Gli USA pensano a un attacco militare al Venezuela

Max Blumenthal, The Gray Zone

Lontano dall’opinione pubblica, il think tank Centro per gli studi strategici e internazionali (CSIS) ha ospitato un incontro di alto livello e senza precedenti per esplorare le opzioni militari statunitensi contro il Venezuela. (L’elenco completo dei partecipanti in fondo all’articolo).
Il think tank di Washington, DC, Centro per gli studi strategici e internazionali (CSIS) ospitava una tavola rotonda privata il 10 aprile dal titolo “Valutare l’uso della forza militare in Venezuela”. Un elenco di partecipanti veniva fornito a The Grayzone e due partecipanti confermavano l’incontro, tuttavia rifiutandosi di offrire ulteriori dettagli. Tra le circa 40 personalità invitate all’evento inedito per discutere la potenziale azione militare USA contro Caracas erano alcuni dei consiglieri più influenti sulla politica del Venezuela del presidente Donald Trump, comprendenti funzionari del dipartimento di Stato attuali e precedenti, del Consiglio d’intelligence nazionale e del Consiglio di sicurezza nazionale, insieme all’ammiraglio Kurt Tidd, che fino a poco tempo prima era il comandante degli Stati Uniti SOUTHCOM. Partecipavano all’incontro anche alti funzionari delle ambasciate colombiana e brasiliana, come il generale colombiano Juan Pablo Amaya, nonché i principali rappresentanti a DC del governo ombra del golpista Juan Guaido.
Il 23 gennaio, in seguito a manovre dietro le quinte, gli Stati Uniti avviavano apertamente un tentativo di colpo di Stato contro il governo eletto del Venezuela riconoscendo il presidente dell’Assemblea nazionale Juan Guaido “presidente ad interim” del Paese. Da allora, il Venezuela ha subito una serie di provocazioni e la costante escalation delle sanzioni economiche punitive. Il Presidente Nicolas Maduro accusava gli Stati Uniti degli attacchi alla centrale idroelettrica di Simon Bolivar della Diga Guri, portando al blackout nel Paese apertamente celebrati dai capi di Trump. In una telefonata del 5 marzo con burloni russi che si passavano da presidente della Federazione svizzera, l’inviato speciale degli Stati Uniti per il Venezuela Elliot Abrams escluse l’azione militare contro il Venezuela , rivelando che aveva solo mantenuto la minaccia per “rendere nervoso l’esercito venezuelano”. Da allora, però, Guaido non riuscì a mobilitare la protesta nazionale che l’amministrazione Trump aveva previsto, e l’esercito venezuelano dimostrava fedeltà incrollabile a Maduro. A Washington, l’urgenza aumentava ogni giorno che passa.

“Abbiamo parlato delle opzioni militari in Venezuela”
L’incontro del CSIS su “Valutare l’uso della forza militare in Venezuela” suggerisce che l’amministrazione Trump esplora le opzioni militari più seriamente di prima, forse per la frustrazione data dal fatto che ogni altra arma nel suo arsenale non riusciva a far cadere Maduro. Il 10 aprile ottenni un elenco degli invitati alla riunione. Apparentemente era datato erroneamente il 20 aprile, ma ebbe luogo la mattina del 10 aprile, alle 3 del pomeriggio. Ebbi la conferma dell’incontro avvenuto da Sarah Baumunk, ricercatrice associata al Programma Americas del CSIS, presente come partecipante. “Abbiamo parlato di militari… ehm… opzioni militari in Venezuela. Fu all’inizio di questa settimana però”, mi disse quando The Grayzone le chiese dell’incontro erroneamente elencato per il 20 aprile. Quando The Grayzone chiese se l’evento si era svolto il 10 aprile, Baumunk apparve innervosirsi. “Mi dispiace, perché fa queste domande? Posso aiutarla?” Rispose. Dopo aver chiesto di nuovo dell’incontro, Baumunk interruppe la conversazione. “Mi dispiace, non mi sento a mio agio nel rispondere a queste domande”, dichiarava prima di riagganciare. Grayzone ebbe un’ulteriore conferma dell’incontro da Santiago Herdoiza, un associato ricercatore di Hills & Company, elencato come partecipante. “Mi dispiace, quello era un incontro chiuso. Buona sera”, commentava quando gli furono chiesti i dettagli dell’evento.

