l’arricchimento e la produzione di acqua pesante o dovrà archiviare ciò che produce e quindi violare l’accordo JCPOA. Un altro commercio nucleare riguardava il riavvio del reattore ad acqua pesante di Arak. Funzionando nella forma originale avrebbe prodotto plutonio. Dall’accordo JCPOA, l’Iran incaricò una società russa di convertire il reattore Arak in uno che produca isotopi per scopi medici. La deroga dagli Stati Uniti a questo accordo fu ora limitata a 90 giorni. L’azienda russa è ora minacciata da sanzioni statunitensi per un progetto che richiede anni di progettazione e costruzione.
L’Iran inizia a contrastare le mosse degli Stati Uniti. Il Presidente Rouhani annuncerà che l’Iran prenderà misure basate sui paragrafi 26 e 37 dell’accordo sul nucleare. Il paragrafo 26 afferma che UE e Stati Uniti revocheranno tutte le sanzioni relative al nucleare e si asterranno dal ripresentarne. Continua: “L’Iran ha dichiarato che tratterà tale reintroduzione delle sanzioni specificate nell’allegato II, o tale imposizione di nuove sanzioni connesse al nucleare, come motivo per cessare di adempiere ai propri impegni ai sensi del presente JCPOA in tutto o in parte”. Il paragrafo 37 fa parte del “Meccanismo di risoluzione delle controversie” che si conclude col coinvolgimento del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite in cui gli Stati Uniti possono bloccare il processo. Comprende quindi alla fine: “L’Iran ha dichiarato che se le sanzioni venissero ripristinate in toto o in parte, l’Iran considererà ciò motivo per la cessazione totale o parziale dei propri impegni ai sensi del presente JCPOA”. L’Iran utilizzerà queste clausole per “violare” alcune clausole dell’accordo mantenendolo intatto. Continuerà a consentire all’AIEA il libero accesso a tutti gli elementi delle installazioni nucleari. L’Iran non cesserà l’arricchimento. Inizierà a depositare l’uranio arricchito oltre a quello consentito dal JCPOA intatto. Lo stesso vale per l’acqua pesante che l’Iran produce. Probabilmente annuncerà anche la costruzione di un nuovo reattore progettato per produrre isotopi per scopi medici.
UE, Russia e Cina furono informate in modo ufficioso sui passi che l’Iran compie. Ci saranno colloqui tra esperti sul JCPOA di Iran, Germania, Regno Unito, Francia, Russia e Cina a Bruxelles. Il fatto che l’Iran sia costretto ad accumulare temporaneamente prodotti oltre il livello consentito nell’accordo è esclusivamente causato dalla violazione statunitense di tale accordo, vale a dire le nuove sanzioni. È improbabile che gli altri firmatari del JCPOA considerino l’Iran violare il JCPOA. Ovviamente gli Stati Uniti urlano a sangue continuando a fare ciò che avrebbero fatto comunque, aumentare ulteriormente le tensioni. Il consigliere per la sicurezza nazionale John ‘Stache’ Bolton annunciava che una portaerei e bombardieri a lungo raggio statunitensi sarebbero stati inviati sul Golfo per contrastare e minacciare l’Iran. Questa è una vana spacconata.
“Micah Zenko @MicahZenko – 1:07 utc – 6 maggio 2019
Bolton che definisce uno schieramento abituale della Lincoln del CENTCOM AOR come tentativo di spaventare l’Iran è una minaccia particolarmente debole e vuota”.
Il dispiegamento della portaerei nel Golfo è di routine. Fu annunciata l’8 aprile. Gli Stati Uniti hanno bombardieri in Medio Oriente dal 2001. Inoltre, una portaerei nel Golfo Persico è chiaro segno che gli Stati Uniti non attaccheranno l’Iran. Nelle acque ristrette del Golfo Persico una portaerei è preda facile. L’idea potrebbe essere prevedere un “incidente”, come il Ministro degli Esteri iraniano disse in un’intervista alla CBS:
MINISTRO ZARIF: Non penso che lo scontro militare accadrà. Penso che la gente abbi più prudenza che permettere lo scontro militare. Ma, penso che l’amministrazione nordamericana agisca per far accadere degli incidenti. E deve esserci vigilanza estrema, in modo che chi pianifica tale incidente non proceda.
MARGARET BRENNAN: Cosa intende? Di che tipo di incidente parla?
MINISTRO ZARIF: Parlo di persone che pianificano il confronto, il cui interesse…
MARGARET BRENNAN: Chi lo fa?
MINISTRO ZARIF: La mia squadra “B”. Come la chiamo…
MARGARET BRENNAN: Cosa intende per squadra “B”?
MINISTRO ZARIF: Chiamo il gruppo “B” quello che ha sempre cercato di creare tensioni, la cui esistenza dipende dalle tensioni. Ambasciatore Bolton, prima “B”, Bibi Netanyahu, seconda “B”, Bin Zayad, terza “B”, Bin Salman, quarta “B.” E non faccio mere accuse…”
L’amministrazione Trump spera che le nuove sanzioni non aumentino il prezzo del petrolio. È improbabile che questo avvenga nel momento in cui il mercato petrolifero è teso: “Cercando di conquistare Venezuela e Iran contemporaneamente s’irrigidisce il mercato petrolifero. Ulteriori turbamenti in Libia o un’area meno attesa come Algeria o Nigeria potrebbero eccedere la riserva disponibile. La produzione statunitense si espanderà con prezzi maggiori ma non potrà accendersi e spegnersi a comando da vero produttore strategico. Il suo greggio prevalentemente molto leggero non è un buon sostituto dei barili medio-pesanti ricchi di diesel, come quelli dei due Paesi. Questo problema potrebbe acuirsi alla fine dell’anno, quando in tutto il mondo potrebbe chiedere 1 milione di barili di diesel per soddisfare le nuove normative sul traffico di carburanti”. Le varianti più leggere del petrolio nordamericano e arabo non possono sostituire quelle pesanti. Si possono rompere le catene degli idrocarburi dal petrolio pesante ai tipi leggeri, ma non si possono facilmente creare lunghe catene con quelle corte. L’aumento dei prezzi del petrolio potrebbe essere l’unico fattore che potrebbe spingere Trump a cambiare la strategia conflittuale nei confronti dell’Iran. Ma il grande pericolo ora è che gli estremisti nella sua amministrazione aumentino i conflitti in Medio Oriente fin quando non esploderanno e renderanno impossibile cambiare rotta. Aspettano solo che gli “incidenti” accadano.

Traduzione di Alessandro Lattanzio

Precedente Giappone 1968: la rivolta studentesca più lunga e violenta del mondo Successivo Russia e Siria si preparano ad attaccare Idlib