Sri Lanka: terrorismo USA-Arabia Saudita dietro gli attentati

Tony Cartalucci – LDR, 29 aprile 2019

Come previsto , le esplosioni del giorno di Pasqua nello Sri Lanka che uccisero centinaia di persone venivano collegate al cosiddetto “Stato islamico” (SIIL). L’ambasciatrice degli Stati Uniti in Sri Lanka, Alaina Teplitz, dichiarava apertamente che gruppi stranieri erano probabilmente dietro gli attentati. Reuters in un articolo intitolato “Gruppi stranieri probabilmente dietro gli attacchi dello Sri Lanka, dice l’ambasciatrice degli Stati Uniti”, riferiva: “La portata e la raffinatezza degli attacchi della domenica di Pasqua alle chiese e agli hotel nello Sri Lanka hanno suggerito il coinvolgimento di un gruppo estero come lo Stato islamico, ha detto l’ambasciatrice statunitense mentre il bilancio delle vittime saliva a 359”. Lo stesso SIIL avrebbe poi rivendicato la responsabilità degli attacchi. Il Washington Post in un articolo intitolato “Gli attentati nello Sri Lanka di Pasqua, rivendicati dallo SIIL, mostrano che il gruppo ha influenza anche se il suo califfato è sparito”, affermava: “E’ apparso il video del presunto capobanda degli attacchi con sette seguaci coi volti oscurati da sciarpe, che giuravano fedeltà allo Stato islamico e al suo capo Abu Baqr al-Baghdadi. Lo Stato islamico aveva anche emesso un comunicato ufficiale che asseriva la responsabilità degli attacchi, che definiva mirato ai cristiani e “Paesi della coalizione”. Assente dalle dichiarazioni diplomatiche statunitensi e dai resoconti dei media occidentali, la menzione sulle origini dello SIIL, dei suoi sponsor statali e persino delle ammissioni delle agenzie d’intelligence di Washington e occidentali e del ruolo dei loto alleati nella nascita dell’organizzazione terroristica. Casualmente, gli attacchi terroristici devastanti e dirompenti subiti dallo Sri Lanka, nazione che recentemente e decisivamente passava da ovest a est ed è uno dei principali partner dell’iniziativa One Belt, One Road (OBOR) di Pechino, è dalla coincidenza sospettosa. Esaminando i decenni di uso occidentale del terrorismo, in particolare il terrorismo istigato dal wahabismo saudita, e la nascita dello stesso SIIL, Washington e partner appaiono i principali sospettati del tragico attacco terroristico nello Sri Lanka, dalla motivazione sorprendentemente simile a quella che spinse Stati Uniti-Arabia Saudita a favorire ascesa ed uso di Fratellanza musulmana ed al-Qaida durante la Guerra Fredda.

La DIA ammise che l’occidente vedeva un “principato salafita” nella Siria orientale
Quando il cambio di regime progettato dagli Stati Uniti fu tentato in Siria tra il 2011-2012, apparve chiaro che sarebbero state necessarie misure più drastiche e aperte. Ciò includeva non solo i media occidentali che mobilitavano una massiccia propaganda per spiegare il ruolo sempre più evidente delle organizzazioni terroristiche tra le presunte formazioni “moderate ribelli”, ma anche apparizione improvvisa, ascesa e schiacciante forza dello “Stato islamico”. In un comunicato del 2012della Defence Defense Agency (DIA) del 2012, tuttavia, so rivelava l’intenzione di Stati Uniti e alleati di creare quello che chiamava “principato salafita” nella Siria orientale. La nota affermava esplicitamente che: “Se la situazione si sgretola, c’è la possibilità di stabilire un principato salafita dichiarato o non dichiarato nella Siria orientale (Hasaqa e Dayr al-Zur), e questo è esattamente ciò che vogliono le potenze che sostengono l’opposizione, al fine di isolare il regime siriano, considerato la profondità strategica dell’espansione sciita (Iraq e Iran)”. Per chiarire chi fossero tali potenza a sostegno, la nota della DIA affermava: “Occidente, Paesi del Golfo e Turchia sostengono l’opposizione; mentre Russia, Cina e Iran sostengono il regime. Il “principato” (stato) “salafita” (islamico) sarebbe stato creato proprio nella Siria orientale, come politici statunitensi e loro alleati decisero. Fu definito “Stato Islamico” ed usato prima per intraprendere una guerra per procura più feroce contro Damasco, e quando ciò fallì, invitare le forze armate statunitensi a intervenire direttamente nel conflitto. Da allora, lo SIIL fu usato come elemento conveniente e persino prevedibile da Washington che lotta globalmente per mantenere il suo ordine mondiale unipolare.

