Gli Emirati Arabi Disuniti

Wayne Madsen, SCF 11.04.2019

Una recente raccolta fondi per campagna elettorale di Beverly Hills, California per Donald Trump, co-sponsorizzata dal vicepresidente del comitato nazionale repubblicano Elliott Broidy, nel cui ufficio di Los Angeles fece a marzo il Federal Bureau of Investigation, preoccupa le capitali mediorientali. Broidy, figura importante nella coalizione ebraica repubblicana, è sotto inchiesta per l’applicazione della legge per la vendita dell’accesso a Trump ed altri funzionari dell’amministrazione. Agenti dell’FBI sequestravano documenti nell’ufficio di Broidy relativi a operazioni potenzialmente illegali di “pagamenti” che coinvolgevano le ditte di Broidy, Emirati Arabi Uniti ed Arabia Saudita, oltre a un tentativo di estorsione di Broidy contro il Qatar. Agenti dell’FBI fecero anche irruzione nell’ufficio legale di Colfax, lo studio legale di Beverly Hills fondato da Robin Rosenzweig, moglie di Broidy. Broidy e la moglie rappresentano l’apice dei magnati dell’influenza israeliana nella zona di Los Angeles e sono i principali protagonisti della raccolta fondi della campagna Trump tra l’élite di Hollywood. L’FBI è particolarmente interessato al tentativo di Broidy di raccogliere 1 miliardo in contratti per la sua società di sicurezza privata dai sauditi e dagli emirati, in cambio della pressione di Trump ad orientare la politica estera USA verso Arabia Saudita ed Emirati Arabi Uniti, allontanando il Qatar. L’associazione di Broidy con sauditi ed emirati rimane molto sospetta per le forze dell’ordine statunitensi, così come gli interessi arabi scettici sulle strette relazioni tra Riyadh e Abu Dhabi e Broidy e altri agenti di influenza d’Israele, come il genero di Trump, Jared Kushner. Dopo aver partecipato alla raccolta fondi di Beverly Hills, un evento a cui non partecipava una sola celebrità di Hollywood, Trump volava a Las Vegas per parlare alla riunione annuale della coalizione ebraica repubblicana. Tra il pubblico c’era Adelson, danaroso finanziatore di Trump e altri repubblicani, che indossava un yarmulke rosso col nome “Trump”. I miliardari filo-israeliani come Adelson hanno investito bene su Trump, che ha fatto tutto ciò che gli veniva chiesto dal governo israeliano di Binyamin Netanyahu, incluso il ritiro dal piano d’azione congiunta congiunto (JCPOA) sul programma nucleare iraniano, riconoscere Gerusalemme come capitale israeliana e spostandovi l’ambasciata nirdamericana, riconoscere ad Israele la sovranità sulle alture del Golan della Siria e dichiarare il Corpo della Guardia Rivoluzionaria iraniana “organizzazione terroristica straniera”. Vi è la forte convinzione che Netanyahu abbia tale presa su Trump, attraverso l’influenza di individui come Adelson, Kushner, Broidy e altri, che Trump presto commuterà la condanna della spia israeliana Jonathan Pollards e sarà tra i primi a riconoscere la sovranità israeliana sulla West Bank.
Pertanto, la stretta relazione tra Broidy ed EAU, in particolare il principe ereditario Muhamad bin Zayad (MbZ) al-Nahayan, fa mettere in dubbio tra gli rEmirati la lealtà di MbZ e del clan Nahayan alla causa palestinese. L’aggressività della famiglia Nahayan verso l’Iran, con cui gli emirati del nord hanno stretti rapporti commerciali, e il Qatar, che divenne quasi membro di una federazione di emirati dopo l’annuncio della Gran Bretagna del ritiro dalla regione nel 1968. La federazione tra Bahrayn, Qatar e i sette Stati della Costa della Tregua non si materializzarono mai a causa della lotta tra i potenziali membri. Nel dicembre 1971, sei dei sette Stati cruciali formarono gli Emirati Arabi Uniti in una riunione a Dubai. Il settimo, Ras al-Qaymah, era riluttante ad aderirvi. Tuttavia, nel gennaio 1972, aderì alla nuova unione. L’Iran, allora governato dallo Shah, invase tre isole, Greater Tunb e Lesser Tunb, che furono rivendicate da Ras al-Qaymah, e Abu Musa, rivendicato da Sharjah. L’emiro di Sharjah, lo sceicco Qalid bin Muhamad al-Qasimi, negoziò un accordo coll’Iran, in base al quale gli iraniani affittarono Abu Musa per 3 milioni di dollari l’anno. Nel periodo dell’accordo coll’Iran, lo sceicco Qalid fu ucciso mentre tentava di reprimere un colpo di Stato nasseriano dal cugino sceicco Saqr bin Sultan al-Qasimi, emiro di Sharjah, ma fu deposto dalla famiglia ed esiliato a Cairo nel 1965. La forza mercenaria che sceicco Saqr guidò a Sharjah era fedele ai membri anti-UAE della famiglia reale Qasimi, che governava Sharjah e Ras al-Qaymah. I piani di Saqr per far uscire Sharjah dagli Emirati Arabi e l’iniziale riluttanza di Ras al-Qaymah ad aderire alla federazione continuano a influenzare le relazioni tra emirati negli Emirati Arabi Uniti. Fin dall’inizio, le famiglie dominanti dei sette Stati degli EAU litigarono su tutto, dal territorio alla condivisione delle risorse finanziarie. La famiglia