Se le relazioni tra Cina e Thailandia crescono, crescono anche le minacce dagli USA

Joseph Thomas, LDR, 2 maggio 2019

Il regno del sud-est asiatico della Thailandia, nazione di 70 milioni di persone e seconda economia della regione, accelera i crescenti legami con la Cina negli ultimi 5 anni. Questi legami includono acquisti militari per sostituire materiale vecchio con nuovi e più potenti carri armati, corazzati, veicoli da combattimento della fanteria e persino sottomarini cinesi. Le relazioni tra Cina e Thailandia si concentrano anche sull’Iniziativa Fascia e Via (BRI) di Pechino e il ruolo della Thailandia come partner principale attraverso cui la ferrovia ad alta velocità collegherà la Cina con Laos, Thailandia, Malesia e Singapore garantendo che passeggeri e merci viaggino dalla Cina su una scorciatoia per lo stretto di Malacca e l’Oceano Indiano. Le ovvie implicazioni negative che ciò avrà sulla nozione di autoproclamato primato asiatico di Washington portato all’addensarsi di nubi temporalesche politiche. Gli Stati Uniti guidano una notevole ascesa della propaganda mirata non solo a minare la BRI cinese, ma anche ad attaccarne i partner, compresa la Thailandia. Stati Uniti e partner aumentano le interferenze politiche in Thailandia, tentando nelle ultime elezioni di installare forze politiche in grado di invertire le relazioni con la Cina. Il fallimento di tale forze nel vincere in modo decisivo le elezioni anche cogli aiuti degli Stati Uniti, lascia la prospettiva incombente che i ricorrano a proteste e persino terrorismo per rovinare i legami tra Cina e Thailandia.

Il consolidamento dei legami Bangkok-Pechino
Il primo ministro thailandese Prayuth Chan-o-cha partecipava al secondo Forum Fascia e Via di Pechino per la cooperazione internazionale. Il quotidiano pro-occidentale Bangkok Post, in un articolo intitolato “IL regime parla dei legami con la Cina in visita a Pechino per il forum ‘Belt and Road’ “, notava: “Entrambe le parti erano soddisfatte del fatto che negli ultimi cinque anni Thailandia e Cina avevano relazioni più strette”, dichiarava il portavoce del governo Werachon Sukondhapatipak sugli incontri tra i leader thailandesi e cinesi. “Il Generale Prayut assicurava che la Thailandia si prenderà cura degli investitori e turisti cinesi”, aveva detto il Tenente-Generale Werachon. Entrambe le nazioni s’impegnavano a far crescere il valore del reciproco commercio a 140 miliardi di dollari entro il 2021, il doppio degli attuali 73,6 miliardi di dollari”. In prospettiva nel commercio tra Cina e Thailandia, la Cina è già il principale partner commerciale della Thailandia, con oltre il 15% delle esportazioni tailandesi in Cina, cogli Stati Uniti secondi all’11,5%. Oltre il 20% delle importazioni tailandesi proviene dalla Cina rispetto al 5,7% dagli Stati Uniti. La Cina rappresenta anche la stragrande maggioranza dei turisti in Thailandia, battendo il numero combinato di turisti da tutte le nazioni occidentali. Commercio e turismo tra Thailandia e Cina è destinato a crescere. Insieme all’espansione dei legami militari e degli ovvi interessi condivisi su sicurezza e stabilità regionale, le nozioni da guerra fredda della Thailandia come agente degli Stati Uniti dovrebbero essere definitivamente messe a tacere. Tuttavia, la Thailandia cercava storicamente di mantenere un attento equilibrio tra le grandi potenze mondiali. Cerca di costruire legami coll’occidente e nazioni come la Russia e i vicini dell’ASEAN in particolare, per garantire un sano equilibrio nelle relazioni politiche ed economiche. Il primo ministro Prayuth Chan-o-cha in un’intervista al Time, spiegava i rapporti della Thailandia con Cina e Stati Uniti: “L’amicizia tra Thailandia e Cina ha migliaia di anni, e cogli Stati Uniti circa 200 anni, e manteniamo finora questi legami tra i nostri Paesi. La Cina è il partner numero uno della Thailandia, insieme ad altri Paesi nel secondo e nel terzo posto come Stati Uniti ed altri. Sono tutti buoni amici della Thailandia. La Thailandia è un Paese piccolo, quindi dobbiamo bilanciare adeguatamente politica ed affari esteri con tutti i nostri Paesi”. Gli Stati Uniti, e non la Thailandia, complicavano questo bilanciamento non riuscendo proprio ad offrire a potenziali partner come la Thailandia una qualsiasi alternativa valida a progetti infrastrutturali, capacità produttiva e commercio della Cina. La Tailandia stipulava accordi col Giappone per costruire altri progetti ferroviari nel Regno e acquistava armi da Europa e Russia per evitare di dipendere eccessivamente dalla Cina. Gli Stati Uniti invece di offrire valide alternative alla Thailandia tra cui scegliere, sempre più si affidavano a vari metodi di coercizione ed interferenza, lasciando a nazioni come la Thailandia poca scelta se non andare avanti senza Washington e la sua sempre più tossica politica estera.

