Il tentato golpe in Venezuela

Mision Verdad 30 aprile 2019

Nelle prime ore del 30 aprile, un gruppetto di soldati su recava nella stazione di servizio di Altamira, sull’autostrada Francisco Fajardo, Caracas, insieme al deputato Juan Guaidó e Leopoldo López (rilasciato dai sorveglianti traditori) annunciando ai loro seguaci di scendere nelle strade di Caracas, per iniziare un nuovo tentativo di colpo di Stato in Venezuela. Sfondo di tale nuovo tentato golpe, c’è il ritiro del Venezuela dall’Organizzazione degli Stati americani (OAS), il rafforzamento delle alleanze geopolitiche con Russia e Cina e l’indiscutibile sgonfiamento di Juan Guaidó. Con un nuovo disperato tentativo di proiettare l'”adempimento” delle sue “funzioni presidenziali” e il controllo sulle FANB, pronunciava tale appello dell’ultimo minuto per cercare di cambiare l’equilibrio di forze, invocando il golpe sui social network, coll’obiettivo precipitare caos, violenze e angoscia collettiva. Qui, la nostra analisi in tempo reale della situazione:

Ravell dà il colpo di via (05:13)
L’affarista latitante Alberto Federico Ravell “direttore della comunicazione presidenziale”, nelle prime ore del mattino dava il via al colpo di Stato annunciando che Leopoldo López e Juan Guaidó, insieme a un gruppo di soldati, aveva il “controllo della base aerea di La Carlota”, in quella che sarebbe stata “la fase definitiva del colpo di Stato in atto”, definiva “cessazione dell’usurpazione”.

Juan Guaidó dice di essere a La Carlota mentendo (06:00 am)
Circondato da alcuni soldati, Juan Guaidó indicava il possesso della base aerea di La Carlota, mentre invocava dimostrazioni per sostenere un nuovo tentativo d’insurrezione. Pochi minuti dopo fu confermato che la base in questione era protetta dalle FANB, e gli attori “civili” del golpe erano nella stazione di servizio di Altamira.

Diosdado Cabello e il Comando delle FANB chiarivano (06:47)
Diosdado Cabello e il Ministro della Difesa Vladimir Padrino López affermavano che le basi militari del Paese erano calme mentre la narrazione del golpe persisteva nel presentare una situazione di rivolta generalizzata. Il fulcro della manovra di Altamira era di prefigurarsi, ancora, come l’epicentro di nuove violenze, in attesa che l'”effetto mediatico” mobilitasse il supporto frontale degli Stati Uniti per sostenere l’operazione. Il golpe è mediatico, prima di tutto.

Avvertimenti dal governo nazionale ai golpisti (07:29)
In un nuovo contatto coi media statali, il Presidente dell’Assemblea Nazionale Costituente riferiva che “ci sarà un uso progressivo della forza, sono stati informati di ciò che faremo, vedranno quello che fanno, molti di loro sono tornati. Le follie non hanno posto in questo Paese, le sconfiggeremo e saranno trattati da golpisti assumendosi le loro responsabilità”. Allo stesso modo, insisteva nel chiamare il popolo venezuelano in piazza a palazzo Miraflores in difesa della Costituzione Bolivariana.

Duque ribadiva il suo sostegno all’operazione (08:00)
Sul suo account twitter, il presidente colombiano accompagnava l’appello al colpo di Stato, mentre il suo ministro degli Esteri chiedeva una riunione di emergenza del gruppo di Lima, non solo riaffermando il sostegno dello Stato colombiano a un intervento o colpo di Stato militare in Venezuela, ma per creare le condizioni per una svolta internazionale che prefiguri le condizioni favorevoli alla rottura dell’ordine costituzionale venezuelano con la forza.

Smentita l’adesione del Maggiore-Generale Ornelas Ferreira al golpe (08:12)
Il giornalista della rete televisiva internazionale TeleSUR riferiva dal suo account twitter che le informazioni che l’opposizione avevano sparato sul presunto tradimento del Maggiore-Generale Ornelas Ferreira, Capo di Stato Maggiore delle FANB, erano false. Il giornalista affermava: “Ho appena parlato col Maggiore-Generale Ornelas che affermava che si tratta di propaganda, “Sono al CEO coll’Ammiraglio Ceballos. È totalmente falso. Siamo col Comandante in capo Nicolas Maduro e restiamo fedeli al Paese”.

