Corea: la menzogna che portò alla guerra

John Pratt, Opuscolo di tre penny pubblicato nel 1951 dalla Britain-China Friendship Association, 17 Bishops Bridge Road, London W2 – Marxists

Prefazione
Sir John Pratt, KBE, CMG, è un’autorità in Cina. Ha ricoperto incarichi nel Foreign Service in molti luoghi in Cina ed è stato per 13 anni consigliere per gli affari dell’Estremo Oriente nel Foreign Office. È stato per due anni a capo della Sezione dell’Estremo Oriente del Ministero dell’Informazione. È stato, per 20 anni, rappresentante dei sottosegretari stranieri nel comitato delle università cinesi. Attualmente è vicepresidente del Board of Governors della School of Oriental and African Studies, University of London. La Britain-China Friendship Association è un’organizzazione non partitica, politica e non settaria, i cui obiettivi sono promuovere la pace e l’amicizia tra i popoli della Gran Bretagna e della Cina e incoraggiare lo sviluppo del commercio tra la Cina e la Gran Bretagna. Nel perseguire questi obiettivi, l’Associazione pubblica questo opuscolo di Sir John Pratt perché crede che sia un sincero e coraggioso tentativo di far conoscere al popolo inglese alcuni fatti sull’origine della guerra coreana che dovrebbero essere ampiamente conosciuti. Le opinioni espresse nell’opuscolo sono quelle dell’autore e non rappresentano necessariamente le opinioni dell’Associazione. L’Associazione crede che questa esposizione della verità scioccherà molte persone dandogli in modo netto la consapevolezza che il governo popolare cinese, sottoposto a estreme indegne provocazioni, ha agito con saggezza e temperamento, quindi aiutando molto la causa drll’amicizia anglo-cinese.
Il volantino “Rearmament and the Far East” spiega molto brevemente come è scoppiata la Guerra di Corea. Ci sono prove schiaccianti che Syngman Ri e i suoi sostenitori statunitensi abbiano iniziato la guerra civile il 25 giugno 1950, e per impedire che queste prove siano prodotte e notato che il governo degli Stati Uniti ha insistito sulla risoluzione del Consiglio di sicurezza che condanna i nordcoreani che venne adottata lo stesso giorno. La guerra non fu voluta, come alcuni pensano, per salvaguardare gli interessi inglesi e statunutensi. Questo è il tipo di accusa stupida che spesso rovina una buona causa. La guerra ha avuto la sua origine nella paura isterica che la semplice parola comunista produce negli USA e nei racket criminali della caccia alle streghe, caratteristica normale della vita politica nordamericana ora impiegata per raggiungere gli obiettivi statunitensi negli affari mondiali. Il Libro bianco del dipartimento di Stato sulle relazioni degli Stati Uniti con la Cina, un volume di 1020 pagine pubblicato nell’agosto del 1949, fu la confessione pubblica del fallimento della politica a sostegno di Chiang Kai-shek come barriera contro la diffusione del comunismo in Asia. Dal 1945 il governo degli Stati Uniti aveva dato a Chiang Kai-shek 2000 milioni di dollari, tutti andati nelle tasche dei suoi funzionari del Kuomintang, oltre a 1000 milioni di dollari di forniture militari, tutto ciò che i suoi generali avevano venduto ai comunisti. Nel 1949 l’amministrazione del Kuomintang si disintegrò e Chiang Kai-shek fuggì a Formosa. Alcuni mesi dopo, il partito guidato da Mao Tze Tung ottenne il controllo dell’intero Paese e, il 1° ottobre 1949, fondò la Repubblica popolare cinese con capitale a Pechino. Nel gennaio 1950, Truman e Dean Acheson annunciarono la nuova politica che avevano deciso di adottare: né Formosa né la Corea sarebbero state incluse nel “perimetro americano di difesa”; Formosa era stata restituita alla Cina nel 1945 in conformità con le dichiarazioni di Cairo e Potsdam e nei termini della resa giapponese; è ridiventata provincia della Cina e gli Stati Uniti non intervengono nella guerra civile tra i nazionalisti