Il “Principato salafita” di Washington contro la Cina
In Asia, dove il primato autoproclamato di Washington è scaduto negli ultimi anni coll’ascesa della Cina, i tradizionali “alleati” come le Filippine iniziavano a cercare legami bilaterali con Pechino negando il supposto ruolo di Washington nel sottoscrivere ciò che è ” libera, aperta e regolata” ordine nella regione indo-pacifica. Nel 2016, Manila ha cercò di scacciare le truppe nordamericane dal proprio territorio. Un articolo di ottobre 2016 dell’Independent intitolato “Il presidente delle Filippine Rodrigo Duterte ordina alle forze nordamericane di lasciare il Paese, rompendo 65 anni di legami militari “, riferiva: “Il presidente delle Filippine ha promesso di smantellare l’alleanza militare di 65 anni cogli Stati Uniti, avvertendo Washington di non trattare la nazione “come zerbino”. Rodrigo Duterte ordinava che 28 esercitazioni militari annuali con le forze nordamericane fossero sospese e l’esercitazione anfibio USA-Filippine in corso fosse l’ultima della sua presidenza. “Quest’anno sarà l’ultimo”, aveva detto Duterte riferendosi alle esercitazioni militari che coinvolgono gli Stati Uniti, in un discorso nella città di Davao”. Independent riferì anche: “”Per il futuro, non trattateci da zerbino perché ve ne pentirete. Non vi parlerò. Posso sempre andare in Cina”. L’anno seguente, a partire da maggio 2017, i terroristi dello SIIL apparvero improvvisamente occupando la città di Marawi. Gli Stati Uniti sfruttarono lo sviluppo “fortuito” non solo inviando forze militari statunitensi nei combattimenti, secondo il NYT, ma da allora usava la minaccia della rinascita dello SIIL nelle Filippine come pretesto per spingere Manila a mantenere una presenza militare permanente negli Stati Uniti nello Stato del sud-est asiatico. La propaganda finanziata dal governo statunitense, “Rappler”, riportava in un articolo del 2019 intitolato “Nonostante la retorica di Duterte, l’esercito statunitense avanza nelle Filippine”, che: “Gli Stati Uniti hanno conquistato una base avanzata per la loro Pacific Air Force nelle Filippine, nonostante la retorica del presidente Rodrigo Duterte contro il più vecchio alleato del Paese e ex-padrone coloniale, e il perno verso la Cina”. E nonostante il “terrorismo” che Washington usava per aggrapparsi alle sue basi militari nelle Filippine, Rappler ammetteva che il vero obiettivo era affrontare la Cina: “Il dispiegamento in avanti delle attività aeree statunitensi nelle Filippine è importante alla luce della crescente tensione tra Washington e Pechino nel contestato Mar Cinese Meridionale, via navigabile strategica in cui transitano ogni anno circa 3 trilioni di dollari di beni e dove la Cina ha costruito isole artificiali e iniziato l’installazione di strutture militari, compresi possibili siti missilistici”. L’estremismo sostenuto da Stati Uniti e sauditi in un altro Stato del sud-est asiatico, Myanmar, creava un crescente conflitto nello Stato di Rakhine, dove la Cina tenta di costruire un’altra importante tappa della sua iniziativa OBOR. Nella vicina Thailandia, ltro importante partner OBOR, analoghi sforzi di Stati Uniti e sauditi per seminare tensioni etnico-religiose e creare un vettore per il terrorismo dello SIIL sono in corso. Persino in Cina la minaccia dei terroristi dello SIL di ritorno dalla Siria e l’espansione della minaccia estremista sostenuta da USA e sauditi nello Xinjiang, giocano negli sforzi più ampi di Washington per sabotare l’OBOR e contenere l’ascesa regionale e globale della Cina. Le recenti esplosioni nello Sri Lanka e l’attuale “interesse” dello SIIL nello Stato dell’Asia meridionale seguono le massicce incursioni della Cina includendo la nazione nella sua iniziativa OBOR. Autostrade, ferrovie e porti sviluppati coll’assistenza della Cina hanno trasformato lo Sri Lanka in un partner strategicamente valido per Pechino, e ancora un altro esempio dell’influenza declinante di Washington non solo nell’Indo-Pacifico, ma a livello mondiale. Gli Stati Uniti arrivavano al punto di creare lo SIIL prima nel tentativo disperato di salvare la fallimentare campagna di cambio di regime in Siria. Insieme ai partner di Riyadh, sono i principali sospettati dell’arrivo fortuito dello SIIL sulle sponde del nuovo partner dell’OBOR.