Le forze dell’ordine controllano la situazione nella stazione di servizio di Altamira (09:30)
Detonazioni sono segnalate dalle forze dell’ordine alla stazione di servizio di Altamira, dopo che Juan Guaidó invocava “dimostrazioni” per fungere da scudi umani dei disertori che si trovavano nelle vicinanze della base aerea La Carlota. Rapidamente l’operazione perse il fattore sorpresa, aprendo la via al caos dell’agenda informativa mentre cercava di creare violenze per sostenere il nuovo tentativo di colpo di Stato.

Il primo tenente dell’esercito racconta come i cospiratori cercarono d’ingannarlo (10:30)
Il Primo Tenente dell’esercito Jairo Betermini di La Carlota, dice alla giornalista Madelein Garcia che la sua unità, di stanza presso la sede della SEBIN il 29 aprile, alle 6:00 aveva ricevuto l’ordine di cercare “le uniformi patriottiche” (di gala) per ricevere decorazioni e “una notizia che cambierà la nostra vita”. Alle 3.00 del 30 aprile, si ebbe ordine di trovare i fucili indicando di dover prendere il centro penitenziario di Tocorón (Stato di Aragua) “perché vi erano entrati mille fucili e stavano per scatenare i prigionieri contro il popolo”. Il punto d’incontro concordato, secondo gli ufficiali che informarono Betermini, sarebbe stato ad Altamira dove si sarebbero concentrati FAES, SEBIN ed l’esercito. Quando arrivarono sul posto ricevettero dei braccialetti blu, l’istruzione di bloccare l’autostrada e “ci dissero che si trattava di un colpo di stato”. Tra gli ufficiali, Betermini afferma di essere riuscito a identificare il comandante (tenente-colonnello) della Guardia Nazionale Bolivariana (GNB) Rafael Pablo Soto Manzanares, “il maggiore Cequea (sono due fratelli)”, e il comandante Illich Sánchez. Il gruppo del primo tenente riuscì a comunicare e coordinarsi col Maggiore-Generale e capo della REDI Centrale Alexis Rodriguez Cabello per coordinare la riconcentrazione delle forze leali. Betermini denunciò il sabotaggio “con cui si cercava di farci affrontare tra noi”. La testimonianza del tenente offre ciò che sarebbe uno degli elementi metodologici chiave del golpe: mobilitazione di unità convocate coll’inganno da superiori con comando operativo, segnalando falsi obiettivi e portandoli nei punti di concentrazione concordati dai golpisti, scommettendo che una volta rivelati i piani reali avessero la forza di prendere punti critici o postazioni militari. Se non funzionava, affiancarli per non perdere l’iniziativa generale e, poi, attuare il piano per plasmare il campo di battaglia informativo all’idea di un colpo di Stato riuscito poiché sostenuto fin dall’inizio da media internazionali e social network. Simulazione dell’occupazione di postazioni militari, disinformazione su numeri e situazioni sotto controllo (preteso) e abilitazione della componente politico/civile per spacciare l’idea dell’insurrezione generale.

“Un colpo di Stato mediocre”: parla il Ministro della Difesa (11:50)
Il Ministro del Potere Popolare per la Difesa Vladimir Padrino López dichiarava che il tentativo di colpo di Stato, descritto da lui come “mediocre”, falliva per mancanza di sostegno agli anti-chavisti dalle FANB, assicurando che molti militari, “almeno l’80%”, che si trovavano nella stazione di servizio di Altamira, vicino la base militare La Carlota, furono ingannati e si ritirarono volontariamente dal luogo. Accusava i capi dell’opposizione di “ogni spargimento di sangue” che poteva aversi, dopo cje fecero appello ancora una volta a scendere per strada. Alla televisione, il Generale José Adelino Ornelas Ferreira, capo dei Capi di Stato Maggiore, appariva vicino al ministro, smentendo definitivamente le voci secondo cui si era ribellato a favore del colpo di Stato.