di Formosa e i comunisti in Cina. Questa politica fu denunciata dai repubblicani come accordo col comunismo, e in poche settimane il senatore McCarthy iniziò a fare discorsi in cui dichiarò che il dipartimento di Stato era pieno di comunisti che vendevano il loro paese. Il Libro bianco mostrava che l’amministrazione del Kuomintang era caduta in un’incredibile profonda corruzione e incompetenza e aveva ridotto il popolo della Cina a inedite miseria e disperazione ma, secondo McCarthy, il crollo di Chiang Kai-shek era dovuto non a i suoi difetti, ma al tradimento dei comunisti nel dipartimento di Stato. Una sottocommissione del Senato, che ha trascorso cinque mesi ad indagare su tali accuse, dichiarava che: “…rappresentano forse la più nefasta campagna di mezze verità e menzogne nella storia di questa Repubblica… Per la prima volta nella nostra storia abbiamo visto la tecnica totalitaria della grande menzogna impiegata su base continua… abbiamo visto il carattere dei dipendenti del nostro governo distrutto dalla condanna pubblica basandosi su pettegolezzi, distorsioni, dicerie e falsità intenzionali. Ciò è stato fatto senza la minima traccia di rispetto anche per le più elementari regole delle prove o fair-play o, addirittura, della decenza comune. Abbiamo visto uno sforzo per infiammare il popolo nordamericano con un’ondata di isteria e paura su una scala incredibile.
Il mondo libero sembrava sconvolto da isterismo e insoddisfazione della caccia alle streghe di McCarthy, ma il popolo nordamericano credeva che McCarthy e i capi del Partito Repubblicano si radunassero appoggiandolo. Il generale Marshall era responsabile sia del dipartimento di Stato che della sua politica cinese e, come notava l’Economist, “poteva, con il suo immenso prestigio nazionale, spazzare via con poche parole i traduttori del dipartimento di Stato”, ma il generale Marshall rimase in silenzio e Truman presto si rese conto che, a meno che non capitolasse a McCarthy, avrebbe perso nelle elezioni presidenziali. “Lo squallore morale e intellettuale di questo periodo”, disse il Newyorker, “non è stato eguagliato a memoria”. Nell’aprile 1950, Foster Dulles, un repubblicano, fu nominato “Top Consultant” nel dipartimento di Stato e Truman assicurò che sarebbe stato consultato sia nella formulazione che nell’esecuzione della politica estera. Da allora Truman, passo dopo passo, portava a termine la politica repubblicana in Estremo Oriente. Nella seconda metà di giugno 1950, Foster Dulles e i due capi della difesa andarono in aereo a Tokyo per tenere una conferenza con MacArthur. Le decisioni raggiunte furono pubblicate in modo dettagliato sulla stampa negli USA; MacArthur insistette, e gli altri furono d’accordo, che gli USA avrebbero dovuto avere basi in Giappone, Formosa e Corea, dalle quali dominare sia la Cina che la Russia; al fine di garantire queste basi sarebbe necessario:
1. Escludere Cina e Russia dai negoziati per un trattato di pace col Giappone. Questa fu una violazione dell’accordo raggiunto nel 1942 per non evitare una pace separata coi Paesi nemici.
2. Cordone di Formosa e fornitura di aiuti militari a Chiang Kai-shek, fuggito dalla Cina nel 1949. Si trattava di una violazione degli accordi di Cairo e Potsdam e di un’aggressione armata su quella che era effettivamente una provincia cinese.
3. Fornire aiuti militari a Syngman Ri in Corea del Sud contro i comunisti in Corea del Nord.
Tali decisioni hanno comportato un’inversione completa della politica annunciata a gennaio e l’azione immediata fu necessaria perché:
a. Un piano per unificare la Corea attraverso la conferenza e i negoziati fu lanciato dai nordcoreani e aveva tale successo che il governo di Syngman Ri in Corea del Sud era sull’orlo del collasso interno.
b. Il governo di Pechino intendeva scacciare Chiang Kai-shek da Formosa entro circa tre settimane.