Lo SIIL è la nuova al-Qaida
Se l’uso degli Stati Uniti dell’estremismo per combattere le principali potenze rivali sembra familiare, è perché Stati Uniti e partner sauditi usarono al-Qaida esattamente nello stesso modo nella Guerra Fredda contro dell’Unione Sovietica. Il precursore di al-Qaida, i Fratelli Musulmani, partecipò al fallito tentativo di rovesciare la Siria, alleato sovietico, nei primi anni ’80. Molti dei combattenti che vi presero parte fuggirono in Afghanistan partecipando alla guerra sostenuta d Stati Uniti-Arabia Saudita contro l’Unione Sovietica. La virulenta perversione della fede islamica che funge da fondamento ideologico di gruppi come al-Qaida e SIIL, il wahhabismo, è certamente uno strumento politico usato da Riyadh favorendo le ambizioni geopolitiche di Washington. In un articolo del Washington Post del 2018 intitolato “Il principe saudita nega che Kushner sia ‘suo'”, ammetteva: “Alla domanda sulla diffusione del wahhabismo finanziata dai sauditi, sull’austera fede dominante nel regno che alcuni hanno accusato di essere fonte del terrorismo globale, Muhamad disse che gli investimenti nelle moschee e madrasa all’estero risalgono alla Guerra Fredda, gli alleati chiesero all’Arabia Saudita di usare le sue risorse per impedire le incursioni nei Paesi musulmani all’Unione Sovietica”. Quindi è quasi riconosciuto che Stati Uniti ed Arabia Saudita usarono l’estremismo come strumento geopolitico per ostacolare l’Unione Sovietica e proteggere ed espandere l’egemonia occidentale a livello globale. Fu ammesso che Stati Uniti e partner cercarono di creare lo SIIL, la sua comparsa improvvisa laddove la Cina tenta accordi si adatta al modello ormai documentato e ammesso dell’uso degli estremisti da parte di Washington per combattere ed imporsi ovunque i suoi eserciti permanenti non possano permettersi d’intervenire col grado di “plausibile smentita” desiderato. Quando il terrorismo colpisce, come in ogni tipo di indagine criminale, la prima domanda che va posta è “cui bono?” A beneficio di chi? Gli Stati Uniti ebbero un ruolo centrale nella creazione dello SIIL, e se esso è effettivamente dietro l’attentato nello Sri Lanka, allora è per estensione terrorismo attutato da Washington. Destabilizzare lo Sri Lanka, partner cruciale nell’Asia meridionale di Pechino e della sua iniziativa OBOR, con terrorismo e conflitto etno-religioso, avvantaggia solo gli interessi dell’oppositore globale alla Cina, Washington, così come elementi dell’élite dirigente e delle agenzie d’intelligence dell’India. Gli Stati Uniti sono incendiari e pompieri. E finché tale racket non sarà completamente smascherato, dopo ogni attacco terroristico, gli Stati Uniti saranno il principale sospettato, e finché non dovranno pagare cara l’uso del terrorismo globale, tale gioco doloso continuerà a costo di vite innocenti, sviluppo nazionale, pace e stabilità globale.

Tony Cartalucci, ricercatore e autore geopolitico di Bangkok.

Traduzione di Alessandro Lattanzio

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