Quando 23 operativi del KGB sconfissero 372 mujahidin in Afghanistan

Nikolaj Syromjatnikov, Russian7, 7 aprile 2019

Il distaccamento operativo d’esplorazione da combattimento del KGB dell’URSS, contingente limitato dell’esercito sovietico che operava in territorio afgano da quasi quattro anni, era unico nel suo genere in quanto i suoi combattenti possedevano abilità speciali che li distinguevano dal quadro generale delle forze militari dell’URSS.

Squadra distinta
Un combattente delle forze speciali Kaskad, Colonnello della riserva russa del FSB Sergej Smirnov, disse che “dietro il fiume”, dalla metà del 1980 all’aprile 1984, 5 distaccamenti di questo tipo erano operativi, 4 portavano il nome “Kascad” con indici numerici corrispondenti e il quinto si chiamava “Omega”. Tutte le forze speciali erano guidate da ex-agenti dei servizi operativi esteri del KGB. Secondo Smirnov, “Kascad” era unico in quanto corrispondeva maggiormente alle condizioni degli scontri in Afghanistan: i mujahidin impegnati nella guerriglia e il distaccamento operativo da ricognizione da combattimento sovietico era pronto ad intervento nelle circostanze adatte. Gli “speznats” rapidamente padroneggiavano una nuova posizione e a seconda della situazione non solo informare della situazione, ma anche anticipavano la situazione operativa in evoluzione. Nel “Kaskad”, veniva prestata particolare attenzione al lavoro d’intelligence, e ogni “speznats” poteva ottenere, elaborare e trasmettere le informazioni ricevute, essendo forze speciali multiruolo. Gli speznats avevano un’altra differenza rispetto alle altre unità, che in seguito adottarono, cercavano di non distinguersi chiamandosi reciprocamente, subordinati ed ufficiali non recavano insegne o gradi, nulla che attirasse l’attenzione dei cecchini nemici.

Come operavano sotto copertura
La prima operazione che coinvolse infiltrazione nei mujahidin fu causata dalla negligenza delle sentinella nella sorveglianza della base aerea di Kandahar. Un coscritto sparò per errore a un presunto intruso, colpendo una bomba appesa a un velivolo d’attacco. Una dozzina di velivoli sovietici ed afghani furono danneggiati dall’esplosione. Gli “speznats” decisero di sfruttare questa incidente, diffondendo voci sulla distruzione di elicotteri e aerei da parte di sabotatori. I mujahidin ci credettero ed iniziarono a cercarne i presunti responsabili. Ufficiali delle forze speciali coll’aiuto di agenti s’infiltrarono tra i guerriglieri e me ricevettero importanti informazioni sui loro piani. Così, “Kaskad” scorì che i mujahidin intendevano organizzare un attentato facendo esplodere una bomba nel consolato indiano, mentre Brezhnev avrebbe dovuto visitarlo. Inoltre, gli “speznats” identificarono “Zaslatev”, il terrorista infiltrato nella guardia del corpo di Babrak Karmal per eliminarlo (gli estremisti vennero distrutti). Le forze speciali in realtà combatterono una guerra psicologica che eliminò non solo i capi dei gruppi di banditi ma anche gli stessi mujahidin. Ad esempio, uno dei più brutali signori della guerra, Mirzo Rahim e il suo squadrone, furono distrutti.
Ciò avvenne per mano degli stessi terroristi, a cui gli agenti di Kaskad “pomparono” le giuste informazioni. Furono diffuse tre voci di diversa natura: Rahim, capo senza talento, non combatteva in nome di Allah; Vi provava, fallendo, perdendo troppi combattenti nelle battaglie contro gli shuravi; Veniva rispettato come fervente musulmano, nonostante la maggior parte della sua squadra venisse distrutta dagli shuravi. Di conseguenza, il distaccamento di Mirzo Rahim fu eliminato da altri gruppi di mujahidin e il capo ucciso dai parenti di chi morì combattendo ai suoi ordini.

Operazioni di combattimento
Una delle più famose battaglie di “Kascad” fu la battaglia di un gruppo di 23 combattenti e comandanti delle Forze Speciali, contro una molto più grande squadra speciale di mujahidin, il distaccamento delle Cicogne Nere, i cui elementi furono addestrati nei campi pakistani. Il veterano della prodezza Andrei Dmitrienko ricordava, secondo le informazioni di una spia, che gli “speznats” respinsero 372 “cicogne” subendo due caduti e 17 feriti. Nel libro “OSNAZ. Dalla brigata speciale ai Vympel. 1941-1981”, viene anche descritta la battaglia unica di “Kaskad”, in seguito alla quale una banda di mujahidin viene sconfitta a Kandahar. Parti del limitato contingente sovietico e dell’esercito afgano, quel giorno dell’estate 1982, erano lontani dal grande centro amministrativo dell’Afghanistan. Il distaccamento dei mujahidin era molto più numeroso della squadra Kaskad-4. Ciononostante, gli “speznats” riuscirono a con abilità tattiche e strategia di combattimento urbano a respingere i mujahidin. Resistettero fin quando le forze principali si avvicinarono, dopo aver perso un soldato delle forze speciali e avuto 12 feriti. I mujahidin lasciarono 45 morti e 26 feriti sul campo di battaglia.
La particolarità della “cascata” era che le forze speciali sovietiche erano in grado non solo di resistere alle forze pesanti dei mujahidin, ma anche ad usare metodi unici di intelligence ed influenza psicologica sul nemico.

Traduzione di Alessandro Lattanzio

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