L’Offensiva su Tripoli

Dina Pjanikh, TASS

Le forze dell’Esercito nazionale libico (LNA), comandate dal Feldmaresciallo Qalifa Haftar e su cui punta uno dei due governi del Paese (quello a est), sono ora a 15-20 chilometri dalla capitale. L’attacco lanciato da Haftar il 4 aprile si è fermato. Annunciando l’assalto a Tripoli, il feldmaresciallo dichiarò la necessità di liberare la capitale dai terroristi. In risposta, Fayz Saraj, capo del governo di consenso nazionale rivale e riconosciuto a livello nazionale, che controlla le regioni nord-occidentali della Libia, mobilitava tutte le unità militari a lui fedeli per respingere l’LNA. Come risultato dei combattimenti, secondo gli ultimi dati, circa 150 persone sono morte, alcune delle quali civili, oltre 600 sono rimaste ferite. Più di 18mila persone erano costrette a lasciare le case nella capitale e dintorni. Gli osservatori si chiedono se questa operazione porterà all’unificazione di uno Stato diviso o la Libia dovrà affrontare una guerra civile protratta e sanguinosa?

L’inevitabilità del conflitto
Tuttavia, la guerra civile in Libia non si ferma dal 2011, quando uno dei Paesi più chiusi e tranquilli della regione, che il Colonnello Muammar Gheddafi controllava da quattro decenni, fu spazzato via dal tornado della cosiddetta Primavera araba. Questi eventi si conclusero col brutale massacro del leader libico e la fine della Jamahiriya popolare. Da allora, la Libia è diventata un campo di battaglia delle potenze straniere per le sue risorse, da una parte, e la lotta di gruppi paramilitari e tribù per il potere nel Paese, dall’altra. Alcuni anni fa, gli analisti occidentali parlavano dell’inevitabilità di una grande guerra tra la Tripolitania (gli islamisti nella Libia nord-occidentale) e la Cirenaica (controllata dalle forze laiche orientali). Anche allora, molti erano convinti che il Generale Haftar fosse l’unica forza in grado di ripristinare uno Stato centralizzato, ma senza l’aiuto estero, non può sconfiggere gli islamici che hanno sequestrato l’ovest della Libia.

Chi è Qalifa Haftar?
Qalifa Balqasim Haftar è un militare di 75 anni della tribù al-Farjan, presente in tutta la Libia. Nel 1969, a 25 anni, insieme a Muammar Gheddafi nel gruppo degli Ufficiali Liberi, rovesciò re Idris al-Sanusi e rimase un fedele alleato del leader della Jamahiriya, che lo nominò capo delle Forze Armate per la lealtà. Partecipò alla guerra arabo-israeliana del 1973 e fu sy uno dei primi carri armati ad attraversare il Canale di Suez coll’esercito egiziano, spezzando le fortificazioni israeliane della linea Bar-Lev. In seguito comandò le truppe libiche durante il conflitto armato col Ciad. Nell’ultima fase della guerra, conosciuta come guerra delle Toyota, nel 1987, quando la Libia fu sconfitta, fu catturato da truppe ciadiane insieme a trecento soldati, poi il colonnello, che negò la presenza di truppe libiche in Ciad, disconobbe il generale. Haftar passò da sostenitore in ardente oppositore del regime e dedicò i due decenni successivi al rovesciamento del leader della Jamahiriya, dicendo che Gheddafi aveva semplicemente paura che Haftar, tornando nella sua terra, sarebbe stato un suo serio concorrente per il potere. Nel 1988, dopo aver lasciato la prigione del Ciad, il generale si unì al Fronte Nazionale per la Salvezza della Libia, successivamente trasformato nel Partito del Fronte Nazionale, che si unì all’opposizione all’estero. Nello stesso anno, divenne uno dei fondatori dell’ala armata del Fronte, l’Esercito Nazionale Libico. Si trasferì negli Stati Uniti negli anni ’90 e stabilendosi in Virginia, dove trascorse circa 20 anni. Secondo alcuni rapporti, Haftar aveva collegamenti con la Central Intelligence Agency. Nel marzo 2011, con lo scoppio di disordini nel Paese, Haftar tornò a Bengasi e diede un notevole supporto finanziario e logistico ai rivoltosi. Parlando contro il regime di Gheddafi, assunse il comando del quartier generale delle forze di terra dei rivoltosi. Dopo il rovesciamento del regime di Gheddafi, scomparve temporaneamente e si ripresentò all’inizio del 2014, iniziando le ostilità contro gli islamisti. Nel 2016, l’esercito di Haftar alla fine li cacciò da Bengasi controllando la “mezzaluna petrolifera” nell’est della Libia, dove si concentrano i maggiori terminal petroliferi del Paese, di fatto creando un quasi-Stato autonomo della “Cirenaica”, con risorse e valuta proprie. A proposito, le valute furono stampate in Russia.