Il piano di Tokyo potrebbe essere distrutto se ci fosse stato un ritardo di alcuni giorni nell’approvazione dal governo degli Stati Uniti. La difficoltà era che, solo sei mesi prima, sia Truman che Acheson erano stati molto enfatici sul fatto che lo status di Formosa fosse stato definitivamente risolto nel 1945. Era territorio cinese e la politica tradizionale statunitense richiedeva il rispetto internazionale dell’integrità territoriale della Cina. Acheson, in particolare, aveva insistito sul fatto che gli Stati Uniti non avrebbero permesso che la decisione del 1945 fosse sconvolta dal cavillo di un qualsiasi avvocato attendendo un trattato di pace. Era essenziale, disse, mantenere nel mondo la convinzione che gli statunitensi fossero persone oneste e rispettabili che, quando prendevano posizione, vi si attennero e non cambiarono a causa di un vantaggio transitorio. Non sorprende, quindi, che il 23 giugno Dean Acheson dichiarasse a una conferenza stampa a Washington che le discussioni a Tokyo non avevano modificato la politica statunitense come dichiarato dal presidente Truman a gennaio. L’unica via per uscire da questa difficoltà era presentare a Truman e Acheson il fatto compiuto. All’alba di domenica 25 giugno, Syngman Ri lanciò l’attacco improvviso che colse di sorpresa i nordcoreani. Le sue forze attraversarono il 38° parallelo in diversi punti e catturarono Haeju, alcune miglia a nord sulla strada per Pyongyang. I nordcoreani organizzarono una controffensiva e i sudcoreani gettarono le armi e fuggirono. I nordcoreani proseguirono poi attraverso il parallelo e organizzarono l’invasione della Corea del Sud.
Per quasi un anno, sia i nord che i sud coreani si aspettavano la guerra civile, ed entrambe le parti erano fiduciose della vittoria. L’American Military Advisory Group, che aveva creato l’esercito sudcoreano, era convinto che una divisione sudcoreana potesse sconfiggere tre divisioni nordcoreane e Syngman Ri si era spesso vantato che, se gli fosse stato permesso di iniziare, le sue forze avrebbero potuto catturare Pyongyang, la capitale settentrionale, in tre giorni. Erano degli errori di calcolo ridicoli. Dieci mesi dopo (6 maggio 1951) il generale MacArthur disse a un comitato del Senato cosa era successo: “I sudcoreani non potevano assolutamente competere con loro; e la disposizione da parte dei sudcoreani del potenziale logistico era straordinariamente scarsa. Avevano messo rifornimenti ed attrezzature vicino al 38° parallelo. Non avevano sviluppato alcuna posizione in profondità. Tutto tra il 38° parallelo e Seoul era loro area di deposito. Quando persero quella linea immediata persero i rifornimenti. Apparentemente non poterono distruggerli in massa; cosicché, in un colpo solo iniziale, l’esercito nordcoreano ebbe una nuova base di rifornimento nell’area tra il 38° parallelo e Seoul, consentendogli di avanzare a sud a piena forza della base dell’immediata retrovia. Non dovevano più affidarsi al distante Yalu per ricevere le provviste”. Le prove del generale MacArthur contraddicono in tutto la relazione degli osservatori militari delle Nazioni Unite, l’unico documento sempre citato come prova che le forze della Corea del Sud “furono prese completamente di sorpresa” (cfr. Appendice II).