Blindati sull’autostrada Francisco Fajardo: usi e abusi dell’informazione (12:50)
Nonostante il fatto che il governo ricorresse ai “lbondati per schiacciare i manifestanti sull’autostrada”, come dei media titolavano affermando anche che una persona veniva ferita e ricoverata alla Salud Chacao. Nel 2017 si vide una situazione simile di estrema dissuasione e, allo stesso modo, il conducente del veicolo optò di proseguire. Al tempo, nemmeno uno parlò, e l’audio disponibile registrò chiaramente l’avvertimento dal conducente. Questo appare un caso simile. Mentre il video degli eventi gira il mondo, gli operatori a loro volta aggiungono il significato voluto: veicoli che travolgono i manifestanti. In retrospettiva, un’azione terroristica non sarebbe attuata in un paio di movimenti di due unità in transito, ma avrebbero cercato indiscriminatamente il maggior numero di vittime per amplificare il messaggio. Ma non fu così. Non si può nemmeno dirlo di quelli sequestrati ed utilizzati sul ponte Simón Bolívar al confine di Táchira con la Colombia, usati dai disertori che speronarono tutto, aggiungendovi il riconoscimento di Juan Guaidó a Cúcuta. A differenza di quest’ultimo caso, o dei terribili episodi di Nizza, Berlino o Barcellona, tutto indica una manovra sotto pressione, di fronte a una massa ostile mobilitata. Almeno, nella confusione diffusa, suggerendo e sollevano sospetti in tal senso. In ogni caso, che si tratti di uso eccessivo di forza, errore, azione disperata, indisciplinata o, in caso contrario, conforme al protocollo, verrà ufficialmente informato e dettagliato in giornata.

Colonnello della GNB ferito da proiettili (13:35)
Il Generale Vladimir Padrino López, Ministro della Difesa, denunciava che il Colonnello Yerzon Jiménez Báez, del Comando Area-43 della Guardia Nazionale, veniva da un proiettile al collo, sull’autostrada Francisco Fajardo, davanti alla base aerea Francisco de Miranda de La Carlota, “al momento era in sala operatoria”. La denuncia del ministro non è secondaria sancendo la presenza di armi da fuoco tra i “manifestanti pacifici”, oltre ai membri della GNB coinvolti nel colpo di Stato. È chiaro che si usava un meccanismo ibrido, non estraneo a precedenti esperienze dentro e di fuori il Venezuela, che certificavano l’estrema violenza.

Assedio all’ambasciata venezuelana a Washington (12:00-13:00 circa)
Mentre a Caracas si verificano gli eventi qui descritti, attivisti e giornalisti indipendenti di Washington continuano a sorvegliare l’ambasciata venezuelana negli Stati Uniti col permesso del governo di Nicolás Maduro. Alcuni cittadini statunitensi esprimevano insoddisfazione per il colpo di Stato in Venezuela auspicato da Casa Bianca ed agenti della dirigenza statunitense nell’edificio diplomatico, con lo slogan “No al colpo di Stato, no alla guerra, niente più sanzioni”. Sul posto, alle 12.00m arrivarono i servizi segreti degli Stati Uniti (corpo agli ordini del Consiglio di sicurezza nazionale presieduto da John Bolton) coll’obiettivo di arrestare gli attivisti che custodivano la struttura, tuttavia ciò riguardava la giurisdizione venezuelana, quindi violando ancora una volta gli accordi internazionali diplomatici. Insieme al servizio segreto, anche i venezuelani negli Stati Uniti solidali col colpo di Stato, ripetendo una storia ben nota sul suolo venezuelano.

