Attentati nello Sri Lanka: il terrorismo punta a un altro alleato cinese

Tony Cartalucci, LDR, 26 aprile 2019

Il recente, tragico attacco di Pasqua nello Stato asiatico meridionale dello Sri Lanka, uccidendo e ferendo centinaia di persone, segue una formula ormai sfortunatamente fin troppo familiare. Il New York Times riportava nell’articolo “Quello che sappiamo e non sappiamo sugli attacchi dello Sri Lanka” che: “Le autorità dello Sri Lanka hanno detto che un gruppo islamico radicale poco conosciuto, il National Thowheeth Jama’ath, aveva effettuato gli attacchi coll’aiuto di militanti internazionali. Fu anche riferito che tali estremisti furono aiutati nell’attacco su larga scala da sponsor stranieri. L’attacco metteva lo Sri Lanka sulla mappa nel pubblico generale per la prima volta, ma per sole ragioni sbagliate.

Contrastare OBOR: Dividi e Distruggi
Di recente, lo Sri Lanka si volge a Pechino come partner principale dell’iniziativa One Belt, One Road (OBOR). Questo nonostante gli sforzi di Washington per impedirlo. Di conseguenza, gli estremisti alimentati dallo “scontro di civiltà” di Washington contribuivano a preparare il terreno per la crescente violenza tra buddisti maggioritari nello Sri Lanka e le comunità minoritarie musulmane. La violenza che ne deriva è un mezzo di coercizione, destabilizzazione ed intervento degli Stati Uniti, volto a minare l’unità dello Sri Lanka come nazione, e quindi la vitalità come partner della Cina. Uno stratagemma pressoché identico fu utilizzato nel vicino Myanmar, dove gli estremisti buddisti appoggiati dagli Stati Uniti combattono contro l’estremismo sostenuto da Stati Uniti-Arabia Saudita tra la minoranza musulmana dei rohingya. La conseguente violenza e crescente crisi umanitaria, senza alcuna coincidenza, si verificavano nello Stato di Rakhine in Myanmar, precisamente dove la Cina tenta di costruire un’altra tappa regionale della sua iniziativa OBOR. Lo Sri Lanka aderiva ad OBOR in grande stile, coi principali progetti ferroviari , portuali , aeroportuali e autostradali portati avanti col sostegno di Pechino. Lo Sri Lanka è anche considerato dai politici occidentali uno dei tanti della strategica “Stringa di perle” della Cina, punti forti su cui la Cina può garantirsi le rotte marittime nelle acque tradizionalmente dominate dagli Stati Uniti. Questi progetti sono derisi dai media occidentali con titoli come l’articolo del New York Times, “Come la Cina prende lo Sri Lanka per cogliervi un porto” e l’articolo di France24, “In Sri Lanka, la nuova Via della Seta cinese è una delusione”, illustrando la crescente opposizione di Washington all’influenza crescente della Cina nell’Asia, regione su cui Washington ha da tempo preso il presunto primato. La capacità di Washington di competere con la Cina nello sviluppo regionale è inesistente. Invece, gli Stati Uniti cercano di tentare nazioni come lo Sri Lanka cogli aiuti militari. L’AFP in un articolo intitolato “Gli Stati Uniti forniscono 39 milioni di dollari ai militari dello Sri Lanka, contrastando gli investimenti cinesi nell’isola strategica”, affermava: “Il finanziamento USA per lo Sri Lanka fa parte di un pacchetto da 300 milioni di dollari che Washington riserva all’America del sud e Asia del sud-est per garantirsi un “ordine libero, aperto e basato sulle regole nella regione indo-pacifica”.”
Questo “ordine libero, aperto e basato sulle regole nella regione dell’Indo-Pacifico” è come gli Stati Uniti parlano regolarmente del loro primato in Asia su documenti politici, dichiarazioni diplomatiche e discorsi politici. È ovvio che “gli aiuti militari” non possono in alcun modo competere cogli ingenti investimenti della Cina volti a stimolare lo sviluppo nazionale attraverso progetti infrastrutturali tangibili. L’incapacità nordamericana di competere apertamente e a parità di condizioni economiche lascia il posto all’interferenza politica e all’uso della violenza.