Non era una guerra internazionale, ma civile, con cui le Nazioni Unite non sarebbero normalmente interessate. Il governo degli Stati Uniti decise, tuttavia, di considerarla guerra internazionale e di assicurare la condanna dei nordcoreani prima che qualsiasi prova potesse essere prodotta e prima che il delegato sovietico potesse riprendere il suo posto nel Consiglio di sicurezza. Il rapporto dell’ambasciatore Muccio raggiunse il dipartimento di Stato alle 21,26 di sera del 24 giugno, ora legale orientale (11.26, 25 giugno, ora coreana) e a mezzanotte EDT, ossia, alle 14.00, 25 giugno, ora di Corea (vedi Appendice II (e)) il segretario generale telegrafò alla Commissione delle Nazioni Unite a Seoul chiedendo un rapporto. Qualche ora dopo la Commissione inviò un telegramma in risposta (S/1496) affermando che Syngman Ri non aveva previsto di appellarsi al Consiglio di sicurezza, ma non aveva obiezioni sul fatto che fossero informati di questo “ultimo giro di eventi”. Il telegramma non gettò alcuna luce sull’origine dei combattimenti, ma dichiarò semplicemente che ciascuna delle parti accusava l’altra. Su richiesta urgente del governo degli Stati Uniti, il Consiglio di sicurezza si riunì a Lake Success alle 14.00 EDT dello stesso giorno. Il delegato statunitense disse che i fatti furono esposti nel telegramma della Commissione (S/1496) e che il suo governo riteneva che “questo attacco totalmente illegale e non provocato da parte delle forze della Corea del Nord costituisce una violazione della pace e atto di aggressione”. Il delegato jugoslavo protestò che le prove a carico non permettevano al Consiglio di decidere quale fosse il colpevole, ma non ricevette alcun sostegno. La risoluzione statunitense fu adottata e i nordcoreani furono condannati inascoltati.
Tale atto di mostruosa ingiustizia fu reso possibile dall’atteggiamento asservito del delegato inglese e dall’assenza dal Consiglio di sicurezza sia della Cina che della Russia. Il 13 gennaio 1950, il Consiglio di sicurezza decise che il delegato di Formosa doveva essere accettato come rappresentante della Cina. Il delegato inglese si astenne dal voto, ma il delegato sovietico protestò contro l’esclusione della Cina dalle Nazioni Unite e si rifiutò di partecipare a ulteriori riunioni del Consiglio di sicurezza. Sosteneva che non si potevano prendere decisioni valide fin quando la Cina non avesse occupato il seggio permanente nel Consiglio di sicurezza a cui aveva diritto. Se altri Paesi, e in particolare la Gran Bretagna, avessero avuto il coraggio morale di adottare la stessa politica, non ci sarebbe stata la guerra di Corea ma, in tal caso, significava semplicemente che, in assenza del delegato sovietico, il 25 giugno gli Stati Uniti poterono assicurarsi la condanna dei nordcoreani. Il signor Malik riprese il suo posto il 1° agosto, ma a quel punto le Nazioni Unite erano state trascinate nella guerra di Corea.
Il 27 giugno, prima della successiva riunione del Consiglio di sicurezza, il presidente Truman annunciò che aveva inviato la Settima flotta ad isolare Formosa, adducendo come pretesto che la guerra di Corea era la prova che “il comunismo aveva iniziato a usare l’invasione armata e la guerra per conquistare Paesi indipendenti”. Un anno dopo, il 5 luglio 1951, il Chicago Tribune pubblicò un editoriale col titolo Truman’s Fear: Not the Reds but Depression. La tesi dell’articolo era che il peso degli armamenti fu imposto al mondo,non dal timore genuino dell’aggressione comunista, ma per alleviare l’economia nordamericana dal terribile incubo della depressione: “Alcun rapporto di alcuna rivista dimostra che l’URSS ha intenzione, nel prossimo futuro, d’imbarcarsi in una guerra generale”. Il 28 giugno, Chou En-lai, il Ministro degli Esteri del governo di Pechino, dichiarò che gli Stati Uniti avevano istigato Syngman Ri ad attaccare i nordcoreani per creare un pretesto per inviare la settima flotta a Formosa, un atto che denunciava come aggressione armata contro il territorio cinese. Il 29 giugno, Dean Acheson tentò di rispondere a questa accusa. In un discorso alla convention annuale dell’merican Newspapers Guild a Washington, dichiarò che la risoluzione del Consiglio di Sicurezza del 25 giugno, che condannava i nordcoreani, era stata adottata entro 20 ore dopo aver ascoltato il rapporto della Commissione delle Nazioni Unite che etichettava l’azione comunista atto di aggressione non provocato’. Questa menzogna calcolata fu la base di tutti i resoconti successivi sull’origine della guerra di Corea. Dopo la condanna dei nordcoreani, furono fatti dei tentativi per trovare prove e argomenti a sostegno della tesi statunitense. Ci fu chiesto di credere:
1. Che la Russia sovietica aveva lanciato il suo fantoccio, la Corea del Nord, contro i sudcoreani nel momento in cui non c’era alcun delegato russo nel Consiglio di sicurezza;
2. Che i nordcoreani avessero iniziato una guerra civile nel momento in cui il loro piano di unificazione con la conferenza era sul punto di riuscire;
3. Che questo piano era destinato esclusivamente come cortina di fumo; e
4. Che fu una mera coincidenza che la guerra civile esplodesse proprio nel momento in cui MacArthur aveva urgentemente bisogno di un pretesto per isolare Formosa.