Volevano portare la guerra nel centro di Caracas, ma non gli fu permesso, tornandosene (13:10)
Dopo che l’operazione per cercare di catturare la base aerea di La Carlota a Caracas fallì, il gruppetto di soldati che accompagnava Juan Guaidó e Leopoldo López fin dalle prime ore del mattino, si trasferì a Plaza Altamira, quartiere dell’alta borghesia a est di Caracas, luogo emblematico delle manifestazioni dell’opposizione dal 2002, per annunciare l’inizio di una marcia verso l’ovest di Caracas, centro del governo nazionale. All’inizio della carovana si poteva vedere un veicolo civile con non meno di 10 militari che portavano armi lunghe sostenuti dagli anti-chavisti, apparentemente e come si vide al mattino presto, il gruppo di traditori delke FANB si era ridotto considerevolmente. La carovana era fermata pochi isolati dopo dalle forze dell’ordine usando solo bombe lacrimogene. I capi del golpe avanzarono di circa cinque isolati, disperdendosi dopo il contenimento della forza pubblica addetta ai casi di disturbo dell’ordine. Finora la situazione non richiese la partecipazione dell’Esercito bolivariano. Ciò che la cosiddetta “Operazione Libertà” dimostra, oltre a quanto già menzionato finora, è una combinazione di manovre ibride applicate in altri momenti della guerra contro il Venezuela: rivolta falsa o scarsa di gruppetti di soldati senza coordinamento o potenza di fuoco, la concentrazione sui tradizionali punti di incontro dell’antichavismo e inizio degli scontri dei civili con le forze dell’ordine, tentativo di portare una massa di anti-chavisti ad ovest di Caracas per provocare uno scontro diretto e manipolare l’opinione pubblica.

I proprietari del circo (e dei pagliacci) parlano (15:40)
Diversi funzionari dell’amministrazione Trump e il presidente degli Stati Uniti parlarono del fallito colpo di Stato cercando di rianimarlo. In un breve tweet, Donald Trump dichiarava: “Seguo da vicino la situazione in Venezuela. Gli Stati Uniti sono col popolo del Venezuela e la sua libertà”, permettendo al consigliere della sicurezza nazionale John Bolton di assumere la voce della Casa Bianca riferendo con non meno goffaggine che in passato. Bolton nuovamente minacciava i vertici dello Stato venezuelano. Questa volta il Ministro della Difesa Vladimir Padrino López, il comandante della Guardia presidenziale d’onore e Direttore Generale del controspionaggio militare Iván Hernández e il Presidente della Corte suprema di giustizia (TSJ) Maikel Moreno. “Il vostro tempo è finito. Questa è la vostra ultima possibilità. Accettate l’amnistia del presidente ad interim (Juan) Guaido, proteggete la Costituzione ed eliminate Maduro, e vi elimineremo dalla nostra lista di sanzioni. Restate con Maduro e affonderete con la nave”, avvertiva Bolton col suo tono ben noto e stupido. Da parte sua, il delegato di Trump per la guerra al Venezuela,Elliot Abrams dichiarava fingendo di essere disinformato sulla situazione “La situazione sul campo nel Paese è ancora confusa e ho ricevuto informazioni contraddittorie”. Abrams fece appello alla vecchia e affidabile denuncia russofoba per nascondere le vere ragioni del colpo di Stato, “I russi hanno svolto un ruolo che aiuta molto poco. Vi aiuterebbero chiedendo la nonviolenza”. Confessò di aver chiacchierato con Juan Guaidó che descriveva come “ottimista e determinato” pur insistendo d’essere “confuso”. Per finire Abrams disse che “c’erano negoziati interessanti coi venezuelani dentro e fuori il regime per ripristinare la Costituzione. Negoziavano da molto tempo, ma sembra che oggi non facciano il passo”, condannando al fallimento l’operazione.

Leopoldo fugge (16:40)
Dal suo account twitter, il ministro degli Esteri cileno Roberto Ampuero confermava che Lilian Tintori e Leopoldo López erano nell’ambasciata cilena a Caracas,come “ospiti”. La fuga di Lopez era direttamente correlata all’operazione fallita nel richiedere ulteriori diserzioni nelke FANB. Il fondatore di Volunted Popular avrebbe chiesto asilo come rifugiato come Freddy Guevara, capo della stesso carrozone, confermando la stretta relazione dei membri di quel partito d’opposizione e il governo di destra di Sebastián Piñera nella trama golpista tra i Paesi del gruppo di Lima. Allo stesso modo, 25 soldati fuggivano nell’ambasciata brasiliana in Venezuela, secondo il quotidiano Folha de São Paulo, per garantirsi asilo dopo aver preso le armi presso la base aerea La Carlota.