La crisi dello Sri Lanka legata alla crisi guidata dagli Stati Uniti in Myanmar
In Myanmar, per anni gli Stati Uniti ebbero un documentato sostegno alle violenze etniche, praticamente installando la “Consigliera di Stato” Aung San Suu Kyi al potere insieme al suo partito politico, National League for Democracy (NLD) allineata in tutto dagli “attivisti” finanziati dal dipartimento di Stato degli Stati Uniti. Nonostante la facciata liberale costruita dai media occidentali attorno Suu Kyi, lei, il suo partito politico e le fazioni che li sostengono sono pervasi da dilagante bigottismo e razzismo. Contemporaneamente, le facciate finanziate dagli Stati Uniti che si spacciano da organizzazioni non governative (ONG) operavano per cooptare e agitare le comunità rohingya come arma politica uguale ma opposta, mentre gli alleati degli Stati Uniti Arabia Saudita e Qatar radunavano e armavano fazioni nelle comunità rohingya per suscitare la violenza armata nello Stato di Rakhine. La conflagrazione che ne deriva offriva a Stati Uniti e partner un pretesto per intervenire su scala in continua espansione. dando accesso a Washington a una leva sul Myanmar per contrastare la crescente influenza di Pechino. E proprio nello stesso modo con cui gli Stati Uniti s’inserivano negli affari politici del Myanmar, tentano di rifarlo in altre nazioni asiatiche, incluso ora lo Sri Lanka. Articoli dei media occidentali incluso l’articolo del 2018 dell’Independent intitolato “Gli estremisti buddisti prendono di mira i musulmani in Sri Lanka”, creano legami diretti tra i crescenti conflitti in Myanmar e Sri Lanka. L’articolo ammetteva: “Attualmente, il gruppo estremista buddista più attivo dello Sri Lanka è il Bodu Bala Sena (Forza del potere buddista, o BBS). BBS apparve in politica nel 2012 con un’ideologia e un’agenda buddhista-nazionalista, i suoi capi affermavano che gli abitanti dello Sri Lanka erano diventati immorali e si erano allontanati dal buddismo. E chi ne accusavano? I musulmani dello Sri Lanka. La retorica del BBS prende spunto da altri movimenti populisti anti-musulmani nel mondo, sostenendo che i musulmani “rilevano” il Paese grazie a un alto tasso di natalità. Accusa inoltre le organizzazioni musulmane di finanziare il terrorismo internazionale con denaro proveniente da industrie alimentari Halal. Queste non sono solo parole vuote; nel 2014, uno dei loro raduni di protesta anti-musulmani nella città meridionale di Aluthgama si concluse con la morte di quattro musulmani. BBS ha anche collegamenti col movimento estremista 969 nel Myanmar. Guidata dal monaco nazionalista Ashin Wirathu, che si definisce il”Bin Ladin birmano”, è noto per la retorica intransigente contro la comunità musulmana rohingya. L’uso occidentale dell’ “Islamofobia” per spacciare le sue continue guerre di aggressione per dividere le nazioni nel mondo è un classico esempio di “divide et impera”. Mentre l’occidente non possiede più alcun vero mezzo per “conquistare” le nazioni che ora prende di mira, possiede la capacità di usare le divisioni interne per distruggerle. Se gli Stati Uniti non possono mantenere il primato sull’Asia, nessuno l’avrà. È una “Guerra per la pace” condotta sotto le mentite spoglie di “guerra al terrorismo”. Sembra che lo Sri Lanka sia l’ultima vittima dell’attuale politica estera “taglia e brucia” di Washington, che alimenta il conflitto per consumare i sistemi politici che si oppongono ai suoi interessi e costruire dalle ceneri ciò che gli serve.
Nei prossimi giorni, settimane e mesi non solo emergeranno altre informazioni che collegano i recenti attacchi nello Sri Lanka alla rete globale del terrorismo di Doha, Riyadh e Washington, ma vi saranno ulteriori pressioni sullo Sri Lanka per lasciare Pechino e tornare all’occidente. In realtà, la violenza dello Sri Lanka è un costrutto artificiale attuato da una piccola minoranza di estremisti su entrambi i lati per la divisione etnoreligiosa altrettanto artificiale. Nazione e regione devono unirsi affinché pace e stabilità siano di beneficio per tutti, mentre il caos avvantaggia solo una manciata di interessi declinati e lontani.

Tony Cartalucci, ricercatore e scrittore geopolitico di Bangkok.

Traduzione di Alessandro Lattanzio

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