Nahayan usò la sua influenza per far dichiarare Abu Dhabi capitale degli Emirati Arabi Uniti e il suo emiro, lo sceicco Zayad bin Sultan al-Nahayan e i suoi successori, presidenti degli Emirati Arabi Uniti. Sebbene Dubai divenne presto la gemma commerciale e architettonica della penisola arabica, Abu Dhabi e la famiglia Nahayan continuarono a esercitare un forte controllo politico sugli Emirati Arabi. La morte di due fondatori degli Emirati Arabi Uniti, sceicco Zayad bin Sultan al-Nahayan di Abu Dhabi, morto nel 2004 e sceicco Maqtum bin Rashid al-Maqtum di Dubai, morto nel 2006, portarono al potere ad Abu Dhabi il figlio di Zayad, lo sceicco Qalifa bin Zayad al-Nahayan, e lo sceicco Muhamad bin Rashid al-Maqtum a Dubai. Anche se Qalifa bin Zayad divenne il presidente degli Emirati Arabi Uniti, Muhamad bin Rashid ricoprì le cariche di vicepresidente e primo ministro della federazione. Sospetti rimangono circa la morte improvvisa di Maqtum. Secondo quanto riferito, morì per un improvviso infarto a 62 anni, mentre soggiornava presso l’Hotel Palazzo Versace nel Queensland, in Australia. Suo fratello, sceicco Muhamad bin Rashid, gli succedette. Ma nel 2015, il secondogenito dell’emiro e nipote dello scomparso Maqtum, lo sceicco Rashid bin Muhamad bin Rashid, morì d’un attacco cardiaco a Dubai a 33 anni. Nel 2008, Rashid bin Muhamad, il principe ereditario di Dubai da quando suo fratello maggiore, Marwan, avendo madre greca e non era eleggibile, fu licenziato da principe ereditario perché secondo avrebbe ucciso un servitore in un raptus di follia indotta dalla droga. Il fratello minore di Rashid bin Muhamad, Hamadan, fu nominato principe ereditario. L’emiro Rashid trasformò Dubai in una città globale ed importante centro finanziario, dei trasporti e delle spedizioni. Tuttavia, si rovinò finanziariamente costruendo il Burj Dubai, l’edificio più alto del mondo. Quando le finanze di Dubai vacillarono, fu Abu Dhabi a salvare Rashid e il suo palazzo. In cambio, l’edificio fu nominato Burj Qalifa, in onore del presidente degli Emirati Arabi Uniti e dell’emiro di Abu Dhabi. Rashid è legato al principe ereditario di Abu Dhabi e al ministro della Difesa degli Emirati Arabi Uniti, sceicco Muhamad bin Zayea (MbZ). Tuttavia, gli stretti legami di MbZ con l’impetuoso principe ereditario dell’Arabia Saudita, Muhamad bin Salman (Mbs), e gli israeliani vicini all’amministrazione Trump come Broidy e Kushner, irritavano la comunità imprenditoriale di Dubai e gli Stati settentrionali degli Emirati Arabi Uniti che traevano profitto dal commercio coll’Iran. MbS e MbZ sostennero le sanzioni del Consiglio di cooperazione del Golfo (GCC) sul Qatar, principalmente perché la nazione si rifiutò di unirsi a GCC e Stati Uniti nell’aumentare la pressione diplomatica ed economica sull’Iran.
Una scissione cominciò ad emergere tra i sette emiri. Gli emirati più piccoli e poveri del nord, Sharjah, Ajman, Ras al-Qaymah e Um al-Qayuain, erano invidiosi del potere esercitato dai governanti di Abu Dhabi e Dubai. Un’altra rivalità regale scoppiò a Ras al-Qaymah. Nel 1974 lo sceicco Saqr bin Mu?amad al-Qasimi nominò il figlio maggiore, sceicco Qalid bin Saqr al-Qasimi, principe ereditario. Nel 2003, Saqr sostituì Qalid a principe ereditario con un altro figlio, lo sceicco Saud bin Saqr al-Qasimi. Qalid fu esiliato a Muscat, nell’Oman, tra carri armati e truppe degli Emirati Arabi Uniti in servizio presso le strutture sensibili di Ras al-Qaymah. Qalid, come suo cugino, lo sceicco Saqr bin Sultan al-Qasimi, che lanciò il fallito colpo di stato a Sharjah, è un riformatore e forse non è così entusiasta degli autocrati di Abu Dhabi e Dubai che dominano gli Emirati Arabi. È noto che Qalid si oppose all’invasione nordamericana dell’Iraq e persino bruciò una bandiera statunitense in segno di protesta. Nell’ottobre 2010, quando l’emiro Saqr di Ras al-Qaymah morì e il principe ereditario Saud salì al trono, Qalid ha diffuso un video su Internet proclamandosi emiro legittimo di Ras al-Qaymah. Nel 2009, Qalid ha assunto la società di lobbying di Washington, SNS Global per promuovere la sua causa. Il capo di SNS Global è Glenn Simpson, ex-reporter del Wall Street Journal e co-fondatore di Fusion GPS, la società di intelligence privata al centro delle polemiche sulle elezioni presidenziali nordamericane del 2016. È noto che Qalid partecipò al giuramento di Barack Obama nel 2009.
Come si può vedere dalle rivalità tra gli emiri degli Emirati Arabi Uniti e le monarchie del GCC, la regione è incline a provocatori e spacciatori esteri. Il fatto che Broidy, Kushner e il fondatore della Blackwater Erik Prince, la cui sorella è segretaria all’Istruzione di Donald Trump, si siano tutti fatti vedere nell’area pubblicizzando le loro “mercanzie”, non è una sorpresa.

Traduzione di Alessandro Lattanzio

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