Perché si ritirano le riserve d’oro detenute negli USA?

Paul Antonopoulos, FRN 25 aprile 2019

Per decenni molti Paesi hanno immagazzinato le loro riserve auree negli Stati Uniti. Ma la situazione cambia. L’anno scorso diversi Paesi, tra cui Turchia, Germania e Paesi Bassi, ritiravano l’oro immagazzinato negli Stati Uniti e altri Stati considerano la stessa idea. Natalia Dembinskaja rivelava che un decennio fa circa 60 Paesi avevano le loro riserve auree negli Stati Uniti, principalmente per garantirne la sicurezza in caso di guerra e aumentare la liquidità, perché i più grandi affari sull’oro si svolgono sulla Borsa Mercantile di New York (NYMEX). Risparmiare oro negli Stati Uniti permise di ridurre i costi di trasporto, molto alti nel caso dei metalli preziosi a causa delle costose assicurazioni, e gli Stati Uniti decisero di pagare tali costi solo in situazione economica o politica eccezionale. Il fatto che nel 2018 Turchia, Germania e Paesi Bassi abbiano ritirato l’oro immagazzinato negli Stati Uniti e che l’Italia consideri questa misura significa che la situazione potrebbe cambiare. Inoltre, negli ultimi tempi si sono sollevati dubbi sul fatto che gli Stati Uniti mantengano correttamente l’oro degli altri Paesi. Secondo il dipartimento del Tesoro statunitense, gli Stati Uniti continuano a detenere 261 milioni di once d’oro. Tuttavia, l’ultima volta che l’audit di queste riserve fu fatto erano gli anni ’60. Dopo di ciò, tutti i tentativi di condurre una nuova ispezione furono bloccati dal Congresso, ha affermato Dembinskaja. C’è chi suppone che gli statunitensi utilizzino l’oro straniero per i propri interessi: lo affittano alle banche che operano sul mercato per controllare il prezzo del metallo prezioso. “Ciò solleva una domanda: Washington è pronta a restituire l’oro che non gli appartenga in qualsiasi momento. Per non correre rischi, sempre più Paesi ritirano il proprio oro”, spiegava l’analista.
L’ondata di ritiri iniziò nel 2012, quando il Venezuela decise di ritirare dagli Stati Uniti tutte le 160 tonnellate di oro dal valore di 9 miliardi di dollari. Al tempo, il Presidente Hugo Chavez dichiarò che è necessario restituire i lingotti al Venezuela in modo da non esserne ostaggi e oggetto di pressione da Washington. Questa previsione del presidente venezuelano si avverò nel 2018: la Bank of England rifiutò al Presidente Nicolas Maduro la richiesta di consegnare 1,2 miliardi di dollari in lingotti d’oro. Nel 2014 la Banca centrale dei Paesi Bassi ritirò il 20% delle riserve auree da New York (all’epoca il 50% delle riserve olandesi erano detenute negli Stati Uniti), sostenendo che depositare metà delle riserve auree nello stesso luogo è imprudente e inadeguato. Tuttavia, gli analisti hanno ragione: il Paese continua a ritirare l’oro dagli Stati Uniti per non dipendere dalle azioni imprevedibili del presidente Donald Trump. La Deutsche Bundesbank, banca centrale tedesca, lanciava il programma per ritirare il proprio oro dagli Stati Uniti nel 2012. Inoltre, nell’aprile 2018, la Turchia ritirò 27,8 tonnellate di oro depositato negli Stati Uniti.
Secondo Dembinskaja, le ragioni del riflusso dell’oro estero dai conti di risparmio degli Stati Uniti sono evidenti: l’aumento dei tassi di interesse USA, la pressione contro l’euro e altre valute, l’aumento dei rischi geopolitici e le guerre commerciali innescate da Washington. Inoltre, l’economia globale cerca di ridurre ladipendenza dal dollaro USA e le scommesse sull’oro sono una risorsa sicura, e non più affidandosi agli Stati Uniti: Washington, che usa sempre più spesso la pressione finanziaria, potrebbe semplicemente congelare le attività degli “indesiderabili” negli Stati Uniti.

Traduzione di Alessandro Lattanzio

Precedente L'Ucraina rifiuta Maidan, Bandera e la “rivoluzione” Successivo I coreani dicono no a Mike Pompeo