La Cina continua a conquistare l’Europa

Matthew Ehret SCF 20.04.2019

Il 10 aprile, il Premier Li Keqiang celebrava il completamento della prima fase del ponte Pelgesac costruito dalla Cina, lungo 2,5 chilometri sulla baia di Mali Ston, a fianco del Primo ministro croato Andrej Plenkovic. Questa cerimonia segnava una vittoria straordinaria mentre il giorno seguente inaugurava l’importante vertice dei capi di Stato 16+1 che vide la Grecia diventare il nuovo membro della nuova alleanza dell’Europa centrale e orientale che desidera cooperare con la Cina. Al summit tenutosi il 12 aprile, il Primo ministro greco Alexis Tsipras affermava che questo era “un momento cruciale degli sviluppi globali e regionali” e “dobbiamo lasciarci la crisi e trovare nuovi modelli di cooperazione regionale e globale”. Ovviamente, il coinvolgimento della Grecia in questa alleanza (ora ribattezzata 17+1 PECO) allargava i confini ad ovest ed è particolarmente importante in quanto il porto del Pireo in Grecia è una via commerciale est-ovest strategica per l’Iniziativa Fascia e Via (BRI) in Europa centrata sulla rotta China-Europe Land-Sea Express. La Grecia è dolorosamente consapevole che la propria sopravvivenza dipende dal BRI cinese, poiché i programmi dell’UE per austerità, privatizzazione e salvataggi hanno portato solo morte e disperazione, crollo dell’occupazione giovanile, picchi di criminalità e suicidio. Non sfugge a nessuno nemmeno che questa svolta segua con entusiasmo l’entrata dell’Italia nell’Iniziativa, il 26 marzo, precursore del secondo Summit della BRI che si svolgerà a Pechino a fine aprile, coinvolgendo 126 nazioni che hanno già firmato il MoU sul BRI e migliaia di aziende internazionali. Dieci accordi addizionali BRI venivano firmati tra Croazia e Cina prima del Vertice 17+1, compresa la modernizzazione delle linee ferroviarie (soprattutto da Zagabria al porto di Rijeka), la cooperazione tra Huawei e Telecom croata e importanti porti, strade, aeroporti, istruzione e cooperazione culturale. L’Iniziativa Fascia e Via, come giustamente sottolineato da Tsipras, non è solo un altro insieme di programmi infrastrutturali progettati per controbilanciare l’egemonia occidentale, ma è piuttosto un “nuovo modello di cooperazione regionale e globale” fondato sul principio dello sviluppo reciproco e del pensiero a lungo termine, mai visto in occidente dalla morte di Franklin Roosevelt e dall’acquisizione dello Stato anglo-statunitense che seguì.
Il fatto che la Cina abbia formalizzato un accordo di cooperazione economica e commerciale coll’Unione economica eurasiatica guidata dalla Russia nel maggio 2018 è estremamente rilevante in quanto incorpora i cinque aderenti Russia, Bielorussia, Kazakistan, Armenia e Kirghizistan direttamente nella BRI. La Cina ha già investito 98 miliardi di dollari nelle economie reali dell’UEE coinvolgendo 168 progetti collegati alla BRI. Il nuovo modello di sviluppo che ha conquistato sempre più i Paesi dell’Eurasia centrale, orientale, e Grecia e Italia, forniva una boccata d’aria fresca ai cittadini del mondo che guardano con disperazione al sistema transatlantico che non fa altro che chiedere obbedienza a un insieme di regole inerti che impongono solo austerità, pratiche bancarie iperinflazionate e alcun investimento a lungo termine nell’economia reale. Quindi la mobilitazione tecnocratica contro la BRI nei giorni scorsi, in risposta al nuovo paradigma, può essere vista solo come assurdo tentativo di salvare un sistema fallito.