Gli ascari di Washington prendono di mira le relazioni tra Cina e Thailandia
Mentre i principali ambienti commerciali, militari e politici della Thailandia si sono decisamente allontanati da Washington per Pechino, esiste una vasta rete di media, accademici, attivisti, organizzazioni non governative (ONG) e partiti sostenuti da Washington e che servono gli interessi degli Stati Uniti, decisi ad invertire ciò. L’attuale governo thailandese, guidato dal primo ministro Prayuth Chan-o-cha, è il risultato dell’estromissione del predecessore nel 2014. Nelle ultime elezioni, gli interessi sostenuti dagli Stati Uniti tentavano di ritornare al potere, tra cui il circolo politico filo-occidentale di Thanathorn Jungrungreangkit, co-erede della fortuna dei genitori e sostenitore di lunga data dell’agente degli USA estromesso, l’ex-primo ministro Thaksin Shinawatra. In vista delle elezioni del 2019, Thanathorn s’impegnò a ridurre le relazioni tra Cina e Thailandia, demolendo il fulcro del progetto BRI cinese in Thailandia, la rete ferroviaria ad alta velocità. Thanathorn invece insisteva sul fatto che la Thailandia investisse nel progetto hyperloop statunitense non ancora testato (e finora inesistente), secondo Bloomberg. Thanathorn e il suo partito “Future Forward” s’impegnavano a frenare le acquisizioni militari minando la capacità della Thailandia di difendersi, e a soffocare la crescente partnership militare tra Bangkok e Pechino. Per questo, Thanathorn e il suo partito ricevevano una quantità sproporzionata di attenzione positiva dai media occidentali e il sostegno non solo delle ambasciate nordamericane ed europee, ma anche di governo e fondazioni aziendali finanziate dagli Stati Uniti e di un piccolo esercito di organizzazioni non governative create della sfera politica e pubblica della Thailandia. Tuttavia, le forze politiche appoggiate dagli Stati Uniti come Future Forward non battevano il partito di Palang Pracharath legato alle Forze Armate tailandesi nelle ultime elezioni. Affrontano anche una miriade di problemi legali ed è improbabile che assumano il potere. Perciò, Stati Uniti e partner fanno pressioni sulla Thailandia sia nei media che fomentando disordini per le strade della Thailandia. Tutto ciò viene fatto menzionando soprattutto le relazioni tra Cina e Tailandia.

Misure drastiche
Un altro articolo del Bangkok Post, scritto da AFP e intitolato “La repressione dello Xinjiang nel cuore della Fascia e Via cinese”, cercando d’intimorire le nazioni (come la Thailandia) che fanno affari con la Cina, con presunte violazioni dei diritti umani di Pechino. Ma come documentato altrove, Pechino affronta davvero una minaccia estremista nello Xinjiang, voluta da Washington per interrompere ancora un altro segmento chiave della BRI. Il duplice approccio di Washington nello Xinjiang, dove promuove l’estremismo e difende gli estremisti col pretesto dei diritti umani, è un ammonimento su ciò che attende la Thailandia se i tentativi degli Stati Uniti di installare un governo cliente a Bangkok falliscono e vengono adottate misure più aggressive. Le recenti esplosioni che hanno colpito obiettivi religiosi ed economici nello Sri Lanka sembrano ulteriori esempi di tale strategia. Anche cogli ambasciatori statunitensi che assegnano la colpa allo Stato islamico (SIIL) con tutti gli indicatori che puntano alla sponsorizzazione di Stati Uniti ed Arabia Saudita dietro l’apparizione dello SIIL, è difficile ignorare le ovvie implicazioni. Essendo lo Sri Lanka un altro importante partner della BRI, superava un certo punto di non ritorno dopo il quale gli abusi dei media e le interferenze politiche occidentali non erano più efficaci nell’imporre il cambio nella traiettoria geopolitica di Colombo. È difficile vedere come gli attacchi terroristici su vasta scala convinceranno Colombo a invertire i legami con Pechino, ma è facile vedere come tali attacchi possano cercare di rovinare i legami che Washington non può più realisticamente sovvertire. Nazioni come la Thailandia devono prepararsi a continuo abuso dei media, interferenza politica ed infine il terrorismo puntato da Washington e partner. Gli Stati Uniti hanno investito quasi un secolo cercando l’egemonia globale e, in particolare, quel primato sull’Asia che gli scivolando dalle dita. Se gli Stati Uniti fossero disposti a devastare le nazioni del Medio Oriente con sanzioni, guerre e terrorismo nel tentativo di riaffermare se stessi e i loro interessi, quanto lontano andrà Washington per preservare il suo primato sull’Asia? Lo Sri Lanka era un’anteprima? Gli Stati Uniti si fermeranno alle interferenze politiche intrusive e dirompenti negli affari interni della Thailandia? O andrà oltre? La difesa della Thailandia va costruita preparandosi al peggio piuttosto che assumere che gli Stati Uniti si fermeranno prima delle misure estreme. Essendo la Thailandia pienamente preparata, i circoli di Washington che propongono misure estreme con poche possibilità di successo potrebbero perdere ulteriori interessi e politiche, portando a riprendere legami più costruttivi con la Thailandia in futuro.

Joseph Thomas è caporedattore della rivista geopolitica thailandese The New Atlas.

Traduzione di Alessandro Lattanzio

Precedente La strategia degli Stati Uniti contro l'Iran funzionerà? Successivo La Russia è il primo acquirente di oro nel 2019