Il Ghota dell’amministrazione Trump
L’elenco del CSIS non solo conferma che l’amministrazione Trump e i suoi consulenti esterni rimuginano opzioni per l’assalto militare al Venezuela; delinea anche i personaggi coinvolti nell’elaborazione dell’operazione di cambio di regime contro il Paese. Pochi di tali figuri sono noti al pubblico, eppure molti ebbero un ruolo influente nei piani statunitensi di destabilizzazione del Venezuela. La lista completa può essere visualizzata alla fine di questo articolo. Di seguito sono riportati i profili di alcune figure ed organizzazioni coinvolte nell’incontro privato.
Ammiraglio Kurt Tidd, ex-comandante degli Stati Uniti SOUTHCOM. Dal 2015-18, Tidd era il comandante del Comando Sud delle forze navali degli Stati Uniti, che controllava le operazioni in America centrale e meridionale. Lo scorso ottobre, Tidd si lamentò: “Il mio feed Twitter è composto da circa il 50% delle persone che mi accusano di pianificare l’invasione del Venezuela e l’altro 50% mi implorava di pianificarla”. Colla riunione del CSIS sull’attacco al Venezuela, i suoi accusatori avrebbero ragione. Il 20 febbraio, il successore di Tidd, l’ammiraglio Craig Faller, minacciò l’esercito venezuelano e esortando a ribellarsi a Maduro per sostenere il tentativo di colpo di Stato appoggiato dagli Stati Uniti.
Ambasciatore William Brownfield: nominato ambasciatore degli Stati Uniti in Venezuela da George W. Bush, promosso segretario di Stato aggiunto per narcotici internazionali e affari di polizia di Barack Obama, e ora consigliere del CSIS, Brownfield fu al centro delle operazioni di guerra psicologica contro il Venezuela. Secondo McClatchy, Brownfield ideò un piano nel 2017 per generare sospetti nella cerchia di Maduro sanzionando tutti i principali consiglieri tranne uno: Diosdado Cabello, il Presidente dell’Assemblea Costituente una volta visto dagli Stati Uniti come potenziale rivale di Maduro. L’idea era di creare il sospetto che Cabello fosse una risorsa della CIA e “fare casino nella mente di Chavez”. Brownfield consigliò al Consiglio di sicurezza nazionale di Trump, “Non colpire tutti perché è possibile. Colpisci le persone giuste e poi fai in modo che gli altri si spaventino e si chiedano quando saranno colpiti”. Mark Feierstein, un funzionario NSC all’epoca che ora lavora come associato al CSIS e partecipò all’incontro del 10 aprile, sarebbe coinvolto nel complotto. Tuttavia, il piano fallì non appena gli Stati Uniti sanzionarono Cabello su pressione del senatore Marco Rubio.
Fernando Cutz e Juan Cruz, ex-funzionari del Consiglio di sicurezza nazionale del gruppo Cohen: Cutz collaborò a stretto contatto con Brownfield sul piano per generare spaccature nella cerchia di Maduro. Nato in Brasile, Cutz è un funzionario straniero dell’USAID che lavorò sulla politica cubana sotto Obama ed entrò nel NSC di Trump sotto il suo ex-direttore, generale HR McMaster. Cutz è accreditato dal Wall Street Journal di aver presentat a Trump le sue prime opzioni per destabilizzare il Venezuela, iniziando con “uno sciopero finanziario alle esportazioni petrolifere venezuelane”. Il collega di Cutz nel gruppo Cohen, Juan Cruz, era l’ex-direttore latinoamericano di Trump. Nel marzo 2018, Cruz divenne il primo funzionario degli Stati Uniti a chiedere apertamente che l’esercito venezuelano disobbedisse a Maduro e attuasse il colpo di Stato.
Pedro Burelli, BV Advisors: ex dirigente della JP Morgan ed ex-direttore della compagnia petrolifera nazionale venezuelana PDVSA, Burelli avrebbe aiutato a pagare il conto da 52000 dollari per una serie di incontri in Messico nel 2010, dove Guaido ed associati progettarono di far cadere l’allora Presidente Hugo Chavez attraverso caos di strada. In un’intervista a The Grayzone, Burelli definì gli incontri in Messico “attività legittima”, sebbene rifiutasse di confermarne la sua partecipazione. Oggi non fa mistero del desiderio di abbattere Maduro con la forza, riprendendo su twitter le immagini del presidente panamense detenuto in carcere Manuel Noriega e del leader libico assassinato Muammar Gheddafi per suggerire risultati simili per il presidente del Venezuela.
Roger Noriega, American Enterprise Institute: veterano degli scandali Iran-Contra e operazioni di cambio di regime ad Haiti a Cuba, dove complottò per sabotare gli sforzi degli Stati Uniti per il riavvicinamento: “la stabilità è il nemico e il caos è amico”, disse, Noriega fu al centro degli sforzi di Washington per imporsi sul Venezuela. Lo scorso novembre, Noriega raccomandò a Trump la nomina dell’ambasciatore Brownfield a responsabile dei piani di emergenza per l’invasione militare del Paese.
