La battaglia di Libia: frutto del cambio di regime USA-NATO

Tony Cartalucci, LDR, 10 aprile 2019

La Libia è tornata nei notiziari, mentre i combattimenti si intensificano intorno la capitale Tripoli. Le forze controllate da Qalifa Haftar, ex-generale di Muammar Gheddafi, passò all’opposizione durante l’intervento NATO del 2011 guidato dagli Stati Uniti, e passato nuovamente all'”opposizione” al “governo di accordo nazionale” (GNA) appoggiato dall’ONU a Tripoli, di recente raggiungevano l’aeroporto di Tripoli. Il caos che ha continuamente travolto la Libia dal 2011 non dovrebbe sorprendere. È il risultato prevedibile di qualsiasi intervento politico o militare guidato dagli Stati Uniti. Altri esempi mostrano il “successo” del cambiamento di regime guidato dagli Stati Uniti come Afghanistan, Iraq e Ucraina. E proprio come in Afghanistan, Iraq e Ucraina, i media aziendali occidentali regolarmente omettevano la Libia dai notiziari, in particolare per mascherare le conseguenze molto prevedibili del cambio di regime guidato dagli Stati Uniti mentre altri interventi contro nazioni come Venezuela, Siria e Iran venivano progettati e perseguiti.

La Battaglia di Libia
Nel 2011, la nazione nordafricana della Libia fu trasformata da nazione prospera e in via di sviluppo in un campo di battaglia perpetuo, dove i signori della guerra locali sostenuti da sponsor ed interessi stranieri opposti gareggino per il potere. Lo status attuale della Libia come Stato fallito è dovuto interamente all’intervento della NATO guidato dagli Stati Uniti nel 2011. Coperti dalle menzogne promosse dalle organizzazioni “per i diritti umani” finanziate dall’occidente e combattendo col pretesto della R2P (responsabilità di proteggere), Stati Uniti e loro alleati della NATO smembrarono la Libia portando a un prevedibile e perenne caos che colpiva non solo la Libia stessa, ma Nord Africa, Europa meridionale e Medio Oriente. La guerra innescava immediatamente non solo un’ondata di rifugiati dalla guerra, ma orientava i rifugiati provenienti da tutta l’Africa in cerca di rifugio e lavoro in Libia, nel Mediterraneo e in Europa. I terroristi che combatterono da ascari la guerra guidata dagli Stati Uniti nel 2011 furono armati e schierati in Turchia dove entrarono in Siria svolgendo un ruolo chiave nella caduta di Idlib e l’assalto a Aleppo nelle prime fasi della guerra per procura guidata dagli Stati Uniti. Attualmente, la Libia è divisa tra il governo appoggiato dalle Nazioni Unite a Tripoli, le forze fedeli a Haftar, ed altre forze che operano nel Paese con vari gradi di controllo sulle altre città della Libia, e dai gradi ugualmente variabili di lealtà al governo appoggiato dall’ONU, alle forze di Haftar o ad altre fazioni. Combattendo intorno a Tripoli ha persino presumibilmente indotto le forze militari statunitensi di stanza in Libia ad evacuare temporaneamente. CNBC nell’articolo, “Gli Stati Uniti ritirano le forze dalla Libia mentre i combattimenti si avvicinano al capitale”, riferiva: “Gli Stati Uniti hanno temporaneamente ritirato alcune forze dalla Libia a causa delle “condizioni di sicurezza sul terreno”, diceva un alto ufficiali mentre le forze del comandante libico avanzavano verso la capitale di Tripoli scontrandosi con le milizie rivali. Un piccolo contingente di truppe statunitensi era in Libia negli ultimi anni, aiutando le forze locali a combattere Stato Islamico ed al-Qaida, oltre a proteggere le strutture diplomatiche”. La presenza delle forze nordamericane in Libia poteva essere un notizia per alcuni, e fu certamente solo un sogno del Pentagono fin all’intervento NATO del 2011 guidato dagli Stati Uniti che rovesciò il governo libico. La politica estera degli USA da pompiere piromane gli dava un’importante impronta militare crescente in Africa, usata per proiettare potenza e influenza geopolitica ben oltre il continente.