Perché adesso?
L’attacco a Tripoli iniziava dieci giorni prima della conferenza nazionale prevista per il 14-16 aprile per cercare una via d’uscita politica dalla crisi in Libia con la partecipazione di rappresentanti di tutte le forze politiche. L’esito di tale conferenza, sotto l’egida dell’ONU, doveva idealmente essere lo sviluppo del calendario per le elezioni parlamentari e presidenziali, nonché locali. La data approssimativa delle elezioni era già stata decisa, fine 2019, ma prima ancora un referendum sulla costituzione permanente doveva ancora tenersi in Libia. Tuttavia, Haftar confuse i piani. Come il maresciallo viene descritto dai commentatori occidentali, Haftar è un tipico militare che non crede nel potere dei negoziati e della diplomazia, ma nel potere delle armi. Forse sperava di avvicinarsi alla conferenza controllando Tripoli, il che significa tutto il Paese, e coi gruppi ribelli e tribali sconfitti o dalla sua parte. Haftar in Tripolitania ha già degli alleati, le tribù Zintan che non amano gli islamisti e da tempo a lui leali. C’è anche la Federazione Tribale Warfala, i cui sceicchi odiano gli islamisti a Tripoli. Il risultato dell’operazione militare dipenderà dalla capacità del maresciallo di formare alleanze. In caso di vittoria, non dovrà condividere il potere cogli attuali rivali, e la comunità internazionale dovrà solo riconoscere lo status quo. Dopo tutto, i vincitori, come si suol dire, non vengono giudicati.

Il Feldmaresciallo sta per vincere?
Qui le stime degli osservatori divergono. Alcuni credono che la vittoria Haftar sia improbabile. Una cosa, dicono, è occupare piccoli insediamenti vicino la capitale, le cui autorità potrebbero esser state comprate, consegnandosi senza combattere, e un’altra cosa è controllare Tripoli con la sua vasta rete di strade e infrastrutture, dove i gruppi armati sono ben radicati. Inoltre, per conservare la capitale, l’Haftar avrà bisogno di altre truppe, e per questo dovrà trasferire le forze dai confini meridionali orientali appena occupati, esponendosi. Altri esperti, al contrario, sostengono che l’esercito di Haftar ha abbastanza forza per prendere Tripoli, e non di devono sottovalutarne forza e materiali, specialmente se gli alleati, come Egitto, Emirati Arabi Uniti e Russia, sostengono attivamente Haftar. C’è anche l’Arabia Saudita, che meno presente tra i sostenitori dellLNA, ma fu proprio questo Paese che Haftar visitò poco prima dell’inizio della marcia verso la capitale. Riyadh, Abu Dhabi e Cairo vedono una grave minaccia nell’associazione islamica “Fratelli Musulmani” (bandita nella Federazione Russa). Ciò è particolarmente vero per l’Egitto, dove questa struttura è vietata e si sforza in tutti i modi di proteggere i confini dai terroristi. Pertanto, la stampa egiziana ripetutamente riferiva che Cairo potrebbe fornire assistenza tecnica e materiale ad Haftar. Il 14 aprile, il feldmaresciallo arrivava nella capitale egiziana per un incontro col Presidente Abdalfatah al-Sisi, che espresse “sostegno dell’Egitto nella lotta a terrorismo, gruppi estremisti e ribelli al fine di raggiungere sicurezza e stabilità nel Paese nell’interesse del popolo libico e creando un governo civilizzato”.