Carlos Vecchio e Francisco Marquez, ambasciatore ombra di Guaido a Washington: Installato da ambasciatore simbolico del regime golpista di Guaido a Washington DC, Vecchio attualmente non controlla strutture consolari e non ha alcuna autorità diplomatica. È ricercato in Venezuela per incendio doloso e fu fotografato in posa con un giovane che brutalmente decapitò una donna di nome Liliana Hergueta. Marquez è associato a Vision Democratica, un gruppo di lobbisti di Washington che impiega un altro membro dell’opposizione venezuelana che partecipò all’incontro del CSIS sulla forza militare, Carlos Figueroa.
Sergio Guzman, Bernardo Rico e Karin McFarland, USAID: L’agenzia statunitense per gli aiuti internazionali e lo sviluppo ( USAID ) era all’avanguardia nel tentativo di indebolire il governo venezuelano. Dopo aver aumentato le attività in Venezuela nel 2007, l’USAID iniziò a contribuire per 45-50 milioni di dollari l’anno ai gruppi politici, media e società civile dell’opposizione venezuelana. Il 23 febbraio, il direttore di USAID Mark Green presiedette un tentativo deliberatamente provocatorio di speronare i camion di sul confine colombiano-venezuelano. Lo spettacolo interventista umanitario fallì col risultato che i teppisti dell’opposizione appiccarono il fuoco sugli aiuti con cocktail molotov. (Greenwald falsamente accusò le forze di Maduro di acer bruciato gli aiuti). In febbraio, USAID lanciò piani su una “Squadra Rossa… per addestrare gli operatori umanitari come forze speciali” in grado di “eseguire un mix di operazioni offensive, difensive e di stabilità in condizioni estreme”.
Emiliana Duarte, Caracas Chronicles e consigliera di Maria Corina Machado: il nome di Duarte fu cancellato dall’elenco del CSIS, indicando che fu invitata all’incontro privato sulle opzioni militari ma che non partecipò. È autrice di Caracas Chronicles, una delle principali pubblicazioni in inglese che rispecchia la linea politica dell’opposizione venezuelana. Duarte aveva anche scritto per il New York Times, l’ultima volta in febbraio, quando sostenne che il tentativo di colpo di Stato appoggiato dagli Stati Uniti era, in realtà, “la rivoluzione normale del Venezuela”. Da alcuna parte nei testi Duarte riconosce di essere consigliera di Maria Corina Machado, stretta alleata del senatore Marco Rubio e una delle figure più estreme dell’opposizione venezuelana. Nel 2014, una serie di e-mail furono divulgate presumibilmente rivelando il ruolo di Machado in un presunto tentato omicidio. “Penso che sia tempo di raccogliere le forze; fai le chiamate giuste e ottieni finanziamenti per annientare Maduro e il resto andrà in pezzi”, scrisse Machado in una e-mail.
Santiago Herdoiza, Hills & Company: Mentre Herdoiza sembra occupare una posizione di basso livello, lavora per un’azienda di strategia internazionale di alto livello fondata da ex-funzionari dell’amministrazione George W. Bush. L’azienda lavora per conto di clienti come Chevron, Boeing e Bechtel per “eliminare gli ostacoli all’accesso al mercato e alla redditività”. In alcuni casi, l’azienda afferma di poter persuadere i governi ad abbassare i dazi e far cadere l’opposizione agli accordi di libero scambio. Con la sua partecipazione all’incontro privato di CSIS, Hills & Company sembra indicare la disponibilità anche all’uso della forza militare per aprire mercati ai suoi clienti.
David Smolansky, coordinatore dell’OAS per i migranti venezuelani: un tempo capo del partito di Guaido sostenuto dagli Stati Uniti, Smolansky fuggì a Washington lavorando al cambio di regime nel 2017. Dopo il riconoscimento di Guaido a “presidente ad interim”, Smolansky fu nominato dal presidente dell’OAS Luis Almagro come coordinatore dei migranti venezuelani. Mentre non si sa quale consiglio abbia offerto Smolansky al CSIS su un attacco militare al suo Paese, c’è consenso a Washington sul fatto che un attacco aggraverebbe in maniera massiccia la crisi migratoria. Una guerra contro il Venezuela “sarebbe prolungata, brutta, ci sarebbero massicci incidenti”, dichiarò Rebecca Chavez, membro del Dialogo Inter-Americano, in una deposizione alla Commissione Affari Esteri di marzo. (Il capo di Chavez, Michael Shifter, partecipò all’incontro della CSIS sull’uso della forza).

Traduzione di Alessandro Lattanzio

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