Presenza crescente degli USA in Africa
Il conflitto in corso in Libi, col flusso di armi provenienti dagli sponsor esteri, ha anche alimentato il terrorismo regionale che colpiva i vicini Egitto, Tunisia, Algeria, Niger e Ciad, fino a Mali, Nigeria e Kenya. La guerra era un vantaggio per il Comando Africa USA (AFRICOM) che usava il caos risultante come pretesto per espandere l’impronta militare di Washington nel continente. In un articolo su Intercept del 2018 intitolato “L’esercito USA afferma di avere una” impronta leggera “in Africa: questi documenti mostrano una vasta rete di basi “, riferiva che: “Secondo un briefing del 2018 del consulente scientifico di AFRICOM Peter E. Teil, la costellazione di basi militari comprende 34 siti sparsi in tutto il continente, con alte concentrazioni nel nord, ovest e nel Corno d’Africa. Queste regioni, non a caso, hanno visto anche numerosi attacchi dei droni e di commando di basso profilo statunitensi negli ultimi anni”. L’articolo rilevava che gran parte dell’espansione di AFRICOM in Africa si verificava nell’ultimo decennio. Mentre il pretesto per l’espansione militare USA in Africa era l'”antiterrorismo” , è chiaro che le forze militari statunitensi proteggono gli interessi nordamericani e proiettano la potenza degli Stati Uniti col “terrorismo” come pretesto per giustificare la militarizzazione del continente da parte di Washington. Gran parte del terrorismo che gli Stati Uniti sostengono di combattere fu possibile solo coll’inondazione di armi, equipaggiamenti e supporto fornito ai terroristi da Stati Uniti e partner nelle operazioni di cambio di regime contro nazioni come la Libia. La guerra NATO in Libia guidata dagli Stati Uniti, è un perfetto esempio di organizzazioni terroristiche armate volontariamente dagli Stati Uniti, incluse quelle elencate come tali dal dipartimento di Stato degli Stati Uniti, rovesciando una nazione e destabilizzando prevedibilmente l’intera regione, usando l’instabilità come pretesto per espandere massicciamente l’impronta militare statunitense. L’agenda più ampia è il desiderio di Washington di scacciare gli attuali interessi russi e cinesi dal continente, garantendo il dominio libero degli Stati Uniti.

Frutti del cambio di regime USA-NATO
Mentre la NATO celebra il suo 70° anniversario, il segretario generale della NATO Jens Stoltenberg affermava: “Per più di sette decenni, la NATO si è intensificata di tanto in tanto per mantenere il nostro popolo al sicuro, e continueremo a restare insieme per impedire i conflitti e preservare la pace”. Tale “pace” include 8 anni di pesanti combattimenti in Libia a seguito dell’intervento della NATO. Il segretario generale della NATO proclama la missione della NATO come “impedire il conflitto e preservare la pace”, ma paradossalmente e molto intenzionalmente progettò la guerra in Libia, rovesciò il governo di Tripoli e innescò il caos regionale che non solo affligge il Nord Africa, ma inoltre inondò l’Europa di profughi del conflitto. L’Europa è uno dei pochi posti in cui la NATO possa reclamare qualsiasi mandato a proteggere od operare, ma le sue guerre di aggressione all’estero compromettono direttamente la sicurezza europea. Il blackout mediatico che avvolse il vero impatto dell’intervento della NATO in Libia negli ultimi 8 anni consentiva a Stati Uniti e partner della NATO di perpetrare ulteriori guerre per procura e interventi politici altrove. Mentre gli Stati Uniti perseguono apertamente un cambio di regime aggressivo in Venezuela e s’intromettono nella politica interna delle nazioni in tutto il Sud-est asiatico , i “frutti” dell’intervento USA in posti come la Libia dovrebbero sempre essere tenuti in considerazione. Ciò che più allarma di tutto è considerar che l’intervento a guida Usa in Libia non sia necessariamente un fallimento. È un fallimento solo se si crede che gli Stati Uniti veramente cercassero un futuro migliore per la nazione. Tuttavia, se i frutti del caos perpetuo e pretesto ugualmente perpetuo alla militarizzazione degli Stati Uniti in Africa furono intenzionalmente decisi fin dall’inizio, e quindi in molti modi, la Libia fu un successo clamoroso. A seconda di come si svolgeranno gli attuali combattimenti intorno Tripoli, se emergerà o meno una Libia unificata, e la cui presenza militare d interessi economici straniera permarranno sul suolo libico, si determinerà il successo del vero programma di Washington in Libia, e in Africa.

Tony Cartalucci, ricercatore e autore geopolitico di Bangkok.

Traduzione di Alessandro Lattanzio

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