I cinesi surclassano gli statunitensi sui missili

Sputnik 25.04.2019

L’esercito cinese vince la corsa agli armamenti missilistici, in particolare dei missili anti-nave, e o capi statunitensi cercano freneticamente di escogitare strategie alternative prima che le portaerei statunitensi diventino obsolete. “Sappiamo che la Cina ha la forza missilistica balistica più avanzata al mondo”, aveva detto James Fanell, capitano della Marina degli Stati Uniti in pensione ed ex-ufficiale dei servizi segreti della flotta del Pacifico degli Stati Uniti. “Hanno la capacità di sopraffare i sistemi difensivi che cerchiamo”. Robert Haddick, ex-ufficiale dei Marine Corps e docente presso l’Istituto di studi aerospaziali Mitchell e consulente del Comando delle operazioni speciali degli Stati Uniti, aveva detto che “la capacità missilistica anti-nave della Cina supera quella degli Stati Uniti per autonomia, velocità e prestazioni dei sensori”. Da molto prima della rivoluzione del 1949 che portò al potere il Partito Comunista nella nuova Repubblica Popolare Cinese, gli Stati Uniti ignoravano le capacità militari di Pechino, e da allora prestarono poca attenzione. Tuttavia, Pechino da decenni costruisce un efficace deterrente coi missili a lungo raggio mirando non alla parità col Pentagono, ma alla deterrenza ai suoi mezzi più pericolosi: la decna di superportaerei con cui Washington terrorizzare i Paesi che gli si oppongono. La Marina degli Stati Uniti non vede la supremazia contestata dalla Seconda guerra mondiale, quando scatenò la guerra totale sul Pacifico contro la Marina Imperiale giapponese. Come la Cina di oggi, l’Unione Sovietica mirava a tenere portaerei e sottomarini statunitensi lontano da coste ed aree costiere con enormi piattaforme lanciamissili navali, costruendo anche portaerei lanciamissili, come gli “incrociatori portaerei pesanti” classe Kiev.
La Cina prende i missili con tanta serietà che nel 2015 il Presidente Xi Jinping elevò la Forza Missilistica dell’Esercito Popolare di Liberazione (PLARF) ad arma autonoma a fianco di esercito, Marina ed Aeronautica. Mentre Pechino non ha mai reso pubbliche le dimensioni dell’arsenale missilistico, la Lega della gioventù comunista ha pubblicato alcune cifre sulle PLARF, dimostrando che dispone di 100000 effettivi, 200 missili balistici intercontinentali e 300 missili balistici a medio raggio oltre a 1150 missili balistici a corto raggio e 3000 missili da crociera, secondo l’ala giovanile del Partito Comunista. Le armi della PLARF hanno il vantaggio della velocità e della gittata rispetto alle controparti statunitensi. Ad esempio, mentre gli Stati Uniti non dispongono di missili antinave supersonici o a lungo raggio, la Cina ne ha due: YJ-12 con un raggio di 400 chilometri, e YJ-18 con raggio di 540 chilometri. Il miglior missile anti-nave degli Stati Uniti, l’RGM-UGH-84 Harpoon subsonico veniva recentemente modificato per estendere il raggio d’azione a 240 chilometri, la Raytheon cercava di potenziare il missile da crociera Tomahawk a 1600 chilometri per poter colpire le navi, ma l’arma è tutt’altro che pronta per essere schierata. “Questo è un divario molto grande”, osservava Haddick.
La tecnologia ipersonica è un’altra area in cui la Cina supera gli Stati Uniti: dal 2014 Pechino testa armi che arrivano a cinque volte la velocità del suono, usando una sorta di motore a getto chiamato ramjet o scramjet appositamente progettato per le incredibili velocità. “Francamente, eravamo leader 10-15 anni fa, e abbiamo mollato”, dice Michael Griffin, sottosegretario alla Difesa USA per la ricerca e l’ingegneria, nell’aprile 2018, sullo sviluppo delle armi ipersoniche. “Dobbiamo ricominciare. Non abbiamo difese contro questi sistemi”, avvertiva. Gli Stati Uniti testarono un missile da crociera ipersonico nel 2017, ma i contratti con Lockheed Martin e Raytheon per lo sviluppo delle armi sono recenti e non hanno dato risultati. “Siamo oggi in svantaggio rispetto alla Cina nel senso che ha missili balistici che minacciano le nostre basi nel Pacifico occidentale e le nostre navi”, aveva detto nel marzo 2018 alla Commissione per i servizi armati del Senato degli Stati Uniti l’ammiraglio Harry Harris, ex-capo del Comando del Pacifico degli Stati Uniti.
Neanche Pechino ha messo in discussione lo scopo dei suoi missili. Mentre un ex colonnello del ELP concedeva a Reuters che “i missili USA sono superiori ai nostri per qualità e quantità”, Pechino aveva il vantaggio nei costi: può produrre un numero di missili molto più ampio di quello che le difese aeree statunitensi potrebbero sperare di abbattere, e una portaerei costerebbe 10000 volte un missile. “Non possiamo sconfiggere gli Stati Uniti in mare”, dichiarò il colonnello in pensione dell’ELP. “Ma abbiamo missili che mirano specificamente alle portaerei per impedirgli di avvicinarsi alle nostre acque territoriali se ci saranno dei conflitti”. Un’animazione allo Zhuhai Air Show lo scorso novembre mostrava uno sciame di missili colpire navi da guerra nemiche, come portaerei; nella stessa dimostrazione, la PLARF svelava il missile antinave balistico supersonico CM-401, dalla portata di 290 chilometri.

Traduzione di Alessandro Lattanzio

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