Cina e Giappone condividono interessi comuni

La cooperazione è necessaria per salvaguardare il libero commercio e il multilateralismo
Zhang Han e Sun Haoran, Global Times, 15/4/2019

Cina e Giappone hanno interessi comuni e dovrebbero condividere la responsabilità di mantenere la stabilità regionale e la prosperità in un momento in cui il libero commercio e il multilateralismo affrontano sfide, secondo gli esperti durante la visita del Ministro degli Esteri giapponese Taro Kono a Pechino. Kono ospitava i quinti colloqui economici ad alto livello tra Cina e Giappone col consigliere statale cinese e Ministro degli Esteri Wang Yi. Questa era la prima volta che i colloqui si svolgevano a Pechino, in quasi un decennio, dopo che le parti ripresero il dialogo nel 2018 dopo una pausa di otto anni. Kono guidava una delegazione che comprendeva cinque ministri del Giappone, tra cui i ministri delle Industrie, dell’agricoltura, dei Trasporti, dell’Ambiente e della Riforma normativa. Gli analisti dissero che i colloqui sono significativi dato che Cina e Giappone hanno sempre più interessi comuni, dato che entrambi subiscono la crescente pressione dall’unilateralismo e protezionismo degli Stati Uniti. Lu Yaodong, direttore dell’Istituto di Studi giapponesi dell’Accademia delle scienze sociali cinese, dichiarava al Global Times che il Giappone deve rafforzare la cooperazione con la Cina nei colloqui commerciali di Tokyo con Washington, che potrebbero non funzionare senza intoppi. Come seconda e terza più grande economia del mondo, Cina e Giappone hanno la responsabilità di cooperare e mantenere la prosperità regionale e globale, aveva detto Lu.
Wang Shaopu, studiosa del Giappone all’Università Jiao Tong di Shanghai, è d’accordo affermando che la politica “America prima” dell’amministrazione Trump contribuiva al cambio di atteggiamento del Giappone nei confronti della cooperazione con la Cina su mercati terzi e l’Iniziativa Fascia e Via (BRI). Toshihiro Nikai, segretario generale del Partito liberal-democratico al potere, visiterà la Cina dal 24 al 29 aprile come inviato speciale del Primo ministro giapponese Shinzo Abe partecipando al secondo Forum della Fascia e Via per la cooperazione internazionale. Ed anche prevede d’incontrare il Presidente Xi Jinping e presentargli una lettera di Abe, secondo il Japan Times. Ma Yoshikazu Kato, professore associato dell’Asia Global Institute dell’Università di Hong Kong, dichiarava che l’alleanza Giappone-USA sarebbe sempre stata la “pietra angolare” della politica estera giapponese. Non è corretto considerare gli scambi attivi Giappone-Cina come l’allontanamento del Giappone dagli Stati Uniti, aveva detto. Secondo Kato il Giappone supporta la BRI in generale ma peserà con attenzione progetti specifici. “I progetti comuni nei mercati di terzi saranno un approccio fattibile dekla cooperazione economica tra Giappone e Cina”, aveva detto, citando progetti in Thailandia come esempio. Cina e Giappone hanno concordato la cooperazione in una serie di progetti infrastrutturali per il corridoio economico orientale della Thailandia. Le tre parti s’incontravano il 2 aprile per discutere dei progressi, secondo il Consiglio cinese per la promozione del commercio internazionale. I progressi nella BRI non possono essere ignorati, e il Giappone non vuole perdere alcuna opportunità, aveva detto Wang, sottolineando che le parti possono cooperare nel Sud-Est asiatico e in Africa. “Il Giappone ha mostrato crescente interesse su quest’ultimo”, aveva detto. La Cina può offrire esperienza e tecnologia delle costruzioni, mentre il Giappone ha una vasta esperienza nella gestione dei progetti ufficiali di assistenza allo sviluppo, secondo Wang, notando che le parti hanno una base per cooperare.

Preoccupazioni da placare
Si prevede che i diritti di proprietà intellettuale (IPR) siano in cima all’agenda e la Cina potrebbe chiedere al Giappone di riconsiderare l’esclusione della compagnia di telecomunicazioni Huawei dai contratti pubblici, secondo quanto riportato dal Mainichi News. Ma gli esperti notavano che le due parti possono superare le controversie su diritti di proprietà intellettuale e trasferimento tecnologico imposto. L’esclusione del Giappone delle compagnie di telecomunicazioni cinesi come Huawei ha più a che fare cogli Stati Uniti che tentano di contenere lo sviluppo tecnologico cinese che non i sentimenti giapponesi. Le controversie sui diritti di proprietà intellettuale esistono perché la Cina, in quanto ritardataria nell’economia globale, aveva regolamenti relativamente allentati, ma la Cina compiva molti sforzi per conformarsi al consenso internazionale sulla questione, osservava Wang, citando la legge sugli investimenti esteri adottata nelle due sessioni di quest’anno. Dalla bozza alla versione finale, un emendamento comprendeva un linguaggio più netto sulla protezione dei diritti di proprietà intellettuale delle imprese estere, sostituendo una frase sull’incoraggiamento della cooperazione tecnologica basata sul principio del volontariato e delle regole commerciali, con una che afferma che ci sarà azione legale severa contro la violazione dei diritti di proprietà intellettuale.
Ci sono sempre state dispute ed elementi instabili nelle relazioni Cina-Giappone, comprese dispute territoriali, ma di recente frequenti scambi indicano che la tendenza a un miglioramento dei legami bilaterali continuerà, secondo Liu Jiangyong, Vicepreside dell’Istituto delle relazioni internazionali moderne dell’ Università Tsinghua. Ci saranno più scambi nei prossimi mesi, visto che il Presidente Xi Jinping prevede di partecipare al summit G20 di Osaka ed è probabile che faccia una visita di Stato nel paese, secondo Liu.

Traduzione di Alessandro Lattanzio

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