Un anno dopo, quando ad Acheson fu chiesto di spiegare come mai 51 nazionalisti cinesi, residenti negli USA, avessero realizzato un profitto di 30 milioni di dollari accaparrandosi il mercato dei semi di soia appena prima che scoppiasse la guerra di Corea, rispose che questo aveva creato una situazione seria, ma era una questione che riguardava il dipartimento dell’Agricoltura. Ci fu anche detto che il rapporto degli osservatori militari delle Nazioni Unite dimostrò che dovevano essere stati i nordcoreani ad iniziare la guerra ma, senza dubbio per inavvertenza, tale mito fu spazzato via dalle prove del generale MacArthur citate sopra. In ogni caso, tutto ciò che il rapporto degli osservatori militari provò è che nessuna delle parti sembrava aspettarsi un immediato attacco ostile. L’articolo 8 della relazione, che mostrava che i nordcoreani non si preparavano ad attaccare, fu omesso dalla versione inglese pubblicata nel Libro bianco presentato al Parlamento (Cmnd 8078). Il Libro bianco sopprimeva anche il telegramma delle Nazioni Unite da Seoul del 25 giugno (S/1496) che avrebbe dimostrato che i nordcoreani erano stati condannati senza essere sentiti su un’accusa di cui non fu mai prodotta alcuna prova. Furono fatti anche tentativi di placare l’ansia suscitata sia nel Regno Unito che negli USA sulla prospettiva di essere coinvolti nella guerra in Corea. Ci fu assicurato che ciò che le Nazioni Unite erano state invitate ad intraprendere era un’azione di polizia difensiva al fine di ripristinare la posizione come prima del 25 giugno, e che non si sarebbe attraversato il 38° parallelo. Se quella promessa fosse stata mantenuta, avrebbe reso difficile agli Stati Uniti includere la Corea nel loro perimetro difensivo. La Corea non poteva essere utilizzata come base da cui bombardare e minacciare la Cina e la Russia fin quando il controllo del governo Syngman Ri non fosse stato stabilito sulla Corea del Nord.
Il generale MacArthur fu nominato comandante supremo delle forze delle Nazioni Unite e il 15 luglio il presidente Ri gli assegnò l’autorità di comando su tutte le forze terrestri, marittime e aeree della Corea del Sud. Il 1° ottobre le forze sudcoreane furono inviate attraverso il 38° parallelo e il 9 ottobre furono seguite dal resto delle forze sotto il comando del generale MacArthur. Il 13 ottobre, il generale MacArthur fece una conferenza col presidente Truman, che volò a Wake allo scopo. Con le elezioni tra tre settimane era ansioso, ci fu detto di strappare “almeno un ramo degli allori della vittoria coreana”. Nel verbale della conferenza, che fu reso pubblico cinque mesi dopo, fu registrato che il generale MacArthur espresse preoccupazione per l’opposizione delle Nazioni Unite al presidente Ri, a cui il presidente Truman rispose: “Dobbiamo chiarire che le sosteniamo. Governo e propaganda di Ri possono andare all’inferno “. Al pubblico fu detto che il generale MacArthur fu autorizzato ad attraversare il 38° parallelo dalla risoluzione dell’Assemblea generale del 7 ottobre 1950. Ciò è assolutamente falso. Pandit Nehru avvertì l’Assemblea che: “La fede nelle Nazioni Unite potrebbe essere compromessa se le Nazioni Unite sembrassero addirittura autorizzare l’unificazione della Corea coll’uso della forza contro la Corea del Nord dopo che l’organizzazione resisteva al tentativo della Corea del Nord di unificare la Paese con la forza contro la Corea del Sud”. Ma il 7 ottobre il 38° parallelo era già stato attraversato e l’esercito sudcoreano, sotto il comando supremo del generale MacArthur, avanzava su un ampio fronte fino al porto di Wonsan, a 100 miglia a nord. Di fronte al fatto compiuto, l’Assemblea Generale approvò una risoluzione in cui dichiarava che le forze delle Nazioni Unite non dovevano “rimanere in alcuna parte della Corea” più a lungo del necessario. E riconobbe in modo obliquo, ma non ha autorizzato, l’uso della forza contro la Corea del Nord.