Russia e Stati Uniti
Sul ruolo della Russia in Libia, in occidente si richiama l’attenzione sulle parole del Ministro degli Esteri Sergej Lavrov, che a Cairo dopo l’incontro col collega egiziano Samah Shuqri il 6 aprile, disse che la Russia mantiene contatti con tutte le parti libiche. “Siamo in contatto con tutte le forze politiche libiche e inviamo gli stessi segnali, non abbiamo mai provato a scommettere su qualcuno”, aveva detto, “sono convinto che questo sia il modo di agire nel presente”. Gli analisti occidentali ammettono che la Russia, che non partecipò all’operazione per rovesciare Gheddafi e non investiva risorse serie nel Paese, ha grandi possibilità di rafforzare l’influenza politica col dialogo con tutte le parti coinvolte nel conflitto. Ciò non si può dire degli Stati Unit, che, come molti credono, hanno perso credibilità in Libia dopo l’operazione del 2011. Anche il fatto che Haftar avesse legami con la CIA non cambia la situazione. Gli USA, secondo gli analisti, non influenzano più la situazione nel Paese. C’è anche la Francia che, secondo alcuni osservatori, fa il doppio gioco in Libia. Allo stesso tempo, molti prestano attenzione al fatto che Parigi non critica apertamente Haftar. Inoltre, c’è molta speculazione sul fatto che, a porte chiuse, la Francia fornisca sostegno attivo al comandante del LNA, in contrapposizione all’Italia che patrocina Saraj.

Posizione di Misurata
Per quanto possa sembrare strano, la cosiddetta Brigata di Misurata, uno degli attori seri in Tripolitania, può giocare un ruolo significativo nel risultato della situazione. Dopo tutto, il governo di Saraj, nonostante l’aiuto occidentale nel tentativo di mantenere la Libia sotto il suo controllo, non gode di sostegno interno e non dispone di risorse militari sufficienti. I gruppi armati di Tripoli non bastano. Ma ha abbastanza forza Misurata (200 km a est della capitale). Le sue brigate ebbero un ruolo significativo nel rovesciamento di Gheddafi nel 2011 e nella cacciata a fine 2016 da Sirte di militanti del gruppo terroristico Stato Islamico (bandito nella Federazione Russa). Rappresentano la forza più attiva ed organizzata in grado di resistere alle forze di Haftar e dispone di armi pesanti, come carri armati, artiglierie, lanciarazzi ed aerei da combattimento. Già il 6 aprile dichiararono disponibilità a sostenere le forze filogovernative nel dissuadere l’offensiva del LNA. E, secondo gli osservatori, le truppe di Haftar dovranno neutralizzare i combattenti di Misurata, e molto dipenderà da Mosca e Ankara, poiché si ritiene che il gruppo di Misurata sia, in realtà, la Fratellanza musulmana sostenuta dalla Turchia. C’è anche il Qatar, che alimenta attivamente gli islamisti, ma allo stesso tempo non ha alcun potere reale in Libia. Secondo gli esperti del Medio Oriente, l’attacco di Haftar a Tripoli è probabilmente il risultato di una disputa tra Arabia Saudita ed alleati, da un lato, e Qatar e Turchia dall’altro.

Da Gheddafi ad Haftar
La Libia era storicamente composta da tre province: Tripolitania, Cirenaica e Fezan, che avevano le loro caratteristiche e tradizioni. Dopo aver ottenuto l’indipendenza dall’Italia nel 1951, queste tre regioni furono unite e l’emiro della Cirenaica Muhamad Idris al-Sanusi, che visse permanentemente a Bengasi, divenne il governatore della Libia. Dopo la rivoluzione del 1969, la capitale del Paese fu trasferita a Tripoli e Gheddafi mantenne l’unità di regioni completamente diverse e ribelli, governando per più di quattro decenni nello spirito de medio oriente, qualche volta con la frusta, e qualche altra con la carota. Ora, molti analisti concordano sul fatto che Haftar debba affidarsi all’esperienza del vicino un tempo amico per controllare il vasto territorio del Paese. Altrimenti, non ha alcuna possibilità di ripristinare un’unica autorità.

Traduzione di Alessandro Lattanzio

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