Cambio improvviso della posizione di Leopoldo: ambasciata di Spagna (20:00)
Dopo aver confermato che il latitante venezuelano era nell’ambasciata cilena a Caracas, il ministro degli Esteri cileno si ritirava riferendo che Lopez e famiglia erano nell’ambasciata spagnola. Questa informazione non era ancora confermata. Anche così, tale improvviso cambiamento esprime l’improvvisazione degli attori del golpe fallito, così come dei loro sponsor esteri del gruppo di Lima. Allo stesso modo, potrebbe indicare l’urgenza d’invertire la posizione spagnola nelle prime ore del mattino, quando la portavoce del governo si smarcava dal tentato golpe di López e Guaidó. La Spagna era un Paese chiave nella costruzione del consenso anti-venezuelano comune dell’Unione europea, tuttavia, i funzionari della Casa Bianca chiesero maggiore pressione dal governo Sanchez per fomentare le tensioni diplomatiche e finanziarie. Il trasferimento di Lopez all’ambasciata del Paese iberico andrebbe in tale direzione.

Dati finali: “Una dura giornata”: Maduro e riconosceva l’unità delle FANB; Guaidó convocava il vuoto (21:00)
Dal palazzo Miraflores, il presidente riconosceva che le FANB avevano risolto il tentativo di colpo di Stato, neutralizzando i pochi soldati unitisi all’operazione. Secondo il presidente, il piano dell’amministrazione Trump era portare il “caos” in Venezuela e rivelava i dettagli dell’operazione: 8 carri armati furono posti sull’autostrada Francisco Fajardo per fermarne il traffico ed anche affermava che la base aerea La Carlota non fu mai occupata dal gruppetto che sosteneva Guaidó o che gli forniva armi da guerra. Il presidente indicava che “cercavano lo scontro, il disastro, una strategia con 200 morti”. Maduro riferiva che l’80% dei militari e degli agenti della SEBIN convocati per la scaramuccia fiurono sotto pressione, la maggior parte se ne andò di propria decisione dopo che obiettivi dell’operazione e mancanza di coordinamento furono chiari, e notava la mancanza di serietà del segretario di Stato Mike Pompeo secondo cui “i russi” dissero a Maduro di non prendere un presunto aereo per lasciare il Paese. Tale intrigo era un modo per ridurre i danni di fronte al fallimento. Il Presidente Maduro indicava che al di là di quanto accaduto nelle vicinanze della base aerea La Carlota, basi ed unità militari del Paese operavano normalmente. Nel frattempo, l’autoproclamato Juan Guaidó pubblicava un breve video sui social network chiedendo la mobilitazione per il 1 maggio, dicendo che la scaramuccia del 30 aprile era in realtà un’operazione informativa per attirare più gente possibile per ciò che definisce la “fase finale dell’Operazione Libertà”: un insieme di manovre confuse tra mercenari, militari e civili, col discorso su “strada del non ritorno” e “battaglia finale”, con cui provare operazioni false flag che inneschino anarchia e caos favorevoli ad opzioni anti-politiche: incursioni paramilitari, interventi stranieri, “colpo di Stato militare”, ecc. Tuttavia, di fronte al fallimento del golpe più mediocre della storia, molte di tali opzioni hanno già perso il fattore sorpresa. Guaidó non commentava Leopoldo López, figura centrale di oggi, che non sapeva sfruttare la svolta attesa: le “folle” che l’avrebbero portato ad “incoronarlo” nel Palazzo Miraflores. D’altra parte, l’anti-chavismo esprime scetticismo e rifiuto per la sua fuga nelle sedi diplomatiche del Cile e della Spagna.

Traduzione di Alessandro Lattanzio

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