Il resoconto del Libro bianco ungleser (Cmnd 8078) portava il pubblico a credere che due eserciti operassero in Corea e che l’esercito sotto il comando del generale MacArthur iniziò l’avanzata attraverso il 38° parallelo dopo che l’Assemblea Generale aveva approvato la risoluzione del 7 ottobre. Non si fece menzione del fatto che Syngman Ri mise tutte le forze sudcoreane sotto il comando del generale MacArthur e che il generale MacArthur, accettando tale accordo, scrisse: “Non può non aumentare il potere coordinato delle forze delle Nazioni Unite che operano in Corea”. Ci siamo lasciati ingannare a partecipare all’invasione della Corea del Nord dal generale MacArthur e condividiamo la responsabilità per le miserie dell’invasione inflitta al popolo della Corea. Secondo un recente rapporto delle Nazioni Unite, su una popolazione totale della Corea del Nord di nove milioni, un milione è stato massacrato e circa quattro milioni sono fuggiti verso sud per sfuggire all’annientamento. Il commento del Guardian di Manchester è che questo mostra ciò che il governo popolare avesse in Corea del Nord. La politica di MacArthur richiese aiuti militari a Chiang Kai-shek e Syngman Ri In agosto, MacArthur visitò Formosa e rese noto a tutto il mondo che il suo scopo era rimettere al potere Chiang Kai-shek in Cina. Il 30 settembre, quando le truppe delle Nazioni Unite si trovavano sul 38° parallelo, Chou En-lai diede l’avvertimento che il governo di Pechino non poteva rimanere fermo se avessero invaso la Corea del Nord. Questo fu considerato un bluff. La Corea del Nord fu invasa e quindi, ignorando le proteste cinesi, MacArthur si precipitò su fiume Yalu. In poco tempo s’imbatté in un’opposizione rigida e fu costretto a un’altra corsa precipitosa, questa volta di nuovo verso il 38° parallelo, e fu solo verso la prima settimana di gennaio del 1951 che la marea cambiò a favore delle forze sotto il suo comando.
Ci viene ancora chiesto di credere che l’intervento della Cina nella Corea del Nord fu un atto d’aggressione. WV Purcell, docente di Storia dell’Estremo Oriente all’Università di Cambridge, scrisse quanto segue: “La stampa, in generale, chiede ai suoi lettori di vedere in Corea i segni inequivocabili dell’aggressione sovietica. La Cina (dicono), su istigazione dell’URSS, inavvertitamente intervenne in Corea per annullare il lavoro di polizia delle Nazioni Unite. Nessuno che abbia studiato la situazione può credere che ci sia traccia di prove di tale accusa. Il fatto è che la Cina reagì alla provocazione di MacArthur in modo estremamente logico e atteso… L’intervento cinese si ebbe solo dopo un avvertimento ignorato ed esibizione di tolleranza. Così la Corea cessò di essere una questione locale una volta per tutte e le Nazioni Unite, e gli Stati Uniti in particolare, divennero, almeno per l’Asia, l’aggressore. È difficile credere che MacArthur non volesse, e ora non cercasse, una guerra mondiale.
