Perché il Su-35 all’Egitto è una pessima notizia per gli USA

Military Watch Magazine 23 aprile 2019

A seguito delle notizie secondo cui le Forze Armate egiziane ordinavano “oltre 20” caccia da superiorità aerea di nuova generazione Su-35 della Russia, nell’ambito degli sforzi globali per modernizzare la flotta da combattimento dell’Aeronautica Militare, includendo anche l’acquisizione di caccia MiG-29M, complementari più leggeri, gli Stati Uniti avvertivano Cairo che sarebbe oggetto di sanzioni economiche se non avesse annullato l’acquisizione, che rappresenta la prima dell’aviazione egiziana di moderni caccia da superiorità aerea avanzati, cercati dalla metà degli anni ’70 quando chiese agli Stati Uniti di vendergli l’F-15 Eagle, piattaforma venduta ai vicini Israele e Arabia Saudita e rifiutato dall’Iran in favore dell’F-14. La mancanza per l’Egitto di caccia da superiorità aerea avanzati da tempo ne lasciava l’Aeronautica con gravi svantaggi rispetto alle forze aeree avanzate di Israele e Algeria. L’inaccessibilità ai moderni missili aria-aria per l’Aeronautica, date le restrizioni all’esportazione dagli Stati Uniti limitava seriamente le capacità anche dei più leggeri caccia F-16, assicurandosi che non rappresentassero una minaccia per le forze armate moderne dell’Algeria o dei clienti occidentali danarosi come Arabia Saudita e Israele che schieravano alcune delle ultime versioni dell’AIM-120. Gli Stati Uniti costruirono caccia leggeri, che per decenni formavano la spina dorsale della flotta del Paese, quindi incapaci di rappresentare una minaccia per gli avversari, tranne che a corto raggio, coi missili AIM-7 della guerra del Vietnam lenti, imprecisi e facili da ingannare con le contromisure di guerra elettroniche moderne e potenti. Questo equilibrio di potere distorto, contro gli interessi dell’Egitto, fu a lungo considerato assai favorevole da Washington.
Anche in piccolo numero, il Su-35 rivoluzionerà le potenza aerea dell’Egitto, fornendo accesso non solo a missili aria-aria a lunga gitttata come R-27ER e R-77 progettati per ingaggiare caccia nemici, ma anche a l’ipersonico R-37M “AWACS killer” in grado d’ingaggiare aerei da supporto nemici come l’E-3 saudita o l’Eitam israeliano. Il radar a scansione passiva elettronica Iris-E del caccia offrirà nel frattempo una inedita consapevolezza della situazione e completerà le avanzate capacità aria-aria a lungo raggio con la possibilità di colpire caccia stealth come i nuovi F-35 israeliani a raggio intermedio. La combinazione del Su-35 con un carico utile impareggiabile di quattordici missili, potenti sensori, alte velocità e quota e sistemi vettoriali tridimensionali della spinta lo rendono il caccia da superiorità aerea più potente in Medio Oriente e Africa, forse rivaleggiato solo dall’F-15SA che, pur essendo tecnicamente d’attacco, può essere schierato in configurazione da superiorità aerea. Il Su-35 non metterà solo l’Egitto alla pari con le altre potenze militari regionali nella guerra aerea, dove le capacità erano arretrate in precedenza, ma fornirà all’élite della flotta da caccia un vantaggio netto e una capacità che alcun’altra potenza regionale attualmente possiede.
Da parte loro, gli Stati Uniti cercavano di mantenere simultaneamente l’Egitto dipendente dalle armi occidentali e limitarne l’accesso alle armi avanzate per garantire un equilibrio di potere favorevole ai clienti più stretti come Israele e Arabia Saudita. Questo si è recentemente materializzato cogli Stati Uniti che impedivano alla Francia di vendere missili da crociera Scalp all’Egitto per equipaggiarne i caccia Rafale, poiché se questi erano sistemi di armi francesi, usano componenti nordamericani e gli Stati Uniti cercano di tenere le munizioni avanzate fuori dalla portata egiziana. Mentre la presidenza di Anwar Sadat negli anni ’70 fu la chiave per stabilire tale relazione assai sfavorevole, che l’ex-presidente sostenne contro la leadership militare, la nuova amministrazione al potere dal 2013 ha piani assai diversi nel costruire le difese del Paese, cercando niente di meno che la parità quantitativa coi vicini. L’acquisto di avanzati sistemi di difesa aerea russi come l’S-300V4 e di carri armati come il T-90 favorivano il raggiungimento di questo obiettivo. Mentre i funzionari degli Stati Uniti affermavano che i vantaggi per l’Egitto nell’impegnarsi con la Russia erano limitati, un confronto tra raffinatezza delle armi statunitense disposte per la vendita all’Egitto con quelle che la Russia prontamente forniva, tracciava un quadro molto diverso. In definitiva, mentre la fragile economia egiziana potrebbe cedere alle richieste degli Stati Uniti, non c’è possibilità che gli Stati Uniti possano fornirgli la superiorità aerea comparabile a quella del Su-35, e neanche munizioni aeronautiche moderne e o anche meno moderne per equipaggiare i vecchi caccia.

Traduzione di Alessandro Lattanzio

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