La potenziale cooperazione russo-nordcoreana

Military Watch, 27 aprile 2019

Il 25 aprile vide la prima riunione del leader nordcoreano Kim Jong Un col Presidente Vladimir Putin, e la prima visita in Russia dopo le prime visite ufficiali all’estero nel 2018 in Cina e Singapore e in Vietnam nel febbraio 2019. Col ritiro del Capo di Stato nordcoreano Kim Yong Nam. a metà aprile 2019, che fu in precedenza il principale responsabile della diplomazia di Pyongyang. incontrando in diverse occasioni il Presidente Putin, il Presidente Xi Jinping ed altri partner strategici dei coreani. Il leader Kim Jong Un sembra aver preso il comando della diplomazia coreana dopo sei anni di adattamento al potere dopo la morte del padre nel dicembre 2011. L’incontro del leader Kim col Presidente Putin avveniva poco dopo il fallimento dell’importante summit col presidente degli Stati Uniti Donald Trump a febbraio, ampiamente interpretato come tentativo della Corea democratica di migliorare le relazioni estere attraverso i legami con le storiche terze parti amiche, compensando il danno causato dalla continua pressione economica occidentale.
I due precedenti leader della Corea democratica, Kim Jong Il e Kim Il Sung, padre e nonno dell’attuale leader, fecero numerose visite in Russia e Unione Sovietica, con alcuni rapporti occidentali affermare che Kim Jong Il fosse nato nell’URSS trascorrendovi gran parte della guerra di Corea. Le relazioni tra Pyongyang ed Unione Sovietica soffrirono la morte del Premier Josif Stalin nel 1953, con Pyongyang che attirò le ire di Mosca per essersi rifiutata di prendere posizioni chiare sul confronto sino-sovietico o di adottare una nuova forma di governo “desalinizzato” in linea con la nuova dottrina sovietica. Mentre le relazioni migliorarono negli anni ’80 dopo la visita di Kim Il Sung a Mosca, negoziando le maggiori vendite di armi sovietiche ed investimenti in Corea democratica, il crollo dell’URSS nel 1991 e l’emergere della Federazione Russa filo-occidentale negli anni ’90, vide i legami deteriorarsi considerevolmente. L’inaugurazione dell’amministrazione del Presidente Vladimir Putin nel maggio 2000, tuttavia, comportava un notevole miglioramento delle relazioni, col leader russo in visita a Pyongyang a luglio e la firma di una dichiarazione congiunta con Kim Jong Il. Secondo quanto riferito, il leader coreano definì il Presidente Putin “leader con cui possiamo accordarci”, in contrasto col suo predecessore filo-occidentale Boris Eltsin. L’ultima visita di Stato di Kim Jong Il in Russia fu nell’agosto 2011, quattro mesi prima della morte.
Come primo incontro tra un leader nordcoreano e un presidente russo dopo oltre otto anni, dal 2011, è cambiato molto nei rapporti dei due Paesi col blocco occidentale, e ad ogni pressione crescente vi sono sanzioni economiche e esercitazioni militari degli Stati Uniti ai loro confini, rendendo la necessità di una cooperazione mai più grande. Dopo aver approvato le prime sanzioni economiche statunitensi contro Pyongyang al Consiglio di sicurezza, il rappresentante permanente della Russia presso le Nazioni Unite Vitalij Churkin insisté sul fatto che le sanzioni andavano revocate una volta che gli Stati dell’Asia orientale iniziassero a collaborare, interrompendo i test su armi nucleari e missili balistici. Da allora il Presidente Putin chiese l’allentamento delle sanzioni dopo che Pyongyang concluse i test missilistici e nucleari a fine 2017, criticando gli sforzi occidentali per imporre dalla Russia sanzioni più severe sulla Corea democratica, mentre Mosca era sottoposta a dure sanzioni statunitensi e europee. Una serie di fattori, tra cui forti legami economici, emigrazione della manodopera coreana molto apprezzata nell’Estremo Oriente russo e segnali di cooperazione militare continua, indicano che le relazioni rimasero forti per tutto il decennio 2010 e la conclusione del programma di armamenti nucleari della Corea democratico ottenendo l’arma termonucleare e il missile balistico intercontinentale; aprendo la via a un ulteriore rafforzamento dei legami. Con pochi dubbi sul fatto che la revoca delle sanzioni economiche del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite sulla Corea democratica dipenda esclusivamente dagli Stati Uniti data la schiacciante influenza di Washington nel Consiglio, il valore del vertice col leader russo per Pyongyang veniva messo in discussione. Con le sanzioni in vigore, la cooperazione economica tra Mosca e Pyongyang è seriamente limitata, mentre il vertice di Hanoi del febbraio 2019 dimostrò che gli Stati Uniti non hanno posizione chiara e coerente sulle condizioni per togliere le sanzioni dell’ONU, chiedendo a Pyongyang la completa consegna agli Stati Uniti del deterrente e di tutte le altre armi di distruzione di massa, ed ispezioni militari intrusive degli Stati Uniti. La fine delle sanzioni da parte degli Stati Uniti, anche se tali condizioni venissero soddisfatte, rimane improbabile. Mentre Mosca si impegnava a non sostenere ulteriori sanzioni del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite contro Pyongyang, ma mancando del potere di revocare quelle esistenti, rimangono una serie aree di cooperazione al di fuori dell’organismo che potrebbero essere di grande beneficio per entrambe le parti.