Il 10 gennaio 1951, il dipartimento di Stato fece circolare in 22 nazioni un memorandum in cui si chiedeva che la Cina fosse etichettata come aggressore. Le discussioni a Lake Success durante le successive tre settimane diedero una lettura dolorosa. Walter Lippmann espresse la speranza che gli Stati Uniti fossero capaci di qualcosa di meglio che “la futile rabbia di un bambino frustrato”, e persino l’Economist si lamentò che “la politica statunitense sembra ora aver preso la forma di istruzioni perentorie alle Nazioni Unite con risoluzione del Congresso per poi arrabbiarsi quando non si è immediatamente obbediti”. Sembrava che gli USA cercassero deliberatamente l’estensione delle ostilità. Ciononostante, il 1° febbraio 1951, l’Assemblea Generale approvò la risoluzione con cui la Cina veniva dichiarata aggressore. Tale vergognosa risoluzione presentò a Stalin l’opportunità a cui né Truman né Attlee fecero alcun tentativo di rispondere. Nel febbraio del 1951, Stalin dichiarò che “le Nazioni Unite, create come baluardo per preservare la pace, sono diventate uno strumento di guerra”. Furono i rappresentanti, disse dei 10 Paesi membri del Patto Nord Atlantico e dei 20 Paesi latinoamericani “che portano la vergognosa decisione dell’aggressione alla Repubblica popolare cinese”, ma è difficile convincere i soldati inviati a combattere in Corea “che gli Stati Uniti hanno il diritto di difendere la propria sicurezza sul territorio della Corea e le frontiere della Cina, mentre Cina e Corea non hanno il diritto di difendere la propria sicurezza sul proprio territorio o frontiere”.
Fino alla fine del diciottesimo secolo la Cina era un impero grande e ben ordinato a cui il popolo asiatico guardava come fonte do civiltà. Ne seguì un secolo di decadenza, ma negli ultimi 30 anni ci fu la crisi di ringiovanimento, culminata due anni fa nella ripresa da parte della Cina della sua posizione orgogliosa con un prestigio rafforzato da una burocrazia completamente incorruttibile e un esercito sotto perfetta disciplina. Tutto questo è familiare a chi si occupa di affari dell’Estremo Oriente, ma qualsiasi nordamericano che afferma questi fatti rischia di essere etichettato come comunista e vittima della caccia alle streghe. Il generale Marshall ritiene prudente dichiarare che “la Cina è stata virtualmente conquistata dalla Russia” e, dal presidente Truman in giù, nessuno osa negare che Mao sia un burattino di Stalin e la Cina strumento dell’aggressione sovietica. C’è qualcosa di piuttosto ridicolo nell’affermazione che costoro fanno sul loro Paese come leader del mondo libero. Dovrebbero ricordare le parole di Euripide: “Questa è la vera libertà, quando gli uomini liberi, che devono consigliare il pubblico, possono parlare liberamente: Colui che può meriterà grandi elogi: Chi non può né vuole, avrà la sua pace. Cosa può essere più giusto di questo in uno stato?” La nuova Cina, a differenza della Cina di Chiang Kai-shek, non si sottometterà a minacce da posti come Formosa e Corea e, piuttosto che cedere, continuerà a combattere fino alla fine dei tempi. Questo non è ancora stato capito negli USA. Né gli statunitensi hanno abbandonato la fede nell’ignobile slogan, “tutto per la guerra”. Fu uno spiacevole shock quando i soldati nordamericani, così come armi e denaro, dovettero essere inviati ad aiutare Syngman Ri nella sua guerra civile contro i nordcoreani. Potranno esserci alcuni anni, quindi, prima che si realizzi che, finché gli Stati Uniti mantengono il loro attuale atteggiamento nei confronti del mondo comunista, per così tanto tempo dovranno mandare soldati a combattere in Asia. Quando questo entrerà nella mente del popolo nordamericano, allora, e non prima, sarà possibile ristabilire un ordine mondiale civile fondato sui principi della cortesia delle nazioni.

