Il blocco degli USA alla Siria sarà un problema arabo

Dr. Ibrahim al-Lush intervistato da Basma Qadur, Syria Times 22 aprile 2019

Ciò che il popolo siriano vive economicamente è una continuazione della guerra dal 2011 con altri mezzi, secondo l’intellettuale politico arabo ed economista dell’Università di Damasco Dr. Ibrahim al-Lush, che spiegava le cause dell’attuale crisi petrolifera in Siria e come il Paese possa sopravvivere.
“L’attuale crisi petrolifera in Siria è il risultato di fattori composti. Da un lato, la guerra ha parzialmente o totalmente distrutto gran parte delle infrastrutture del settore energetico in Siria, tra cui l’impianto gasifero Conoco di Dayr al-Zur, ripetutamente preso di mira dagli Stati Uniti, sempre col pretesto di “combattere il terrorismo”! Accade così che terroristi e cosiddetta “Coalizione Globale contro il terrorismo” si siano coalizzati per distruggere le installazioni petrolifere siriane”, dichiarava all’e-giornale Syria Times. Il Dr. al-Lush chiariva che la distruzione causava un considerevole calo della capacità produttiva della Siria rispetto al 2010. “Il lavoro è in corso a ritmo elevato per riabilitare i giacimenti di petrolio e gas recuperati ai terroristi dall’esercito arabo siriano e dagli alleati. Ma ovviamente ciò che ha richiesto decenni per essere costruito e mesi per essere distrutto, non può essere rinnovato in poche settimane. Tuttavia, questi sforzi potrebbero a malapena tenere il passo coll’aumento della domanda nelle aree liberate dai terroristi, in particolare coll’inizio del ritorno dei rifugiati siriani e il riavvio delle attività economiche nel Paese , affermava. Inoltre, l’economista indicava che gli investimenti stranieri nel settore energetico sono stati particolarmente colpiti dalle sanzioni di UE ed altri contro la Siria. “Le sanzioni di UE e altre mirate al settore energetico della Siria hanno spinto Shell, Total e Gulf a fermare le operazioni in Siria nel 2011- 2012. Gli investimenti stranieri nel settore energetico sono stati particolarmente colpiti dalle sanzioni, l’ultima dalla cosiddetta legge di Cesar emanata dal Congresso degli Stati Uniti. L’obiettivo di tali sanzioni, tra le altre cose, è impedire alla Siria di ricostruire e riattivare la propria industria energetica”, secondo il Dottor al-Lush, continuando: “Per aggiungere la beffa al danno, le sanzioni economiche che hanno come obiettivo l’importazione di prodotti energetici in Siria si sono recentemente acuite tentando di soffocare l’economia siriana. Le petroliere non possono raggiungere la Siria. Gli Stati confinanti hanno ceduto alla pressione degli Stati Uniti vietando il commercio di prodotti energetici con la Siria. Pertanto, l’applicazione serrata e rigorosa del divieto totale di importare prodotti energetici in Siria da parte di Stati Uniti e loro alleati è la ragione principale dell’attuale crisi nel settore energetico. Certo, le carenze c’erano prima. Tuttavia, gli Stati Uniti fanno in modo che peggiorino, screditando così ogni pretesa di Stati Uniti ed alleati di badare al benessere del popolo siriano”.
L’intellettuale menzionava un altro fattore legato al fatto che gli Stati Uniti fanno in modo che le milizie delle forze democratiche siriane continuino a controllare la regione dell’Eufrate orientale, dove si trova la maggior parte dei giacimenti di petrolio e gas siriani, per privare il popolo e l’economia siriani delle risorse energetiche (agricole e idriche) di cui hanno bisogno per la ricostruzione. “Quindi tutto si riduce davvero alla politica degli Stati Uniti”, affermava.

Come può sopravvivere la Siria?
In risposta alla domanda su come la Siria possa sopravvivere a tale crisi energetica, il Dr. al-Lush affermava: “Prima di tutto, il popolo siriano deve capire che ciò che passa economicamente è la continuazione della guerra dal 2011 con altri mezzi. È fondamentalmente un blocco economico, una forma di guerra, perpetrata da Stati Uniti e loro alleati. Il razionamento è comune nelle guerre. Per esempio nella Seconda guerra mondiale, Gran Bretagna, Unione Sovietica e altri Paesi fecero ricorso al razionamento come pratica comune. In breve, non c’è alcun sostituto per alterare il clima, mentre cerchiamo attentamente soluzioni pratiche a ciò che è diventato un problema orribile ed irritante per il popolo della Siria”. Riteneva che le soluzioni pratiche comprendano il miglioramento del ritmo della riabilitazione dei giacimenti di petrolio e gas e delle installazioni distrutte dalla guerra, aggiungendo che la produzione di elettricità tramite una tecnologia relativamente economica facendo affidamento sull’energia solare è vitale ed affermava che soluzioni rapide includono la concessione di un margine di manovra ai privati e società siriane e non, importando prodotti energetici in Siria “con ogni mezzo necessario”, come questione di sopravvivenza e sicurezza nazionale, e permettendo di vendere i prodotti energetici secondo il mercato. “Un’altra soluzione sarebbe liberare la rotta via terra tra Siria e Iran attraverso Iraq, come avviene ora, attraverso la ferrovia e il resto. Ma ciò richiederà più tempo e non è immune dagli attacchi di Stati Uniti o “Israele”, aggiungeva il Dr. Al-Lush, sottolineando che gli alleati, in particolare i russi, non dovrebbero stare fermi, col cappello in mano, a guardare la Siria vacillare sotto tale macabro blocco. “Ci sono due modi con cui l’embargo sull’importazione di prodotti energetici in Siria potrebbe essere revocato: o la Russia procede spezzandolo direttamente, oppure può fornire una solida copertura politica all’Esercito arabo siriano nel recuperare i giacimenti di petrolio e gas dell’Eufrate orientale. Una copertura politica significa assicurarsi che la NATO non interferisca, non che la Russia debba essere coinvolta militarmente. In entrambi i casi il ruolo della Russia è cruciale, e non è costoso, considerando che fu il teatro siriano che ha permesso alla Russia di salire alla ribalta regionale”. Inoltre, l’intellettuale descriveva la violazione delle sanzioni imposte ingiustamente, come in Iraq e Libia, e oggi a Siria, Iran e Yemen, come “atto morale”. “È un atto di sfida contro l’ingiustizia e la legge della giungla nelle relazioni internazionali. Questo messaggio dovrebbe essere trasmesso ai concittadini di tutto il mondo arabo e agli anti-imperialisti di tutto il mondo. Imporre il blocco alla Siria dovrebbe diventare un problema politico per i regimi arabi che vi si attengono. I compagni arabi dovrebbero far capire che ieri erano Iraq e Libia, oggi sono Siria e Yemen, ma domani saranno loro”, concludeva l’intellettuale.
E’ vero che le auto in file presso cento stazioni di rifornimento esterne e le lunghe file in attesa di acquistare benzina iniziano a formarsi prima dell’alba, ma la crisi dei carburanti non ha messo a repentaglio le città siriane come sostengono certi media occidentali.

Traduzione di Alessandro Lattanzio

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