Chi controlla i cieli della Libia?

Military Watch 15 aprile 2019

La Jamhariya araba libica, guidata da Muammar Gheddafi, schierava una delle più grandi flotte di aerei da combattimento di terza generazione al mondo, con diverse centinaia di caccia MiG-23 sovietici, cacciabombardieri Su-22 ed intercettatori MiG-25 Foxbat in servizio complementare alla rete di missili terra-aria composta principalmente da piattaforme S-200 e 2K12 Kub. Versioni migliorate del MiG-21 sovietico, potenziato con sensori, avionica e munizioni di terza generazione, furono dispiegate in numero considerevole. Mentre questi aerei militari erano dediti a proteggere il Paese da un potenziale attacco da Stati Uniti ed alleati europei o dall’Egitto filo-occidentale negli anni ’80, la fine della Guerra Fredda e il riavvicinamento della Libia al blocco occidentale nei primi anni 2000 portarono a trascurare non solo la modernizzazione delle forze armate, ma anche di manutenzione ed aggiornamento delle risorse esistenti. Questo fu in retrospettiva dovuto al figlio di Muammar Gheddafi, Sayf al-Islam, in un momento in cui il Paese era sottoposto ad un intenso attacco aereo dalle forze occidentali, mancava persino della difesa aerea, uno dei peggiori errori del Paese. Le conseguenze per il Paese furono devastanti. Mentre la flotta da caccia della Libia era grande, la sua mancata modernizzazione o manutenzione significò che la maggior parte di essa rimase a terra incapace di partecipare alla difesa dello spazio aereo nazionale dagli attacchi occidentali. La maggior parte della flotta di caccia fu quindi risparmiata, mentre i caccia occidentali si concentrarono sulla distruzione delle basi aeree e della logistica militare per garantire che la flotta rimanesse a terra. Ciò significava che le molteplici fazioni che ereditavano il potere in Libia e che successivamente iniziarono a farsi guerra, ereditarono considerevoli mezzi da guerra aerea, coll’Aeronautica Militare dell’Esercito nazionale libico guidato dal Generale Qalifa Haftar, appoggiato da russi, egiziani ed emirati che schiera di gran lunga la più grande flotta. Secondo quanto riferito, la flotta ricevette assistenza per la ristrutturazione dei mezzi, principalmente MiG-21 e MiG-23, da Egitto e Russia, entrambi ex-operatori degli stessi modelli di caccia. L’Egitto dispone ancora di centinaia di MiG-21, mentre la Russia conserva una grande flotta di riserva di MiG-23 potenziati, ritirati dal servizio di prima linea alla fine degli anni ’90. Alcuni di questi velivoli sarebbero stati consegnati alla LNA Air Force spostando ulteriormente l’equilibrio del potere aereo a suo favore. La flotta dell’Esercito nazionale libico fu ulteriormente rafforzata da velivoli provenienti da Egitto ed EAU; col primo che avrebbe fornito caccia MiG-21MF dalla propria flotta, mentre gli Emirati Arabi Uniti mancando di aerei sovietici, secondo quanto riferito, acquistarono 4 elicotteri Mi-35P dalla Bielorussia nell’aprile 2015 per consegnarli al loro cliente libico. Anche la fornitura di pezzi di ricambio ed esperienza per questi velivoli, dall’Egitto, si dimostrò inestimabile. Questi mezzi furono utilizzate per far rispettare la no-fly zone dichiarata dall’Esercito nazionale libico sulla Libia occidentale dall’8 aprile 2019.
Il MiG-25 Foxbat è l’aviogetto da combattimento più potente nel servizio libico, con formidabili sensori, potenti missili aria-aria R-40 con testate da 100 kg e un velocità superiore a qualsiasi aereo da combattimento, capace di superare Mach 3; il caccia può dominare i cieli del Oaese. Come nel caso dell’attacco occidentale alla Libia del 2011, tuttavia, quando i Foxbat non ebbero alcun ruolo nella difesa del Paese, gli elevati requisiti di manutenzione degli intercettatori pesanti ne resero l’utilizzo poco pratico rispetto ai più semplici MiG-23 e MiG-21. La flotta da combattimento operativa dell’Aeronautica militare nazionale libica è attualmente valutata in 14 MiG-21, 2 Su-22 e una dozzina di MiG-23, a fianco di 7 elicotteri Mi-24/35. Ciò fornisce a queste forze un considerevole vantaggio rispetto al rivale Governo di Accordo Nazionale sostenuto dall’occidente, che schiera meno di dieci aerei da combattimento, incluso un solo MiG-25. Un secondo MiG-25 fu revisionato e reso pronto al combattimento, ma si schiantò alla prima sortita. La complessità del caccia lo rende tutt’altro che ideale per le operazioni in una guerra civile in cui la logistica è limitata, come piattaforma progettata per operare su Europa e Asia-Pacifico da basi aeree sovietiche ben difese in cui era garantito l’accesso di combustibile e parti.
Ulteriori complicazioni degli sforzi delle fazioni rivali oggi per stabilire la superiorità aerea, il precedente abbandono da parte del governo libico delle attività aeree ai primi anni 2000, fece sì che i piloti fossero pochi e dispersi, con molti attualmente in pensione. Molti di questi piloti furono addestrati negli anni ’80, in preparazione di un possibile conflitto cogli Stati Uniti con cui l’Aeronautica Militare libica ebbe numerose scaramucce. Mentre i piloti più giovani sono attualmente addestrati presso l’Accademia aeronautica egiziana per operare coi MiG-21, è possibile che non vedano il combattimento fin quando il conflitto non giungerà a conclusione. Nonostante queste battute d’arresto, la flotta di caccia dell’Esercito nazionale libico offre un considerevole vantaggio rispetto ai rivali, permettendogli di effettuare attacchi aerei regolari contro obiettivi di alto valore come aeroporti e centri di comando, in modo quasi incontrastato. Se la guerra si trascinerà al 2020, questo vantaggio sarà probabilmente cementato quando i nuovi caccia saranno pronti al combattimento e saranno disponibili nuovi piloti.

Traduzione di Alessandro Lattanzio

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