I tecnocrati difendono il loro nuovo disordine mondiale
Due recenti contro-operazioni contro la BRI e il nuovo sistema operativo vincente che rappresenta meritano di essere menzionate. La prima è la formazione di un’alleanza trilaterale tra l’Overseas Private Investment Corporation (OPIC) statunitense, l’Agenzia di finanza e sviluppo canadese (FinDev Canada) e quindici membri dell’Unione Europea, annunciata l’11 aprile. Una seconda operazione contraria fu creata diversi giorni prima coll'”Alleanza per il multilateralismo” tra Canada, Germania, Francia e Giappone durante la riunione del G7 in Francia. Mentre l’OPIC fu fondata nel 1971, il suo uso come forza sovversiva contro la BRI fu formalizzato il 30 luglio 2018 quando creò un’alleanza trilaterale con Giappone ed Australia per finanziare le infrastrutture nel Pacifico. A ciò si aggiunge una seconda alleanza trilaterale, l’11 aprile 2019, quando il canadese Paul Lamontagne (a capo di FinDev Canada), Nanno Kleiterp dell’European Development Finance Institution e il presidente dell’OPIC David Bohigian firmarono un nuovo accordo per creare un meccanismo di finanziamento parallelo delle infrastrutture. Prendendo di mira la Cina, il comunicato stampa affermava che l’alleanza “migliorerà la cooperazione transazionale, operativa e politica tra i partecipanti e sottolinea il loro impegno a fornire una valida alternativa ai modelli insostenibili statali”. A questa firma Bohigian dichiarò “cerchiamo di rappresentare l’esempio di come il finanziamento dello sviluppo dovrebbe funzionare”, attaccando chiaramente il concetto “incompetente” della finanza per lo sviluppo della Cina e ignorando il fatto che oltre 800 milioni di persone sono state tolte dalla povertà dall’approccio agli investimenti cinese. Bohigian sperava chiaramente che il mondo ignori l’enorme schiavitù del debito e il caos diffuso da 50 anni di dominio del Fondo Monetario Internazionale che non ha prodotto alcuna crescita reale tra le nazioni. Sebbene l’American BUILD Act abbia aumentato i finanziamenti del governo statunitense all’OPIC da 29 a 60 miliardi di dollari in un anno, non fu presentata alcuna seria progettazione integrata per lo sviluppo e invece foraggiava risate, al massimo.
L’altra operazione anti-BRI menzionata è l'”Alleanza per il multilateralismo” franco-tedesco-nippo-canadese che la ministra degli Esteri canadese Chrystia Freeland affermava in una conferenza stampa in Francia che “il Canada ha formalmente aderito a una coalizione tedesca armata per salvare l’ordine mondiale dalla distruzione di vari dittatori ed autocrati mondiali”. Mentre Freeland non menzionava Trump, l’ambasciatrice della Francia in Canada Kareen Rispal era più sincera affermando “Trump non ama valutare il multilateralismo”. Citando il suo ritiro dalla COP21 e la critica a OMC, ONU e NATO, l’inviata continuava “invia il messaggio sbagliato al mondo se pensiamo che, poiché Trump non è a favore del multilateralismo, non significa che noi, Paesi medi come Canada, Francia e Germania e molti altri ancora vi credono fermamente”. Cosa sia esattamente tale “Alleanza per il multilateralismo” è tutt’altra questione, poiché non presentava alcuna politica effettiva. Dopo che il fumo si diradava, appare nient’altro che un club di lemming che urlano contro Putin, Xi Jinping, Trump e altri “cattivi” che non desiderano suicidarsi in massa sotto un Green New Deal e la dittatura tecnocratica. Commentando questi sviluppi il 10 aprile dalla Germania, la presidentessa dell’istituto Schiller Helga Zepp-Larouche fece la seguente osservazione: “La geopolitica va buttata via, e la Nuova Via della Seta è la via prr industrializzare l’Africa, trattare sul Medio Oriente per avere la pace, per stabilire una situazione lavorativa decente tra Stati Uniti, Russia e Cina: E questo è per l’Europa ciò che dovremmo chiedere. E il modo migliore per farlo è che l’Europa firmi i MoU sulla BRI, quindi la singola cosa più importante per stabilizzare la pace nel mondo e portarlo in un dominio diverso”.
Con Russia e Cina a guidare la nuova coalizione di nazioni che lottano per sostenere i principi di sovranità, autosviluppo e generazione di credito a lungo termine nell’ambito dell’iniziativa Fascia e Via, una grande speranza si presentava mente il Titanic di City e Wall Street continua ad affondare sempre più velocemente nelle gelide acque della storia.

Traduzione di Alessandro Lattanzio

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