La vittoria di Julian Assange

Andre Vltchek, New Eastern Outlook 16.04.2019

Nel corso della storia, le forze oscure e reazionarie hanno sempre cercato di controllare il mondo; con la violenza, l’inganno, rapendo e pervertendo la narrativa tradizionale o diffondendo paura tra le masse. Coerentemente, persone coraggiose e oneste si sono opposte, svelando bugie, affrontando brutalità e depravazione. Alcuni hanno combattuto contro governanti folli e corrotti usando spade o pistole; altri hanno scelto le parole come armi. Molti furono abbattuti; la maggior parte lo fu. Nuovi compagni insorsero; nuovi vessilli della resistenza si dispiegarono. Resistere è sognare un mondo migliore. E sognare è vivere. I più coraggiosi non combatterono mai solo per i propri Paesi e culture; combatterono per l’intera umanità. Erano e sono ciò che si potrebbe facilmente definire “internazionalisti intuitivi”.
Julian Assange, esperto di computer, pensatore e umanista australiano, aveva scelto una nuova forma di combattimento per lo più non sperimentata: scatenò un intero battaglione di lettere e parole, centinaia di migliaia di documenti, contro l’impero occidentale. Penetrò i database che conservavano le prove dei crimini più atroci che l’occidente ha commesso per anni e decenni. Furono esposti i segreti tossici; rivelate verità. A chi soffrì in silenzio fu finalmente restituito volto e dignità. Julian Assange era il “comandante” di una piccola squadra di esperti e attivisti. Ne incontrai alcuni e ne rimasi assai colpito. Ma non importa quanto piccoli siano i numeri, questa squadra riuscì a cambiare il mondo, o almeno a dare al pubblico occidentale l’opportunità di conoscere, e di conseguenza agire. Dopo WikiLeaks, nessuno a New York, Berlino, Londra o Parigi ha il diritto di dire “non lo sapevo”. Se non lo sa ora, è perché ha deciso di non sapere, opportunisticamente e cinicamente.
Julian Assange e i suoi compagni hanno pubblicato tutto ciò che l’occidente fa al popolo afghano, così come a chi subisce neocolonialismo e imperialismo in Medio Oriente, Africa, Asia e America Latina. Cosa criticano i critici di Wikileaks contro il signor Assange? Che gli spioni e gli agenti dell’impero occidentale sono stati “smascherati”? Il mondo si aspetta che provi pietà per essi? Si stima che decine di milioni di vittime dovrebbero essere dimenticate solo perché i membri dei servizi d’intelligence occidentali e il loro lacchè possano sentirsi al sicuro e protetti?
Qualche giorno prima che questo saggio comparisse, Julian Assange fu cinicamente tradito da un Paese che era governato da un’amministrazione socialista e che gli dava asilo politico e cittadinanza. Il suo attuale sovrano, Lenin Moreno, sarà giudicato in modo estremamente duro dalla storia: sarà ricordato come colui che iniziò a smantellare la struttura socialista dell’Ecuador, e che poi ha letteralmente venduto (ai sistemi giudiziari anglo-statunitensi) un uomo che ha già sacrificato più della vita a verità e sopravvivenza del nostro pianeta. Mentre la polizia metropolitana trascinava Julian Assange dall’ambasciata ecuadoriana a Londra su un furgone, il mondo poteva intravedere l’essenza nuda del regime occidentale; il regime in azione, oppressivo, canceroso, omicida e vendicativo. Ma non va dimenticato: il regime non lo fa perché è sicuro e forte. In realtà è terrorizzato. È in preda al panico. Perde e uccide ovunque si senta “vulnerabile”, cioè in tutto il mondo. Perché? Perché a milioni, in tutti i continenti, si svegliano, pronti ad affrontare il terrore occidentale, pronti a combatterlo, se non c’è altro modo. Perché ora sanno la verità. Perché la realtà non può essere nascosta; la brutalità dei dettami globali occidentali è qualcosa che nessuno può più negare. Grazie ai nuovi media nei Paesi riuscitisi a liberarsi dall’influenza occidentale. E, naturalmente, grazie a eroi come Julian Assange e compagni.
Julian Assange non è caduto. È stato tradito. Ma lui è qui, vivo, con noi; con milioni che lo sostengono, l’ammirano e gli sono grati per l’onestà, coraggio e integrità. Ha affrontato l’impero; la forza più potente, malvagia, distruttiva e brutale sulla terra. E riuscito a danneggiarne le organizzazioni segrete, rovinando di conseguenza alcuni piani, salvando così delle vite. Tutto ciò può essere considerato una vittoria. Non la vittoria finale, ma una vittoria comunque. Arrestando Assange, l’impero ha mostrato la sua debolezza. Trascinandolo dall’ambasciata su un furgone della polizia, ha ammesso che ha già iniziato a cucirsi l’abito funebre.

Andre Vltchek è filosofo, romanziere, regista e giornalista investigativo. È autore di Vltchek’s World in Word and Images ed ha scritto diversi libri, tra cui La Cina e la civiltà ecologica. Scrive soprattutto per la rivista online “New Eastern Outlook“.

Traduzione di Alessandro Lattanzio

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