Appendice I
New York Times, 1 agosto 1950: “Il Senato ha votato 2450000000 di dollari per portare avanti il piano Marshall per la ricostruzione economica dell’Europa occidentale… avvertiva le 16 nazioni beneficiarie che chi si rifiuta di aiutare gli Stati Uniti a combattere la battaglia delle Nazioni Unite in Corea potrebbe perdere tutto l’aiuto Marshall”.
Camera dei Lord, 21 novembre 1951: Il Marchese Reading: “Chi professa di dubitare che l’ONU abbia una realtà, deve sicuramente guardare oltre la Corea, dove le forze di 16 diverse nazioni sono sotto il comando di un capo delle Nazioni Unite per sconfiggere solo il tipo di aggressione che l’Organizzazione delle Nazioni Unite è stata creata per resistere”.
Camera dei Lord, 21 novembre 1951: visconte Samuel: “Le sezioni della Carta delle Nazioni Unite che prevedono la fornitura di contingenti quando è necessaria un’azione militare erano di grande valore nel caso della Corea e un’azione rapida ed efficace era in effetti presa sotto la magnifica guida degli Stati Uniti”.
Washington Post, 11 novembre 1951: “C’è stata una forte pressione dell’opinione pubblica sull’uso di armi atomiche in Corea e l’agitazione del Congresso a tal fine, in crescita nelle ultime settimane, probabilmente aumenterà… La nozione dell’annientamento del nemico rosso cinese e nordcoreano con l’inferno atomico è attraente”.

Appendice II
Dopo che questo opuscolo fu inviato alla stampe, ulteriori informazioni, di seguito riassunte, venivano ricevute per posta aerea da New York. Non c’è alcun ragionevole dubbio che Syngman Ri abbia iniziato la guerra civile con un attacco improvvido alla Corea del Nord. Sembra probabile che la verità non possa essere soppressa molto a lungo, persino negli USA.
A: quartier generale di MacArthur a Tokyo, che manteneva un ‘unità di reportage’ in Corea, nel marzo 1950 trasmise a Washington un rapporto secondo cui la Corea del Sud sarebbe stata invasa entro giugno, ma questo rapporto fu smentito in due successivi telegrammi del 10 marzo e 25 marzo, affermando che non ci sarebbe stata “guerra civile in Corea questa primavera o estate… Il corso più probabile di azione della Corea del Nord è il sostegno ai tentativi di rovesciare il governo sudcoreano creando condizioni caotiche attraverso attività di guerriglia e guerra psicologica”.
B: Il vicesegretario di Stato John D Hickerson dichiarò al comitato per gli stanziamenti del Senato che “l’attacco è avvenuto senza preavviso”, ma ammise, interrogato, che il dipartimento di Stato “fece qualche riflessione a riguardo… Abbiamo programmato di portarlo all’ONU per un’azione immediata … Avevamo una bozza di risoluzione, ma solo in forma molto approssimativa”.
C: New York Times, 31 luglio 1950: il 30 luglio un funzionario dell’intelligence del quartier generale del generale MacArthur a Tokyo disse che “l’esercito nordcoreano non aveva portato a termine il piano di mobilitazione nel momento in cui la guerra iniziò il 25 giugno… che solo sei divisioni erano pronte al combattimento quando iniziò l’invasione, sebbene il piano per la Guerra della Corea del Nord ne richiedesse 13 – 15”. (Non ha offerto alcuna spiegazione del perché la Corea del Nord dovesse lanciare l’invasione prima che fosse completamente pronta).
D: Nel numero di dicembre del Cosmopolitan, il generale Willoughby, capo dell’intelligence del generale MacArthur, scrisse dell’attacco come “presunta sorpresa” e disse: “L’intero esercito sudcoreano fu allertato per settimane ed era in posizione lungo il 38° parallelo”.
E: John Gunther era a Tokyo nel giugno 1950, raccogliendo materiale per il suo libro su MacArthur. Il 25 giugno pranzava con due importanti membri dell’occupazione “quando uno fu chiamato al telefono e tornò indietro e sussurrò: “Grandi notizie sono appena giunte. I sudcoreani hanno attaccato la Corea del Nord”.

Traduzione di Alessandro Lattanzio

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