Le sanzioni all’Iran colpiranno gli elettori di Trump

Moon of Alabama 24 aprile 2019

Gli Stati Uniti conducono una guerra economica totale contro l’Iran: “Gli Stati Uniti annunciavamo il 22 aprile che non concederanno più esenzioni sulla sanzioni ad otto Paesi, tra cui la Turchia….
“Questa decisione ha lo scopo di portare le esportazioni di petrolio dell’Iran a zero, negando al regime la sua principale fonte di entrate”, dichiarava la Casa Bianca. “L’amministrazione Trump e i nostri alleati sono determinati a sostenere ed espandere la massima campagna di pressione economica contro l’Iran per porre fine all’attività destabilizzante del regime che minaccia gli Stati Uniti, nostri partner e alleati e la sicurezza in Medio Oriente”, aveva detto… Ad otto governi sono stati inizialmente concessi sei mesi di sospensione delle sanzioni unilaterali degli Stati Uniti sull’Iran. Erano Cina, India, Giappone, Corea del Sud, Taiwan, Turchia, Italia e Grecia”. L’Iran attualmente esporta circa 1 milione di barili di petrolio al giorno. Le attuali esenzioni dalle sanzioni unilaterali degli Stati Uniti terminano il 30 aprile. Giappone, Corea del Sud e Taiwan sono protettorati degli Stati Uniti. Faranno come detto. Italia (l’autore, come tutti i sovranari anglosassoni, ignora ciò che non gli aggrada della realtà nostrana; che Roma ha cessato di acquistare petrolio iraniano appena emesse le sanzioni, con o senza esenzioni. NdT) e Grecia sono meno dipendenti e possono mostrare segni di resistenza. La reazione dell’India dipende dall’esito delle attuali elezioni. La Cina probabilmente non aderirà al comando degli Stati Uniti. La Turchia ha bisogno di petrolio e gas iraniani. Non può farlo senza un ragionevole lasso di tempo. L’Iraq è maggiormente dipendente da petrolio e gas iraniani necessari per generare elettricità. Niente elettricità durante l’estate calda potrebbe portare a disordini.
Il segretario di Stato nordamericano, “mentiamo, imbrogliamo, rubiamo” Mike Pompeo, presentava 12 richieste all’Iran sommandosi a una capitolazione totale. L’Iran naturalmente non soddisferà nulla. Sono gli Stati Uniti che, senza motivo, hanno di nuovo avviate le ostilità contro il Paese. Data geografia e capacità, l’Iran non ha motivo di temere alcuna aggressione degli Stati Uniti. Il leader iraniano Ali Khamenei non era afflitto dal problema delle sanzioni: “Parlando a un incontro con un folto gruppo di lavoratori iraniani, il Leader ha minimizzato la decisione di Washington di porre fine alle esenzioni dalle sanzioni ai Paesi che acquistano petrolio da Teheran. “In primo luogo, tali tentativi non porteranno da alcuna parte, e possiamo esportare tutto il petrolio di cui abbiamo bisogno e che vogliamo”, aveva detto l’Ayatollah Khamenei. Il Leader avvertiva che “questo atto di ostilità non rimarrà senza risposta”, sottolineando che la nazione iraniana “non starà seduta di fronte” ai nemici”. Dopo il ritiro dall’accordo nucleare internazionale coll’Iran, l’amministrazione Trump pose otto pretese per avviare nuovi negoziati. Tutte respinte. Come dice il governo russo, gli Stati Uniti sono “incapaci di accettare accordi”. Il presidente iraniano ha una visione simile: “Il Presidente Hassan Rouhani afferma che le affermazioni di Washington di cercare negoziati coll’Iran sono “mere bugie” e che gli Stati Uniti, in realtà, intendono mettere in ginocchio la nazione iraniana.
Contrariamente a quanto alcuni cercano di promuovere, “gli Stati Uniti non vogliono proprio negoziare”, aveva detto il presidente a una riunione del governo a Teheran… Rouhani aveva detto che le misure sovversive degli Stati Uniti contro l’Iran sono fallite in tutte le arene internazionali, regionali e politiche, e che la propaganda contro la Repubblica islamica è stata del tutto sconfitta. Washington è stata e sarà sempre frustrata nella spinta economica anti-Iran, aggiungeva”.
Alcuni temono che gli Stati Uniti si preparino alla guerra contro l’Iran: “L’amministrazione Trump assedia l’Iran. Riprendendo il copione della guerra in Iraq, alti funzionari dipingono un quadro di un regime ladro, fuorilegge e terrorista intenzionato ad acquistare armi nucleari e le cui “attività malvagie” sono la causa del caos in Medio Oriente. Sanno cosa fanno. L’hanno già fatto prima. Costruiscono la scusa per la guerra”. I neoconservatori nell’amministrazione Trump potrebbero volerlo. Ma non è possibile condurre una guerra contro l’Iran senza causare la depressione globale.

Come sottolinea giustamente il comandante della Marina della Guardia Rivoluzionaria iraniana, lo Stretto di Hormuz, attraverso cui scorre la maggior parte delle esportazioni di energia del Medio Oriente, è sotto controllo iraniano: “Secondo le leggi internazionali, lo Stretto di Hormuz è una via d’acqua iraniana e lo chiuderemo nel caso in cui ci venga vietato di usarlo”, dichiarava il comandante militare iraniano. In caso di minacce, non esiteremo a sostenere e difendere le acque iraniane, difenderemo il nostro onore e prenderemo misure adeguate per proteggere i diritti dell’Iran”, aggiungeva. Mentre l’Iran continuerà a vendere petrolio, la minaccia delle sanzioni statunitense ridurrà sicuramente la clientela. L’economia iraniana ne soffrirà, ma il Paese, come sempre, andrà avanti. Mantiene anche le relazioni con gli altri aderenti dell'”Asse della Resistenza”. Hezbollah, Siria e Iraq continueranno a ricevere sostegno dall’Iran. Arabia Saudita ed Emirati Arabi dovrebbero supplire alla mancanza di petrolio nei mercati internazionali. I sauditi erano preparati quando, un anno fa, l’amministrazione Trump reintrodusse le sanzioni petrolifere sull’Iran. Quando poi annunciò che diversi Paesi avrebbero ricevuto esenzioni, i sauditi improvvisamente produssero più del necessario e il prezzo del petrolio crollò. Al tempo giurarono di non ripetere l’errore. I sauditi devono anche considerare le quote OPEC su cui loro e la Russia concordarono. Potranno frenare la loro quota o far salire il prezzo? Trump scommette sul primo caso. La mia ipotesi è che perderà tale scommessa.

I prezzi in California sono già a 4,70 dollari a gallone. Probabilmente saliranno a 6,00 dollari quando entreranno in vigore le sanzioni all’Iran mentre i sauditi siederanno apprezzando il loro reddito crescere. Il ministro per l’Energia dell’Arabia Saudita affermava che il più grande esportatore di petrolio del mondo non vede la necessità d’intervenire immediatamente nel mercato del greggio, segnalando la cauta risposta alla decisione degli Stati Uniti di stringere le sanzioni all’Iran. Qualsiasi evento imprevisto, in Libia o altrove, che limiti ulteriormente la produzione globale di petrolio, renderà i costi insopportabili al consumatore nordamericano. L’economia degli Stati Uniti non va bene cogli alti prezzi del petrolio. Cosa farà Trump quando scoprirà che l’aumento dei prezzi, causato dalla richiesta sionista di sottomettere l’Iran, metterà in pericolo la sua rielezione?

Traduzione di Alessandro Lattanzio

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