A seguito dei negoziati, il leader Kim Jong Un notava uno “scambio molto significativo” e dichiarò in merito alla sua natura: “Il motivo per cui abbiamo visitato la Russia questa volta è incontrare e condividere opinioni con Sua Eccellenza il Presidente Putin, e condividere pareri sulla penisola coreana e la situazione politica regionale, che aveva l’attenzione urgente del mondo, e anche avere discussioni approfondite sui modi strategici per perseguire la stabilità della situazione politica regionale e le questioni della gestione congiunta della situazione. “Il Presidente Putin ribadiva la precedente dichiarazione mostrando solidarietà con Pyongyang per la decisione di perseguire il programma nucleare, notando che l’azione militare occidentale contro i piccoli Stati che perseguivano politiche in contrasto cogli interessi occidentali come Iraq, Jugoslavia e Libia, rendeva difficile oggi convincere la Corea democratica a disarmarsi di fronte alla minaccia imminente alla propria esistenza. Quindi si concluse riguardo al processo del disarmo coreano: “La cosa più importante, come discusso oggi durante i colloqui, è ripristinare il dominio del diritto internazionale e tornare alla posizione in cui gli sviluppi globali venivano regolati dal diritto internazionale invece che dal pugno. Se ciò dovesse accadere, sarebbe il primo e fondamentale passo verso la risoluzione di situazioni difficili come quella della penisola coreana”. Furono sollevate numerose possibilità su ciò che veniva concluso al vertice. Una era che la Russia fungesse da intermediario tra Pyongyang e Washington, in seguito alla richiesta della Corea democratica di lavorare con funzionari diversi dal segretario di Stato Mike Pompeo definito “immaturo”, con Mosca che poteva contribuire ad importanti negoziati dopo il fallimento del vertice di Hanoi. Un’altra era ulteriori rilassamenti delle sanzioni del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite che andrebbero a vantaggio delle economie dei due Stati vicini. Il presidente Donald Trump in precedenza parlò di rilassamento del rafforzamento cinese all’inizio del 2018, che la Russia poteva ben seguire. Con pochi mezzi di monitoraggio del commercio sul confine russo-coreano, rimane la possibilità per Mosca di chiudere un occhio sull’evasione delle sanzioni. Anche una migliore cooperazione militare tra i due Stati rimane possibilità considerevole, con la Russia in precedenza accusata dagli Stati Uniti di rifornire la Corea democratica di tecnologie missilistiche e altri rapporti che indicavano continue vendite di forniture e attrezzature per l’Aeronautica del Paese, costituita principalmente da aerei sovietici come il MiG-29. Nel 2015, il Ministro della Difesa russo Sergej Shojgu sollevò la possibilità di tenere esercitazioni militari congiunte con le Forze Armate della Corea democratica, con negoziati per determinare la possibilità di tali azioni. La possibilità di esercitazioni congiunte potrebbe fornire a entrambe le parti la leva necessaria per spingere gli Stati Uniti a ridurre le loro critiche esercitazioni militari in Corea del Sud e a tornare al tavolo dei negoziati, anche se potrebbero avere l’effetto opposto e portare ad ulteriori escalation. Le esercitazioni militari congiunte possono concretizzarsi sotto forma di partecipazione coreana a più ampie esercitazioni multilaterali come le esercitazioni Vostok del 2018, che videro centinaia di migliaia effettivi russi, cinesi e mongoli. La Corea democratica manifestò interesse ad aderire all’annuale Tank Biathlon che si svolge in Russia, magari utilizzando l’avanzato carro armato nazionale Pokpung-Ho. L’integrazione dell’economia nordcoreana nel programma One Belt One Road, per cui il traffico merci sul territorio russo utilizzando la vasta rete ferroviaria dell’era sovietica è vitale, rimane un altro mezzo importante per una cooperazione reciprocamente vantaggiosa.

Traduzione di Alessandro Lattanzio

Precedente Scontro di Civiltà 2.0 sponsorizzato da Prince e Bannon Successivo Spiegazione del blocco economico al Venezuela